Non presumevo davvero di [...] dire sulla [...] opera niente di nuovo o [...]. Tuttavia ho ripreso Ossi [...] Occasioni, [...] per [...] tanti di quei versi [...] anni crescono di senso e di intensità [...]. Avrei voluto, pensavo, a [...] più recenti, toccare della simbolica e semantica [...] fin dalle prime composizioni non aveva cessato [...] alla loro ispirazione. Mi pareva di scorgere [...] le realtà naturalistiche in Ossi di seppia [...] dei messaggi di Occasioni e [...] e dei lemuri benigni [...] recenti, fossero specificazioni della luce; come dai [...] mezzogiorno che disfacevano le forme e abbagliavano [...] vivere fossero venuti sempre più ricchi barbagli, [...] specchi, vampe. Le cose oscure tendevano [...] riflessi comparivano non solo « i volti [...] aguzzi » ma tutti i rapporti umani. Gli idoli primi o ultimi [...] erano in quelle segnalazioni ottiche. Nel brillio di gemme [...] monete e di mogani, di tronchi e [...] comunioni avvenivano per baleni, vibrazioni ormai converse [...]. Questo, pensavo, è il [...] giusto il nome di Proust, a [...] ragione dei termini rari [...] sempre più frequenti trasaliscono nei suoi versi: [...] pietre, o tessere di dura luce, aggregate [...] del ritmo, non valori fonici né evocativi [...] dare un senso non peggiorativo a quello [...]. Tutta una cultura europea che [...] ieri -e [...] finché almeno non andiamo oltre [...] in quella poesia: e stupivo di averla tanti anni [...] senza [...] di non [...] fatto di essa, come molti [...] coetanei e cadetti, la compagna e interprete degli anni [...] e di giungere invece ad [...] solo ora. Forse per la ragione che [...] accennò in una lettera [...] anno fa, e per la [...] non ho finito [...] grato. Mi parlava di un [...] versi: « In complesso -diceva -, credo [...] arte [...] ti ripugni soprattutto per [...]. [...] però entra anche in giuoco [...] di cui ti ho parlato ». Mi sono domandato spesso [...] se non dovevo castigare quel mio orgoglioso [...]. E la [...] lettera continuava: «Ti rassegneresti [...] (a sentirti dire): tu arrivi fin [...] e basta? Ti adatteresti [...] meno di quanto tu potenzialmente sei? Ti [...] in te una parte [...] inutilizzabile? E una parte che in un [...] la migliore di te? Tali sono i [...] le sofferenze che toccano agli artisti. Più volte ho avuto [...] leggendo i tuoi versi) [...] che tu sottovaluti il [...] della tua generazione e di quella che [...] senso che molti problemi che ti preoccupano [...] e parzialmente espressi anche da altri; da [...] non pensano o pensano meno di te [...]. Vorrei lei credesse quanto [...] valore di quei suoi interrogativi. ///
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Vorrei lei credesse quanto [...] valore di quei suoi interrogativi.