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Pagina da Preview Biblioteca Digitale--Pagina de «Calendario del Popolo-Serie unica-ed unica - numero di periodico»--Id 2791314941.

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Lungo il sentiero gravavano [...] crepuscolo. Un uomo sdraiato supino, [...] di rovi, la testa appoggiata sulle braccia [...] gli occhi fissi [...] azzurro, ancora denso, del [...] si spegnessero gli ultimi bagliori [...]. Ingannava [...] ascoltando lo scricchiolio delle [...] sul sentiero e sui prati, le quali, [...] umidità della sera, ritraevano le loro fibre [...] durante il giorno dal soie, [...]. In quel profondo silenzio [...] fosse un gemito misterioso, proveniente dai visceri [...]. Di tanto in tanto [...] la mano sotto la schiena, perché gli [...] calcio della rivoltella [...] tasca posteriore dei pantaloni, [...] fuori, riportava il braccio sotto la testa. Indossava, al disopra del [...] da lavoro. Era scura, la tuta, [...] egli si confondeva con la terra. In quella solitudine, gravida [...] Tucano viveva assorbendo da tutti il pori il [...]. [...] della campagna, che attutiva [...] tuta impregnata di grassi, [...]. Sentendosi i polmoni dilatare [...] mentre i muscoli affaticati, al contatto della [...] si rilassavano in quella sosta di dolce [...]. E tra quel silenzio [...] che [...] ultimi bagliori non si [...] alzare ed andare al [...] i compagni. [...] fu colpito da rumori insistenti. Le foglie scricchiolarono in [...]. Si rivoltò rapidamente. Protese il corpo e, [...] di là del cespuglio, vide dalla [...] destra avanzare un uomo [...] e dinoccolata. Intuì che era un [...] penombra sembrava imo spaventa passeri, [...] al vento. Quando gli fu vicino [...] era un soldato. Il gesto rapido, tirò [...] e, [...] aspettò, con nervosa impazienza, [...] a tiro. Se lo vide passare [...] sparò. Irrigidì i muscoli, strinse [...]. Vide il soldato fare [...]. ///
[...] ///
[...] girò il capo [...] con aria sorpresa e [...] illogico sentire la voce e non vedere [...]. ///
[...] ///
[...] immediatamente gli fu alle [...]. [...] la canna della rivoltella contro [...] schiena, si impossessò [...] e disse con disprezzo:« Tedesco »,Il tedesco disse: a Perché non sparare? ». Si trovò davanti un [...] stanchézza. Istintivamente gli guardò le [...]. Le vide grosse, ruvide. E dietro al cespuglio, [...] Siediti ». Gli si piantò davanti, [...]. Gli guardò ancora le [...]. Domandò: « Che cosa [...] parti? Andavi in cerca delle nostre donne? [...]. Il soldato negò con [...]. Mia caserma essere vicina [...]. Io a [...] camminare per campagna ». Il soldato guardò l'arma che [...] gli teneva puntata sui petto. ///
[...] ///
Vista morte tante volte. Visto morte in faccia. Niente più paura ». [...] io fissò incuriosito. Ebbe [...] di [...] davanti [...] una misera cosa senza palpito, [...] tenuta assieme dalla tristezza che emanava dal suo essere. Abbassò l'arma e si [...] fianco. [...] gli sfiorò la mano. Ne percepì la ruvidezza [...] Pino Lucano" « Quanta gente hai ammazzato? [...]. Domandò ciò con accento forzatamente [...] quasi per diminuire, svalutare il valore che si era [...] formando su quella mano e [...] nella [...] ferocia. Uomini sparato "contro me. Morti tanti uomini che [...] tanti compagni. Soltanto detto: Tu sparare. Allora sparare uccidere morire [...] per me. Io solo stanco ». ///
[...] ///
Seguì il suo movimento, [...] tasca per pigliare un pacchetto di sigarette [...] quando si tese per [...]. Prese la sigaretta, ma [...] penti. Investito da un eccesso [...] e la schiacciò còl piede. Dentro di sé sentiva [...] passioni, di sentimenti, di [...] contorcersi e gli sembrava [...] frugasse quella mano ruvida. [...] piegò le ginocchia e, [...] braccia, le premette sul petto. Su di esse appoggiò [...] guardò [...]. I bagliori erano sbiaditi. Cirri di nuvole, simili [...] cotone, sospese tra il cielo e i [...] colori fluidi del crepuscolo. Infine, per rompere il [...] lo sentiva gravare addosso, domandò: « Perché [...] morire? Non [...] ritornare alla tua casa? [...]. Un sorrisetto amaro increspò [...] soldato. Rispose: « Niente casa, [...] niente moglie. ///
[...] ///
Ma io non cercato [...] mìa vita fabbrica, lavoro, non uniforme militare [...]. Rapida passò davanti agli occhi [...] la visione di centinaia, di migliaia di ragazzi, di [...] dì donne, indossanti una tuta simile alla [...] entrare, come mandrie di bestie, [...] opifici dai fumaioli fumanti, per [...] dopo lunghe ore, sporchi, intontiti, [...] con il viso e gli occhi stralunati, la bocca [...]. Con ìmpeto appassionato, disse: « Mi offri una sigaretta, compagno? ». Il tedesco gliela offrì. Poi titubante, sorpreso, guardò [...]. Disse:« Io compagno? Io [...] Tu [...] odiare me? ». Anch'io sono o-peraio. Odio il fascismo ». [...] vi vivere per combattere [...]. Tutti dobbiamo [...] capisci ? E se cadiamo, [...] morire [...] gli altri diventino più uomini [...]. Il singhiozzo in gola, [...] « Io basta caserma. ///
[...] ///
Io con te, compagno, [...] oppressione, io morire perché altri vivere. ///
[...] ///
