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[...] / SABATO 10 AGOSTO [...] Non puoi andare più [...] mi risponde. Lui davanti, alto, secco, [...] nel controluce del tramonto. Il sole segna le [...] età che non conosco come lui non [...] per quel pudore di anziani che sa [...] vecchiaia senza il bisogno di [...] di [...]. Cammina un po' tecchio, [...] lunghe e rigide, i passi stesi sempre [...]. Di quando in quando prende [...] dal naso [...] il misero torace e [...] le braccia e batte [...] come un airone con la [...] di un cielo precluso da insopprimibili stanchezze. E un suo vezzo [...]. /// [...] /// Io, dietro, assai più [...] arranco [...] e mi domando il [...] nostro passeggiare insolito, silenzioso e teso, cosi [...] e umore dalle comuni e quotidiane camminate. Pure, [...] di questa sera agostana [...] una brezza trepida appena smuove le foglie [...]. Si va per un [...] passi quotidiani dì anni e stagioni comuni. /// [...] /// Lui davanti, io dietro. II Il nostro fu un [...] di reciproche solitudini. Da tempo vivevo solo. Ho conosciuto [...] di una casa affettuosa, calda [...] e fresca [...]. La sicurezza del cibo. [...] dal bisogno. Una villetta con giardino [...] buono della città. Di tutto questo, che [...] infanzia e gioventù e maturità, ho un [...] ancora sorride alla mia memoria. Gli anni successivi quelli che [...] la porta delia progressiva senilità, conducono alla stagione della [...] sono segnati [...] lenta e inarrestabile delle [...] radicate sicurezze. Pure, mi è troppo [...] del passato per soffermar-mi più che tanto [...] del presente: e non è nella mia [...]. E cosi persi la [...] giardino, [...] e affetti e mi [...] beni e ricco di bisogni. Il nuovo stato, la [...] mi allontanò sempre più dai luoghi cari [...] spingendomi [...] ai margini del mio [...] zona poi del quartiere poi della città. E arrivai [...] infine, un po' più [...] più stanco, un po' più rassegnato. Forse non mi sarei fermato, [...] non avevo ragione alcuna per fermarmi se non la [...] dovuta a un dovuto riposo: che fu dolce, ricordo, [...] estati [...] di un [...] nei pressi di una [...] allegra, tra bimbi festanti, cani [...] vecchi sorridenti e ciaco-lanti su panchine verdi. Era un pomeriggio di [...]. Poi, piano piano, bambini [...]. /// [...] /// Poi scese la sera [...]. Come questa sera. /// [...] /// E tra [...] sempre più lunghe eppure [...] smosse dalla brezza, vidi [...] avanzare decisa, traversare la [...] vialetto. [...] lunga, secca. Raggiunse la panchina e [...]. Si era seduto. Dritto sulla schiena. /// [...] /// Le mani poggiate sulle [...]. I capelli bianchi, radi [...] smossi [...]. /// [...] /// [...] e vola, becca e vola, [...] e vola. Poi calarono i piccioni: [...] becca becca. /// [...] /// Prese aria dal naso. /// [...] /// Lentamente sollevò le braccia lunghe [...] e [...] fu una nera croce. Poi ondeggiando le sole [...] che cerca [...] buona per levarsi, prese [...] poi sempre più deciso e cadenzato con [...] lunghi e con un urlo felice corse [...] in mezzo ai piccioni che fuggirono, neanche [...] brevi, posandosi appena più in là. E lui tutti [...]. Di quando in quando staccava [...] passo per [...] il volo della [...] voglia. Rideva largo e felice. Ma, ben presto, i [...] e, uno dopo [...] come comari seccate, raggiunsero [...] condominio popolare [...] parte della strada. Lui ristette un attimo [...] aperte. /// [...] /// Sedette: dritto di schiena, [...] ginocchia. Era felice nel sorriso [...] e [...] degli occhi stretti e [...]. Mi parve un buon [...]. /// [...] /// Sortii [...] del salice. /// [...] /// Sedetti al suo fianco. IV Da quella sera [...]. Lui viveva solo e mai, [...] questi quattro anni, mi ha raccontato la storia della [...] solitudine. Né io gli ho [...]. In verità credo proprio [...] non abbiano alcun bisogno di [...]. Si accettano per quello [...]. Cosi almeno è successo [...]. Ho vissuto con lui [...]