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Anche molti dei (issi [...] passare le feste a casa. /// [...] /// Non se [...] sentita di perdere due [...] e di gettare più di trentamila. Se non si era [...] vacanze per lavorare e guadagnare il più [...] diavolo! Pane e pasta mangiava, [...] e qualche salsiccia, la domenica. Ma almeno non crepava [...] il lavoro non mancava. Non era certo un [...] il suo, ma da bastaso: caricare e [...] fabbrica di termosifoni. Ringraziava Dio, che almeno [...] sicuro, continuo e al coperto, e non [...] che doveva lavorare allo scoperto, con i [...] mani ti cascavano a pezzi per il [...] pioveva, ti prendevi un bel bagno freddo. Certo le cose belle [...] a lui. Che la [...] vita era una continua penitenza, [...]. Da dodici mesi non [...] non vedeva la moglie. DÌ altre donne nemmeno [...]. Porca miseria, per non [...] che vita ingrata e da eremita. E non era vecchio. /// [...] /// Trent'anni come trenta pietre, [...] di angeli. E quel freddo e [...]. Un velo di nailon. [...] e non [...] era la stessa cosa. /// [...] /// Era meglio rincasare e [...] mangiarsi due patate bollite con una salsiccia, [...] di birra e passare la serata così. Erano feste, quelle del [...] che non se le sarebbe [...] dimenticate. Anche se glielo ordinava [...] Dio non se le sarebbe dimenticate. Però quanto spendono questi [...] i ragazzi sono vestiti bene. E non sono figli [...] di gente che. [...] signori e miserabili non ce [...] sono. /// [...] /// Dovete [...] di mio padre. Il barone da una parte [...] il pezzente [...] no. Operai e impiegati [...] e stanno bene. Non racconto chiacchiere. Son cose che ho [...] miei occhi. [...] di mia figlia. Beati questi ragazzi di [...]. Beati loro che possono [...]. Lui e i suoi [...] laggiù, proprio nel culo del mondo. Com'è bello quel giocattolo. Se lo avesse suo [...] Nicola. Nicola ha la testa [...]. Se potesse studiare, diventerebbe [...] o un avvocato. E se Mico avesse [...]. Guarda che razza di [...]. /// [...] /// La piccola nemmeno se [...]. Cinque figli in dodici [...]. /// [...] /// Che fesseria! Nemmeno doglie aveva. PENSAVA A TUTTO questo [...] le mani nelle tasche per le vie [...] pulite del paese. Un paese grande quanto [...] gli dava [...] di una grossa città, [...] per la folla, per le macchine, per [...] per Ì grandi palazzi. [...] anche il semaforo, [...]. E in certe ore [...] vigile doveva regolare il traffico, doveva. E tutte quelle signore [...] tacco alto e il cappotto col [...] correvano a casa con [...]. Nei negozi non si [...] erano zeppi. Tutti a comprare, tutti. Come se li avesse [...]. E i padri erano [...] per la mano e si piantavano davanti [...] giocattoli. [...] invidiava quei padri. Staranno tra loro al [...] berranno e saranno allegri. Io non ho voglia di [...] nemmeno in una birreria. Quello stronzo di Peppino [...]. Per la fidanzata; Vedrai, [...]. Vedrai dopo che ti [...] vengono i figli e ci vorranno robe [...] te ne devi andare lontano e non [...] che ti guarda. /// [...] /// Ma che ti godi, [...] diavolo?, che il gelo ti sconquassa le [...]. Un freddo che non [...] immaginare, sul bene dei miei figli. Il fiato diventa ghiaccio, [...] , dalla bocca, e casca a pezzi [...]. Le unghie ti cascano, [...] le orecchie ti diventano come il cuoio. Anche lui non era [...] aveva la pollastra, che era [...]. Al cinema? Se sapessi! /// [...] /// [...] si fermò a lungo davanti [...] un negozio di giocattoli. Ce [...] di tutti i colori. Perfino dei trenini che [...] soli. [...] guarda un po'. Se lo racconto al [...]. Se ci fossero i " [...] ragazzi [...] almeno a [...]. A [...] si strinse il cuore. Chi sa cosa stanno facendo [...] e se stanno bene. Chi sa come passeranno [...]. Senza di me nemmeno [...] di buono. Lei stringe il pugno, [...]. Arrostisce [...] . Disgraziata anche tu! Che stai facendo , [...] Certo sarai a gridare con i tuoi [...]