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[...] / [...] SETTEMBRE [...] mangiato, sedette co-me tutti i [...] sulla sedia spagliata vicino al balcone. Sul vetri, un solicello [...]. Lontano, il profilo della [...] case e ciminiere. Carmela gli portò la [...] pigliati le gocce». Il vecchio le mandò [...] «Sono [...]. Sedette [...] sedia, dirimpetto a lui, guardò [...]. Tommaso Calone annui: «Però, [...]. Uno [...] che riscalda, in-vece no». /// [...] /// Vendevano pure le mimose». [...] tratto, cambiò espressione. [...] furba; [...] di chi finge di [...] cui non dà nessuna importanza, tanto per [...]. /// [...] /// Fuori, sul balcone, [...] messo un venticello tra i [...]. Vedrai che questo benedetto [...] prima o poi verrà fuori, specie per [...]. Una volta mi disse [...] "Ma-novratò, [...] volete fermare un momentino? Ci avrei la [...] a fare un poco d'acqua, vi dispiace?". La piattaforma era assai [...] mi rivolsi agli altri passeggeri: "Voi permettere [...] scende a fare un poco d'acqua?". Oggi, con [...] questo non succede più. Perché [...] tiene fretta, e con [...] gente sì fa cattiva». Il venticello [...] calmato, le fogliette dei [...] più, si erano addormentate insieme ai gambi. Tommaso appoggiò la fronte [...] giù nella strada, prima il tratto sotto [...] a destra, dove [...] la svolta, e il [...] suoi vicoli per allargarsi nella [...]. Senza [...] Carmela indovinò il breve [...] del marito, sospirò. Tommaso non rispose, con [...] a percorrere la strada; e, come chiedendo [...] ciò che gli si aggrumava nel cervello, [...] «Tu che dici, oggi viene?», ma non attese [...] la fronte dal vetro, con ira disse: «E [...] Io domando a fare? Tanto, ogni volta [...] a te, poi non viene mai. Porti scalogna, tu». Il giorno dopo, uscito [...] quattro passi del mattino, tornò a casa [...] mezzogiorno. Si era confuso durante [...] scambiato una strada per [...] aveva anche battuto con [...] pantofola contro un basolo sporgente, mannaggia, che [...]. Sulla pantofola, verso [...] un buco grosso così. /// [...] /// Ora doveva buttare, insieme [...] anche la pantofola sana. /// [...] /// Era un paio nuovo [...] due scarpe normali [...] pantofole da passeggio. Così Tommaso le chiamava. Ne aveva un paio [...] ormai [...] e un altro per [...]. Ora, dopo [...] gli rimanevano solo quelle [...] vecchie e malandate per andare a spasso. Che figura ci faceva. A ottant'anni, Tommaso pensava [...]. Anzi, da giovanotto, non aveva [...] a certe cose. Mai pensato a figurare. Il tempo! Era subito entrato nei [...] poi manovratore. Quanti tram, e quanti [...]. Dapprima uno sferragliare nelle [...] letto, la notte. Poi, più niente sferragliare. /// [...] /// E poi dormiva poco. Diceva: «Io la notte [...]. Si coltivava, davvero, sopra [...]. Opuscoletti, più che libri, [...] di nascosto i compagni manovratori. Allora,, nel [...] si prese una curiosa malattia. Una malattia così stramba [...] gli dettero pure [...] di ricino, poi io [...] a Ventotene. Forse per [...] guarire con [...] marina, aria benefica, salutare. Basta, il tempo passa, [...] Tommaso [...] ritrova, quella mattina di febbraio, con la [...] piè che gli fa male, e la [...] un po' alterata. Tommaso la guardò bieco: «È [...]. Ti fa male, il piede?»,« Male un cacchio, tu vedi sempre il male», replicò iroso. Ma il piede gli [...] davvero, e andò a sedersi sulla sedia [...] balcone, dove il vento tremolava fra i [...]. Dopo la prima cucchiaiata [...] buonumore. Mangiava piano, con un [...] un boccone e [...] e si mise a [...] di quando manovrava i tram, e la [...] gerarca del fascio, di notte, gli aveva [...] il tram fino davanti a casa [...]. Quando poi dalla zona [...] la città, il tram era vuoto vuoto, [...] la corsa operaia era finita, e a [...] altra gente riempiva il tram, non portavano [...] testa e nemmeno gli scarponi ai piedi, [...] pure medici, avvocati, studenti [...] Volta. Carmela annuiva, lo lasciava [...]