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La prima volta che [...] di colpo, dal profondo [...] della memoria, sono riaffiorati i volti della [...] ebrea fiorentina che viveva [...] del mio palazzo, il viso caro di Elio [...] medaglia [...] tortura-to fino al suicidio [...] di parlare. E poi gli occhi [...] di mio padre mentre caricava il mitra [...] gli altri a difendere il Ponte Vecchio. E ancora, quel correre [...] la testa curva per evitare le raffiche [...] Ss, di [...] e Tagliaferri, il vecchio [...]. Quelli [...] parte, erano come [...] duri, alteri, carogne, senza [...] pietà. Avevano degli or-dini da [...]. /// [...] /// Che cosa volevano questi [...] e donnaioli? Dovevano essere [...] subito. Come i martiri delle Ardeatine, [...] gappisti torturati in via Tasso. Que-sto, ancora, era il [...] di [...] quando, in un memoriale [...] aula, ha detto che la [...] era tutta colpa dei [...] Rasel-la. Lui, insomma, non [...]. Una equazione terrificante per [...] due passi dal buio delle Cave, leggeva [...] nomi e cognomi di coloro che, con [...] dietro la schiena, andavano a morire. In due mesi, ho [...] che quel vecchio uomo, aveva tenuto in [...] dei [...] di [...] per poi entrare nelle [...] fumo delle torce di pece, [...] della polvere da spa-ro [...] orrendo di tanto sangue. A quale testa aveva [...] mitraglietta [...] A quella di don Pap-pagallo, [...] Ugo Nicola Stame o del capitano Renato [...] ? Soldato, onore di [...] ordini. /// [...] /// Così, per due mesi, [...] guardato, in faccia, negli occhi. Studiavo le sue mani, mentre [...] nervoso sul tavo-lo. Una mattina ho visto [...] sotto il tavolo, si stava sfilando i [...]. Poco, appena un [...]. Per un vecchio come [...] liberi sono una grande cosa. Dunque, un segno di [...]. Uguale a quello di [...]. Poi ho guardato per ore [...] ore, la nuca di [...] bianca ,bianca e , in [...] i capelli radi. Ho cercato, ogni mattina, [...]. Leggevo negli occhi di [...]. Capi-re: volevo soltanto provare [...] un [...] dentro il cuore, in [...]. La condanna storica del [...] fascismo, non si discute, la realtà delle [...] dei campi di sterminio sono un immane [...]. Lo sappiamo tutti. Ma lì, davanti a [...] mesi, non [...] la storia, [...] un uomo, un vecchio [...] impettito, con lo sguardo duro, altero, insofferente. Quello sguardo, nei nove [...] Roma, aveva seminato terrore e panico. Mi tornava in mente Primo Levi [...] il suo [...] Se questo è un [...]. E quando ascoltavo il [...] legittima e [...] mi veniva alle labbra [...] Piero Calamandrei quando [...] aveva detto che gli [...] un monumento perché lui [...] di uccidere molta più gente. [...] computavo con la memoria, sbagliando [...] quel [...] Lo avrai camerata [...] il monumento che vuoi da [...] italiani/ ma con che pietra [...] toccherà a noi [...] coi sassi affumicati dei piccoli [...] incendiati/ col silenzio duro come [...] dei nostri compagni tortu-rati/. Dio, perché [...] non mi tornava in mente [...] in realtà? Dovevo, volevo, cercare di capire [...] e non [...] in divisa nera che picchiava [...] torturava. Si ha un bel [...] cronista deve ostentare di-stacco, dentro e fuori, [...] dalle dure ba-stonate della [...]. Così, in questi due [...] continuato a guardare negli occhi [...]. [...] Ora dirà: Ero giovane, il [...] è stata una cosa bestiale e la strage delle Ardeatine una mostruosità. Ma io ci credevo [...] tutto fosse giusto e legittimo. Dovevo solo ob-bedire. Per lui e per [...] intorno. Una banale e sciocca [...]. /// [...] /// Sono passati i giorni e [...] ore e niente. Ancora guardavo negli occhi [...] mentre Teresa Mattei, parlava [...] Enrico. Feb-bre a quaranta, torture [...]. Poi la morte per [...]. E Teresa, a quel punto, [...] calma, dolce, aveva messo le mani nella borsa e [...] fuori [...] messaggio del gappista. Poche righe secche e [...]. Tornavo a guardare gli [...]. /// [...] /// Sempre freddi, glaciali, terribile. /// [...] /// [...] Io, in prima persona, [...] responsabilità per la mia parte. Non mi coprirò la [...] scusa degli ordini. Ognuno di noi ha [...] personale coscienza e a quella, prima di [...]. /// [...] /// Occhi di ghiaccio come [...]. E ancora con Rosetta Stame, [...] del tenore. E poi con Giulia Spizzichino, [...] alle Ar-deatine. Occhi sempre immobili, acquosi, [...]