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Pagina da Preview Biblioteca Digitale--Pagina de «l'Unità-Unità 2-Nazionale del 1997»--Id 230936828.

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Nel [...] ha cominciato a collaborare [...] Rai Lucia Annunziata «Fare il direttore cambia la [...] Se [...] paghi» Donna e direttore. [...] la tua [...] «È cambiata moltissimo anche [...] avevo capito che sarebbe cambiata. Ci ho messo molti [...]. Cambia nel senso che [...] questo lavoro ho pensato di andare lì [...] insomma, io sono la stessa collega di [...]. Non sono diversa. Sono una come voi sal-vo [...] per un periodo, invece di fare [...] faccio il [...]. Mi sem-brava una funzione come [...] altra. In realtà il direttore [...] tu. ///
[...] ///
È un ruolo in [...] e lo devi accettare. Ti cadono sulle spalle [...] di responsabili-tà che prima, come giornalista, non [...]. Puoi anche essere una [...] fare il direttore è un altra cosa. Devi sapere, per esempio, che [...] parole contano più di prima, Devi assumere le [...] re-sponsabilità. Devi cominciare a pen-sare [...] volte a tutto quello che fai. Perché non sei più [...]. ///
[...] ///
Per esempio, non conta [...] senso che è talmente forte il carico [...] non puoi sfuggire amiche-volmente dicendo: «ma siamo [...] poi in fondo fra due anni sarà [...]. Mentre sei direttore le [...] prese. E se non le [...] gente è risentita. E poi paghi per [...] non prendi o per quelle sbagliate. Ho [...] del Cor-riere. Ho fatto il conduttore [...]. Ma questo è il [...] si paga di più. Secondo me, avere pagato [...] fondamentale. È una re-gola che mi [...] portata [...]. E questo è un [...]. Col tempo di-venta una cosa [...]. Cominci ad avere delle [...] cau-ta, vedi che non è un gioco. Ho fatto la mia [...]. Credo di avere fatto [...] . E cerco di [...] tutte. Questo è un mondo [...] si assume responsabilità di niente. Spesso neanche i politici. Anzi, i politici meno [...]. Io inve-ce sto in un [...] in una posizione in cui fai e paghi. È questo mi va [...]. Tutti lo fanno, in tv [...] sui gior-nali. [...] «Sono sempre stata controcorrente su [...] storia. E continuerò a [...]. [...] è un paese molto confor-mista. È un paese in [...] mo-de culturali molto forti. Si lancia una parola, si [...] una idea. [...] un pe-riodo in cui [...] stesso li-bro, poi vanno a vedere lo [...]. E piace la stessa [...]. È un paese piccolo. In America non è [...]. Ci sono [...] trenta libri da discutere, ci [...] quaranta film, [...] un mare di opinioni. Poi [...] la diversità razziale e culturale. In Ita-lia una delle [...] si è molto concordato recentemente è che [...] diventata un teatrino. E quindi ammazza i [...] talk show. Non è un idea [...]. Anche quando ho cominciato [...] tre anni fa, si parlava [...] del tea-trino della politica. Secondo me que-sta categoria di [...] è una interpretazione [...]. Nel senso che puoi [...] che suc-cede nella politica, come un teatrino. Ma puoi leggere la stessa [...] in una maniera diversa. Una delle accuse che mi [...] fatte, [...] è che ho [...] passio-ne per la politica di [...]. Io inve-ce credo che [...] un teatrino è una cosa più sostanziale. La politica italiana è [...] fa-se di transizione da cinque anni. E non trova una [...] linea di assesta-mento né di [...] né di alleanze, né un rapporto nuovo con la [...]. In questo tipo di vuoto, [...] questo gal-leggiamento [...] la politica sta cercando disperatamente [...] forma. È un fenomeno positivo. Lo puoi chiamare teatrino? Sì. Ma lo puoi chiamare [...] modo. È il modo in [...] cerca le sue alleanze, il suo rapporto [...]. ///
[...] ///