[...] cercò la mano del [...] strinse. Quindi disse: « Stasera [...] compagni ». Anch'essi sono come noi. Ma bisogna prima trovare [...] nasconderti, perché quelli che amano questa divisa [...]. A domani sera, dunque. ///
[...] ///
Un quarto di luna, [...] livido, palpitante nel [...] delle stelle, rischiarava la [...] stanco di aspettare, uscì dal nascondiglio e [...] camminare sul sentiero. [...] gli rendeva il passo [...] scricchiolìo delle foglie secche, che si stritolavano [...] gli irritava i nervi. La [...] fantasia inseguiva le ipotesi [...] ogni cosa in [...] agitava nella certezza che [...] avrebbero deriso per [...] di [...] creduto al tedesco. Questa certezza, anziché [...] verso il ritrovo lo trascinava [...] casa. Sentiva il bisogno di [...] non avrebbe potuto sopportare il sorrisetto ironico [...]. Era vicino al paese, [...] piede urtò contro qualcosa di voluminoso, [...]. Un uomo giaceva riverso. Si abbassò, lo rivoltò [...] tedesco. Non indossava più là [...] ed aveva il fianco crivellato dalle pallottole [...]. Egli vide accanto una valigia [...] e svuotata. Vide attaccato al risvolto [...] foglio di carta. ///
[...] ///
In lingua tedesca e [...] « Così muore il disertore ». Con gesto nervoso stracciò [...]. Stette lì per qualche [...] gli occhi sbarrati sulla [...] di sangue. Quindi si caricò quel [...] e, avviandosi verso il ritrovo disse: « Andiamo. I compagni ci aspettano [...]. ///
[...] ///
Non vedevo mai tanto trambusto [...] una casa, come quando mio zio [...] si accingeva a fare qualche [...]. Un quadro era tornato [...] era stato appoggiato a una parete della [...] in attesa di essere appeso. La zia domandava dove si [...] e lo zio [...] Lascia fare a me. Non [...] del quadro. Farò tutto io. E allora toglieva la [...]. Spediva la domestica a [...] di chiodi, e poi uno dei bambini [...] di che dimensione dovevano [...] gradatamente a mettere in moto tutta la [...]. Tu, Gianni, corri dal [...] e digli così: « Papà [...] tanto, vuol sapere come state con le [...] prega di [...] il livello ». Tu, Maria, non te [...] bisogno che qualcuno mi tenga la candela; [...] fantesca, bisogna [...] a comprare un pezzo [...] Tommasino [...]. Dov'è [...] Tommasino? In sei, non siete [...] una giacca che mi son tolta cinque [...]. È proprio vero che. In quel momento scopriva [...] proprio sopra la giacca; e allora [...] inutile che andiate in [...] trovata da me. Rivolgermi a voi perché [...]. E, dopo [...] impiegato mezz'ora a legarsi [...] trovato un altro vetro, [...] strumenti, e la scafa, e la sedia [...] erano pronti, ecco che si dava principio [...] divertimento: tutta la famiglia, compresa la fante-sca [...] a giornata, doveva essere in semicerchio, pronta [...] mano. Due persone dovevano reggere la [...] una terza doveva [...] un chiodo, una quarta il [...] mentre egli, prendendo il chiodo, lo lasciava cadere. Il chiodo veniva finalmente [...] martello non si trovava più. Che ne ho fatto [...]. Gli trovavamo il martello, ma [...] non sapeva più dove avesse fatto sulla [...] «Tre uomini in una barca, [...] del [...] Jerome [...]. [...] quindi la squadra, per prendere [...] nuovo le misure, e siccome gli occorreva la metà [...] centimetri e tre. Tutti tentavamo a [...] segno Per [...] chiodo; e ciascuno di [...] a turno accanto a foti sulla sedia [...] trovare il segno; [...] che ciascuno lo scopriva [...] diverso, e lo zio ci chiamava stupidi, [...] ordinandoci di scendere. [...] tutti giungevamo a risultati [...] V altro. Frattanto, nel chiasso generale, [...] numero originale e lo zip [...] doveva rimettersi a [...] le misure. Questa volta adoperava un [...] ma nel mo-mento che lo zio era [...] con un angolo di quarantacinque, tentando di [...] Punto [...] a un decimetro più [...] quanto egli potesse inclinare, gli sfuggiva la [...] si abbatteva sul pianoforte, con un effetto [...] in conseguenza della velocità con cui la [...] corpo avevano colpito nello stesso tempo tutte [...] note. La zia Maria dichiarava [...] che i bambini stessero lì presenti a [...] dello zio. Finalmente lo zio [...] fissava di nuovo il [...] con la sinistra la estremità aguzza del [...] il martello con la destra. Ma [...] primo colpo se lo [...] e allora cacciava un urlo e lasciava [...] sul piede del vicino. La zia Maria osservava [...] volta quando lo zio [...] doveva ficcare un chiodo [...] facesse la finézza di [...] in tempo, perché ella [...] cose in modo di andare a passare [...] madre. Si provava di nuovo: [...] il chiodo entrava tutto quanto nel muro [...] mezzo martello, mentre lo zio [...] si abbatteva contro la [...] bastevole a [...] il naso. Allora gli dovevamo [...] di nuovo la squadra [...] bisognava fare un buco di nuovo. Verso mezzanotte il quadro [...] po' inclinato da una parte e alquanto [...] parete in giro sembrava grattata da un [...] noi ci sentivamo stracchi e infelici, tranne [...]. ///
[...] ///
Il brio con cui [...] suoi [...] di lettura piacevole e [...] umorismo, al massimo é ironia, non ha [...] vedere con la satira che, colpendo a [...] di una società, intende [...]. [...] ciò che, fra i narratori [...] distingue Jerome [...]. ///
[...] ///
[...] ciò che, fra i narratori [...] distingue Jerome [...].

