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[...] vetri: è impossibile richiamare la [...] attenzione. Ma [...] è libero di [...] e dagli spicchi della [...] gabbia può guarda-re negli occhi [...] interlocutori, [...] e specchiando la propria tri-stezza [...] quella altrui. Sembrano oc-chi [...] di un uomo delle [...] amaro e sconquassato. Eraldo Affinati prende questo oran-go [...] realtà e la infila nel primo, bellissimo racconto della [...] nuova raccolta, [...] alle cure di un [...]. Negli occhi di Bongo [...] sta il cuore dei [...] Affinati: trattano di uomini senza più la [...] se stessi, anche [...] gli altri, e ciascuno [...] equi-voco. [...] brilla fino a farsi protago-nista [...] con esiti comici spas-sosi. Un professore di [...] esperto di strategie di [...] Secessione americana, per caso fan-tastica meraviglie intorno a [...]. [...] perfetta, quella traccia di [...] fa un monumento di ansia, come se [...] avesse studiato un sedere con tanta attenzione [...] particolarità a [...] peri-coloso?). E proprio di monumento [...] sedere della ragazza è un elemento meccanico [...] testa giunta troppo vicina [...]. [...] molta cupezza, in questi rac-conti: [...] di vivere se stessi e [...] mondo fino in fondo. Gli «uomini pericolosi» di Affinati [...] sfiorati dalla vita; essi hanno cercato di [...] fine si sono trovati in mano solo [...] sguardi strabi-ci che generano violenza minima e [...]. La citazione posta in [...] da [...]. Lawrence, dice «Quelli che sognano [...] giorno sono uomini pericolosi»: Affinati ha [...] giorno, [...] alla realtà. Alla realtà delle emozioni, [...]. Saverio Marchetti, il protagonista [...] è un cuoco sopraffino, chiamato a imbandire [...] le corti del mondo. Noi lo troviamo vicino [...] eccesso di [...]. [...] la [...] quotidianità si riempie [...] di tutte le donne passa-te [...] accorrono al suo capezzale per [...] meno solitari gli ultimi giorni. Egli giocherà ancora, ancora [...] i suoi giorni come un soufflé ma [...] più possi-bile: la concretezza dalla morte vici-na [...] sogno, e non gli re-sterà che scacciare [...] prepa-rare piatti succulenti per i suoi dieci [...]. /// [...] /// Ci si arrovella, proprio [...] di questi racconti, a insegui-re la vita [...] tenace-mente per non trovare risposte. Qualcosa ci dice che lì [...] rivolgia-mo le nostre domande non ci sarà nulla e [...] a [...] parole o emozioni. È un gioco vecchio [...] fatto per non mettersi fino in fondo [...] per non capirsi. Gli eroi di Affinati [...] navigano intorno a se stessi senza mai [...] sconfitta. Ma quando [...] prende il sopravvento, qualcosa [...] la sconfitta si impone, mal-grado tutto. Ulisse, uomo geniale af-flitto da [...] malattia terribile (nel racconto [...] richiama dalla [...] giovinezza una donna lon-tana e [...] più vista per [...] un compito terribile: bruciare ogni [...] cosa affinché il nulla accompagni la [...] morte. E la donna, quasi [...] tutto: lasciando lam-peggiare anche la se stessa [...] Ulisse aveva trovato qualche illusione. Ne ha consapevolezza, lei, [...] suicidio? Affinati [...]. [...] per smascherare i falsi sogni [...] di giorno, sta negli occhi di Bongo, [...]. Loro, sì, sanno; loro [...] della finitezza e della caducità delle giornate [...]. E, dietro alle sbarre [...] rimanda-no sguardi languidi, quasi [...]. [...] dal passato, vengono dalle origini [...] perduta che non ha più [...] liberare: come dice Affinati, il gorilla finirà la [...] corsa [...] siepe proprio lì, accanto alla [...]. Uomini pericolosi di Eraldo Affinati Mondadori [...] 228 lire 26. /// [...] /// [...]