È un fenomeno di [...]. Però qual è il [...] Quello sulle alleanze: Bossi ha detto voto, [...] Polo ri-sponde, risponde An, risponde il Pds, [...] si, [...] no. Puoi [...] come un teatrino. Ma dietro [...] una sostanza forte. Che ti-po di relazioni [...] fra gruppi che appartengono alla stessa casa, [...] esempio? Che rapporto [...] fra questi e i [...] secessione sociale rappresentati dalla Lega? Ecco, il [...] ma è sostanziale in questo periodo. Ti dico che io [...] la politica italiana, non ho disprezzo. Io ho pe-na perché [...] interna. È ancora margina-le ma [...]. Chi lascia la televi-sione [...] più alta degli spetta-tori. La televisione è un [...] basse della società. Anche le fasce alte [...] ma la vedono scegliendo. E quindi appe-na non [...] vedere se ne vanno. Perché hanno alternative: il [...] la passeggiata. In Ita-lia la gente [...] per-ché non ha dove andare. Hanno case piccolissime. O vedi la televisione [...] la tua stanza, alla Virginia Woolf, dove [...] e medi-ti. Sei obbligato a stare [...] a che non vai a dormire sul [...]. Comunque un distacco [...] e fa impatto. Guarda, Alice, tu vieni [...] ho vissuto lì tanti an-ni, ma è [...] viviamo in un paese occidentale che sta [...] tra le potenze indu-striali, e non ha [...] ha satel-lite, e non ha il digitale. Discutono ancora sulla riforma Rai. Discutono [...] il bilanciamento, il satelli-te, [...] la commissione di vigilanza. E come discutere la [...] del medioevo nel XX seco-lo. Se devi dare o no [...] la chiave della cintura di castità. Il [...] è perfetto, [...] è tenu-ta sotto chiave. [...] un blocco legale, imposto dal [...] per cui non arri-va il cavo, non [...] ancora il satellite (ce [...] poco), e non parliamo del [...]. Noi siamo quattro passi [...]. [...] per ragioni strettamente politiche, dal [...] di vista della co-municazione televisiva, è stata chiusa dentro [...] cintura di castità. Il gior-no in cui [...] in Italia il cavo e il capitale [...]. Tutto il problema della [...] lo conosciamo, scomparirà: le tre reti, i [...] Tg, [...] commissione di vigilanza, Berlusconi, noi. Dopo di che final-mente avremo [...] televisione di scel-ta. Potrai vedere quello che [...]. Potrai fare quello che [...] società avanzate con la televisione. La televisione è scelta. Non ci sarà più [...] talk show, il secondo talk show, il [...] terzo giornale, la finta concorrenza. È una generazione più vicina [...] cinquanta. Dico questo per dire [...] della generazione è rilevante anche nel senso [...] prodotto che stiamo tutti facendo. Sono prodotti sempre più [...]. Parlo dei di-rettori dei [...] la stessa ge-nerazione anche in politica. I giornali stanno tutto [...] istituzionali. Secondo: siamo stati tut-ti [...] Settanta. E quin-di abbiamo sviluppato una [...] di lobbismo naturale. Questa potrebbe essere la [...]. Io preferisco dire che [...] positiva. Questa è una generazione, che, [...] vissuto insieme una adolescenza molto forte, ha sviluppato un [...] affettivo molto intenso. Parlo dei colleghi con [...] che sono gli altri direttori dei giornali, Rosella, Sorgi, Mieli, ci conosciamo tutti. Mieli, per me, è [...]. Amico, intendo dire, anche [...]. È la storia, un [...] di questa generazione. Nessun amico è così [...] vi-ta come quelli lì, come le amicizie [...]. Maestri, modelli, precedenti da [...] «I [...] sono quelli che ti fanno davvero crescere. Nel mio mestiere ho [...] che sono stati i miei direttori. ///
[...] ///
[...] mi ha insegnato a vive-re [...] una donna. Cioè, lei per me [...] che si può essere donna e avere [...] in-tellettuale. Si può avere grande [...]. Perché, purtroppo, quando io [...] ancora adesso in Italia, alle donne viene [...] una cosa, il prestigio intellettuale. Dicono che sei brava, [...] fare carriera. Ormai gli stipendi per [...] buoni. Però [...] ancora un piccolo passo da [...] nella cultura italiana. È [...] sede del maschili-smo. Il prodotto intellettuale alto [...] uomini. Devi, come donna, avere [...] e [...] avuto il Pre-mio Nobel per [...] alla pari. Invece [...] è stata una delle [...] ho conosciuto che aveva un grande prestigio [...]. Quan-do [...] conosciuta io, [...] aveva 40 anni. Io ne avevo 17. Quindi lei era ancora [...]. Ed era una persona che [...] una dote straordinaria. Mi ha fatto vedere [...] potevano tenere alta la te-sta. ///
[...] ///
Osare anche nel campo [...]. E Scalfari? «Scalfari è [...] un vero di-rettore. Voleva che tu facessi [...] diceva lui. E non cedeva. Con lui ho capito che [...] giornalismo esiste una cosa fondamentale, che è [...] e [...]. Scalfari è un uo-mo [...]. Anche le perso-ne più lontane [...] lui sentivano la [...] autorità. ///
[...] ///
Mi mandò, [...] in [...]. ///
[...] ///
Mi meravigliò persino che [...]. E mi mandò un te-legramma, [...] non [...] i fax. ///
