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[...]. /// [...] /// VOCI DALLA FABBRICA «Avete dato [...] alla destra» [...]. /// [...] /// [...] non ha più gruppo [...] Il [...] di [...] da Violante per evitare [...] grande calderone «misto» NUCCIO CICONTE ROMA È [...] di ieri quando Fausto [...] sale al primo piano [...] Montecitorio [...] raggiungere [...] del presi-dente della Camera. Non è una vi-sita di [...]. E forse non sarà neanche [...] colloquio facile. Per-ché il leader di [...] di Rifondazione comunista si pre-senta da Luciano Violante [...] sondare il presidente della Camera sulla possibilità [...] nuovo gruppo politi-co. [...] ai dodici deputati che gli [...]. [...] I precedenti non giocano certo [...] suo favore. Finora Violante è sta-to [...]. E come ri-corda un [...] Verdi «ha sempre tenuta ferma la soglia minima [...]. Noi siamo in quattordici, [...] un [...]. [...] di un faccia a faccia [...] Violante, la voglia di avere [...] maturata a fine mattinata. Dopo [...] vera rottura che tante [...] aveva minaccia-to, evocato. La rottura interna al [...]. Con il capogruppo, [...] nome dei parlamentari del [...] sparando ad alzo zero [...] segretario. Anche se, formal-mente, dice [...] «dal mandato del partito e quindi come [...] il [...] ritira la fiducia al [...]. Ma, conclude, «come co-munista io [...] mi arrendo» [...]. Parole che disegnano una realtà [...] per la vita parlamentare italiana. Non era mai successo che [...] segretario di partito si trovasse improvvisamente a Montecitorio isolato [...] del proprio gruppo. Impossibilitato a parlare in Aula [...] nel dibattito che [...] di far saltare [...] di go-verno. Costretto a scegliere tra [...] di un intervento «a ti-tolo [...] di pochi minuti o un «intervento indiretto», una conferenza [...]. [...] quando alle 13,20 si presenta [...] ai [...] paradossale» in cui si è [...] a trovare: «Mi aspettavo che il parti-to potesse [...] le indicazioni del comitato [...] la possibilità di esprimersi. E così Prodi avanza [...] ma Rifondazione non ha potuto ri-spondere?». Diliberto, [...] e la maggioranza del [...] sono quindi già fuori [...] dribbla la domanda, rettifica [...] che no, non intendeva dire questo. Certo, ag-giunge, «sento voci [...]. Ma come segretario del [...] agli atti e alle dichiarazioni ufficiali». [...] preoccu-pato, quello che si presenta [...] ai gior-nalisti. Tra lui e [...] è or-mai in corso [...] quartie-re. Ma per il momento [...] è disposto a [...]. [...] addio, per sempre. È un gioco del [...] mo-mento nessu-no sa quando finirà. Una [...] che ha avuto la [...] massima [...]. Con il capo-gruppo di Ri-fondazione [...] la parola per dire che la maggioranza [...] pensa come [...] rottura». Confessa che la [...] «non è una posizione facile». [...] sordo, non ricettivo delle richie-ste, [...] fondate preoccupazioni avanzate dal nostro partito». [...] che si è manife-stata anche [...] partiti che com-pongono [...]. La legge Finan-ziaria «presenta [...] anche se bisogna riconoscere che «vi sono [...] è diversa dalle due prece-denti. /// [...] /// Come? Fausto [...] che è se-duto proprio [...] e [...] mentre Diliberto scaglia uno [...] raffica di interroga-tivi retorici: se votiamo contro [...] governo vi sono mag-giori o minori possibilità [...] gli interessi delle classi subal-terne? sarebbe meglio [...] un governo più spostato a destra? Abbandonando [...] di più i disoccupati, i pensionati, i [...] No, [...] inutile che parli di [...] avanzati». È un atto [...] uno strappo che però non [...] consuma fino in fondo, con [...] formale. [...] in qualche modo spiazza [...]. [...] dice [...] che [...] è compagni sono ormai fuori [...] partito. Anzi rivendica di [...] dato una grande prova di [...] interna permettendo a Diliberto di parlare in Aula (ma [...] ironizzano: «Fausto dovrebbe [...] il regolamen-to della Camera. Chi parla lo deci-de [...] il segretario. E comunque, per un [...] Diliberto venerdì gli cederà metà del tempo [...]. /// [...] /// [...] giura che farà di tutto [...]. [...] Parlamento non rispetterà il [...] politico nazio-nale sarà obiettivamente fuori dal partito». E, rivolto a [...] am-monisce: «attento, non [...] alcuno spazio politico tra noi [...] i [...]. [...] il suo progetto. E gli fa arrivare [...] «Non serve un altro gruppo di comunisti». Sergio Ga-ravini, 72 anni, primo [...] di Rifondazione fino [...] e ricorda i motivi che [...] alla crisi della [...] che per certi versi ora [...] ripropon-gono con la spaccatura di [...] sul governo. Alla luce di quello che [...] avve-nuto negli anni successivi mi pare fosse una proposta [...]. [...] Rifondazione, Gara-vini non ha aderito [...] e ora è presidente di [...] per la sinistra che tenta di [...]. Onorevole Garavini, era ine-vitabile [...] Rifondazione si arrivasse a questa resa dei conti? «Credo [...] sì perché [...] aveva puntato tutte le [...] forza di [...]. Ma si sa che ad [...] certo punto arriva [...] interdizione, [...]. E le strade di [...] e [...]. Ma non basta richia-marsi [...]. Bisogna tentare di costituire [...] della sinistra che rac-colga le tendenze critiche [...] non si esprimono nei [...] e [...]. Una forza ampia che [...] capace di agire [...] e non contro la [...]