. Almeno hai il piacere di [...] tu. Dalle sette della mattina [...]. Ora si sentiva mille [...] il corpo, sì. Certo le veniva qualche [...] cuore di legno si [...] Svizzera con le puttane, sì; e lei a [...] quei dannati dei figli che non tenevano [...] acceso in casa. Caterina si fece alla [...]. Nicola, il più grande [...]. Entrò anche Carmela colla [...]. Sporca, Dio mio, e [...]. Il fuoco non lo [...] O credevate che io ero a ballare? Un [...] se crepo io, rimanete come tanti cani, [...]. /// [...] /// Era triste la casa [...] fredda, buia. Aveva anche lo stomaco [...]. Prima, per via del [...] badava, ora gli faceva acqua, lo stomaco. Erano le tre passate. Almeno potesse giocare, quel. La madre cominciò ad [...]. Carmela corse , a prendere [...] pane dal cesto e la [...] alla sorellina. Poi, zitta zitta, uscì. Antonia gridava con i [...] piena di voci. Nicola avrebbe voluto uscire [...] gioco. Ma non osava. Provava [...] pena [...] di lasciare la madre [...] casa buia, dopo essere stata a lavare [...]. Sedette e stava [...] con i piedi sporchi [...] duri accanto alla fiamma allegra del fuoco. La sorellina con il [...] si muoveva per la casa. Arrivò Mico con quattro [...]. Era un appassionato di [...] Mico. Era sempre in giro [...] con la fionda e armava trappole di [...]. /// [...] /// Era intenta a spaccare [...] scure uria testa di pecora, per preparare [...] per quei dannati dei figli. Anche per loro era [...] dovevano [...] un brutto ricordo. Mico si prese un [...] lo salò e lo condì; staccò tre [...] rossi da una collana che pendeva tra [...] uscì. Nicola non si mosse, [...]. Non se la sentiva [...] mamma sola, quel giorno di festa. Un altro giorno sì. SÌ alzò e prese [...] lapis, e ritornò a sedersi, per scrivere. Il quaderno sulle ginocchia. Mi hai gettato un [...] spalle e tu sciali e sverni in [...]. Tutti sono venuti per [...] per te Ì treni [...] non camminavano. Mi dice compare Peppino, [...] compagno di ; stanza, che tu stai [...] la vostra stanza è sempre calda. [...] moriamo di freddo, o crepiamo [...] caldo. Non c'è via di [...]. Ora dico io che [...] venire per quindici giorni, come tutti gli [...] per vedere se siamo diventati: rossi o [...]. Ma a te non piace [...] e [...]. Nicola stava cóme imbambolato, [...] lapis sulle labbra. Un poco alla volta [...]. Ma [...] quello che ti ho [...] fare di testa tua come sempre. Nicola cominciò a scrivere, [...] le parole, -a : mano ; a [...] uscivano dal lapis. Ché soltanto in [...] ho dovuto spendere più [...] per calzoni e vesti e che ho [...] fondiaria e che mi [...] restano da pagare le [...] lire [...] per le centomila lire [...] quando lui dovette partire. Caro sposo, noi stiamo [...] che anche tu stai bene. Guardati dalle puttane, ché [...] non sei venuto perché hai la mantenuta, [...]. A te ti graffio; [...] hai da pensare ai tuoi figli; ma [...] darò. Tu mi conosci, e [...]. La madre [...] ti posso perdonare che non [...] venuto. Certo non senti affetto [...] e sicuramente hai la mantenuta. Il cuore me Io [...]. [...] anche, tu, figlio di [...] ha figliato la capra e che ha [...] che speriamo di vendere. Caro sposo, tu non [...] noi [...] gettiamo lardo ai cani. Filiamo sempre con lo [...]. /// [...] /// I figlioli sono bravi. Nicola a scuola si [...]. Questo è, con [...] di Dio, [...] anno, e poi sarà [...]. Antonia e Carmela che [...] scuola me le porto con me alle [...] e due fanno per una donna. Vedessi come già sanno [...] in testa. Quel turco di Mico [...] stesso: non pensa che agli uccelli. E certo se tu [...] certo ci sono delle ragioni, come mi [...]