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Lo ha detto Luciano Violante [...] mattina [...] di Montecitorio, mentre tutti [...] levavano in piedi, la strage di Capaci [...] ricorre il quinto anniversario) nella quale persero [...] Giovani Falcone, la moglie Francesca [...] e gli uomini della [...] Rocco Di [...] Antonino [...] e Vito Schifani. Poi la reazione del Paese [...] istituzioni, [...] della mafia, il rafforzamento [...]. Ma -ha aggiunto Luciano Violante [...] dovere di non fermarci»: «Falcone è stato [...] che ha avuto una vita difficile, con [...]. Egli ha dato al Paese [...] di quanto il Paese abbia dato a [...]. Più tardi, in una [...] Violante ha mostrato di [...] di [...] deciso a sostenere, la [...] «Libera» di dedicare annualmente una giornata di [...] le vittime della mafia. La data? «Il 21 [...] comincia la primavera». La grande normalità del [...] Falcone Il primo pensiero è un peccato di nostalgia: Giovanni Falcone [...] tra voi, vivo tra i vi-vi, giudice [...]. Chissà cosa ne avrebbe [...] oggi che la giustizia è rissa. Chissà quante parole oblique [...] e quanti imbonitori, quanti dottor sottile, quanti [...] garantismo. Chissà quanti sospetti sui suoi [...] Masino [...] con [...] lungo da vecchio mandari-no, [...] memoria di [...] Con-torno, preistoria mafiosa. Penso alla misura severa [...] Falcone, alla sobrietà di certi suoi silenzi, [...] che gli accadde in vita (i piccoli [...] e di potere, la periodica conta dei [...] e al pudore con cui affrontò le [...] Palazzi: no, non sarebbe stato il suo tempo, [...]. Lo Stupore Il primo [...] di nostalgia. Il se-condo è lo [...] modo in cui la morte trasfigura ogni [...]. La normalità diventa martirio. La coerenza tracima [...]. Come se in fondo [...] noi siciliani ci fosse sempre [...] vocazione [...]. Falcone invece non era [...]. /// [...] /// Non lo fu nessuno [...] mafia che mi è accaduto [...]. Nelle cose che facevano, [...] si concedevano, perfino nel cammino del-la loro [...] un onesto bisogno di normalità. La normalità del mestiere [...] è semplicemente il dovere di dire. La normalità del mestiere [...] vive di regole e codici, [...] paziente e di dubbi, [...] di difficile perse-veranza. In Sicilia, talvolta, anche [...]. Conobbi Giovanni Falcone quando [...] già morto. Lo cercai per [...] complicità, non per [...] giustizia. Avrei voluto che raccogliesse [...] di quella nostra inchiesta per [...] a un manipolo di [...] peggio. Gli raccontai la mia [...] di certi suoi colleghi, la codardia di [...] che condividevano in quei [...] e i bu-giardi. Falcone mi ascoltò fino in [...] senza una domanda. Avrebbe potuto fingere di [...] mi disse che sapeva. I giudici, i cronisti, [...] bugiardi: il volto osceno dello Stato, la [...] e del di-ritto, sapeva tutto. Ma non per questo [...] complice. Avrebbe continuato a [...] nel rispetto delle regole [...] li avremmo sconfitti, senza forzare i codici, [...] competenze: la normali-tà del suo mestiere di [...] dei corrotti. Se potesse [...] oggi, quei ma-gistrati corrotti: sconfitti, [...]. I loro nomi non [...] le loro gesta si ram-mentano con imbarazzo. La giustizia ha ritro-vato [...] perfino nella mia città. Il tempo Il primo [...] nostalgia, il secondo ha [...] dello stupore, il terzo [...] tempo. Cinque anni, una misura breve. Eppu-re lo senti, questo [...]. Nella fatica del ri-cordare, nel [...] di dover spiegare. Cinque anni ammorbidiscono i [...] gli impegni. Quei poveri cantautori [...] per esempio: così ridenti [...] gior-no della vittoria elettorale, così affannati oggi [...] e a macinare tournée. Hanno fatto sapere che [...] Palermo [...] potranno pro-prio esserci. Per motivi tecnici, [...]. Il tempo è un [...]. Lava le ferite, ma [...] affatto. La morte di Falcone, [...] ferite, è la più umiliante, per le [...] cui quel lutto ci fu an-nunciato. Ma erano tempi imperfetti, [...] si rispondeva rinfacciando le carriere. Giovanni Falcone professionista [...] possibile che abbiate perso [...] di questo insulto? E i pruriti [...] con cui il Csm, [...] negò a Falcone [...] che gli apparteneva? E [...] cui vetusti giornalisti (oggi campioni, si dice, [...] scagliaro-no contro processi e pentiti appena fu [...] politici? Nulla, nulla va dimen-ticato. Non solo Capaci, non [...]. Anche le parole untuose [...] i titoli ammiccanti, anche il fastidio con [...] mondo dei sapienti [...] del dottor Falcone. Che [...] spinta troppo oltre. I nostri errori Il [...] la nostalgia, il secondo lo stupore, poi [...] col suo fiato pesan-te. Il quarto pensiero sono [...]. Fu-rono rabbia e adrenalina, [...] che rendeva possibili tutte [...] i morti, pretendere giustizia, spodestare i vecchi [...] la sto-ria con le loro teste. Furono i giorni in [...] trafficanti di voti si rivelò una Ba-stiglia [...] a crollare alle prime spallate. La ghigliottina fu alzata [...] la piazza si fece subito insolente con [...] a consultare i codici: che aspetta il [...] decapitare il re? Co-sa è andato a [...] Roma? Quali carriere va inseguendo? Fu così che Giovanni Falcone [...] ne andò incontro alla morte da solo. [...] oggi serve a poco. Ma restituisce [...] di verità alla storia. Il padre [...] pensiero è un ricordo. Il padre del giudice Falcone. Che una volta [...] vantato di non [...] mai preso una tazzina di [...] in un bar. Quando me lo raccontarono pensai [...] anche in quel genitore, in [...] un [...] polverosa, [...] chiusa, da sussidiario, di quella [...] Giovan-ni Falcone. Pensai a suo padre, [...] laboratorio, palermitano civile, e al figlio che [...] che impara il dovere [...] che [...] leggendo Mazzini. Pensai: questi due uomini [...] filo che li unisce, come una continuità [...] di molti mestieri, di molte esistenze. Ecco: anche questa fu [...] giu-dice Falcone. Ciò che oggi va ricordato, [...] che oggi [...] imparato. /// [...] /// Ciò che oggi va ricordato, [...] che oggi [...] imparato. (0) (0) ![]()
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