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Catacombe [...] e vecchia Aurelia. Me ne stavo sdraiato [...]. Guardavo un documentario sui Licaoni. Non avevo voglia di [...]. Sapete quelle serate così, [...] qualche infa-me ti abbia reciso i tendini [...] te ne stai, come un idiota, davanti [...] ruttare birra e a pensare che è [...] una doccia. Inve-ce suonò il citofono. Risposi «Chi scassa a [...] Era [...] di Lorenzo Romito, un fratello [...] non vedevo da una cifra. /// [...] /// Sul sedile di dietro [...] montagna, dei caschi e delle torce. Non esco mai. Per i mondiali di [...] inaugurarono un nuovo tratto della linea ferroviaria Roma Nord. Nelle intenzioni avreb-be dovuto [...] Olim-pico e la Farnesina con la Flaminia [...] rete. Un progetto grandio-so. Non lo hanno mai finito. La metrò è stata usata [...] volta. /// [...] /// Per portare gli Irlandesi [...]. Non li volevano fare [...]. Dicevano che scassavano tutto. Li hanno stipati come [...] e trasportati fino alla stazione Olimpica e [...] fino allo stadio. Finiti i mondiali però [...] sta-to chiuso in fretta e furia. Hanno mu-rato tutte le [...] finestre della stazione Olimpica sbarrate. I cessi riempiti di [...]. I tunnel sbarrati con [...]. /// [...] /// Ma [...] chi dice che [...] qualcosa di più. Lo hanno trovato ai [...] in una pozza di sangue e polpa [...]. La macchina gli aveva [...] poco che resta-va del cranio dei timbri [...]. Ora, ogni 26 luglio, [...] suicidio, a mezzanotte, si sente alla Balduina [...]. È lo spettro di Co-tone [...] e guida il treno dalla stazione di Corso Francia [...] a quella [...]. Dicono che se ci [...] del tunnel si può vedere il treno [...]. È una striscia luminosa [...] che cor-re sferragliando sulle rotaie, attraver-sa senza [...] infer-riate che chiudono la galleria polve-rizzandosi in [...] gocce lu-minose che vorticano in aria come [...] di lucciole. Pensa che strizza [...] davanti Cotone con il [...] urla di dolore». Era una comunità di [...] là dentro a dormire, quando hanno chiuso [...] hanno murati vivi. E loro si sono [...]. Hanno perso il pigmento [...] diventati ciechi e antropofagi. Un paio di operai [...] per aggiustare dei guasti elettrici so-no stati [...]. Hanno trovato solo le ossa [...] del tunnel. Altra storia: gli operai [...] si sono trovati di fronte a una [...]. [...] che è entrata nel [...] i martiri che ora girano come zombie [...]. Scommetto che stai per [...] che proprio lì stia-mo andando. Siamo scesi dalla macchina [...] alberato e poco frequentato. Faceva un freddo cane. E il cielo era [...] laghetto. La luna se ne [...] tonda e pallida come un cadavere. /// [...] /// Ci siamo messi gli [...] preso le torce. Abbiamo scavalcato un cancello [...] finiti sulle rotaie. Un palo della luce [...] mezzo trascinandosi un groviglio di fili. Abbiamo camminato tra rovi [...]. Niente lampade, la lu-na [...]. E finalmente siamo arri-vati [...] della galleria. Era sbarrata sul serio e [...] un grosso cartello. Incominciava a [...] la strizza, lenta come quei [...] che crescono piano e poi ti lasciano senza respiro. Qualcuno doveva esserci già [...]. Erano piegate [...]. Dentro la luce della [...] per qualche metro per poi la-sciare il [...] buio nero come [...]. Abbiamo acceso le tor-ce [...] così. Lorenzo davanti e io [...]. Il tunnel andava dritto [...]. Vedevamo ap-pena i nostri [...]. Dalla volta pen-devano dei [...] insi-diosi come boa velenosi. Quel posto non mi [...]. Ecco, mi dicevo, arriva [...] da Cotone, dentro ci stanno gli zombie [...] albanesi albini. Stavo per vomitare quando Lorenzo [...] mostrato una larga crepa nelle mura della [...]. Ne uscivano getti [...] come un [...] islandese. [...] aveva for-mato un ruscello [...] fon-do nascondendo le rotaie. Siamo avanzati ancora. I piedi [...]. Oramai tenevo Lorenzo per [...] ripensando ai Licaoni e a casa mia. Finalmente un cartello bianco. I neon spenti. /// [...] /// Tutto co-perto di polvere. Addirittura i distri-butori automatici [...]