[...] ///
Diceva: cara Lucia, no, [...] Annunziata, [...] chiamava per cognome, sto leggendo i tuoi [...] esattamente quello che pensavo. Ti segnalo, però, che [...] su que-sto, questo, questo nei tuoi articoli. ///
[...] ///
Ma ricordati (lo diceva [...] dal Manifesto che questo è un giornale [...] liberal [...]. Significa che non vogliamo [...]. Né da una parte né [...]. Io ti fac-cio questa [...] che il tuo lavoro è comunque legato [...]. ///
[...] ///
Capisci, venivo dalla zona [...] Manifesto. Ecco, Scalfari è un [...] ha fatto capire, a parte le tante [...] ha insegnato, che per dirigere un giornale [...] ci sia [...]. È necessa-rio che ci [...]. È necessario che ci sia [...] unificante del pro-dotto. Un grande direttore è [...] le potenzialità delle persone, più che le [...] momento. E quindi ti insegna [...] persona». [...] «Ho sempre detestato il [...] che non è quello delle riviste delle [...] si fa un buon giornalismo. Sto parlando di un [...] di chiac-chiere. Equivalente alla maglia [...]. È femminile ma può [...] dai maschi. ///
[...] ///
La cosa interessante in Italia [...] le donne stanno diventando la struttura portante [...] giornalistiche. Se io mando una don-na [...] fare un servizio, so che farà cin-que volte più [...] di un uomo. [...] un rapporto con la realtà [...] profondo fra una donna e il suo me-stiere. Le donne si applicano [...] alla notizia vera (hard news). Mentre gli uomini, in [...] sempre più a pontificare, a fare le [...] i [...]. I giornalisti maschi sono [...]. Questo giornali-smo non mi [...]. Un tempo dirigere un [...] essere a contatto col potere e [...]. Adesso, nella tua esperienza, [...] chi è il [...] «Dunque, il potere su una [...] come la Rai è una cosa politica. Però il potere rimane [...]. La politica, ma anche [...] economici, si sentono e come. Come si sentono? Si [...] telefo-nate. Ma anche se non [...] stesso. Il potere non ha [...] lo capisci? Per-ché ogni giorno [...] la versione uffi-ciale sulla [...] Marzotto [...] sulla vicenda [...]. Il potere è lì. Arrivano poi quelle telefo-nate: [...] questo non avete visto, su questo siete [...] non avete [...] giusta. Ci sono tanti modi. Per carità, tutto molto [...]. Il problema ve-ro, quando [...] è pro-porre alternative alla versione ufficia-le. Devi sapere che sono [...]. Dunque è molto difficile. Naturalmente questo accade dapper-tutto [...] il mestiere del giornalista. Il [...] York [...] che va contro il [...] diciotto pezze [...]. In Italia le cose [...] dal sistema pro-prietario della stampa. Questa è una mia vecchia [...]. Non lo farò mai capire [...] sufficienza. I grandi gior-nali, in Italia, [...] gruppi indu-striali misti. Non [...] un editore puro. Questo è il vero [...]. Perché, [...] dalla bontà del tuo [...] sono più padroni che telefonano, fai questo, [...] sei in un sistema che ha un [...]. Non puoi andare fino [...] contrastare gli interessi che manten-gono in piedi [...]. È un pe-so essere [...] sistema econo-mico. Così come è un [...] di un sistema politico. [...] della televisione italiana, per [...] sono in mano a Berlusconi e tre [...] mano al governo, che sia di destra [...] è gravissima. I miei editori sono [...]. ///
[...] ///
Il padrone di [...] e [...] è Gemina. ///
[...] ///
Tu puoi essere la [...] ma al fondo rimane [...]. È [...] culturale negativo di giornali [...] non hanno un editore puro». Che cosa volevi fare e [...] ha [...] «Ho fatto quello che desideravo, [...] lavoro. Non ho grandi pentimen-ti. Ho pentimenti specifici. Questa vi-cenda della direzione [...] è una vicenda tutta [...] che mi appassiona moltissimo. ///
[...] ///
Io ho detto una volta [...] non sen-tirmi adeguata. Questa parola mi è stata [...] contro, come una debo-lezza. Ma io dico ancora [...] tormentone quotidiano è proprio questo. Andare lì e dire: [...] og-gi? Vorrei sentirmi ogni giorno più adeguata. Si dice che un direttore [...] deve mai confessare debolezze. Io in questo sono [...]. Ho sempre pensato che [...] di ammettere debolezze. Penso che essere forte sia [...] questione di dura-ta. È una questione di bilancio [...]. Confesso la mia debolezza [...] di forza. ///
[...] ///
Confesso la mia debolezza [...] di forza.