. Immagino anche io, caro [...] mi dici, quanto il tuo cuore è [...] solo in un mondo straniero. Ma fatti coraggio e [...] ti pensiamo con affètto. Ho comprato una grande [...] bollita e col brodo [...] e i ragazzi se ne sono insaccati. Abbiamo pensato sempre a [...] pregato Dio e i santi di darti [...] perché tu solo e le [...] braccia siete [...] sostegno della casa nostra. I figlioli ti aspettavano [...] tu non sei venuto e il loro [...] oscurato. Di me non ti [...]. Io sono [...] ruota del carro e [...] che lavoro e guai. Ma vorrei [...] tante altre cose, ché [...] tanto pieno che ti potrei scrivere, se [...] libro. Ma tu mi capisci, come [...] capisco te dalle [...] lettere. Sia fatta la volontà [...] Dio [...] del diavolo che vogliono così per noi: [...] fosse lavoro [...] tu staresti [...] in mezzo a noi [...] camicie lavate e dormiresti nelle [...] lenzuola e potresti [...] di vedere i tuoi [...] educheresti com'è giusto; ché io una donnuccia [...] me approfittano; ché si sa che il [...] non è quello del padre. Ora chi sa quando [...] ti vedranno. Mi risponderai: fra un [...] somaro mio che maggio arriva. Olive [...] ci sono, sì; e quel [...] di vino che abbiamo fatto è una polvere che [...] di Pasquale [...] le pietre. Se ci fossi tu, Io [...] ma tu non ci sei e quando [...] o lo cambiamo col grano, perché i [...] chiedono pane e non vino. Caro sposo, mi dici [...] e di mantenermi bene. Se non per il [...] e che spesso mi devo fare forza, [...] dieci volte. La testa, a momenti, [...] la ruota del mulino. Sono sola, con cinque diavoli [...] attorno, e la notte . Se sapessi, caro sposo, [...]. Gli si stringeva il [...] stare insieme a loro. Finisci e poi [...] la lettera. STARE AL FOCOLARE era [...]. Nicola si accostò alla finestra, [...] il quaderno su una sedia, [...] e riprese a scrivere. Scrisse sommariamente quanto la [...] dettato, poi continuò "per conto suo. Compare Peppino è venuto [...] ci ha raccontato tante cose di te [...] Svizzera. Ha detto che in Svizzera [...] sono ragazzi con i piedi nudi e [...] bambini vestono bene e che per ogni [...] regali. A me la mamma [...] comprato le scarpe e manco i calzoni [...]. Me li aveva promessi, [...] se non fosse vero. Dice che me lì [...] ma non ci credo. Caro padre, perché non [...] Vieni a prendermi e [...] con te; ché io [...] più [...]. Vieni a prendermi e [...] con te. Tutti quelli che vengono [...] tante cose belle degli [...] e che ci sono [...] che tutti hanno le scarpe. [...] vero? Dimmelo tu, a te [...] credo. Io voglio imparare a [...] come gli [...]. Vieni e [...] con te. Intanto vado a scuola, [...] leggere e a scrivere bene; ma non [...] scrivere e a leggere bene, perché mi [...] e la mamma non me li compra. [...] tu stesso di [...]. Vado sempre con la [...] esco dalla scuola, e penso a te [...] con te. Spesso vado al bar [...] ma non sempre, in quanto la mamma [...] permette; e io [...] dentro di me, ma [...] dico niente, per non farla arrabbiare, ma [...] spaccare di rabbia, perché non posso fare [...] vorrei. Ancora non abbiamo mangiato, [...] sì. Nella pignatta sta bollendo una [...] di pecora. A me piace tanto [...] ma non mi piace stare in questo [...]. Vieni a prendermi . Credo che è tanto, [...] mondo. Chiudo e ti dico [...] tutti bene e lo stesso mi auguro [...]. Io e Mico e Antonia [...] Carmela e anche Peppa che sta mangiando ti [...] chiediamo la santa benedizione. Ma vieni a prendermi [...] te, [...] concluse Nicola, che era [...] questa specie di cantilena che gli risuonava, [...]. Il padre, infatti, sempre [...] pianto nel leggere la bella lettera di Nicola; [...] che [...] letta e riletta tanto [...] a memoria e che a volte la [...] compagni. Diceva che gli pareva [...] voce di Nicola e che vedeva la [...] occhi di tutti gli altri. Certo anche stavolta il padre [...] sarebbe commosso e certo sarebbe andato a [...] e a [...] con sé, pensava Nicola. Questo pensiero gli dava [...]. /// [...] /// Questo pensiero gli dava [...]. (0) (0) ![]()
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