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Sorrisino, e Lorenzo Bosetti [...] della giacca, punta [...]. Ottima qualità, buon prez-zo, [...]. /// [...] /// Bosetti adesso è sindaco [...] Valda-gno, [...] capo di una lista civica parente alla [...] fino a po-chi anni fa era amministratore [...]. Poteva non essere tra [...] mega fusione [...] del nuovo Gruppo Indu-striale Marzotto, [...] passa mi-liardi di fatturato, sede legale nel [...] Valdagno, [...] abitanti, sotto i contrafforti [...] Pasubio: [...] nuovo ombelico del [...]. Il sindaco si distende rilassato [...] poltrona: [...] provo? Orgoglio. /// [...] /// Da questa operazione avremo [...] stimoli. Io sono pie-montese, ma adesso [...] di appartenere ad una comunità [...] deve avere una vitalità enorme se rie-sce ad esprimere [...] così. Ma pensa quanto si [...] immagi-ne nel mondo? [...] dirà [...] di [...]. Neanche una piccola [...] Macchè. Gli ho lavorato a fianco [...] sa? Quindici ore al giorno, [...]. Improvvisamente confidente: [...] me, è come una [...]. /// [...] /// Per [...] bi-sogna percorrere, [...] venticin-que chilometri di statale intasatissima, [...] buona. Oppure arrivare da Schio, [...] montano. [...] problemi perfino la [...] turbo 3. Beh, ecco [...] da fusione: [...] per [...] fare un [...]. E magari [...] per i manager di passaggio, [...] nuove, [...]. Abbiamo cento mi-liardi da investire [...] infrastrutture, ed [...] ci darà una bella mossa! Ha voglia di galoppare, [...]. La svolta risale a dieci [...] fa, col col-po gobbo di Pietro Marzotto: [...] 168 miliardi [...] della [...] di Schio. Schio e Val-dagno è [...] Milan e Inter, Ro-ma e Lazio, [...] vallate eternamente concorrenti, coi Marzotto [...] al-tre volte avevano provato a scalzare i [...] dice lo [...] che alle due dinastie [...] volumone. A conquista avvenuta, [...]. [...] si sta facendo un gran [...] di Schio e Valdagno in [...] città da settantamila e passa abi-tanti, la sesta del Veneto. [...] la secon-da fusione in vista. Già si parla del [...] Sotto [...] Mucchione, la montagna che separa i due [...] scavato un tunnel di quasi cinque chilometri. Del [...] come [...] qua, si discuteva da decenni. Serviva a Val-dagno per avvicinarsi [...] Schio non ci sentiva. Miracolo, da quando Marzotto [...] progetti e lavori sono [...]. Lo scorso giugno è [...] sottoterra e sotto gli oc-chi in prima [...] Pietro Marzotto si sono abbracciati [...] anche lui ex dipendente Mar-zotto. Fra un pò [...] sarà agibile. Partenza dalla statua di Gaetano Mar-zotto [...] a Valdagno, arrivo alla statua del Tessitore [...] Schio [...] cinque minuti. Il Gaetano di bronzo [...] imponente, col gran naso di famiglia, in [...] gambe spavaldamente divaricate. La statua gliela dedicarono [...] a vanto nazionale la [...] e dàgli. Nel 1968, lo stes-so [...] Pietro Marzotto affian-cava in fabbrica papà Gaetano [...] fu abbattuta, ed ancora oggi in bar [...] continua a [...]. Erano i proverbialmente miti [...] Marzotto [...] al loro [...] Erano studenti calati da [...] Nella ricca Schio conquistata, [...] è di marmo. Il barone, bassetto, segaligno, prote-zionista [...] paternalista, aveva fatto in-cidere sul basamento una raffica di [...] edificanti e un pò pelose: [...] di [...] risparmio la [...] di lavoro, conquiste [...] dinnanzi al telaio come [...]. Sentite qualche eco del [...] Nordest? Però i Rossi sono spariti: famiglia troppo [...] fraziona do-mani. Ed i Marzotto trionfano. Loro che, so-pratutto a [...] di Pietro, Gaetano ju-nior, alle massime poco [...]. Circola, su Gaetano, [...] straripante. Come quella volta che [...] a Valdagno. [...] un motto inciso, [...] prende il mondo come [...]. Lui fece aggiungere: [...] a [...] come [...]. Per [...] lontano [...] comunismo man-dava i suoi operai [...] in Urss: [...]. Si considerava [...]. Aveva in testa, e la [...] costruire oltre [...] la [...] un migliaio di ap-partamenti per [...] e impiegati, il poliambu-latorio, il teatro, lo sta-dio, [...] le scuole, [...] e poi le colonie al [...] e in montagna. E la chiesa: naturalmente, San Gaetano. Ricavata da [...] pale-stra che aveva eretto [...] qua [...]. [...] ANCORA TUTTO, tranne il Premio Marzotto, e tutto funzionante. Ma con [...] vecchiotta, un pò tra-sandata. E non [...] nulla di nuovo. Il 1968, quella ribellione [...] abbattuta, hanno interrotto il progredire [...]. Da allo-ra, Marzotto da una [...] città [...]. Ma i Marzotto sono [...]. Sono sempre vicini alle [...] opi-nioni, ci facilitano incontri e contatti, con [...] che han-no. Valdagno è abituata a [...] Repubblica e del Se-nato, Romiti, Agnelli, teste [...] fiore [...] europea. Chissà adesso: [...] la notorietà! In fabbrica [...] più prudenza. Aspettano di leggere carte, [...] per bene, sai mai che dalle fusioni [...] i te-muti [...] e qualche taglio. I più preoccupati sono [...] circola qualche voce di [...]. [...] Giorgio Grigolato, uno dei [...] del consiglio di fabbrica, [...] già [...] espressa: [...] di vendere è sempre meglio [...]