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Pagina da Preview Biblioteca Digitale--Pagina de «l'Unità-Nuova Serie(PCI)-Nazionale del 1965»--Id 262795124.

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[...] sulle colline nasceva livida; [...] sole si levava così tardi da non [...] disperdere la brina che [...] le piante, i prati [...] filari delle viti geroglifici ghiaccio. Camminavo lentamente, era prima [...] avevo fretta arrivare a casa. Le tegole rossastre [...] nel gelo e facevano più [...] dentro. [...] ormai inaspettato, quel volto color [...] mi sembrò [...] più intenso, con gli occhi [...] tra gli zigomi forti e duri, [...] un colpo rauco di tosse [...] mi abbracciò, posandomi le spalle quelle mani pesanti che [...] in tremore, [...] mia madre e i tre [...] dire una parola. ///
[...] ///
Fu mio padre, dopo [...] « Hanno voluto [...] disturbarti per nulla. Non no che per [...] non conta ». Soltanto la voce era [...] tra una parola e [...] dovesse cercare il fiato [...]. Ma ho [...] aspettarti in piedi perchè sia [...] a tutti che non si tratta nè una tragedia, [...] di una [...] soltanto finito il mio tempo, [...] è finita la vendemmia. La mia [...] è consumata ». Ora la voce era [...] timbro forte, come quando [...] per essere ubbidito. Anche [...] avevano acquistato [...] calda delle grandi occasioni. Mio padre non era mai [...] di [...] che sprecano le parole e [...] di quelli che si ascoltano. Sa-va che i discorsi [...]. Lui li faceva ogni [...] brevissimi. Soltanto [...] ce ne fosse assoluta [...]. Quando gli toccava [...] se stesso e gli altri [...] che portava la grandine, o [...] si discuteva di sposalizi, di [...] importanti, di saldo dei bili. Allora dava alle sue parole [...] definitivo. Le aveva [...] a lungo, dovevano valere [...]. Quel mattino diceva le sue [...] tono di quelle occasioni. Per anto aveva detto [...] famiglia sapeva che era forse il discorso [...]. Adesso che sei arrivato, [...] letto. Salgo le scale [...] più ». Mangi qualcosa con e [...] sopra ». I baffi grigi [...] anch'essi bruciati dalla na, come [...] rami dell'olmo, lungo strada della Madonna, enti le parole [...] mia madre e i tri sguardi Ci rispose [...] lentamente a uno a uno. [...] il suo sguardo da un [...] Uno sguardo che cadeva [...] su di noi come [...] vampata di un fuoco che [...] dopo morirò nella cenere. [...] disse sorridendo a nostra [...] No. Lina, se ho deciso [...] mentre ho ancora forza [...] di salire le le da solo ». Si voltò lentamente nel [...] verso la [...] portava alla [...] camera da letto, afferrò [...] forte la estremità del rampante piantato nel [...] voltò, di scatto, a guardarci. Gli occhi tentavano ancora [...] a lato della bocca si era disegnata [...]. Chiusi gli occhi, perchè [...]. Sentivo il suo passo [...] in scalino si faceva sempre più lento, [...]. Mia madre lo seguì [...] piangere, e scese solo dopo che si [...]. Rimasti senza di lui [...] . Solo quel rumore fastidioso, [...]. Mia madre teneva il [...] nessuno voleva scoprire se piangesse. Soltanto quando sentii di [...] uomo salii nella stanza di mio padre. Per non lasciare neppure [...] mia e alla [...] commozione mi disse con [...] sempre ,di [...] dal taschino della giacca [...]. Non mi venne neppure il [...] di [...] che [...] fatto male. Me lo prese dalla [...] passò sulle labbra lentamente per [...] col gesto consueto di [...] ebbi acceso, tirò una gran boccata di [...] disse: « Finché riuscirò a fumare, vuol [...] ancora portare pazienza. Non sarà per molto ». Allora ebbi il coraggio [...] un lungo discorso di [...]. Fui persino aspro nelle [...]. Gli dissi che i [...] e che per creare [...] molti uomini si erano sacrificati, che lui [...] e non intestardirsi a [...] a credere di sapere e conoscere tutto. Non ebbe reazioni. Era la prima volta [...] aggredire di parole intorno alla [...] malattia. Continuò a trarre lunghe [...] dal mezzo toscano, poi disse remissivo: c Va [...] il medico. [...] giusto che dia retta a [...] che hai studiato ». Il medico venne. Mio padre volle essere [...] nessuno di noi fosse nella stanza. Quando il medico uscì [...] mio fratello più anziano la ricetta per [...] la testa e disse: « Temo che [...] più molto da fare, anche perchè vostro [...] che la [...] finire [...] ». Per tre giorni ci [...] cortesia di prendere in tempo le medicine. Non accettò le punture [...] medico che erano inutili ferite, che non [...] là. Poi, pregò mia madre, [...] di continuo, [...] in un angolo accanto [...] che riusciva appena a rompere la fredda [...] stanza, di portare via dal comodino ogni [...] pipa, due mezzi toscani e il bicchiere [...] sorseggiava a stacchi di tempo precisi, come [...] le medicine. Salivo spesso da lui. Mi guardava, ma scambiava [...] sempre per [...] che dovevo tornare a [...] lavoro. Allora scendevo dalla stanza [...] piena, mentre sentivo spegnersi sulla stufetta le [...] dal volto di mia madre. Appena sceso in cucina, [...] padre mi comandasse, come se fossi convinto [...] cosa gradita che potevo [...] lui [...] verso la vigna sul Bricco [...] San Michele. Senza che usassi alcuna [...] dopo il primo pezzo di strada di [...] cadenza del passo: avevo preso quella più [...] padre. Le scarpe mi