. /// [...] /// Sulla quarta di copertina [...] di racconti di David Foster Wallace (tra-dotto [...] Francesco Piccolo) -nuovo astro delle [...] americana [...] avrebbe «rinnovato la grande [...] postmoderni suoi maestri, Tho-mas [...] e Don De Lillo, [...]. Ora, il termine po-stmoderno [...] tempo più sembra semanticamente slit-tare verso uno [...] quantomai incerti, sfumati. Si di-rebbe pure che [...] mi-sura che la stessa categoria del postmoderno [...] ad implodere (si veda il bellissi-mo saggio [...] scritto da Alfonso Berardinelli per la rivista «Lo [...]. Re-stando fedeli a certi caratteri [...] consolidati del postmoder-no si può dire -come fa Mattia Carratello nella [...] brillante po-stfazione -che Wallace «ha [...] che una delle grandi eredità del postmoderno, [...] dissa-crante e [...] non è più una valida [...] alla durezza del reale. E questo perché «la televisione [...] la pubblicità hanno [...] la dissacrazio-ne, ne [...] strumento». [...] quindi [...] americano sembra andare in netta [...]. Anche rispetto al [...] alla fusione [...] «basso», [...] della tradizione, o alla spericolata [...] di rifacimento (anche paro-distico), con Wallace occorre an-darci cauti. Egli è, sì, ad [...] ma ha fatto anche chiaramente tesoro della [...] Usa (alcuni suoi dialoghi sempre in bilico [...] quoti-dianità hanno evidenti [...]. La straordinaria padronanza che [...] una vasta gamma di registri espressi-vi non [...] enfaticamente dichiarato o virtuosistico o tanto meno [...] stilistica si trova nel bellissimo reportage «Una [...] non farò mai più» dello stesso autore [...] Minimum fax). La sue innumerevoli mimesi stilistiche [...] sempre a [...] di verosimiglianza, perché Wallace ènel [...] «realista» (si veda ad esem-pio [...] capacità di [...] realisti di fine millennio -cito [...] dalla postfazione di Carra-tello -non può non essere anche [...] sottile falsario». Ed è proprio da [...] che emerge la vera matrice di ispira-zione [...] ossessione -di questi racconti: e cioè il [...] il flusso delle nostre esi-stenze [...] società [...] e dominata (anzi tiran-neggiata) [...] comuni-cazione di massa. [...] medio che si affaccia [...] -se è vero che in America si [...] tivù al giorno -vive [...] uno sdoppiamento voyeuristico fra la realtà rappresentata [...] vissuta. La verità sta nel [...] due esperienze in [...] zona di confine af-ferrabile [...]. Leggiamo nel racconto «La [...] per cui è lì, [...] che lui non è come lo vedi. È pro-prio questo il [...]. Che nessu-no è veramente [...] gli altri», «Di questo tratta lo show. [...] che [...] a [...] vero». E ancora: «Io [...] non dovesse sembrare rea-le». Non è un caso [...] i più significativi racconti di que-sta raccolta [...] «La mia [...] senza espressione») non soltanto [...] ma sono addirittura calati [...] del sistema televisivo. In entrambi si verifica un [...] slittamento fra ciò che appare sullo schermo e ciò [...] viene fat-to negli [...] diventi reale, sostituisca a tutti [...] effetti la realtà agli occhi degli spettato-ri. La grande maestria narrativa [...] condotto questo gioco di rispecchiamenti è uno [...]. Egli sa esprimere, come [...] oggi, quello «spaesa-mento dello sguardo» sul quale [...] civiltà [...]. E ciò viene ottenuto [...] iperreali-smo visivo (alla fratelli Cohen); [...] di uno sguardo og-gettivo [...] direi pa-rallelamente, di descrizioni sca-bre, essenziali e [...] lenticolare osservazione della realtà, sia interiore che [...] racconti «E meno male che il responsabile [...] fare il massaggio [...]