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Per suicidarsi come sostengono [...] in convento dicono altri. Interpretando il linguaggio dei [...] Paolo Sylos Labini, anche lui economista, ha ricordato che Caffè [...] mes-saggio molto esplicito: sul tavolino accanto al [...] orologio, chiavi di casa e della fa-coltà, [...] assegni. Segni ine-quivocabili di rifiuto [...]. [...] di [...] visto, allora, addirittura alla stazione Termi-ni. In partenza per chissà [...]. Gli economisti ex allievi [...] Caffè, Maurizio [...] Nicola [...] Mario Tiberi, Guido Rey [...] persone alle-nate [...] e convinzione, ad un [...] rivolsero a un parapsicologo per captare con [...] traccia della [...] presenza. Caffè lascia il pa-lazzo [...] a Monte Mario, va [...] Pa-rioli, si ferma lì da un amico, poi [...] sposta in campagna. /// [...] /// Caffè si volatilizza come [...] Ettore [...] il più brillante dei [...] che lavoravano [...]. [...] e scrittore Ermanno Rea, [...] tra la biografia e [...] sue idee [...] lezione, Einaudi 1992, [...] lire) parla di legittima [...] uomini, pur di età co-sì diversa, [...] poco più che trentenne, Caffè [...] la settantina, erano «rappresenta-bili entrambi come espressioni [...]. [...] atomica» per lo scienziato, [...] sociale» per [...] intesa «come fal-limento di tutte [...] sue speranze di riformista tena-ce, come crollo dei valori, [...] regressione cultu-rale generalizzata». Con ogni probabilità è [...] portata al punto di [...] provocata [...] universitario nel 1984, del «rapporto [...] e fecondo con gli studenti che per Caffè era [...] più importante della [...] Nicola [...]. Non vorrei finire la [...] squallore di un suicidio. Ma vie [...] non ne vedo». Così scriveva [...] Carlo [...]. I suoi allievi, oggi [...] il pudo-re dei ricordi e rifiutano sempre [...] al gioco del «chi [...] visto». Per loro le ricerche sono [...] di dieci anni fa. Co-minciarono con le perlustrazio-ni [...] quale si domina una metà [...] Roma, alle sponde del Tevere ai quartieri della periferia [...] alle sta-zioni ferroviarie. Non solo agenti di [...] ex allievi. Chi sa [...] aiu-tò, se lo aiutò, [...] scomparire, tace. Qualche anno fa Guido Rey, [...] ex allievo, disse: «Noi tutti, siamo stati [...] questi anni». Non si riferiva, naturalmente, [...] scomparsa di Caffè. Si riferiva, invece, al [...] nel dibattito economico e [...] giuste. Come dire: non basta [...] for-mare buoni giovani economisti, scrivere buone dissertazioni. Caffè, che politico non è [...] mai, ha però offerto la trama del discorso per [...] politi-ca economica progressista. Il termine ha un [...] di antico, ma è quello giusto. È il discorso di Caffè [...] studioso che non occultò mai la dichiarazione [...] dei fini, [...]. Il teorico raffinato, scorbutico e [...] gran seduttore intellettuale. Economista rigoroso, mai conformista, [...] linee di demarca-zione nella cultura economica italiana [...] riformiste o conservatrici attraverso [...] dei favorevoli e dei [...]. Che rifiuta le indimostrate sentenze [...] del [...] rileggendo il «padre della mano [...] Adam Smith. Scrive che, in [...] vigorosa affermazione delle possibilità di [...] e di progresso», per cui «sembra scarsa-mente plausibile che [...] pubblico ne dovesse rimanere escluso». Per Caffè compito [...] è la ricerca del benessere [...]. In uno dei suoi ultimi [...] di Roma [...]. Appassionato, ma anche irascibile, [...]. [...] non deve perdere di [...] del proprio lavoro: [...] e i suoi diritti [...] alla dignità personale. [...] nelle condizioni di partenza, [...] sistema dei prezzi (che amplifica ingiustificate disuguaglianze [...]. Visioni molto lontane da [...] della scienza triste intenti a coltivare i [...] della stabilità, dei pareggi di bilan-cio, [...] zero, del mercato che [...] lungo periodo». Caffè è un difensore [...]. Non delle sue distorsioni o [...] coacervo di interessi [...] o non legittimi che vi [...] nascondono, [...] concezio-ne di uno stato che [...] arretra di fronte alle disfun-zioni del mercato. Del sistema di [...] per [...] colmare che i limitati eccessi [...] eliminare. Caffè è il riformista [...] di sostenere ra-zionalmente politiche che riducano la [...]