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La digitalizzazione/elaborazione dal cartaceo alla Biblioteca Digitale, relativamente all'emeroteca riguarda (in parentesi quadra consistenza detenuta ed altre annotazioni; * ove lavorazione tuttora in corso):

Periodicità non quotidiana


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Cinema Nuovo [serie quindicinale 1952-1958]

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Città & Regione [1975-1976*]

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Civiltà cattolica [1850-2000*]

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(271)

Interstampa [1981-1984*]

(269)

Marxismo Oggi [1988-1991*]

(264)

Nuovi Argomenti [1953-1965]

(253)

L'Orto [1937]

(228)

Paragone. Arte [le serie dirette da Roberto Longhi, 1950-1970]

(265)


(237)


(257)

Rinascita [1944-1962 mensile, 1962-1989* settimanale, marzo 1989 numero 0 direttore Franco Ottolenghi, 1990-1991* Nuova serie direttore Asor Rosa]

(146)

Teatro in Europa [1987-1997*]

(237)

Vita cecoslovacca [1978-1984*]


(239)

Quotidiani

Avanti! Quotidiano del Partito Socialista Italiano [1943-1990* edizioni di Milano e Roma]

(236)

Brescia Libera [1943-1945]

(193)

Granma. Organo oficial del Comite Central del Partido Comunista de Cuba [1965-1971*, 1966-1992 riduzione del Resumen Semanal]

(225)


(238)

Ordine Nuovo [1919-1925]

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Corriere della Sera [1948* annata completa «Nuovo Corriere della Sera»]

(227)

Umanità Nova [1919-1945]

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Eventuali segnalazioni dei propri interessi potranno influire sulle priorità di lavorazione. Per un elenco di tipologie differenti (monografie, enciclopedie, materiale discografico e non book material) o delle consistenze minori, oppure per informazioni sul prestito bibliotecario/interbibliotecario: .