. Quindi di nuovo pensieri [...] parole e racconti [...] del processo. Sei costretto a riflettere. /// [...] /// Ha massacrato, torturato, arrestato. /// [...] /// Ecco, lo hanno fatto [...]. Straziato e massacrato perché [...] perché croato. Il [...] della ra-gione genera [...]. [...] vero, potrei [...] con [...] e [...] ai lettori. Ma in aula non [...]. Non capisco, non capisco. In due mesi non [...] grado di leggere qualcosa in quegli occhi. Dunque, torno dai [...]. Alla fac-cia della freddezza [...]. Quando sento [...] che legge: [...] nome del [...] italiano. E [...] Puo esse-re scarcerato se non [...] per altra [...] mi scoppia il cuore, mi [...] umiliato, mi vergogno. Scusate [...] Montezemolo, Stame, Pignotti, Mattei. Scusa vecchio [...]. Ti vedo nella calca [...] braccia e tremi di dolo-re. [...] tutti Giulia Spizzichino. Hanno offeso i tuoi [...]. Morti solo per questo. Mi abbraccia e singhioz-za. Io piango con lei. Due mesi davvero maledetti [...] cronista. Non ci sono più [...] ma siamo colpiti da una bomba a [...] diver-si e identità particolari. E dobbiamo pur [...] qual è, quale può [...] essere la forza politica capace di assolvere [...] storica di rappresentare questa com-plessa realtà». Giuliano Amato è circondato [...] autori di mezza Europa sulle nuove fron-tiere [...] a cercare impulsi per una riflessione che [...] polemiche [...] diatriba nella diaspora socialista. Allora, il Mosè dei [...] di attra-versare il mar Rosso? Mai [...]. Per un credente, forse [...]. Ma mai metafora fu [...] la dissolu-zione del Psi e la diaspora [...]. Io non sono certo Mosè: Dio [...] ne guardi. Ma se proprio trova [...] le dirò che se oggi Mosè esistesse, [...] suo [...] più negli Stati Uniti che [...] Israele. Perché gli Stati Uniti? Perché [...] il paese in cui uomini e donne [...] culture diverse, tradizioni diverse hanno avuto il [...] un mondo nuovo, con una unica forte [...] si alimenta di nostalgie del passato ma [...] le incognite del futuro. E se il [...] abbandonasse a più effimeri idoli, dove andrebbe [...] Mosè? Da solo non andrebbe né in Israele [...] Stati Uniti, anche perché dubito che Domineddio aprirebbe [...]. Starebbe lì, sulla riva [...] Rosso, isolandosi dalla vita [...] per coltivare in compagnia [...] la speranza di [...] condividere, prima o poi, [...] che scaturisca dalla matura-zione [...] propositi. [...] di metafora, Amato, se [...] per un socialista immaginare di rientrare nei [...] bastare allargare la frontiera a un socialismo [...] tradizione è [...] datata? Idea passatista è [...] nostalgicamente il passato. Tragicamente sbagliata, se foriera di [...] confusione [...] del futuro. Quale interpretazione ritiene corretta? Siamo [...] che buona parte degli strumenti politici attraverso [...] si sono caratterizzate nel [...] superate: è superato lo statalismo; è superato [...] oggi si di-ce [...] è superata una concezione [...] istituzioni sociali nel bilan-cio e nelle burocrazie [...] Stato; [...] superate le stesse politiche [...] di derivazio-ne [...]. Ma i partiti della [...] usato in passato questi strumenti per rea-lizzare [...] Questa domanda va pur posta. Ce la dobbiamo porre [...] famiglie socialiste [...] tutti (saremo pure stati [...] parenti), prima di essere più contriti di [...] giusto di fronte agli stessi errori com-piuti. Risponda lei, intanto. [...] del ventesimo secolo attraverso [...] a quando hanno funzionato, si è consentito [...] il grandissi-mo trauma della trasformazione di società [...] di massa, di milioni di contadini in [...] dipendenti urbanizzati, riu-scendo alla fine ad estendere [...] la democrazia. Senza questa rappresentanza, che [...] ottenere il riconoscimento dei diritti di chi [...] e allo stesso tempo a far funzionare [...] la que-stione sociale avrebbe rischiato di essere [...] di un conflitto sociale che poteva farci [...] non come parentesi di un secolo alla [...] democrazia, ma co-me esperienza magari sussultoria e [...]. Questo per il passato. Ma quelle forme di [...] travolte dagli sconvolgi-menti sociali e produttivi di [...] Non confondiamo la missione con gli strumenti. Il ventunesimo secolo forse [...] avendo più ceti, gruppi esposti a rischi [...] soli non sono in grado di fornire [...] più divaricazioni sociali, identità centri-fughe e, conseguentemente, [...] demo-crazia? In forme nuove, certo. Ma anche autorevoli stu-diosi [...] tradizione sia ancora vitale. Buona parte degli stessi [...] il ciclo vitale del riformismo di derivazione [...] il nostro futuro indi-cano i rischi. Della rottura dei patti [...] pesano sempre di più sui giovani, e [...] sempre meno pro-spettive di trovare un lavoro. Di un lavoro che, [...] darà un salario per metà desti-nato a [...]