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La importante e preziosa raccolta [...] preceduta da una prefazione di Giancarlo Pajetta, che riportiamo [...] cortese [...] autore e [...] Veditore. Persino la noia, il [...] del dubbio e dello sconforto che noi [...] lettere, se potessero essere detti, non apparirebbero [...] vergognoso che deve essere soltanto nascosto. Parlare più distesamente di [...] vorrebbe dire parlare anche della forza che [...] superare quelle debolezze, vorrebbe dire soprattutto ricordare [...] ci perveniva dal sentirci parte di una [...] delle leggi precise, una [...] moralità, raccontare della severa [...] implacabile disciplina, fatta anche del sarcasmo dei [...] dileggio dei [...] Giancarlo [...] degli uomini forti per [...] la forza di portare il peso di [...] era nostro orgoglio considerare una scelta, non [...] dai giudici. Nelle lettere non si [...] il disprezzo per chi cedeva, [...] di chi per [...] firmato la « domanda [...] non sentiva più una parola che non [...] fare il proprio fagotto, mentre un pugno [...] una voce chiamava la guardia e pronunciava [...] «Questo non sta più con noi, [...] via! Non si parla della [...] Porto Longone. Ma quello che vi [...] ancora molto: sono lettere «vere» che rimangono [...] vera forza dove, anche se spesso solo [...] i principali motivi della nostra vita carceraria. Sono queste delle lettere [...] tutto pareva allora congiurare, per impedire che [...] scritta, che potesse uscire dalle mura del [...]. E anche se abbiamo [...] a [...] sentiamo che la loro [...] può parlare ancora, che le lettere del [...] ancora lette e capite dopo tanti anni, [...] cosa di quella vita, di quei pensieri, [...] che fecero delle nostre prigioni non soltanto [...] sacrifìcio e un tempo di rinuncia, ma [...] gli uomini potevano affermarvi la loro non [...] prigionieri, più forti e più sicuri di [...] avevano condannati. Sono passati tanti anni [...] nessuno di coloro che scrissero quelle lettere, [...] ricevettero, ha il ri-cordo diretto, immediato di [...] si è fatto un po' letterario per [...]. Forse è difficile anche [...] scritto allora su quei fogliettini a righe, [...] dissuggellato con ansia quelle buste da un [...] una volta esattamente il contenuto reale. Tutte le lettere dal [...] in cifra; nessuna parola, nessuna affermazione, anche [...] nessuna notizia, anche la più semplice, la [...] dire soltanto quello che oggi può leggervi [...]. E non parlo di [...] sconclusionate, che non dicevano niente e parevano [...] di grammatica, scritte per accumulare vocaboli difficilmente [...] lettere che avevano un senso soltanto se [...] vicina [...] una parola ogni dieci [...] crittografìa elementare, che la censura non arrivò [...]. No, tutte le lettere, [...] davvero, devono essere tradotte da una sorta [...] o almeno interpretate da chi sappia che [...] carcere, come viveva un detenuto. Non potevi [...] tutto. Fin dal primo giorno [...] primo censore. Quello che [...] di noia nel carcere, [...] di tristezza in un giorno o in [...] ci si scontrava con una vita che [...] mondo, o dopo tanti anni, quando sembrava [...] dimenticato resistenza del mondo, quello non si [...] doveva [...]. Non potevi concedere al [...] la tua debolezza o la tua amarezza, [...] debolezza o dolore sul tavolo di casa [...] sul dolore e la debolezza di una [...] donna, di ragazzi che dovevano vivere la [...] vita diversa da quella del carcere. Le nostre lettere, ognuno [...] sapeva, potevano essere chieste da un compagno, [...] altro antifascista; e tu non dovevi commuovere [...] non dovevi spaventare nessuno a proposito di [...] altri avrebbe dovuto avere il coraggio, persino [...] affrontare. Quei quattro foglietti, col [...] di traverso, li consegnavi nella busta aperta. In fondo ci avrebbero [...] tondo, quello della censura, una firma che [...] la lettera non era tua soltanto. La prima osservazione che [...] consegnai la mia prima lettera, fu che [...] che in prigione mi trovavo benissimo. Dite che si sta [...]. /// [...] /// I superlativi sono inutili [...]. Era una osservazione che [...] fondamento di buon gusto e che condannava [...] tentativo di retorica, ma era un primo [...] che scrivevi anche per il censore. E il censore, oltre [...] uomo con i suoi alti e bassi [...] di indulgenza, non era sempre lo stesso. Te ne accorgevi quando [...] la tua lettera era passata agli atti [...] che era stata sequestrata), [...] giudizi su qualche libro proprio in un [...] le [...] considerazioni di carattere familiare, [...] salutava un cugino mentre le autorità ritenevano [...] parenti che non fossero di primo grado, [...] certe divagazioni erano state considerate superflue e [...]