. Ci siamo avviati in [...] lungo cor-ridoio che portava [...] della stazione. I neon crepitavano renden-do [...]. Doveva esserci un guasto [...] in lontanan-za appare qualcosa. Qualcosa di enorme e [...] centro del corridoio. Anche Lorenzo mi sembra-va [...]. Siamo andati [...] esitando. Un enorme ragno. Con tutte otto le [...] due gigantesche mascelle [...]. Una maledetta scultura fatta [...] motociclette. Dietro ancora appicci-cato al [...] Cristo crocefisso fat-to di ammortizzatori, forcelle, serba-toi, caschi. Pendeva macabro dal muro [...] cattivo. Sì, do-vevano essere i [...] albini. Lì davanti sicuro ci [...] vittime. Ci siamo girati e [...] fugone che sem-bravamo due centometristi (5 Km! Fuo-ri era tutto normale, [...]. La luna era là, Roma [...]. Qualche giorno dopo ho [...] notte prima di chiudere la sta-zione avevano [...] esagerato e quei due mostri erano quello [...] festone. Appassionato di [...] il suo primo romanzo «Branchie», [...] nel 1994, fa riferimento a questa [...] passione. Uscito in un circuito [...] casa editrice [...] il libro è stato [...] dalla critica. Da Mondadori [...] scorso è uscito «Nel nome [...] figlio. Un padre e un [...] scritto a due mani con il padre, [...] Massimo Ammanniti. Ma è con i [...] «Fango» (Mondadori, 1996) che Ammanniti si è rivelato [...] talenti più interessanti della giovane narrativa italiana. In queste storie di [...] Ammanniti si serve di uno straniamento e [...] hanno fatto spendere ai critici paragoni con [...] Quentin Tarantino. Proprio a partire da [...] stato coniato il termine di letteratura [...] per indicare un «canone» [...] a dei modelli non solo letterari. NICCOLÒ AMMANITI [...] VIA AURELIA Pino Cacucci: [...] con [...] del viandante Il castello di Sem Benelli credo [...] diviso in parti disegua-li e [...] a chi e a quanti appar-tiene adesso, ma allora, [...] o ventitré anni fa, mi appariva peren-nemente vuoto, mai [...] essere umano alla finestra né una luce ac-cesa. A quei tempi la [...] e chi fosse stato Sem non ce [...] il cognome di una marca che alle [...] da-to fior di motori, compreso quel mostro [...] che per [...] ci voleva [...] quindi sarà stato un [...] Be-nelli, per forza. Ma torno indietro, perché [...] sotto casa, cioè quattro o cinque chilo-metri [...]. Dunque, dando le spalle [...] tre alternati-ve: a destra, Sestri Levante, bellissi-ma [...] arrivava in un botto e poi la [...] tutta dritta. Davanti, le montagne: roba [...]. A sinistra, invece, i sa-liscendi [...] curvoni e gomiti e [...] che portava a Genova. E per quanto la [...] era la sfida gior-naliera. Ci infilzavamo nel buio [...] Grazie, con sotto il miste-rioso tunnel che [...] dei cannoni su rotaia i tedeschi, e [...] pieni di im-mondizie e mai un reperto, [...] elmetto, un bossolo, un osso. Più tardi avrei scoperto [...] Sem di mestiere faceva il poeta e il [...] e doveva [...] bene, se poteva permettersi [...] uno scorcio da favola. A quel punto si [...] di Zoagli, con il bottegaio che in [...] cioè in senso inverso, stufo mar-cio di [...] una macchina, un camion, una moto o [...] nella sara-cinesca, aveva dipinto dei perfetti cerchi [...] fluore-scente, un bersaglio che stava lì a [...] «Venite [...] dritti, deficienti [...] ma fate centro, che [...] costano di più». Funzionava, per-ché di schianti [...] di meno, in seguito. Entrando a Ra-pallo si [...] dei vigili assatanati, e [...] da passeg-giata permetteva di [...] dei baùscia. Dopo Recco, [...] la sentiva-mo meno nostra, [...] co-minciasse un viaggio [...]. Fi-no a Santa Margherita [...] record personali di percorren-za, i carabinieri ci [...] uno e mandavano le multe a casa [...] ai genitori, ma più in là no, [...] Recco [...] si trattava di territorio sconosciuto. Cioè, non ricordavamo ogni [...] strati di asfalto successivi. E andare fino a Genova La Città, quella che ci appariva come la più [...] mondo (il nostro mondo, a portata di Vespa [...] Benelli, il bicilindrico due tempi, non il Sem [...] Cena delle beffe), rappresentava un evento da organizzare [...] anticipo. [...] ci of-friva un orizzonte [...] vuote [...] e [...] baie di pescatori come Ca-mogli, [...] sempre a uno spu-to dalle ruote e [...] che ogni tanto andavano a fuoco ma [...] in confronto [...]