. E sarà diverso dal tradizionale [...] dipendente perché mobile, autonomo, semi-autonomo. E dovrà essere con-diviso [...] di uomini e di donne che da [...] del nostro verranno a cercare uno spazio [...] di la-vori rifiutati ma che concorrono ad [...] dei livelli salariali. Ecco, vedo un equivo-co [...] di minare la consa-pevolezza della sinistra di [...] di-ce noi, se si è autocriti-ci, o [...] è critici, siamo, o siete, supera-ti, perché [...] i vecchi lavoratori dipendenti; dobbiamo, o dovete, [...] i vecchi lavoratori dipendenti, [...] o dovete imparare a [...]. Chi? Gli imprenditori fortu-nati, [...] co-munque se la cavano sempre da soli [...] livelli di reddito che comunque [...] garantiscono ampiamente i livelli [...] No, la questione esiste, ma a [...] livello. Se erro-re [...] non è di una sinistra [...] non è abbastan-za destra da non rappresentare i [...] so-ciali. Qual è, allora, la [...] Si tratta di rappresentare quei lavoratori che [...] come aspettativa il lavoro in banca o [...] alle nuove frontiere produt-tive, magari allargando il [...] collo-candosi in una fascia di reddito che [...] un minimo e un massimo che sfiore-rà, [...] ora da sotto, i bisogni essenziali di [...]. Sarebbe bello, ma non [...] un mondo in cui un numero sempre [...] molto ricco. Semmai, un numero sempre [...] non lasciare la povertà o di scendere [...]. Per di più, in [...] centrifugazione delle identità: perché quanto più si [...] ci si riconosce in identità generali e [...] nella regione, nel piccolo [...]. Saranno milioni, in queste [...]. E avranno bisogno, come [...] i loro nonni nel passaggio dal-la campagna [...] riconoscimento dei [...] diritti, di reti di [...] so-ciali compatibili con il funzionamento della macchina [...] da consentire una distribuzione più larga e [...] benessere, e, [...] di stabilità nei sistemi [...]. I forti non ne [...] i molti ne avranno bisogno sempre. Teme addirittura rischi autoritari? Io [...] di appartenere a quella [...] consentito alle democrazie di sopravvivere, di affermarsi [...] europeo. Ma anche chi la [...] come [...] finirà per accorgersi come, [...] sociali e alla parcelliz-zazione delle identità, la [...] europee è un bene prezioso sempre insi-diato [...]. Ma quale forza politica [...] di as-solvere alla missione del ventunesimo secolo? E [...] Qual è la natura dei problemi? Avventatamente, a [...] stabilire qualche percen-tuale, così per rendere [...] per un quinto di [...] tre quinti di livello europeo, per un [...] mondiale. Allora, solo forze politiche [...] di-mensioni e respiro sufficienti ad essere incisivi [...] livelli possono assolvere la missione. Di fronte a tutte [...] si prefigurano, io non vedo altro che [...] stru-menti [...] molto più liberali, anzi: liberal, [...] la famiglia socialista ha assolto nel XX [...] E [...] la famiglia europea esprime soluzioni anche diverse [...] di rappre-sentanza dei [...] bisogni e delle [...]. Alcune delle quali ancora [...]. Allora? È vero, se [...] ma si [...] dentro alcune di queste [...] ter-mini del problema non cambiano. Un partito so-cialista come quello [...] che sfugge al vec-chio statalismo cercando di [...] da un lato con [...] con [...] e, [...] ancora, con la fronda [...] credendo di [...] compensare la perdita nella parte [...] consistente della socie-tà tedesca con alcuni pizzichi di opinioni [...] rischia di [...] ancora alla mino-rità. Sbaglio o sul quel riferimento [...] un accento italiano? Non voglio [...] né quello né questo. Dico che [...] non collo-cato in una cultura [...] di complessivo svi-luppo finisce per essere visto dai più [...] un ostacolo. È un dramma che [...] am-bientaliste più avvertite conoscono. Se non si vuole [...] sviluppo, ma cerca-re uno sviluppo diversamente fondato, [...] questa spiegazione è meglio data da una [...] accoglie al suo interno le ra-gioni [...] ma non si identifica [...]