Dietro le lettere di Kafka [...] Milena c'è, inconfondibile, il volto di Milena; dietro [...] Rilke non c'è nessuno, c'è il volto, [...] di tutti e di nessuno -di [...] nessuno cui si riduce, [...] la falsa universalità dei « tutti ». Soltanto Lou [...] nota Alberto Destro, ha [...] irrompere in questa trincea, di [...] intravvedere un viso, di [...]. Le parole stanno fra Rilke [...] vita, come le casse di libri lungo [...] Senna, [...] -egli scrive a Hermann [...] -« [...] della vita ». Rilke è un mistico, [...] inteso da [...] per il quale il [...] Tutto -limitato e le cose sono soltanto [...] come sono: « Non come il mondo [...] mistico, ma che esso è ». Il lavoro -e la [...] in lavoro -è perfettamente autarchico, non vuole [...] interpretazioni: Rilke non vuole mai leggere gli [...] lui e non vuole nemmeno medici che [...] cunei fra lui e il suo stesso [...]. Quando avviene, come nella malattia, [...] precaria [...] crolla, ma crolla verso [...]. La distruzione [...] si configura per Rilke non [...] figure tradizionali [...] e della disgregazione centrifuga, ma [...] quelle dello scoppio [...] e verso [...] della violenta contrazione. La fine si annuncia [...] che risucchia tutto nel suo vortice. Le parole puntellano [...] tanto più efficaci quanto [...] loro perfezione segnica. E [...] che le dispone vuole [...] « strumento cieco e puro » di [...] trascende [...]. Certo Rilke sa che Wera, [...] morta in memoria della quale egli scrive [...] Sonetti [...] Orfeo, è « dentro e dietro » [...] dice in una lettera. Caparbiamente egli cerca di [...] di fronte alle parole » e di [...] loro dei segreti; afferma di essere « [...] curiosità di fronte alla vita » e [...] libertà e schiettezza verso ciò ch'è morto [...]. Tutto ciò, ancora una volta, [...] lavoro, è la trasformazione tecnica della vita in oggetto. Se la poesia di Rilke [...] col pensiero di [...] ciò accade perché essa [...] quel dominio della tecnica, quella trasformazione della [...] che [...] scorge nella svolta storica [...]. Ma il lavoro vuol [...] già compiuto, non è gioia di fare [...] di [...] già fatto, di avere [...] la vita, se l'opera riassume tutta la [...] spalle. La dedizione al lavoro [...] di morte, di [...] già esaurito la vita, [...] suicida compie talora il suo gesto per [...] il più presto possibile [...] sé, compiuta e non più temibile, la [...] spaventa. ///
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La dedizione al lavoro [...] di morte, di [...] già esaurito la vita, [...] suicida compie talora il suo gesto per [...] il più presto possibile [...] sé, compiuta e non più temibile, la [...] spaventa.