. Nel suo appartamento [...] scala [...] secondo piano [...] : uno dei centodieci del [...] condominio popolare. Una buona casa: abbastanza calda [...] abbastanza fresca [...]. Una casa ricca del [...] del superfluo. Una casa pulita e [...]. La [...] casa, prima. La nostra casa da [...]. Poi mi fissò negli [...] suo sguardo azzurro. /// [...] /// Ora, meglio, allora, non [...] io avessi bisogno di un buon pasto [...]. Da tempo ormai arrabattavo [...]. Rimediavo insomma tozzi e [...] pasto, un vero pasto, era ormai [...] e il profumo [...] quale profumo! Ivan della [...] è nato a Lucca nel [...]. Dal [...] vive a Milano. Dopo [...] svolto i più disparati mestieri [...] elettromeccanico al correttore di bozze) [...] iniziato a collaborare al [...] del [...] e a «Stasera». Noto come cantautore [...] sue sono [...] me gatt», «Cara moglie»,« La [...] del [...] è stato tra i fondatori [...] Nuovo Canzoniere Italiano. Sceneggiatore e collaboratore della Mondadori [...] di traduzioni, attualmente scrive per [...] e [...]. Sempre da Mondadori na [...] di spionaggio e fantascienza. [...] IVAN DELLA [...] in gola: dolce e struggente [...] un tempo. Ma le braccia gli sono [...] sui fianchi magri. Ha scosso la testa [...] il cammino: i passi sempre più lunghi, [...]. [...] quindi oltre [...] familiare. [...] lo sterrato adibito al lavaggio [...] cisterne. [...] oltre il campo [...]. Quindi, la stradina delle miserie [...] lui la chiama: un viottolo dove tra erbe felci [...] rovi [...] siringhe e fiale e scatolette [...] di [...] e di [...] le mille e una bagattelle [...] un quotidiano massacro. Quindi, più oltre, dopo un [...] e una macchia di piante nane, in una radura [...] è alta [...] meno di lui e più [...] me [...] il prato dell'amore come lui [...] chiama con i suoi tàlami di felci schiacciate e [...] e i [...] e [...] della previdente prudenza. VI Siamo ormai in [...]. /// [...] /// [...] ancora rinfresca. Lui sempre più [...]. Io sempre più dietro. Non mi risponde e [...]. [...] visto teso, oggi. Già stamane al risveglio. Era successo altre volte, [...] pure la nostra vita quotidiana aveva rispettato [...] e, sempre, un po' alla volta la [...] come sciolta nei riti comuni. Non avevo ragioni, quindi, [...] non mi sono preoccupato. Non subito per Io [...]. Solo, nel pomeriggio, quando [...] la [...] tensione non scemava e [...] e trovava ombre più fonde tra le [...] infossava vieppiù le guance e le occhiaie [...] suoi capelli bianchi per solito sottili e [...] di [...] ribelle, e alla [...] pelle un pallore tirato [...] e zigomi e nascondeva le vene delle [...] allora cominciai a preoccuparmi. Avvertivo in lui una tensione [...] diversa, quasi sgradevole. Ma quando si preparò, con [...] cura solita per la solita passeggiata serale, mi rinfrancai [...] più che tanto, non diedi peso al fatto che [...] dicesse: [...] Io vado [...] invece [...] e canonico: [...] Andiamo. Ebbi, certo, ora lo posso [...] la sensazione fugace che lui, per la prima [...] la mia [...] quale diedi il, una [...]. Io non ce la [...]. Non riesco a [...] dietro. Non potresti fermarti? Un [...]. Un momento, per favore! Forse, ormai, è troppo lontano [...] lo scorgo nel buio. Mi prende una disperazione sottile [...] è somma di [...] intanto, era ! Pedinavano sicuri, rizzando di [...] i capinì per poi schizzare con voli [...] ramo più alto del pioppo più alto [...] improvvisare al cielo il canto grande del [...]. Ed era un chiamarsi [...] di progressiva [...] come solisti in gara [...] concerta fo da una natura buona: il [...] tra le fronde, il coro fitto di [...] il garrire di rondoni [...] il basso tuba, [...] pena avvertito dei suoni [...]. Poi calarono 1 [...] a cui non so [...] nemmeno riesco bene a formulare. Mi manca il fiato. Mi fermo un attimo [...] mi guardo intorno. Lontano, tra i quarzi [...] campo di calcio, vedo sfrecciare per voli [...] ombre di pipistrelli. Mi giungono appena le [...]. /// [...] /// Lo «sento» davanti a [...]. /// [...] /// Sempre più lontano. E «sento» il suo [...]