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Un corteo parte [...] poco dopo, ci sono [...] la polizia; autonomi e studenti tentano di [...] sezione del Msi: si spara, ci sono [...]. Il 17, [...] università romana occupata da autonomi [...] «indiani metropolitani», è in programma una manifestazione della federazione [...]. La tensione è enorme. Quando comincia a parlare [...] Luciano Lama, slogan e grida si fanno [...]. Volano sassi contro il [...] è installato il palco. Autonomi e servizio [...] sindacale si scontrano. Lama viene portato via. Mentre continuano le scaramucce, [...] rovesciato e distrutto. /// [...] /// Fabrizio [...] viene condannato a nove [...] per concorso morale [...] omicidio dello studente di [...]. Autonomi e movimento degli [...] quattro ore vanno [...] gli scontri con [...]. [...] a Bologna si fronteggiano di [...] studenti e polizia. Pier Francesco Lorusso, militante [...] Lotta [...] muore colpito da [...] da fuoco. Il centro della città diventa [...] di una guerriglia. Viene chiusa Radio Alice, [...] Autonomia. Il 14 Francesco Berardi, [...] uno dei leader di Autonomia, [...] mandato di cattura fugge a Parigi. Nel 1977 era sindaco [...] Bologna. Un sindaco molto ama-to. Che portò [...] e [...] conquiste sociali che costitui-rono il cosiddetto modello [...]. Di Renato [...] si disse che ave-va costruito [...] città modello. An-che [...] in quegli anni, arrivò al [...]. Bologna era una meta obbli-gata, [...] migliaia e migliaia di stu-denti. Eppure, proprio [...] stava arrivando qualcosa di im-prevedibile. Renato [...] pro-fessore di storia prestato [...] pubblica, si tro-vò a gestire il periodo [...]. La riforma Malfatti cominciò [...] mondo degli atenei fin [...] del 1976. E [...] il fastidio estre-mistico per [...] mentre gli apparati dello Stato torna-vano ad [...]. In feb-braio, [...] di Roma, occu-pata, arriva [...] Lucia-no Lama. /// [...] /// Dieci anni dopo, Rossana [...] scrive: «La-ma ha pronto [...] ammo-nimento: tornate a studiare, non di-sturbate le [...] Pci nella maggioranza e un sindacato mai [...] in piena crisi». La sostanza è che Luciano Lama [...] assaltato dagli autonomi di via dei Volsci. Comincia [...] il 1977 del mo-vimento. Nemmeno un mese dopo, [...] Bologna, [...] ucciso Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua. Gli spara un carabiniere, Massimo Tramontani, [...] dopo qualche giorno di carcere, verrà «riabilitato»: [...] armi. Il giorno do-po, a Roma, [...] simbolo della [...]. /// [...] /// Un clima difficile fino [...] mese del convegno contro la repressione, al Palasport [...] Bologna, in cui, anche questa volta si fronteggiano [...] i duri di autonomia, arrivati da Padova [...] Roma, dalla Germania e da Parigi. Non succede nulla, però. Professor [...] lei era sinda-co di Bologna [...] i primi tumulti [...] di quel che successe [...] Roma: [...] cacciata di La-ma [...]. Cosa fu a suo [...] la scintilla? E cosa ricorda di allora [...] vista del clima politico? Era un clima [...] degli studenti si mescolava-no ad un attacco [...] quadro di una campagna che veniva da [...] la politica di [...] nazionale. A molti dispiaceva che [...] Paese [...] di distensione, di collaborazione [...] temeva, avrebbero tratto vantaggio i comunisti. Lei disse che si [...] cit-tà, amministrata dai comunisti. Ma città e amministrazione, [...] identificate troppo col tes-suto economico più «conservato-re», [...] i 60 mila studenti come corpo estraneo? Ricorda [...] nei cortei del movi-mento? «Bologna città botte-gaia». Il problema degli studenti [...] non offriva luoghi di in-contro, di studio, [...]. Ma la cit-tà «bottegaia» era [...] una città operaia, con il tasso di occupazione femminile [...] alto [...] con una rete di servizi [...] apprezzato in tutta Europa. Bologna era in realtà [...] fianco di chi non voleva cambiare, prendendo [...]. Con una parte del movimento, [...] non sarebbe stato impossibile dialogare. [...] vero che anche lei [...] preferì ac-cettare il confronto. Cosa allora è sfuggito [...] Ora si può parlare di parti di movi-mento, [...] movimento era piuttosto indistinto. [...] creativa», come si chiamava, non [...] la for-za, il coraggio, non so, di prendere le [...] dai violenti. Da parte nostra [...] stata indubbiamente una difficol-tà a [...]. Ma in settembre (in [...] «contro la repressione», n. Ci siamo riusciti in [...]