cadevano [...] e, nonostante il freddo [...] portavo più le mani dentro le tasche, [...] schiena, appena allacciate, come mio padre. Anche la campagna mi [...] orizzonte che la foschia nebbiosa parava sulla [...] nuovo senso, diversa. Sentivo giusta la stagione, [...] brina sulle piante, il gelo in cui [...] nelle fossette ai lati delle strade: [...] era inverno. Era giusto fosse cosi, [...] posto, come diceva mio padre. Erano tutti chiari, i momenti, [...] tappe, il perchè [...] ripiantate le viti, il perchè [...] divelto [...] strapiombo di terra verso la [...] e [...] fatto posto a [...] filari. Ricordavo come batteva secca [...] mio padre su quella terra che pareva [...] sot-. E riconoscevo sotto la [...] delle nespole selvatiche, quelle che mettevamo a [...] paglia nei giorni di tardissimo autunno, e [...] bianche e [...] delle ciliegie rosse e [...] del Bricco, la grande pianta del fico. Ricordavo le parole che [...] ripeteva ogni anno, monotono, insistente, quando con [...] a raccogliere i fichi maturi: . E sempre [...] rinnovata della stessa qualità [...]. Guardavo fin giù nella [...] arrivava lo sguardo. Vedevo la cascina [...] quella che [...] rimaneva vuota col camino [...] casa nella curva più sotto, appena viva [...] tra le piante, col fumo che saliva [...] brina sui rami penduli accanto alle tegole. Scendevo lungo il sentiero, [...] di sostegno dei filari e mi pareva [...] la mia presenza, la presenza di mio [...]. Mi assalivano tanti pensieri [...] non sentivo neppure più il freddo. Le viti sembravano persone [...] con le quali si potesse, se non [...] gli sguardi, con dei segni, [...] in mezzo. Cosi era certo per [...]. Ora capivo perchè anche [...] gli erano divenute pesanti e stanche, rotte [...] dai reumi, egli tornasse ogni giorno tra [...]. Voleva [...] anche sotto la neve, [...] cose care, che non si abbandonano mai. Quella terra sotto il [...] colore del volto, delle mani di mio [...] che parevano più grandi e più scure [...] del letto. La [...] mano, il suo lavoro [...] tutta rovistata quella terra, per [...] anni consecutivi. Forse era lì dentro, [...] tra [...] delle radici che mio [...] a resistere, a vivere. Ora quei suoi discorsi, [...] anche negli anni della giovinezza, assennati, ma [...]. Ci sono fedeltà che [...] tradire. Quella della terra è [...] fedeltà a tuo padre. La terra è vita, [...] tutti [...] che hanno lavorato prima [...]. La terra è un [...] tradisce ». Fu in quelle mattinate [...] di sole verso No-che, [...] sbiadito di bianco, di grigio, di azzurro [...] mi entrò nel cuore. Ogni volta che vi [...] tocco, risento ancora oggi, a distanza, quel [...] mi intenerì e la presenza sicura di [...]. Al quattordicesimo giorno il [...] voluto venire nonostante il divieto di mio [...] non si stesse a disturbare [...] disse che era tempo [...] telegramma allo zio Don Pietro, uno . Lo zio prete arrivò [...] serata. Salii con lui nella [...]. Mio padre lo accolse [...] le [...]. La voce di mio [...] di mio padre rimase ferma, anche se [...] era fatto pesante. Il tavolino da notte [...]. Mio padre aveva fatto [...] mezzo toscano e anche [...] barbera. [...] èva detto a mio fratello Luigi: [...] Questo è il segno che [...] tempo di [...] chiudere la mia giornata ». Solo mia madre, raggomitolata, [...] della stufa, non si [...] stanza, quando lo zio sacerdote chiese a [...] voleva confessarsi. Mentre stavo rinchiudendomi alle [...] della stanza sentii mio padre dire [...] « Confessarmi? [...] già detto stamattina al [...]. Non ho peccati sulla [...]. ///
[...] ///
[...] presentarmi tranquillo al tribunale di Dio». Allora rientrai nella stanza [...]. Stava disteso nel letto, [...]. Nella mezza luce osservavo [...] non dava segno di [...]. Ogni tanto respirava più forte, [...] fatica. Appena accennavo ad [...] vicino mi fermava con [...] mano, un gesto ancora risoluto. Se gli chiedevo se [...] qualcosa: un po' d'acqua, quando rauchi colpi [...] squassavano tutto, rispondeva, come sempre, di no [...]. [...] soltanto, tentò di alzarsi sui [...]. Lo fece con sforzo, [...] che [...]. Con passo d'aria era [...] poi i tre fratelli, poi lo zio. Disse che voleva vedere la [...] alla finestra. Uno dei miei fratelli [...] ma era ancora buio. Mio padre voltò la [...] finestra e disse lentamente: « Aspetterò la [...]. Quando un chiarore leggero [...] vetri, si mosse. Con la mano chiamò [...] accanto a sè. Aveva il respiro cosi [...] tutta la stanza. Avvertì un singhiozzo di [...] Non devi piangere, nessuno deve piangere. [...] la mia ultima volontà. Perchè piangere? Io me [...] ». Riuscì a dominare uno [...] e appena potè riprendere flato si rivolse [...] « Siete tutti a posto e questo [...] un padre che vi deve salutare: due [...] terra, due in città. Dovete rimanere uniti, la nostra [...] sempre stata una famiglia [...]. ///
[...] ///
Io vi saluto ». Le sue mani si alzarono. Poi un grande sospiro, [...] sempre più roco Ano al silenzio immobile. Mio fratello Pietro scoppiò [...] alto, terribile. Mio padre riapri gli [...]. Guardò Pietro, puntò l'indice [...] Non devi piangere; 11» [...]. Poi le palpebre gli ricaddero [...] tutte le forze, [...]. ///
[...] ///
Poi le palpebre gli ricaddero [...] tutte le forze, [...].