. Intorno a me è [...] concerto della not-e. Frinire di grilli e [...]. /// [...] /// Vicino, il gracidare fondo [...]. Lontano, il rombo soffuso [...]. Non so che fare. Tornare a casa? Ma [...] chiavi. Tutte le chiavi: del [...] della porta di casa. /// [...] /// Con un po' [...]. Con un po' di [...]. Con un po' di [...]. Poi, la stanchezza fa [...] miei e la vince su tutto. /// [...] /// Mi sveglia il primo [...]. Per un attimo breve [...] smarrito. Dov'è la mia casa, [...]. /// [...] /// Ma dura poco. [...] è certo più forte. E il mio amore [...]. Il mio amore travalica [...] anche [...]. Il mio amore mi [...] di rimettermi in piedi. /// [...] /// Su una gamba sola come [...] airone. Il mio vecchio strambo! /// [...] /// Cerco le tracce del [...]. /// [...] /// Non so quant'è che [...]. Non poco comunque: il [...] alto nel cielo. Vado [...] piano. Per piccoli passi. Devo fare i conti [...] e con il caldo. Ho fame e ho [...]. /// [...] /// Calore, rumori, odori, tutto [...] che ormai è pomeriggio inoltrato. Non so dove sono. La campagna è piana [...] a me, rotta, a momenti, da filari [...] alti e fronzuti. La loro ombra è [...] delle brevi pause che devo alle [...] vecchie gambe, ai miei [...]. La stanchezza grande traduce [...] sete. Penso anche che forse, [...] a casa per [...] strada. Ma questo pensiero più [...] angoscia perché vorrebbe dire soltanto che, in [...] avrebbe inteso farmi capire di non [...] più con sé, di [...] me, di non apprezzare più la mia [...] convivenza. Io so che non [...]. Io sento che non [...]. E sento e so [...] conoscenza è vera e profonda, che il [...] sincero e compiuto. Altre sono, devono essere [...]. /// [...] /// Più che [...] lo sento. Vorrei accelerare il passo [...] gliela faccio più. Anzi, ora che so [...] mi accorgo che le forze mi stanno [...]. Solo la gioia e [...] spinta per arrancare. E arranco in effetti. C'è un pioppo sperso [...] piana e lui, perché è proprio lui, [...] ombra: dritto di schiena [...] come sempre con le mani poggiate sulle [...]. La mia gioia è [...] sfinimento. /// [...] /// Lui e lì fermo, [...]. Gli occhi azzurri fissano [...] La [...] proposta mi tolse fiato e parola. Ricordo che deglutii più [...] labbra. Lui di tutto s'accorse e [...] Andiamo [...] mi disse. /// [...] /// I giorni si succedettero [...]. Non mi fu difficile [...] ritmi. Imparammo a [...] e la conoscenza reciproca ci [...] giorno dopo giorno, a rispettare le per-sonali piccole manie: [...] per la vìa squallida della ne, bensì per dolce [...] ricca [...] crescente e, infine, dell'amore [...]. Fu, era, è mia [...] sempre opportunamente cadenzata dal ritmo degli anni [...] costante armonia col ritmo più grande delle [...]. Fu, era, è una buona [...]. Non mi risponde [...] più [...] che si cammina e mi [...] le gambe. Non so i suoi [...] i miei. Mi sento ansare. Prendo fiato e per [...] mi soffermo. Ma lui procede col [...] rigido, cadenzato, sempre uguale. Non so cosa pensare. Non ha mai fatto cosi. La sera imbruna ed [...] della notte. Già da tempo abbiamo [...] parco della passeggiata solita. Ma non si è [...]. Ha tirato dritto. Solo al roccolo dei [...] breve pausa. Ho sorriso, rassicurato. Ha allargato le braccia. Ha dato quattro colpi [...] altrimenti non li saprei definire [...] si è alzato lieve come sempre. Poi, appena [...]. Da tempo non Io [...]. [...] E ora nemmeno Io sento. /// [...] /// E sono solo. /// [...] /// VII Sono trascorsi minuti. /// [...] /// Forse mi sono appisolato. Ho addosso e nelle [...] lontano perso tra la [...] filare [...] di pioppi: come frati [...] claustrale. Mi viene in mente, con [...] infinita malinconia, il no-: [...] primo incontro. /// [...] /// Una sera come questa. Solo, la [...] pelle oggi è un [...] il naso un po' più affilato, gli [...] più sporgenti, lutto in lui e appéna [...] fermo. Mi siedo al suo [...]. /// [...] /// Mi siedo al suo [...]. (0) (0) ![]()
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