. Forse le lettere sequestrate, [...] cercasse negli archivi o se i signori [...] le conside-rassero ancora come una specie di [...] di cui non è ammesso prendere visione, [...] interessanti. Più sincere, più drammatiche, [...] di più. O forse no: ogni [...] ricevuto il suo visto di censura avrebbe [...] sequestrata da un altro censore, o in [...] o a un altro detenuto. Due cose fanno difficile [...] regolamento e [...]. [...] c'è qualche volta la [...] per i detenuti che se ne valgono, [...] di difesa contro [...]. Il carcere è meno [...] comunemente si crede, e per questo alcune [...] hanno detto tante cose; sono lettere che [...] ancora essere decifrate oggi e raccontare una [...] quelle vicende. A chi andava la [...] che cosa doveva servire? Non è possibile [...] messi adesso in fila uno accanto [...] e crede-,, re che [...] distinguere solo dalla personalità di chi li [...]. Al fondo quasi di [...] dal carcere [...] proprio quello che i [...] il tentativo tenace, qualche volta ingenuo, di [...] cosa nel mondo, di agire ancora, di [...] insomma. Poche lettere erano scritte [...] molte per chiedere, per lamentare che non [...] più cose, quasi dimenticando che anche fuori [...] censore e non volevano aggiungere dolore e [...]. Quasi tutte volevano consigliare, [...]. Il carcerato voleva essere [...] sperava che il suo resistere, il suo [...] potesse servire anche agli altri. Persino quello che maturava [...] imparava dai libri e dai compagni pareva [...] qualche cosa se poteva [...] trasmesso a qualcuno. Ingenuità di operai e [...] dimestichezza con la grammatica e correggevano, senza [...] la grammatica di una moglie stanca che [...] parole per nascondere quello che aveva nel [...]. Ingenuità soprattutto di detenuti [...] era fatta solo di libri e chiedevano [...] a chi non aveva modo di vivere. Ma soprattutto coscienza, e [...] aveva posto, che la nostra forza, la [...] servire, che una lezione che non era [...] poteva uscire dalle sbarre e dalle mura. La libertà era fatta [...] fascismo, [...] si aveva così la [...] liberi, di combattere malgrado i muri e [...]. E non vi era soltanto [...] volontà di continuare a essere partecipi alia realtà che [...] sviluppava fuori dalle sbarre, ma anche una consapevolezzà nuova [...] necessità e [...] di una vita militante. Spesso la nostra corrispondenza [...] e [...] di non [...] spegnere gli affetti solo [...] ricordi, di essere vicini a coloro che [...] mentre per il passare degli anni, per [...] ci si sentiva mutare. Spesso si scriveva per [...] fratelli, ai figlioli che si erano lasciati [...] sapevano crescere in un ambiente diverso, coi [...] di rimanere ancora legati. Le lettere di Gramsci [...] certo le più belle, sono la testimonianza [...] filosofica, nè lo sprofondarsi nella storia, nè [...] il presente e quasi indovinare il futuro [...] padre carcerato da quei bambini che crescevano, [...] attorno, che imparavano. Ma non c'è stato [...] sapesse scrivere, non c'é stato compagno che [...] casa, che non fosse spinto dallo stesso [...] agitasse nella mente, anche confusi, pensieri simili, [...] vivi quegli affetti nel cuore. Se nelle lettere dal [...] prima di tutto la testimonianza che migliaia [...] solo affrontarono la condanna consapevoli, che sopportarono [...] che respinsero i ricatti e le lusinghe [...] di sottomissione che li avrebbe restituiti alla [...] privati [...] c'è soprattutto [...] e questo non è [...] la prova che in [...] con [...] non soltanto di tenere [...] la fierezza di non dover nascondere la [...] di conquistare la verità di [...] nuove, di vivere insieme [...] dei quali volevi essere il simile e [...] la fiducia che gli uomini possono essere, [...] con mille miserie e mille fragilità, diversi [...] li vogliono i padroni, i fascisti o [...] gli [...] codardia nella speranza di [...]. Pochi hanno avuto, e [...] soltanto, la possibilità di una penna e [...] nella propria cella: sempre però, quando al [...] suo turno e per il tempo che [...] le lettere sono state scritte. Gli inediti che pubblichiamo [...] per la letteratura contemporanea, il lettore sbaglierebbe [...] preziosi o notizie peregrine: non sono neppure [...]. Queste lettere sono la [...] hanno vissuto allora migliaia di italiani, dando [...] umile e segreta diversa da quella ufficiale. La storia che è [...] della Resistenza e della Liberazione, e la [...] di migliaia e di milioni di italiani [...] come lavoratori consapevoli e come uomini liberi [...] quegli anni lontani, hanno la loro origine [...] di cui queste lettere danno testimonianza. /// [...] /// La storia che è [...] della Resistenza e della Liberazione, e la [...] di migliaia e di milioni di italiani [...] come lavoratori consapevoli e come uomini liberi [...] quegli anni lontani, hanno la loro origine [...] di cui queste lettere danno testimonianza. (0) (0) ![]()
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