. Anche lei, in quei [...] tram ogni mattina, dalla Torretta ai Guantai Vecchi [...] la serva in un casino, trenta lire [...] la mancia che le dava ogni tanto [...] qualche rega-luccio delle signorine, povere signorine, un [...] finiva mai, invece la gente con la [...] naso le chiamava puttane, una parola che [...] mai dire, ci ha ragione Tommaso il [...] che fanno le signorine nei casini per [...] per vizio, il vizio è la miseria, [...] appena viene Baffone scompare la miseria, scompare [...] siamo tutti eguali, e Baffone dice ai [...] femmine: «Ricchi, [...] vedere le mani», e [...] mano senza calli o sente la puzza [...] ha rubato, fa il cipiglio e dice: «Mani [...] hanno mai lavorato, mani che hanno fatto [...] in Siberia. [...] «Ma tu non mi [...] continuò a masticare in silenzio, assai seccato. Collaboratore de [...] e [...] Paese Sera, ha scritto [...] premio Napoli), «Ballata e [...] capitano del [...] (Vallecchi, 1965, premio Chianciano), «Capriccio [...] (Rusconi, 1974, finalista premio Strega e premio Basilicata). La [...] LUIGI [...] sentenziò Tommaso, «è Baffone [...] ha messo col culo a terra i [...] fascisti». Gli si alterò la voce: «A me mi fa male 11 piede, è meglio che [...] vai tu a dare uno [...] dal balcone, forse sta venendo. No, non ci andare, lo [...] è che lui viene [...] quando meno ce lo aspettiamo, [...] io vado ad aprire, e [...] entra qua tutto felice e contento, mi abbraccia e [...] finalmente sono venuto, sei contento [...]. Quando i fascisti mi [...] quaranta, ti ricordi?, e mi hanno portato [...] Pog-gioreale, [...] mi hanno bastonato, e mi chiamavano sporco [...] io che forse mi sono inquietato? Mi [...] tutto il corpo ma io 1 nomi [...] li ho fatti, ne feci uno solamente, [...] "Chi è il tuo capo?", io ci [...] 11 mio capo si chiama, alla faccia [...] Baffone; [...] alia faccia vostra». Finito di mangiare, Tommaso [...] disse a Carmela di [...] a letto, aveva un [...] dormire, solo una mezz'oretta. Ti raccomando, appena arriva Clementina [...] non ti scordare». Poi, rannuvolandosi: «Già, oggi [...] Clementina [...] quello schifo di marito». Carmela si mise a [...] svogliatamente. L'acqua fredda che colava [...] gelava le mani. Anche la spugnetta le [...] le dita. Tommaso aveva ragione, vedendo le [...] mani Baffone non le avrebbe mai detto: «Carmela vai [...] Siberia». Magari le avrebbe detto: «Carmela [...] faticato tutta la vita da morire, ora [...]. E lei: «Ho [...] nel casino dei [...] ma non facevo la [...] ci facevo». Al che lui: «Brava [...] te Io chiedo per piacere». Così le avrebbe detto, [...] un uomo di cuore, non era come [...] il marito di Clementina, Tommaso [...] quando dice che fa schifo, fa schifo [...] ed egoista, si crede chi sa chi, [...] e perche tiene la tessera della democrazia, [...] di missino, e così ha vinto il [...] fatto [...] capo, ab Tommaso mio, [...] ti aspettavi quello la e invece viene [...] povero a te e [...] Clementina, voi vedete di chi si è [...] di quello [...] lungo e secco. Finito di sciacquare i [...] sedersi sulla sedia spagliata di Tommaso, sul [...] il venticello tra i gerani, nella strada [...] e indietro con un cestone di [...] dava la voce, una voce lunga come [...] cantilena dolce [...]. Carmela fa svegliata dal [...]. Si alzò a fatica [...] aprire. Vide prima lo [...] che per abitudine si [...] a Clementina. Le parve che si [...]. Andarono a sedere vicino [...]. Carmela osservò la figlia [...] stai un po' [...] non è che mangi [...]. A Clementina scappò un [...]. [...] sorrise lieve lieve: [...] voi avete ragione, la verità [...] Clementina da una parte si [...] a dieta e [...] parte si mangia i cioccolatini [...] nascosto. Io gliene porto una [...] con la preghiera di non esagerare, lei [...] poi sapete che fa? Ieri, per esempio, [...] se ne è mangiati [...] dietro [...]. Io poi, a voi, [...] affezionato ». /// [...] /// Dalla strada ancora qualche grido [...] di mimose. Si mise una mano in [...]. E poi alla madre, [...] fissa: «Mammà, lo sapete che [...] presente sposo mio si presenta [...] zioni comunali?». [...] fece finta di non [...] «Sì, [...] i capelli mi ci hanno tirato, io [...] sì, mi avvertivano che dovevo fare il [...] allora io, quando si tratta di dovere, [...] mai da parte, anche a costo di [...] bene mammà?». Le fogliette dei gerani [...] intorno ai gambi, [...] delle mimose non dava [...]. [...] già alzata dalla sedia, [...] «E [...] quella fissazione, come va?». Come sempre». Intervenne [...] e sospirò: «Povero papà». Poi, con un gesto [...] «È niente, solo un po' di arteriosclerosi: certo, [...]. Sospirò: «Ah, che brutta [...] meglio non [...]. Si alzò anche Carmela, [...] e avrebbe voluto mettersi a strillare. Allora invece di gridare [...] la [...] in faccia a [...]. Gesù, io in questa [...] metto più piede, mi dispiace Clementi, ma [...] parola». Dalla stanza da letto, risonò [...] voce affannata di Tommaso: «Carmè, Carmè, mi pare che [...] venuto, che bellezza, fallo accomodare, mi pare [...] la [...] voce, la voce di [...]. /// [...] /// Dalla stanza da letto, risonò [...] voce affannata di Tommaso: «Carmè, Carmè, mi pare che [...] venuto, che bellezza, fallo accomodare, mi pare [...] la [...] voce, la voce di [...]. (0) (0) ![]()
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