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La gioia, il dolore, [...] guerra, gli orrori, la nascita, la morte, [...] sconfitte, le rivoluzioni, i colpi di stato. Da quel lontano 1839 [...] ufficiale della nascita) la fotografia ha registrato [...] immenso e gigantesco inventario antropologico sulla [...]. Un inventario composto da [...]. Alcune, indimenticabili, sono diventate [...] straordinaria icona di un fatto, di un [...] circostanza eccezionale che ci ha commosso, indignato, [...] vita o della fine di tanti uomini [...] noi. La fotografia, dunque, come [...]. [...] ottica non è la [...] che hanno visto e capito o intuito [...] a volte professionisti di grandissima fama, a [...] si sono trovati al posto giusto nel [...]. Vogliamo raccontare la storia [...] queste fotografie famose. In particolare quelle che [...] mente, nel cuore, negli occhi di tutti. Raccontando di quelle foto, [...] la storia del fotografo che le hanno [...] «immobilizzato» dal semplice scatto [...] macchina fotografica, nel [...] della quale qualcuno guardava, [...] mente e il cuore in subbuglio, le [...] e le lacrime che scendevano dagli occhi. Molti di quei fotografi [...] documentare quello che stavano vedendo e che [...] farci capire. Altri, loro malgrado, sono [...] celebrati. Tutti però ci hanno [...] di vita e di mondo: dalla conquista [...] Luna [...] campi di sterminio. Nel bene e nel [...] sono stati i nostri occhi ovunque e [...]. /// [...] /// La fine del nazismo, [...] Berlino sgretolata, distrutta con le mace-rie che fumano [...]. E quella bandie-ra rossa che [...] lassù, [...] alto costone del [...] per sottolineare la vittoria [...] Sovietica che ha pagato [...] nazista con venti mi-lioni di [...]. Anche le immagini dei [...] sono tutte straordina-rie, ma [...] stupì il mondo intero e fu una [...] ideologico per quelli che credeva-no nelle scelte [...] rea-le e tutti gli altri che avevano [...] mano, il fascismo e il nazi-smo in [...] fatta a pezzi dalla furia della guerra. Anche quella foto fu il [...] e [...] di un re-porter famoso: Evgenii [...] che, nel 1945, lavorava per [...] sovietica ufficiale ,la famosissima [...]. Anche la [...] storia personale e quella della [...] fotografia più famosa, meritano un racconto un [...] dettagliato. Fin da ragazzo Evgenii -nessuno [...] mai capito come mai -giocava con le lenti, il [...] e la luce. Forse aveva visto una macchina [...] in mano a qualcuno. Era nato nel 1917, nei [...] della rivoluzione [...] in una fa-miglia di ebrei [...]. [...] di un anno, come era [...] spessissimo ai tempi dello zar e anche dopo, [...] sta-to un pogrom. Lui, per puro caso [...] dagli incendi e dai massacri. La madre, invece, era [...] il ragazzo era cresciuto con i parenti. Più tardi era esplosa, [...] passione per la fotografia. Con un vecchio mantice, [...] un paio di oc-chiali della non-na, altri [...] passione, Ev-genii era riuscito a costruire un [...] di fermare sul-la pellicola alcune [...] im-magini. La foto-grafia, in Russia, [...] mese dopo [...] france-se della «straordi-naria scoperta» [...] Ucraina in partico-lare, con tanti diretti legami con [...] persino la pellicola con una certa facilità. Insomma, non era facile [...] una macchina fotografica in mano, ma neanche [...]. Evgenii, [...] di diciannove anni aveva [...] per alcuni giornali locali e poi lo [...]. Lui era uno più [...]. Giovane comunista fin [...] si era sentito a [...] i tanti bolscevichi ebrei che avevano com-battuto [...]. Così, aveva cominciato la [...] carriera di fotografo ufficiale del regime. Lo avevano spedito, come [...] riprendere le campagne, le dighe o [...] della luce elettrica in [...] ne erano ancora prive. Aveva anche fotografato comizi [...] ogni genere. Come [...] i primi proble-mi, nel [...] purghe sta-liniane. Ma ormai, Evgenii, è [...] e la [...] non può, in nessun [...] meno delle sue foto. Poi arriva [...] nazista [...] sovietica con [...] di Stalin pronunciato alla [...] a tutti i compagni e ai fratelli [...] Russia, di scendere a combatte-re contro gli invasori: [...] sferzata di orgoglio e di amor patrio [...] consenso. Evgenii, dopo [...] viene ri-chiamato. In Urss, in guerra, [...] vestire la divisa ed erano sol-dati a [...]. [...] viene spedito su diversi [...] sempre con fotografie di buona fattura. È un uomo coraggioso [...] ai soldati, in trincea, e scatta, scatta. Tra la [...] la [...] gli altri giornali dello [...] e le diverse agenzie giornalistiche per [...] na-sce, nei giorni di [...] gruppo di fotografi. [...] del grande cinema sovietico e [...] persino dei documentari fotografici di [...] con il suo [...] hanno lasciato tracce evidenti. Le pellicole che i fotografi [...] usano sui vari fronti, sono comunque ricavate da bobine [...] e dan-no immagini ad alto contrasto, in uno straordinario [...] e nero. Diventano subito famosi, in [...] Max Alpert, Robert [...] Marco [...] Selma, Olga Lander, [...] Ustinov e [...]