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La cosa più bella [...] questo turno non ce ne siano -sono [...]. [...] con i nipotini hanno la [...] sugli altri. I bambini giocano [...] insomma, e mai nessuno che [...] detto: [...] stai un [...]. E tutti li badano, [...] in strada. Sono praticamente [...]. Tavolate di briscola e [...] della spiaggia del po-meriggio. Sulla strada verso il [...] e madri con passeggi-no. [...] Rebecchi, prima mondina e poi [...] si mette a ridere. Io vivo sola, e [...] ha detto: [...] vado [...] e tu mamma vai [...] tuoi vecchietti che ti di-verti. [...] tutta: i figli -io ne [...] due [...] là. [...] scorso sono venuti in campeggio [...] quattro chi-lometri da [...]. Una sera in campeg-gio [...] una festa, e sono venuti [...] prendermi subito dopo cena. Alle dieci, ero di [...]. [...] be-ne così: stanno bene loro, [...] bene io». [...] stato spedi-to al mare con [...] nipotini. E voglio questo, e [...] sala gio-chi, e voglio un altro gelato. Nem-meno cinque minuti di [...]. E quando loro finalmente [...] dovevi pulire [...] pensare cosa fare da [...] dopo. [...] da noi sì che è [...] beata. Si gioca a carte [...]. /// [...] /// [...] rubamazzo, ad asinello. E quando giochiamo [...] la posta più alta è [...] caffè, che [...] paghiamo [...]. [...] Fantini, 87 anni, da Budrio, [...] la più anziana del gruppo. Poi [...] la gioventù è [...] ». Ho avuto un figlio [...] sposata, ho fatto la camiciaia, la ricamatrice, [...]. Ho [...] fino al 1976, ma anche [...] faccio [...] una ditta. Il mare [...] visto la prima volta quando [...] 64 [...]. Da tre anni vengo [...] faccio la vita beata. Vado a spasso come [...] alla sera ho la compa-gnia per le [...]. Cosa si può [...]. Si spartisce tutto, fra i [...] colonia: anche i ricordi. E [...] donne passava [...] che aveva due fiaschi, uno [...] ed uno di vino, e ci portava da bere, [...] e mezzo. Un bicchiere solo, per [...]. Dopo la risaia, [...] in fabbrica, per i dolori [...]. Una vita dove la [...] sconosciuta, perché «noi braccianti si trovava lavoro [...] e non si poteva certo andare al [...]. Quando siamo diventati più anziani, [...] rimasti a casa ugual-mente: magari i soldini per quindici [...] il mutuo per la [...] poi maga-ri il figlio aveva [...] il camper e tu gli davi [...]. Loro partiva-no, e noi [...]. E poi, andare in [...] noi ci viene la soggezione. Non siamo abituati, con [...] ti porta i piatti e sta lì [...]. Anche [...] da noi due a turno [...] in tavola. Ma se non hai [...] ti metti a [...] per chiamare il servitore. Ti alzi, e la [...] come a casa. E se qualcuno viene [...] con queste idee strane, noi [...] diciamo: guarda lì, di fianco, [...] Pineta. /// [...] /// Il primo ad alzarsi, [...] è [...] Cesari, 75 anni, da Budrio. Prima di colazione, alle [...] e per tutto il giorno faccio il [...]. Quando avevo undici anni [...] messo a servire da un conta-dino, facevo [...]. Si [...] si mangiava a casa del [...]. [...] quando dovevamo arare, ci si [...] i buoi ed anche le mucche, e le bestie [...] lavorare solo con il fresco. Uno di noi a [...] un al-tro a tenere [...] a mano, e [...] a frustare le vacche che [...]. [...] come bracciante e poi come [...]. Una vita di lavoro [...] in edilizia. [...] ra-gazzi che sono [...] li conosco da do-po [...] Liberazione. Per questo mi tro-vo [...]. Quando si ha [...] età, si va volentieri [...] ma assieme a persone che già conosci. Un posto come questo [...]. Ma siamo stati noi [...] ad andare in Comune a chiedere la [...] turni. [...] stiamo bene perché sappiamo che [...] posto [...] voluto noi, è una nostra [...]. Nella vita, non si [...] siano gli [...]. [...] Cesari ha in testa [...] mette angoscia, anche in questi giorni di [...]. Non ne parliamo mai, fra [...] che se [...] non regge, se si diventa [...] dav-vero. Allora, a noi vecchi si [...] spiegare che se è possibile vivere a casa con [...] 700 [...] al [...] case [...] uno ha la disgrazia di [...] anda-re, i figli si debbono rovinare. E poi, sono tutte [...] Vicino al mio paese ce ne sono due [...] moderna ma [...] dicono, ha i vecchi [...]. No, non sono mai stato [...]. Non mi attira-no». Basterebbe una passeggiata più lunga, [...] a Milano Marittima, [...] porto [...] quei posti che sono [...] degli anziani. Un nome allegro, «El [...] frutto della fantasia roma-gnola. Dal 1992 [...] ha messo una seconda insegna: «Residenza per [...] anche a gennaio, quando anche [...] caserma dei carabinieri è chiusa. Sotto il porticato, ed in [...] saloni [...] di anziani, alcuni legati alla [...]. [...] chi [...] mese di agosto, per andare [...] ferie. Ma non abbiamo posto, [...] gli [...]. Vuol dire che la loro [...] finisce [...] oltre [...] quelli che stanno bene e [...] di fronte o in spiaggia. Alcuni li portiamo in [...] anche in carrozzella. Ma sono pochi quelli [...]. Alle sei del pomeriggio, [...] ancora alto in cielo, gli anziani sono [...] il tovagliolo di carta. Così scatta pri-ma il [...] ha meno per-sonale. Gli anziani di Medicina [...] la «baracca ombreggian-te» della spiaggia, fatta con [...]. Arriva-no anche i suoi [...]. Chi ci viene a [...] o cena con noi, pa-ga 12. Quasi ogni giorno ar-riva [...]. Non le passi per [...] scrivere che siamo vecchi ab-bandonati. E [...] quando [...]. [...] siamo lì a giocare [...] ci viene fame. Ed allora, sa cosa fac-ciamo? Tiriamo fuori un [...] di soldi [...] pe-sce [...]. [...] lo abbiamo, la voglia di [...] allegri anche. Si sta alzati fin [...] la compagnia. /// [...] /// Non raccontiamo fole, [...] libero. Se [...] lei, in un albergo. /// [...] /// Se [...] lei, in un albergo. (0) (0) ![]()
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