. Gli indiani metropolitani, i [...] dadaisti, gli zingari felici. Molti di quelli che [...] di allora, non direttamente coin-volti nelle degenerazioni [...] operaia, ricorda-no quel periodo come una possi-bilità [...] cambiare il mondo con [...] e i colori: il [...] appartenenza, il bi-sogno di non [...] confini, di non avere [...] avere una sto-ria alle spalle. Era una ispirazione comprensibile, anche [...] si poteva discutere in che cosa le [...] del movi-mento operaio potevano [...] un arricchimento. Ma questo fu reso [...] della violenza. Infatti ci furono gli [...] provocazioni. E nemmeno Comunione e Liberazione [...] da colpe. Arriviamo [...] di Francesco Lorusso. Alla rivolta, al muro [...] violenze. [...] dice che molti di quei [...] della rivolta furono poi scelti [...] mentre pochi invece scelsero la [...]. E che non esiste [...] Movimento del [...] e la lotta arma-ta. Lei cosa pensa? Penso [...] salvo alcu-ni particolari. Il Pci, secondo lei, [...] da colpe? Da colpe sì, non da [...]. La linea di difesa [...] era giusta, guai se non [...] se-guita. [...] stava nel non capire [...] difesa doveva esse-re argomentata e accompagnata da [...] di governo, per quanto possibile, per [...] e il mondo giovanile. Vi furono forze politiche [...] del nostro appoggio, e al tempo stesso [...] su di noi le questio-ni che sorgevano [...]. Ma perchè il [...] Perchè si volle fare [...] a Bologna, un convegno contro la repressio-ne? A Bologna, [...] si voleva dimo-strare che la vera natura [...] «repressiva». Del resto, noi accogliemmo [...]. Ve-nite a vedere, dicevamo. E quelli che sono venuti [...] trovato [...] che ostile, una città [...] che arroccata, una disposi-zione a [...]. Chi ha avuto ragione? Si [...] oggi, [...] dopo? Ormai la materia [...] la storia non distribuisce torti e ragioni. Si possono trarre lezioni [...] tenendo però conto che molte cose sono [...] colloca-zione internazionale della sinistra italiana. Sempre [...] a [...] di distan-za, dice che non [...] nulla da cele-brare perchè il [...] non è un ro-manzo. Pare che nessuno dei pro-tagonisti [...] parte di allora voglia ricordare. Perché? Non sta a [...]. Molti sono entrati nel Pci [...] poi nel Pds, ma si ha come [...] ci sia un alone di ri-mozione. Che, cioè, siano state [...] che nessuno abbia [...] a spiegare i percorsi [...]. Il [...] dunque, è an-cora una ferita [...] Le ferite politiche si curano se si va [...] rassegnarsi alle sconfit-te. Credo che i reduci di [...] anni, di una parte e [...] stiano an-dando [...] con la [...] demo-cratica. Non tutti, purtroppo. La sini-stra ha ancora [...] riguar-do. Ma ora incalzano le [...] insidiate dai rischi gra-vissimi della disoccupazione e [...] fiducia. Ad essi soprattutto deve [...] italiana. Non lo fa ancora [...]. Per la scuola vi [...] campo del lavoro le novità stentano a [...]. [...] un problema di prospetti-va, culturale, [...]. Mi chiedo: qua-le società vogliamo [...] il domani? [...] 1. Parla Renato [...] nel 1977 sin-daco del [...]. Commise però degli errori: [...] tempo la necessità di offrire una prospet-tiva [...] di muovere le risorse in quella direzione. E fu il prevalere [...] impedire il dialogo». /// [...] /// [...] Un trauma aperto tra [...] SEGUE DALLA PRIMA sente quella sciagurata mattina, non può [...] rabbiosa, de-terminata, quasi vendicativa, con cui fu [...] palco di La-ma e furono disperse a [...] calci le [...] centinaia di operai, sindacalisti, [...] progressisti, che gli si erano raccolte intorno. Scrissi allora un ar-ticolo, [...] del 20 febbraio e poi raccolto nel [...] con il titolo Le due socie-tà, in [...] riassumere a caldo e sinteticamente le conside-razioni [...]. Naturalmente -me ne rendevo [...] allora -non era [...] a produrre la situazione: [...] una sorta di rivelazione (dotata anche, co-me [...] del genere, di una forte carica simbolica) [...] di fenomeni, che erano venu-ti addensandosi negli [...] anni, vedi caso, che, a guardare soltanto [...] ca-rattere squisitamente politico, si sarebbero dette del [...] Pci e della delineazione egemonica della strategia [...] e della «so-lidarietà nazionale». [...] più appariscente -e forse, [...] anche più traumatico -di tale rivelazione fu [...] e della scomparsa del carattere salvifico e, [...] taumaturgi-co di alcuni feticci [...] collettivo della sinistra italiana [...] o, ancor più, la figura mitica [...] organiz-zato»: non più, agli [...] «compagni che sbaglia-no» o antagonisti comunque da [...] da combat-tere e da combattere il più [...]. Da quel momen-to non [...] più divi-nità da temere o da onorare, [...] casi, ma umani soggetti storici, alla ricerca [...] sempre a rischio [...] perduta. Questo era però soltanto [...]