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Il sistema condivide già oltre settecentomila Entità Multimediali, di cui gran parte afferenti alla Biblioteca digitale.

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La digitalizzazione/elaborazione dal cartaceo alla Biblioteca Digitale, relativamente all'emeroteca riguarda (in parentesi quadra consistenza detenuta ed altre annotazioni; * ove lavorazione tuttora in corso):

Periodicità non quotidiana


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Cinema Nuovo [serie quindicinale 1952-1958]

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Città & Regione [1975-1976*]

(259)

Civiltà cattolica [1850-2000*]

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(270)

Interstampa [1981-1984*]

(269)

Marxismo Oggi [1988-1991*]

(263)

Nuovi Argomenti [1953-1965]

(253)

L'Orto [1937]

(227)

Paragone. Arte [le serie dirette da Roberto Longhi, 1950-1970]

(263)


(237)


(257)

Rinascita [1944-1962 mensile, 1962-1989* settimanale, marzo 1989 numero 0 direttore Franco Ottolenghi, 1990-1991* Nuova serie direttore Asor Rosa]

(146)

Teatro in Europa [1987-1997*]

(237)

Vita cecoslovacca [1978-1984*]


(239)

Quotidiani

Avanti! Quotidiano del Partito Socialista Italiano [1943-1990* edizioni di Milano e Roma]

(236)

Brescia Libera [1943-1945]

(193)

Granma. Organo oficial del Comite Central del Partido Comunista de Cuba [1965-1971*, 1966-1992 riduzione del Resumen Semanal]

(225)


(238)

Ordine Nuovo [1919-1925]

(97)

Corriere della Sera [1948* annata completa «Nuovo Corriere della Sera»]

(227)

Umanità Nova [1919-1945]

(201)



(128)


Eventuali segnalazioni dei propri interessi potranno influire sulle priorità di lavorazione. Per un elenco di tipologie differenti (monografie, enciclopedie, materiale discografico e non book material) o delle consistenze minori, oppure per informazioni sul prestito bibliotecario/interbibliotecario: .





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