. Genova, invece, fin da Ner-vi [...] come un magma di casermoni condominiali e [...] ci sentivamo un [...] smarriti, in mezzo al [...] e tutti quei semafori, e [...] fetida di gas. I capelli che puz-zavano [...] era-no il ricordo di una giornata me-morabile. Genova: la frontiera con [...] mondo. Il rumore, la confusione, [...] giù per via XX Settembre, e la [...] De Ferra-ris, allora simbolo di rivolta ope-raia, con i [...] che [...] usata per farci fare [...] celerini. Era successo anni addietro, [...] re-stava [...] soprattutto a casa mia, [...] madre tessile, cassintegrati per destino comune tra [...]. [...] svoltavamo a si-nistra, in discesa, [...] verso la casbah. Perché in fondo Genova, [...] via Pré e din-torni, i vicoli pulsanti [...]. [...] la trovava-mo tra via Gramsci [...] via del Cam-po, muri scalcinati dove [...] an-cora scritto [...] -Off [...] Navy, perché i marinai del-le [...] ogni tanto volavano dalle finestre quando pensavano di fare [...] gradassi senza capire co-me funzionavano le cose, lì. La «città proibita» offriva [...] vista, compresi certi vecchi, enor-mi frigidaire arrugginiti [...] nelle viuzze per anni, tanto erano strette [...] frigoriferi); ma erano i nostri oc-chi a [...] miste-riosa, avventuriera: in realtà ci trovavi i [...] stru-menti musicali, dischi, vestiario militare, civile o [...] fritto e polipo bollito, e gente di [...] cui non pas-sava neppure per [...] del cervello che esistesse [...] eroina. Più tardi sarebbe arrivata [...] non certo dal sud del mondo, assotti-gliando [...] gruppo di squinternati esploratori. Ma que-sta è [...] storia, come diceva [...] di Irma la dolce. A Sampierdarena non ci [...] più gu-sto a prendere [...] forti, cioè le fortezze che [...] do-minavano il porto, ma [...] non ci attirava granché, per cui si [...] a smanettare nel traffico per imparare come [...] una vera città. Alla fine ci sarei [...] giorni, [...] anno del liceo, e [...] fatta in treno era da pendolari as-sonnati: [...] che ossessione pri-ma di [...] Chiavari [...] la fi-ne delle innumerevoli gallerie. Genova non aveva più [...] incursioni in moto, ormai si era trasformata [...] come un altro. [...] uccide gli sguardi delle prime [...] al pun-to che fatichi a [...] quelle sensazioni. Comunque, la vecchia Aurelia [...] lasciata stravolgere più di tanto dal cemento, [...] la pena abbandonare [...] per accarezzare le sue [...] quando si può andare piano per scelta, [...] a destra o a sinistra, di qua [...] di là gli ulivi. Un giorno mi fermerò [...] tubero di pietre brune, suonerò qualche campanello, [...] il fantasma di Sem Benelli rompe le [...] versi nottetempo. Che razza di castello [...] fantasma del suo padrone? Pino Cacucci (1955) [...] 1988 [...] rock», e nel 1990 [...] da cui Gabriele Salvatores [...] film omonimo. Anche il romanzo breve «San Isidro [...] è stato portato sugli [...] titolo «Viva San Isidro». [...] autore di «Tina» (biografia [...] Tina [...] «Jim», un racconto omaggio [...] Jim Morrison il cantante dei [...] scomparso nel 1970, «Forfora» [...] «La polvere del Messico» (racconti di viaggio) [...] «In [...] caso nessun [...] romanzo che ricostruisce le [...] Banda [...] nella Parigi inizio secolo. Traduttore dallo spagnolo, coautore [...] sceneggiature per il cinema, ha curato [...] italiana di alcuni diari [...] Che [...] dei viaggi giovanili, quelli dal Congo e [...] della Sierra Maestra a Cuba), e «Io, Marcos. Il nuovo Zapata racconta» (Feltrinelli). In settembre uscirà il [...] da Feltrinelli dal titolo «Camminando. Incontri di un viandante». /// [...] /// Incontri di un viandante». (0) (0) ![]()
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