. A me sembrava invece [...] Lama rendesse semplice-mente evidente un processo stori-co, [...] già agito in pro-fondità nel tessuto della [...] tempo, e che io, con la sinteticità [...] propria delle formule, cercavo di definire con [...] «due so-cietà»: la società degli organizzati, dei [...] dotati di identità, dei produttori; e la [...] della disoccupazione operaia e proletaria, della disoccupazione [...]. A questa «seconda società» [...] proposta politica del movi-mento operaio in quel [...] estranea, anzi, addirittura repugnante. Facevo il caso della parola [...]. In generale non avevo [...] tale impostazione, ma ero disponibile ad ammettere [...] ampi della società italiana, essa poteva costituire [...] politica economica, su cui costruire un fu-turo [...]. Ma nei confronti della [...] poteva appa-rire soltanto come una grande beffa: [...] il presente è già rappresentato [...] da penuria, indigenza, incertezza, [...] sfuma la [...] carica poli-tica e il [...] trasfor-mazione, a cominciare proprio da problemi come [...] cosa [...] -degli occupati, degli organizzati, [...] consapevoli -e non è effettivamente praticabile, anzi, [...] di apparire come un rifiuto a soddisfare [...] assai diverse da quelle tra-dizionali, che vengono [...]. [...] non piacque a nessuno. [...] del Pci fu tacciato [...] (per esempio, da un uomo intelligente ma [...] Ge-rardo Chiaromonte); generalmen-te si preferì la più [...] dello «squadrismo ros-so», dominante negli interventi successivi [...] Lama. Ma anche i componenti del [...] si arrabbiarono moltissimo: pensavano che, [...] nella «seconda società», io volessi [...]. In realtà io non volevo [...] nessuno: se mai, pen-savo sinceramente di [...] dato un contributo a [...] uscire dal loro isolamento. In coscienza, però, non [...] che avessero del tutto torto: il tono [...] era nei loro confronti [...] pedagogico, e que-sta è [...] si dovrebbe sempre evitare quando si parla [...]. E però io resto persuaso [...] toccato con quel discorso, [...] fa, un nodo reale, che [...] ha smesso [...] tale nel periodo tra-scorso: e [...] è [...] motivo per cui valga la [...] di [...] ancora. Quello che io volevo [...] limiti imposti da [...] trau-matica e dal discorso [...] che si era ormai frantumato e ancor [...] (già allora, ripeto) il blocco sociale, su [...] operaio organizzato aveva fondato le sue fortune [...] Resistenza e il grande risultato elettorale del [...] e che erano com-parsi [...] mobili, più incerti, meno definiti, ai quali [...] e le vecchie parole [...] non andavano più bene. Ecco uno degli altri [...] crisi fra il 1976 e il 1996, [...] di cui ho più parlato nel mio [...] La [...] alla prova: per un periodo così lungo [...] italiano si rifiuta [...] e di digerire la [...] sempre più ap-pare ed è come il [...] situazione consolidata e in qual-che modo protetta [...]. In altri termini: la [...] «due società», di cui allo-ra parlavo, non [...] dal-la rottura [...] nel corso de-gli stessi [...] tra lavoro produttivo e il resto della [...] e funzione della grande fabbrica e [...] più complessivo dei ruoli [...] sociali, tra forme tra-dizionali [...] poli-tica e frantumazione molecolare [...]. Non [...] o [...] così tardi, fu molto più [...] che per-dersi nei meandri fin allora scono-sciuti del gioco [...] come accadde [...] Berlinguer. Voglio dire che il [...] fra garantiti e non garanti-ti non compare [...] prima volta [...] politica della si-nistra italiana. Ma, come spesso è [...] con un ritar-do pluridecennale. Il prezzo paga-to è [...]. Rinunciando a lungo a [...] quella lacerazione -e [...] in buona sostanza come [...] da combattere -si è data una mano [...] di una genera-zione, di cui oggi si [...] e nel sistema politico, più di un [...]. Arrivo a dire che, [...] qualche stimolo a fare del ribellismo giova-nile [...] lotta armata è venuto anche da tale [...]. Nel frattempo hanno perso pez-zi [...] si sono ulteriormente frantu-mate sia la prima che la [...] società: più che [...] si tratte-rebbe ora di [...] in una ine-dita formazione [...]. Il ragionamento sul lavoro [...] centrale, ma in una for-ma completamente diversa [...]. Formazione, scuola, uni-versità, cultura [...] un capitolo fondamentale (oggi assai più che [...]. Rievocare il [...] va bene, ma vorrei [...] traesse troppa gratifica-zione dalle cose giuste che [...] ora su allora. Bisogne-rebbe piuttosto parlare di [...] cose giuste su ora. Altri-menti il gioco delle [...] a nulla. /// [...] /// Altri-menti il gioco delle [...] a nulla. (0) (0) ![]()
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