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Il sistema condivide già oltre settecentomila Entità Multimediali, di cui gran parte afferenti alla Biblioteca digitale.

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La digitalizzazione/elaborazione dal cartaceo alla Biblioteca Digitale, relativamente all'emeroteca riguarda (in parentesi quadra consistenza detenuta ed altre annotazioni; * ove lavorazione tuttora in corso):

Periodicità non quotidiana


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Cinema Nuovo [serie quindicinale 1952-1958]

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Città & Regione [1975-1976*]

(259)

Civiltà cattolica [1850-2000*]

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(270)

Interstampa [1981-1984*]

(269)

Marxismo Oggi [1988-1991*]

(263)

Nuovi Argomenti [1953-1965]

(253)

L'Orto [1937]

(227)

Paragone. Arte [le serie dirette da Roberto Longhi, 1950-1970]

(264)


(237)


(257)

Rinascita [1944-1962 mensile, 1962-1989* settimanale, marzo 1989 numero 0 direttore Franco Ottolenghi, 1990-1991* Nuova serie direttore Asor Rosa]

(146)

Teatro in Europa [1987-1997*]

(237)

Vita cecoslovacca [1978-1984*]


(239)

Quotidiani

Avanti! Quotidiano del Partito Socialista Italiano [1943-1990* edizioni di Milano e Roma]

(236)

Brescia Libera [1943-1945]

(193)

Granma. Organo oficial del Comite Central del Partido Comunista de Cuba [1965-1971*, 1966-1992 riduzione del Resumen Semanal]

(225)


(238)

Ordine Nuovo [1919-1925]

(97)

Corriere della Sera [1948* annata completa «Nuovo Corriere della Sera»]

(227)

Umanità Nova [1919-1945]

(201)



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Eventuali segnalazioni dei propri interessi potranno influire sulle priorità di lavorazione. Per un elenco di tipologie differenti (monografie, enciclopedie, materiale discografico e non book material) o delle consistenze minori, oppure per informazioni sul prestito bibliotecario/interbibliotecario: .





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