. Come dimenticare la foto [...] Usti-nov [...] sfilata dei soldati, [...] della rivoluzione, che sfilano [...] Piazza Rossa e poi vanno diretta-mente al fronte? O [...] della partigiana Tania, tortura-ta [...] in mezzo alla neve? Quella di [...] con una mano che [...] di un forno cremato-rio, mozza davvero il [...]. Come quel-la che [...] aveva scatto nella penisola [...] mentre la gente ricono-sceva [...] tirati fuori da una fossa comune. Lo racconterà, anni dopo ,proprio [...] al pub-blico di Roma accorso [...] una [...] mo-stra. Ma torniamo di nuovo [...] straordinaria di Evgenii [...] quel-la della bandiera rossa [...] nella Berlino distrutta. Nel maggio del 1945, [...] Mosca, [...] viene chiamato a casa [...]. Deve partire subito per Berlino. Serve una fotografia simbolica [...] da mettere a dispo-sizione delle agenzie straniere. Dovrà essere una immagine [...] vitto-ria, di vittoria sul nazismo e di [...] tedesca. Il racconto di quel [...] da molte riviste [...] Unione sovietica e dal [...] Robin (della quale siamo [...] «Le im-magini di un secolo». [...] viene rifornito di stracci [...] almeno tre bandiere con falce e martello. Oltre alle solite due [...] qualche rullino. [...] di Mosca è già [...] aereo militare con altri giornalisti e fotografi. Evgenii, in redazione, ha [...] ai giornali e ha visto la bella [...] Joe [...]. Quella dei soldati americani che [...] una bandiera su una collina, dopo la conquista [...] giapponese di [...]. Il fotografo rus-so vuole scattare [...] foto che somigli a quella. Insomma, [...] è il suo ispiratore [...]. [...] arriva a Berlino. Quello che vede è [...]. La città è un [...] macerie che an-cora fumano. Tutti i palazzi sono [...] i combattimenti sono or-mai alla fine. I carri armati russi, [...] sparare ad alzo zero contro ogni cosa [...] lontanamente, ad un punto di resisten-za. Davanti al palazzo della Cancelle-ria [...] Hitler, le scale sono piene di conte-nitori colmi [...] di medaglie al valore. Qualche soldato tedesco, ormai [...] le macerie con [...] affranta mentre alcune donne, [...] cominciano a mettere, fuori dal rifugio, il [...] vedere se è finita davvero e se [...] qualcosa da mangiare. A [...] la cancelleria non inte-ressa. Si precipita, invece, verso il [...] sbrecciato e mezzo distrutto. I nazi-sti, nel 1933, [...]. Poi avevano dato la [...] ai comu-nisti per [...] arrestare a migliaia. Quello è uno straordinario [...] il fotografo ne è consapevole. Intor-no, in mezzo alle [...] rossa bivaccano sfiniti dal-la stanchezza. Alcuni hanno la testa [...]. Evgenii arriva di corsa [...] bandiera rossa in mano e urla: «Tre [...]. Subito, ora». In tre si alzano [...] il fotografo. Lui consegna la bandiera [...] si è messo in testa e comincia [...] foto dopo [...]. Sembra davvero che i [...] altri intorno, stiano par-tendo, bandiera in testa, [...] palazzo sventrato. Poi [...] se-gue il gruppetto e [...] «In cima, dovete andare in cima. /// [...] /// Forza sul tetto» Poi [...] vuole. Dice al compagno [...] di aprire la grande [...] città e di [...] in qualche modo. [...] è lunga e difficile. Il compagno [...] si spen-zola verso il [...] com-militone lo tiene per le gambe. Evgenii [...] ha tutto il tempo di [...] una foto dopo [...] un inte-ro rullino. La bandiera rimane lassù [...] insieme al fotografo, tornano di nuo-vo sulla [...] Evgenii [...] precipita [...] accompagnato da un auto [...] e [...]. La sera stessa è [...] labora-torio fotografico della [...] dove svi-luppa e stampa. Le foto sono tutte [...]. Vengono scorse [...] dopo [...] e guardate con ansia da [...]. Ad un tratto il [...] servizi fotografici, caccia un urlo e apostrofa [...]. Anni dopo la scena [...]. Il diretto-re ha visto [...] che regge le gambe del compagno [...] ha due orologi: uno [...] e uno a quello destro. Nella foto la cosa [...]. Il direttore spiega: «È [...] sovietico non posso-no esserci [...]. Come facciamo?» Ancora una [...] che sal-va la situazione: [...] e con quello raschia via, dalla stampa [...] il secondo orologio del solda-to. La cosa verrà riferita [...] Stalin [...] volle vedere le foto prima che fossero [...]. I due della bandiera [...] nomi inesistenti: il [...] Milton [...] e il russo Mikhail [...] subito decorati. Solo nel 1991 -racconta [...] libro [...] Robin -la verità verrà [...] la dissoluzione [...]. [...] nonostante la notorietà raggiunta [...] dopo la guer-ra venne licenziato dalla [...]. Il fat-to di essere ebreo [...] continuato a [...] in difficoltà. Visse anni durissi-mi. Alla morte di Stalin [...] e di nuovo licenziato [...]. La [...] vicenda fu ricordata in Francia, [...] una importante mani-festazione fotografica nel corso della quale ricevette [...] premi. In quella occasione, conobbe [...] Joe [...] di quella straor-dinaria foto [...]. Bandiera rossa su Berlino La [...] nazismo Quando sviluppò il negativo si accorse [...] soldati immortalati portava due orologi al polso. /// [...] /// Bandiera rossa su Berlino La [...] nazismo Quando sviluppò il negativo si accorse [...] soldati immortalati portava due orologi al polso. (0) (0) ![]()
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