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La lettera gliela aveva [...] alla fine della visita idi congedo, dopo [...] al quale Luca aveva risposto con sincerità [...]. Luca era da cinque [...] seguiva docilmente gli studi, le funzioni. Imparava normalmente, mangiava con [...] con misurata allegria, alle ricreazioni; andava [...] con i suoi compagni, [...] predilezioni per nessuno. Ma dopo il secondo [...] anno di studi, si accorse, senza maraviglia, [...] convinzione fosse un naturale sbocco di frammentari [...] anni di [...] che lo preparavano a [...] gli erano stati imposti da circostanze esterne. In tutto quel tempo [...] che egli sentiva ricordare in tutti momenti [...] era entrata nella [...] coscienza come il simbolo [...] serie di atti monotoni che egli compiva [...]. Questo primo allarme fu [...] altri. Luca incominciò a pensare (alle [...] preghiere. Le formule latine furono [...]. Luca si accorse che [...] comprensibili quelle parole di fervore, di umiltà [...] non faceva più eloquente il suo messaggio [...] Dio, ma lo privava del misterioso fascino inerente [...]. Le preghiere parlavano di [...] di tenebre presenti, di luce futura, di [...]. E Luca non aveva [...] dolori che gli rendessero penoso il vivere [...]. La [...] mente era tranquilla, il [...] un ritmo perfetto, placidi e lunghi erano [...]. Non rimpiangeva nulla della [...] precedente, povera ma non dolorosamente misera. Non aveva speranze perchè [...] concrete esperienze, di diverse e più piacevoli [...]. Quelle che gli erano [...] i primi classici latini, favole e storie [...] non meno favolose degli [...] e degli alberi parlanti, [...] al moto della [...] scarsa fantasia. Continuando senza inquietudine il [...] si accorse che le pratiche religiose gli [...] fastidioso compito scolastico. I suoi compagni avevano [...] alcuni ostentavano una devozione, un raccoglimento diligentemente [...] combinato moto delle mani congiunte, degli occhi [...] curva, con i gesti minuti, riservati, il [...] per allusioni. Altri avevano dipinta in [...] disperata che si rivelava a tratti, quando [...] sorveglianza dei prefetti e del rettore. Fuori della cappella e [...] parte di quei ragazzi, [...] il viso coperto dalla prima fioritura di [...] mistero della intenzione di lasciare il seminario [...] avessero compiuto i primi studi. I meno irrequieti parlavano [...] di dotazione di sorelle, di interessi delle [...] richiedevano in loro, necessariamente, lo stato sacerdotale. La prova della convenienza [...] essi la ricavavano non [...] vigore delle verità ineffabili [...] votavano, ma dalla saldezza che avevano dimostrato [...] di esistenza. Senza [...] esatto conto, si venivano [...] errore formale che avrebbe poi dominato tutta [...]. Via via diventavano sentenziosi, [...] formule indiscutibili, si venivano corazzando, non contro [...] annullato prima che avesse tempo di nascere, [...] altrui. Questa formazione intellettuale nei [...] sfuggiva a Luca e ai suoi -compagni [...] la loro vita contenti della condizione attuale [...] futura. Erano in genere figli [...] piccoli [...] minuscoli commercianti che trovavano [...] offriva loro [...] e talvolta raffinatezze ignote [...] loro famiglie, abbastanza gradevole. I loro superiori si occupavano [...] degli allievi. I prefetti erano quattro [...] i\ loro ultimo armo di teologia e [...]. Conversavano con gli studenti [...] dei loro prossimi esami che di cose [...]. Due dei professori insegnavano [...] comunale, altri due erano canonici della cattedrale [...] Monsignor Vescovo. /// [...] /// Luca li vedeva passare [...] rapidi, [...] carichi di libri e [...]. [...] mostravano di temere i superiori, [...] alla loro severità [...] una ipocrisia sorniona, fatta di [...] e espedienti, noti a coloro che avevano il compito [...] ma ritenuti, per antica convenzione, [...] surrogato di inesistenti virtù. In quei mesi che [...] risoluzione di lasciare il [...] Luca [...] uscito di fanciullezza. [...] era avvenuto in lui senza [...]. Era stato lo sviluppo [...] frutto che aveva, con perfetta gradualità, accumulato [...]. Luca si accorse della [...] labbro quando già il suo corpo era [...] dolci languori, e gli dava una grande [...] e di cibo. Ogni tanto [...] madre lo andava a trovare [...] la biancheria pulita, e ritirare [...] sudicia. In parlatorio, [...] il pacco, gli faceva un [...] per [...] capire che [...] conteneva anche qualche cosa da [...]. Si trattava di cibi [...] quali egli aveva mostrato maggiore predilezione. Luca portava in camerata [...] le metteva [...] e, di notte, o [...] quando tutti dormivano, divorava il suo pane [...] cacio con [...] che il cibo si [...] velocissimo sangue. Durante le ore di [...] dava calci a [...] rozzo pallone di stoppa, [...] pertiche, volteggiava alla sbarra con la zimarra [...] tra la maraviglia dei suoi compagni che [...] con lui. In questo ordinato ritmo [...] Luca non sentiva la presenza di un [...] ne regolasse i tempi. Gli pareva che la legge [...] dentro di lui, fusa nella [...] carne, nella [...] mente. Eppure non mancavano, nelle sue [...] spontanee meditazioni, i ricordi del male e della morte. Gli inverni passati a [...] le interminabili Sere di [...] cielo basso e fangoso, i pianti delle [...] sciagure, la paura di [...] madre e di tutte [...] parenti per le presenze invisibili, gli tornavano [...]. Da questi ricordi nasceva [...] di Luca. Il ragazzo non sapeva [...] aveva paura di Dio, che lo privava, [...] tanto, della [...] benefica presenza, o del [...] diavolo che, alternando il suo potere con [...] Divino Creatore, o entrando in guerra con [...] finiva con [...] la prevalenza. Qualche volta gli capitava [...] paura il Signore e [...] gli parevano simili gli effetti della attiva [...] e [...] del primo. Mancanza della grazia divina [...] portavano entrambe disgrazie e terrore. [...] di Luca, quando veniva meno [...] abbandonata innocenza di [...] non [...] che paura. Tutta la [...] religione era in questa [...] di Dio e del demonio. Luce eterna [...] tenebra infinita [...] potevano entrambi fare il [...] uomini. Luca, che era abituato [...] affidata a Don Filippo Scoccherà, si trovò [...] una inquisizione più minuta, a una serie [...] abili che coincisero, per caso, con il [...] comunicare a qualcuno il suo interno, lungo [...]. Il domenicano aveva faccia [...] modi garbati e placidi, tali da attirare [...] un giovane. Luca fu con dolce modo [...] a parlare della [...] coscienza. A un tratto vide [...] frate farsi buio. Erano nella sacrestia della [...]. /// [...] /// Erano nella sacrestia della [...]. (0) (0) ![]()
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