Non tradiva nessuno: non [...] comunisti, non gli amici antifascisti che gli [...]. Ma questi avrebbero avuto [...] e i superstiti hanno ora, di stupirsi [...] quel che Pavese scriveva nel suo taccuino. Perché è fuori dubbio, [...] francamente riconoscere, che gli anonimi antifascisti, vilipesi [...] un nome, erano quelli che Pavese conosceva [...] ascoltava, [...] primi e più stretti [...] compagni di lavoro, a Torino e a Roma. A ciarlare liberamente di [...] stato neppure allora Giulio Einaudi, ma altri [...] cerchia sicura, dove non allignava alcun fascista. Anche fuori di quella [...] in bilico le sorti della guerra e [...] Italia senza più riparo il prestigio del regime [...] suo capo, era diminuito il rischio e [...] di parlare liberamente. Non erano soltanto chiacchiere: Pavese [...] amici e compagni suoi erano allora impegnati [...] diverse fila della cospirazione. Si arrivò così al 25 [...] e in [...] del 1943, prima [...] settembre, la cospirazione uscì allo [...] in figura di opposizione. Non risultava che Pavese [...] parte [...] attività politica di quei [...] già ho detto, nessuno poteva stupirsi della [...]. Il taccuino rivela ora che [...] corrispondeva a incompatibilità e avversione. Pare di [...] tanto più silenzioso, isolato e [...] lui, quanto [...] intorno era diventato e diventava [...] loquace e baldanzoso. Quelli, gli antifascisti, puntavano sulla [...] lui no. E parecchi di quelli, [...] luglio, si illudevano che la guerra in Italia [...] presto; lui no. Il dissenso gli faceva [...] partita ancora era aperta e che a [...] essere vinta. E su questo punto [...]. Insomma [...] nel taccuino, un primo nodo [...] deve sciogliere, senza reticenze. Leone Ginzburg e Massimo Mila, [...] i due che subito vengono in mente [...] torinesi, restano, nella memoria e storia nostra, [...] di Pavese. Ma nel taccuino i [...] erano implicitamente aggrediti. Se in [...] del 1943 il silenzioso Pavese [...] bocca e detto quello che aveva scritto [...] sé, Ginzburg, appena tornato dal confino, lo [...] Mila, con una sola frase del nostro [...] spedito alla forca, per impiccarsi come Giuda («Giuda [...] per farsi impiccare. Bonariamente e per figura. Ma resta vero, a [...] di Pajetta, che se in seguito, nel [...] di liberazione in Piemonte, Pavese avesse manifestato [...] quelle del taccuino, avrebbe rischiato la pelle. Perché tale era, e [...] con applicazioni varie, la legge spietata, occhio [...] una guerra civile. E in Piemonte, come [...] la cosiddetta guerra di [...] e anzitutto, guerra civile. ///
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E in Piemonte, come [...] la cosiddetta guerra di [...] e anzitutto, guerra civile.