. È per questa via che [...] può addirittura accrescere [...] economica. Convinto [...] «dello stato del benessere [...]. Non è serio utilizzare [...] degli anni [...] per rispondere a domande [...] giusto o sba-gliato tagliare le pensioni di [...] giusto o sbagliato rischiare la depressione econo-mica [...] Maastricht? È molto utile però ri-chiamare le [...] sono più di moda, è giu-sto [...] la lezione (non solo [...] economista come Caffè che non indulgeva al [...] dogmi tanto incrollabili quan-to indimostrati. Secondo Caffè, i contribuenti do-vrebbero [...] non contro la tassazione in sé, ma «contro il [...] uso distorto, la [...] incapacità di [...] altamente [...] della ricchezza». E ancora: «In una visione [...] rea-zionaria del progresso [...] di ridur-re la quantità dei [...] ma di [...] la quali-tà». La difesa del [...] State è uno degli [...]. Le condizioni di chi [...] lavoro, di assistenza, di prospettive di ele-varsi [...] per [...] astenersi [...] dovuto a chi si [...] loro problemi, anche se secondo linee di [...] diverse da quelle dei principi ispiratori del [...]. Ma questo avrà indubbiamente [...] che del resto non gli è inconsueto-». Dalla metà degli anni [...] fin quasi [...] il furore liberista. Sono gli anni dorati [...] Lady [...] e Reagan. Di arricchimento [...]. Di individualismo sfrenato contrabbandato [...]. Di attacchi violenti allo [...]. Di azione bal-danzosa di [...] potere [...] che vogliono liquidare i [...] Banca [...] di alta di-soccupazione, di [...] politica economica in gra-do di [...]. Sono gli an-ni del [...]. [...] pubblicistica di Caffè è conti-nua, [...]. [...] Il Giorno, [...] soprat-tutto il Manifesto. Sempre contro la vacuità [...] degli slogan alla moda, slogan venduti come [...]. Mentre è [...] Banca [...] chiosa le bozze delle sacrali «Consi-derazioni finali» del Governatore in carica, si chie-de «quante case [...] sarebbero potute costruire con [...]. SI SCAGLIA contro [...] del libero scambio» e [...] di un patto sociale che [...] identifica solo «con la moderazione degli incrementi salariali», avverte [...] la pur desi-derabile stabilità monetaria non accompagnata da [...] espansiva «produrrà inevitabilmente [...]. Nei confronti della sinistra, Caffè, [...] e [...] mantiene un atteggiamento nello [...] e severo». Del Pci non lo [...] condizione di ri-catto in cui veniva posto [...] in nome del «salvataggio della barca». Intravvedeva il ri-schio di «un [...] di rilevante importanza a una gestione [...] giorno per giorno, senza [...]. Sono gli anni in [...] il «laboratorio» di Caffè, la«scuola». Tra i [...] quello di Enzo Tarantelli, ammazzato [...]. [...] dalla diversa valutazione sulla questione [...] scala mobile. Ma [...] della Prima Repubbli-ca che incuba [...] crisi, non [...] posto per una tra-ma di [...] di quella natura. Il 29 gennaio 1982 [...] Manifesto [...] un articolo dal titolo «La [...]. /// [...] /// [...] è consapevole di «essere costantemente [...] destra [...] sinistra, [...] la critica gli appariva sia [...] sia ingene-rosa. Scriveva che il riformista [...] «ossia [...] di un sistema di [...] essere né [...] né il becchino; ma [...] sue possibilità un componente sollecito ad apportare [...] che siano con-vertibili [...] e non desiderabili in [...]. Egli preferisce il poco [...] realizzabile [...] il gradualismo delle trasformazioni [...] rinviata trasformazione radicale del siste-ma». A questa critica da [...] «lo scherno» di chi pensa che [...] spontaneo del [...]. È il campanello [...] di una lunga crisi personale. Secondo Giacomo Beccaccini, «la scomparsa [...] di Caffè riassume [...] di un punto di vista [...] fatti sociali e di una prospettiva di ricerca che [...] accompagnato i passati decen-ni». Con lui scompaiono dal [...] linee di riflessione e soprattutto pro-poste, «che [...] campo per tutto il dopoguerra». Porta a porta [...] elettorale con il candidato della [...] nella città del tennis [...] GIANNI [...]. Come [...] il posto è evocatore. Vive la [...] grande sta-gione [...] con il tor-neo di tennis. Al Village, il quartiere [...] collina, usano affittare le case a giocatori [...]