. [...] una parte della città dove [...] le residenze dei bianchi, villette [...] circondate di filo spinato e [...] cartelli con scritte minacciose tipo «vigilanza armata, si spara [...] vista! E ci sono le [...] quartie-ri dei neri, casette di un solo [...] baracche, strade sterrate che [...] bambini che corrono, qualche ca-ne spelacchiato. Poi [...] la zona [...] grattacieli pieni di uffici, centri [...] bancarelle di frutta. È la zona dove [...] neri non potevano en-trare senza permesso, senza [...] certificasse che anda-vano lì per lavoro. Come se un mi-lanese [...] a Piazza del Duomo, come se uno [...] Traste-vere [...] potesse andare a passeg-giare in Via del Corso. Come se un cubano [...] a pren-dere il sole a [...] (la zona tu-ristica). Infatti a Cuba un [...] andare a [...] a me-no che non [...] che equivalgono a circa metà di uno [...]. Perché parlo di Cuba [...] col Sudafrica? Non lo so. Mi è venuta in [...] che ho visto, una situa-zione creata dalla [...] ricchezze nel mondo. I bian-chi in Sudafrica [...] sono semplicemente ricchi, come i turisti a Cuba, [...] i ricchi e i ricchi non amano [...] ne hanno paura, si devo-no difendere. Nelson Mandela ha deciso [...] andare dove voglio-no quando gli pare e [...] adesso il centro della città è diven-tato [...]. I poveri si prendono [...] ci so-no rapine. Bisogna stare attenti. È una situazione estrema, [...] di razzismo istituzionalizzato, di delinquenza di Stato, [...] da parte di una mi-noranza potente verso [...] e debole non fini-scono in un giorno. Mandela è grandissimo ma [...] più grande, e chi non ha niente [...] incazzato, non ci si riesce a parlare. Tutti dicono «ci vorranno [...] cose stanno cambian-do», tutti amano Mandela, tutti [...] avere come presidente uno degli uomini del [...]. Gli rimproverano solo di [...] referendum sulla pena di morte, ma sotto [...] un uomo così grande non potrebbe mai [...] così meschi-na, la più grande delle sconfitte [...] di persone: la pena di morte. A [...] sono in tanti a [...] cose cambieranno. Un giorno ho visitato [...] la più grande «baraccopoli» [...] milioni di abitanti. Lì ci sono molti [...] che si sforzano di creare alternative alla [...] bambini che crescono tra quelle viuzze. Li fan-no studiare, li [...] fanno sentire la presenza di una comunità [...] di un possibile futuro [...] da uomini e non da [...] in una terra che [...] che gli fu derubata. E sulla quale hanno [...] di tutti. Sono i [...] minatori [...] Sudafrica, [...] che estraggono i diamanti di mag-gior valore [...] famosa per le miniere. Gli africani sono bella [...] senza troppe me-nate, ospitali, curiosi, divertenti, positivi. Gli europei hanno fatto [...] danni in giro per que-sto continente, hanno [...] partire dalle città che sono monumenti alla [...] lasciato segni nella cultura delle sue mille [...] da cancellare. In Sudafri-ca [...] qualcuno che ci prova, [...] sente, si vede, è uno dei pochi [...] cerca di coglie-re segnali dal futuro piuttosto [...] riferirsi al passato. Seppure il passato non [...] anzi. E infatti proprio a [...] è stato aperto un mu-seo [...] e alle lotte dei neri [...] questo siste-ma allucinante. In quel museo [...] anche una parte dedicata [...] la causa dei neri e una grossa [...] della musica che è stata fondamentale per [...] del silenzio, per denunciare in tutto il [...] stava succedendo. Quando liberarono Mandela, a Londra [...] un grande concerto al-lo stadio di [...] e io presi un [...] Milano per [...] a ve-dere. Ne conservo un ricordo [...]. Ero nel prato in [...] in festa. È stato vera-mente un [...]. Quello che più mi [...] paese, della politica del suo presi-dente, è [...] dove ci sa-rebbe da vendicarsi più che [...] posto, si stia cercando una via al [...]. Mandela ha capito che [...] è una concessione ma un atto [...] verso gli uo-mini che [...] bambi-ni, verso il futuro. Sono stato contento di [...] di un mese in Sudafrica a registrare [...] disco, con musicisti di laggiù con i [...] trovato spesso a parlare la stessa lingua, [...] un ritmo che ci univa più di [...]. Era strano per loro [...] amasse i loro ritmi, che volesse usare [...] voci di [...] per un pezzo [...] con degli stru-menti blues [...] in italiano, ma poi quando sentivano partire [...] diventava chiaro e la musica era solo [...]. Nel [...] sono stato due volte [...] Africa, [...] prima con uno zaino in giro per [...] partendo dal golfo di Guinea risa-lendo attraverso [...] Be-nin, del Togo, del Ghana, del Bur-kina [...] del Mali, fino ad [...] Senegal. È stato un viaggio [...] del ritmo, un viaggio [...] della musica che io amo, [...] che poi attraverso [...] con le culture europee [...] è diventata jazz, salsa, soul, [...] rock, disco, un viaggio nel [...] inteso come re-spiro spirituale, come via di comu-nicazione con [...] con la terra, con la natura. Poi ci sono tornato [...] il Sudafrica per registrare parte del mio [...]. Non so se tornerò [...] Africa per lavoro, ma so di sicuro che [...]. [...] chi lo chiama «mal [...] ma è semplicemente la voglia [...] sentirsi piccolino tra le braccia della mamma. /// [...] /// [...] chi lo chiama «mal [...] ma è semplicemente la voglia [...] sentirsi piccolino tra le braccia della mamma. (0) (0) ![]()
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