. È quello che vuol [...]. [...] «Il problema che sta [...] è analogo a quello [...] trovati davanti i Comunisti unitari quando sono [...] Ri-fondazione. Io dissi loro: non [...] altro gruppo di co-munisti, siamo orgogliosi di [...] ma dob-biamo [...] fare qualcosa che [...]. E che suggerimento darebbe [...] «Lo [...] della crisi di Rifonda-zione qual è ? Due [...] si chiamano comunisti, oppure [...] di un processo formativo [...] autonoma di sinistra capace di essere critica, [...] Io credo a questa [...]. Perchè in Italia le [...] non riescono a coesistere in una grande [...] invece nella [...] «Questo va chiesto a [...] Pci. Perché è lì che [...] que-stione. [...] le contraddizioni certamente presenti [...] Pci, scio-gliendo quel partito, cancellando quella ispirazione [...] inevitabilmente pro-dotto la situazione che poi [...] sta-ta. Il problema politico della [...] dominato tutti gli an-ni [...] è ancora di fronte [...]. Si impone [...] della si-nistra. Per questo propongo un [...] autono-mo, capace di condizionare il [...]. Quali sono gli interlocutori [...] «Alla rottura in Rifondazione e al-le tantissime forze [...] sono presenti nella società e che per [...] il [...]. /// [...] /// Fausto [...] durante il dibattito Claudio [...] LA CRISI DEL LEADER A [...] fra [...] e Diliberto Il giorno [...] STEFANO DI MICHELE ROMA E [...] questo do-veva essere il giorno del trionfo, [...] accorrono, le [...] e il [...] ti [...]. Chissà quante volte, questa estate, [...] al sole greco o a [...] deve [...] pensato a questa giornata che [...] gloriosa, rossa e sazia, [...] grato e mondo stupito, [...] lui alla testa di tutto, il pugno leva-to, [...] del [...] che non [...] niente, ma [...]. E invece, mai giornata [...] a Fausto: Rifondazione gli si [...] le [...] deputati fuggono, i senatori [...] dubbiosi minatori e me-talmeccanici. E [...] la vendetta, [...] da compagno a compagno, pan [...] focaccia, facendo trionfare la [...] pietrosa razionalità [...] generale di un par-tito di [...] inutili. Comunque an-drà, sarà ben [...]. Se [...] è [...] vicenda, [...] di ciò che Ri-fondazione è [...] e non sa-rà più come quel colpo [...] di Montecito-rio, quando Diliberto aveva [...] finito di parlare. Ed erano abbracci, applausi, [...] sorrisi che salivano fino al soffitto. E che impietosi, [...] calavano [...] di Fausto, che faceva [...] che si grattava un orec-chio e che [...] ap-pena sollevati, uno sguardo cari-co di stupore, [...]. Di colpo, una rivolta [...] Pa-lazzo? [...] base? si vedrà -stacca la spina al Parolaio Rosso. [...] il segretario è circon-dato: [...] da un lato, [...]. [...] più in là, Grimaldi, e [...] di qua, [...] come [...] ragnatela che di col-po lo [...] muto e stanco. E non può neanche [...] e deve ripiegare su [...] allestita in fretta e in furia, nella [...] par-lamentare del [...] che forse da domani [...] nemmeno suo. Situazione paradossale, amara, inaspettata: [...] ingoiare la distruzione di quello che pensava [...] e senza battere ciglio, con dolorosa finta [...]. Ha [...] e la corda gli è [...]. E hai voglia a [...] sotto gli occhi i fax [...] solidarietà -ecco qualcuno che certifica che «osti-natamente ci chiamiamo [...] comunisti, per te, stretto, qua-si soffocato, [...] tra [...] che garantiscono: [...] ci fai schifo! Vattene nel Pds! E ad accusa si [...] a solidarietà con solidarietà, e pure [...] vuol portare i [...] fax, «a pacchi, migliaia [...]. E mentre il se-gretario [...] giorno di [...] che si go-de i [...] pu-gni chiusi e i minatori del [...] col casco in te-sta [...] e martel-lo, «noi minatori [...] con [...] e il [...] ho fatto, per vedere Ar-mando», [...] ricominciare eterno della storia comunista, sempre più [...] sempre esige lacrime e certezza nel futu-ro. Sghignazza [...] mitico vi-gnettista del «Manifesto»: «Una [...] buonsenso, stare con [...]. Se i comunisti riuscissero [...] avversari come lo sono [...] staremmo un bel passo [...]. Piangono, ridono e cantano, [...]. E intanto, a capo [...] Transatlan-tico i [...] ridotti a mi-noranza senza [...] di un trotzkista. Passa Ra-mon Mantovani, che [...] bussola della politica estera del partito nel [...] passa Alfonso Gianni, coautore [...] Fausto [...] pensose riflessioni sul [...] passa Franco Giordano, fe-dele [...] che su «Liberazione» ha [...] articoli contro «gli uccelli del [...] che parlavano di dissidi [...] big, e che oggi si sente così, [...] anche col dubbio, ora, di passare per [...]. Ascolta i racconti del [...] con malizia annota che «i minatori del Sulcis [...] portati Diliberto, quello è [...] posto in Sardegna dove [...]. Ogni base si rivolta, [...] fax è al lavoro, ogni pugno si [...] come è successo a Cagliare, cala pure). Rifondato, e già scisso, [...] rifondato, quel che re-sta del comunismo italiano [...] scena, un [...] dramma, un [...] curioso fenomeno. [...] stanco, lascia Montecito-rio. Aspetta ora il 17 ottobre [...] na-vi -quando sarà lui sotto le ban-diere rosse e [...] salire da qualche parte [...]. Ma «compagni, [...] il [...] sarà [...]. /// [...] /// Ma «compagni, [...] il [...] sarà [...]. (0) (0) ![]()
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