. Questi ultimi sono i [...] sono più tranquilli [...]. Gli eroi [...] a volte invece riservano qualche [...]. Nella placida [...] qualche donna di servizio, [...] ave-vano noleggiato insieme alla casa, arrossisce ancora [...] una delle ultime puntate al torneo di [...] «Tornava a casa ogni [...] una ragazza diversa. Ogni sera meno [...] quella vol-ta se ne portò [...]. In un bar poco [...] ancora con perplessità tutta [...] la sbronza che si [...] André [...] alla vigilia della finale, [...] ignominia: «Aveva be-vuto tutta la sera, non [...] piedi». Ma il torneo vuol [...] la buona borghesia del posto es-sere [...] detentori, di un pac-chetto [...] storico club. Una cosa a metà [...] azio-nisti. Il che non impedisce che [...] posti. Comincia anche una settima-na [...] torneo: i membri della famiglia si danno [...] tè e pasticcini, frutta e tramezzini. Così appare [...] champagne, fragole con pan-na [...] direbbe Gianni Clerici, nel sole primaverile ogni [...] una fresca piogge-rellina più foriera di arcobaleni [...]. Naturalmente [...] vota conservatore. Si ricorda una sola ec-cezione: [...]. Arthur Palmer, deputato laburista dal [...] al [...]. La vedova vive ancora, [...] di buon grado [...] fieramente esi-bita dai laburisti [...]. [...] mito del passato è William Morris, [...] fu scrittore e artigiano decoratore e ammiratore [...] Karl Marx e di John [...] il vittoriano che si [...] miseria del [...]. [...] del secolo scorso (di [...] «Il sogno di John Ball»), fu piuttosto [...] tentativi di car-riera politica. Forse per questo nei [...] in guardia contro «la macchina governativa» e [...] grandi speranze. [...] che la sede del [...] a [...] si chiama «William Morris [...] e che è il [...] lon-tani del buon Morris. Il solido edifi-cio in [...] trilla, freme come non gli era ancora [...]. Accade infatti che il [...] le prime notizie sul [...] onde della [...] lo storico mes-saggio: [...] luogo simbolo di un [...] di mano, ringiovanisce, si trasmuta [...] laburista. A farne le spese sarebbe [...] deputato conservatore. Charles [...] viaggia verso la ses-santina [...] a [...] presi-dente della società nazionale [...] alla volpe. È anche tifoso [...] non è indifferente). A [...] si è visto poco [...] anni. [...] soffre ancora dei postumi di [...] da un albero. È venuto giù co-me [...] allestiva il suo vasto giardino per la [...] di suo figlio diciottenne. Era [...] qualche settimana fa quando John Major temette di dover dimettersi e annunciare ele-zioni anticipate: in Parlamento si decidevano [...] tagli al servizio sanitario [...] miseri voti. Mandarono [...] privata a prelevare Charles [...] che così poté [...]. I laburisti, [...] si diverti-rono ad immaginare uno [...] tra [...] e la macchina di un [...] deputato tory. A [...] avrebbe già votato e [...] sepolti di schede [...]. A Charles [...] si op-pone [...] capelli ancora folti e [...] li sono tagliati») e il passo un [...] chi ha fatto sport in gioventù. Roger Casale [...] dai sobborghi più poveri [...] ne sono anche a [...]. È anche lui figlio [...] Village tutto ville e giardini, glicini e camelie, [...] e Range Rover. Papà professore di matematica che [...] visto genera-zioni di [...] sotto il naso, mamma terapista [...]. Buona borghesia illumina-ta. [...] respirato socialismo, libri, quadri e [...]. E anche i ritratti [...] dei nonni di origine italiana. Come dia-volo [...] Roger, di impegnarsi in politica [...] si-nistra? «Dopo [...] studiato a Oxford vinsi una [...] di studio a Monaco di Baviera [...]. Entrai in contatto con [...] e vidi che i [...] da spedire ai minatori inglesi in sciopero. Mi dissi che se lo [...] loro a maggior ragione dovevo [...] io, e lì cominciò [...]. [...] elettorale reticenza il candidato, [...] infastidito i canti e le [...] delle [...]. Il nazionalismo non è [...] Roger. Si sente euro-peo. [...] vagheggia di un partito [...] che si faccia alla base e non [...]. /// [...] /// [...] vagheggia di un partito [...] che si faccia alla base e non [...]. (0) (0) ![]()
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