. Ma il racconto più [...] curiosamente non parla di TV, sebbene anche [...] la faccia da padrone. Si tratta del primo [...] che narra [...] omosessuale del presidente de-gli Stati Uniti [...] Johnson. È proprio il caso di [...] in cui la finzione letteraria [...] una nota di «verità» sulla ma-schera debole [...] che nessun referto [...] avrebbe mai potuto far risuonare. La dissacrazione [...] Appunti di nuovo realismo ANDREA CARRARO Ritratto di un secolo di [...] Einaudi [...] lire 18. /// [...] /// [...] di Jean Christophe [...] pagine 468 lire 32. Una cosa divertente che [...] più di David Foster Wallace Minimum Fax [...] 20. [...]. /// [...] /// Romanzo russo di Alessandro Barbero Mondadori [...] 502 lire 33. Pol-veri è un omaggio [...] del Novecento. Cinquanta disegni di Lino Fiorito, [...] «segni» sui fogli di carta di ri-so, [...] Cina come moneta da bru-ciare per alleviare ai [...] verso [...]. Accanto si affiancano cinquanta [...] Luigi [...] in [...]. [...] molta fantasia nei disegni, [...] costruiti pensan-do ad un grande scrittore. Pochi i co-lori usati, [...] e il verde «sfocato». Sembrano non avere senso [...] momento, ma [...] attentamente si ha quasi [...] stati in-ventati dagli stessi autori. Luis Ferdi-nand Célin: «Quando traboccano [...] argini il fiume assalta [...] scrive [...] nella pagina accanto, un quadrato [...] si sovrappone a un rettangolo arancione [...] di [...] precisione. Sembra leggerci [...]. [...] cosa che colpisce maggiormente è [...] come quella di Samuel [...]. [...] vicino [...] sempre il solito quadrato che [...] sovrappone al rettangolo, ma accanto un ciondolo: da una [...] riempito di nero, [...] vuoto, co-me Beckett. Ogni pagina dà la [...] un [...] un istante per poi [...] fer-marsi su un altro foglio. [...] leggerez-za [...] senso di [...] messaggi inviati agli immortali, a [...] è riuscito a costruire ed elaborare un «nuovo mondo» [...] la scrittu-ra. Fiorito e [...] hanno immagi-nato le sensazioni [...] gli trasmettevano, senza badare al senso o [...]. Forse [...] dei due autori può sembrare [...]. In realtà sono riusciti [...] trasmettere [...] e un ricordo. Franz Kafka: «Come un [...] maestro chiama i [...]. Valerio Bispuri Primo personaggio: [...] stato! E così la [...] mente cercava di sbrogliare la [...] immobilità delle cose senza [...] a capo. Doveva bloccarsi, [...]. [...] il tempo si potrebbe [...] notte in cui i sogni si fanno [...] confondono con la vita, la notte in [...] e un figlio si passano il [...]. [...] dei due racconti conte-nuti [...] «Addio al padre» di Pierluigi Celli è la [...]. [...] è forte, trattandosi della ripresa [...] dialogo [...]. [...] di dettagli, sguardi, intuizioni [...] Celli, [...] direttore generale della Rai e non nuovo [...] narrativa, disegna con garbo e delica-tezza. /// [...] /// Nel primo racconto, «La [...] su [...] incursio-ne di un uomo nella [...] i suoi diversi ritmi. [...] perso-naggio del racconto la vita [...] dei limiti, persino alla [...] stanchezza e al suo bisogno [...] riposo. Ci pensa la madre [...] prestabi-lito e a proteggere il figlio disperso [...] senza più speranze. Un co-ro di voci [...] al loro bisbi-glio, voci che rimettono in [...] transitate nelle stanze della memoria. [...] di raccogliere e con-tenere [...] ripreso nel racconto «Un bel dì vedremo». [...] la confes-sione del [...] sembra andare oltre il ricordo. Nel-la foschia delle visioni [...] confine, di distanza e [...]. Si può anche morire [...] che il viaggio non è verso [...] ma verso una Celeste [...] del silenzio e del destino. Perché in fondo la [...]. Marco Ferrari N a r [...] a [...] i v a / A [...] s [...] r a l i a [...] Giulio Cesare innamorato [...] Chi non [...]. /// [...] /// Polveri di Lino Fiorito [...] Luigi [...] pagine 117 25. /// [...] /// Polveri di Lino Fiorito [...] Luigi [...] pagine 117 25. (0) (0) ![]()
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