. Altrimenti i valichi li [...] facilità. E per quel che [...] italiani? Non serve prima -è [...] che le muovono i [...] -riconquistare [...] perduta riaggregando le forze [...] Se [...] sfida è nel formare una larga identità [...] da comune denominatore delle identità parcellizzate, temo [...] dei pic-coli partiti, anche orgogliosi della propria [...] per aggiungere e confondere altre voci in [...] di Babele. Non stiamo parlando di [...] che vive di rendita, ma di un [...] si valo-rizza se oculatamente reinvestito. Ma queste so-no le [...] non ha responsabilità poli-tiche. Tocca a chi le ha, [...] le condivida, [...] le conseguenze. /// [...] /// Perchè una nuova forza [...] un partito democratico, sul mo-dello americano, visto [...] quella cul-tura la nuova terra promessa? È [...] che, negli Usa, è chiamato ad assolvere [...] Partito [...]. Ma in Euro-pa è [...] che evoca le radici in cui affondare [...]. Senza radi-camento, succede come [...] alberi di Na-tale, belli a Santo Stefano, [...] Capodanno sono già secchi. Giuliano Amato riflette ad [...] la funzione storica avuta dalla famiglia socialista [...] e spiega perchè [...] a quelle radici è [...] futuro. Non servono [...] partitini [...] diaspora ma un grande denominatore comune. PASQUALE CASCELLA Direttore responsabile: Giuseppe Caldarola Direttore editoriale: Antonio Zollo Vicedirettore: Giancarlo Bosetti Marco Demarco Redattore [...] centrale: Luciano Fontana Pietro Spataro [...] 2) [...] Società Editrice de [...] S. /// [...] /// Da parte mia mi [...] ave-re paura», cercando nel con-tempo di non [...] foca. La pelle della foca, [...] un grasso che la ri-copre e la [...] nel contempo dagli agenti esterni. È in corso una [...] massa che tende a trasformare in foche [...] da una parte [...] alle notizie raggelanti ci [...] protettivo che impedisce alle emozioni di [...] e ci permette di [...] lutti e continuare a nuotare in pace [...]. [...] però [...] ci fa rizzare a [...] notizia, ci fa correre in fila die-tro [...] a volte riesce a farci sussultare dentro [...] del-la paura (oppure ci fa saltare con [...] di Merola, ma questa [...]. Per evitare di trasfor-marmi [...] questo -sim-patico ma un [...] coglione -mammifero anfibio io [...] mantenere il senso delle proporzioni. Non accuso i giornalisti, [...] tenere presente «come funziona». E [...] (a mio modesto avviso) [...] a piani inclina-ti: avete presente quei vecchi [...] volante e i pedali con cui dovevi [...] per far andare la pallina do-ve volevi [...] Ebbene: [...] il piano si inclina a destra, per [...] a destra, in una rincorsa a portare [...] servizio più ricco di pathos e di [...]. A me, qualche volta, [...] privilegio di andare a vede-re coi mei [...]. Ero in Italia con [...] quando i giornali erano [...] sulle stra-gi fra indù e islamici, e [...] accorti di nulla. Eravamo in Egitto al [...] ai turisti, e non ci siamo accorti [...]. Eravamo in Florida, a [...] macchina a no-leggio, nel periodo in cui [...] alle macchine a noleggio. E non ci siamo [...]. I casi sono tre: [...] sfiga, oppure sia-mo totalmente scemi, oppure i [...] tutto. Spe-ro che le prime [...] almeno in parte sbagliate, di sicuro è [...] i massacri, gli attentati, le rapine [...]. E i giornali hanno fatto [...] a [...] notizia. Né si può pretendere [...] titoli a tutta pagina «Sabato niente morti [...] Palermo! È ovvio che i [...] «quello che non va». Ma è altrettanto doveroso [...] «andarci lo stes-so! Infatti sabato scorso, men-tre Ciro [...] scippava a Secondigliano la signora Ma-tilde di Parma, Gaetano [...] preparava una pizza al-la napoletana [...] nello stesso momento al Centro sociale del-la Fabbrica organizzavano [...] concerto dei [...] proprio [...] al litigio fra Peppino e [...] moglie a cau-sa di un arrosto bruciato. Sui giornali del giorno [...] soltanto del brutto gesto di [...] e non po-teva essere [...]. Eppure la pizza di Gaetano [...] il concerto dei [...] era in-teressante, il litigio [...] Peppino [...] comico. Non [...] paura, [...] solo da [...] presen-te il senso delle proporzioni [...] Ciro, Gaetano, i [...] Pep-pino e gli altri milioni [...] avveni-menti [...] a Napoli quel giorno. /// [...] /// Mia nonna legge tutti [...] pa-gina dei morti sulla Gazzetta della [...] cittadina. E scopre con grande [...] suo nome non [...]. /// [...] /// E scopre con grande [...] suo nome non [...]. (0) (0) ![]()
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