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N el dicembre del 1917, [...] imminenza del Nata-le, Rosa Luxemburg scriveva a Sonja [...] una lettera dal carcere femminile [...] cui si trovava rinchiusa per [...] alla prima guerra mondiale, descrivendo [...] commossa empatia una scena di cui era stata testimone [...] di pe-na: [...] di un carro [...] trainato da bufali rumeni, sfiancati [...] un carico immane e sottoposti alle [...] alle frustate [...] mili-tare. La pelle del bufalo, scrive [...] Luxemburg, è nota per la [...] resistenza, «ma [...] lacera-ta». E mentre le immagini della [...] e atroce [...] le passa-no davanti agli occhi, [...] donna, interrompen-do il flusso narrativo della lettera, si rivolge [...] allo [...] mio po-vero bufalo, mio povero, [...] fratello, ce ne stiamo [...] entrambi, così impotenti e torpidi [...] nella debolezza, nel-la nostalgia». Il modo in cui la [...] ebrea, che sarà assassinata nel 1919 a Berlino da [...] destra, coglie [...] episo-dio di violenza su una [...] il senso profondo di una tragedia universale -la tragedia [...] una [...] che si eleva a [...] del mondo -fu intuito qualche [...] dopo dallo scrittore viennese Karl Kraus, che nel 1920 [...] la lettera nel corso di una serie di conferenze [...] Berlino, [...] e Praga e la pubblicò [...] con una memorabile premessa, nella [...] rivi-sta [...] sostenendo che essa, «documen-to di [...] unico del mondo di lingua tede-sca», avrebbe dovuto far [...] del patrimonio scolastico al pari delle opere di Goethe. E per ri-badire il [...] a questo bre-ve scritto Kraus ospitò in [...] ri-vista una seconda lettera, in cui [...] che si presentava co-me [...] in Ungheria, replica-va alla Luxemburg con pesante [...]. [...] troppo [...] quel brillan-te polemista che era Kraus, per stigmatizzare con asprezza rovente il retroterra culturale in [...] una simile risposta sembrava nascere, al punto da [...] ipotizzare che [...] lati-fondista non fosse in realtà [...] esistita. Così come i bambini indisciplinati [...] talvolta bisogno di un ceffone, argomenta infatti la [...] di [...] i [...] bisogno [...] in [...] bel col-po di frusta che [...] solleciti al lavoro. E richia-mandosi al tragico [...] lascia capire che questo appunto capita alle [...] invece di dedicarsi al si-lente lavoro in [...] in ciò che non le riguarda. Ha dunque buon gioco Kraus [...] affermare che [...] che guarda [...] come a un amato fratello [...] assai più valore della bestialità che trova sollazzevo-le una [...] del genere». Al confronto con la [...] mondo della latifondista, lo stesso comunismo della Luxemburg [...] al non certo bolscevico Kraus: «Che [...] si porti la [...] prassi, ma Dio celo [...] come costante minaccia sulle teste di coloro [...] beni e, per [...] vorrebbero spedire tutti gli [...] sui fronti della fame e [...] patrio, magari con il [...] vita non è poi il più alto [...]. Ad ogni modo, fosse [...] il polemico bersaglio di Kraus, attraverso le [...] i bufali dolenti e [...] ebrea si insinueranno nelle pagine della letteratura, [...] una toccante poesia di Paul [...] del 1967: «Anche la [...]. [...] mini-ma, in cui tuttavia [...] questioni filo-sofiche decisive, che Marco Rispoli ha [...] ma davvero emozionante sillo-ge (Un [...] di compassione, Adelphi, pagine [...] che comprende, oltre i testi già men-zionati, [...] Franz Kafka, Elias Ca-netti e Joseph Roth, [...] tema del dolore inferto agli animali dagli [...]. Nel testo di Kafka, [...] Un medi-co condotto, un calzolaio racconta della [...] che ha occupato la capitale in cui [...]. Con loro ogni comunicazione [...] comprendendo i nomadi al-cuna altra lingua se [...] ed essa stes-sa sembra non essere umana, [...] so-li suoni gutturali. I nomadi si cibano [...] fornita senza alcun compenso dai ma-cellai della [...] un giorno, stanchi di lavorare per [...] consegnano ai soldati un [...]. Sarà sbranato con ferocia, [...] con i denti e le nude mani, [...] dolore risuoneranno [...] città occupata, penetrando nelle [...] nel palazzo [...]. Questa scena lancinante, che [...] nella letteratura di ogni tempo per lucidità [...] è interpre-tata da Elias Canetti come una [...] colpa degli uomini nei confronti degli animali [...] Kafka [...] a testimoniare [...] vita. Così [...] lette-ra dello scrittore praghese [...] Felice [...] «sconvol-gente» espressione «angoscia della posizione eretta». Si tratta appunto del potere [...] -del loro folle antropocentrismo -che Kafka [...] acui [...] ten-dendo anche fisicamente a rimpicciolirsi [...] a scomparire. Da [...] la [...] frequente [...] piccoli [...] Me-tamorfosi o la talpa di [...] lettera a [...] che vengono [...] e ingranditi, por-tati ad «altezza [...] fino a quel processo di trasformazione in cui «il [...] del mon-do» perde i suoi privilegi e si muta [...] animale. Nessuno come Kafka ha forse [...] messo radi-calmente in discussione la «macchina antropo-logica» [...] il dispositivo teorico e [...] delimita lo [...] da quella animale. Se il racconto in [...] di Kafka e la [...] sottile interpretazione da parte [...] Canetti [...] te-sto di Joseph Roth [...] Vienna, scritto negli anni Venti del Novecento, [...] realtà con fatti, cifre e statisti-che. Ma anche nella asciutta [...] da reportage di Roth si insinuano accenti [...]. /// [...] /// La fine de-gli animali [...] uno spietato sacri-ficio rituale in omaggio allo [...]. E dietro [...] soffitto in pietra dei [...] un Dio «invisibile e sordo». Dav-vero non si può [...] leggendo queste crude pagine, di pensare ai [...] del terrore nazista, agli [...] massacro. Anche loro compiranno, come gli [...] descritti da Roth, lunghi viaggi sul-le rotaie [...] in «vagoni angusti e [...] nei quali, spaventati da quello [...] di [...] i [...] caldi [...] con-tro [...] lunghi percorsi fatti seguendo [...] disegno di una forza superiore, [...] poi lasciare la vita al traguardo». Nella [...] preziosa postfazione Rispoli -giova-ne [...] che ha già [...] Max [...] e Friederike [...] -non solo mostra i [...] le-gano tra loro i singoli testi, ma [...] come il tema del «gemito delle creature» [...] celebre espressione di S. Paolo), ov-vero del dolore [...] riflette nella sofferenza di ogni animale, comporti [...] della idea [...] come signore del mondo [...] sé sottomette. Non a caso lo [...] Luxemburg nasce nei giorni terribili della prima guerra [...] come aveva compreso Karl Kraus, una irreversibile [...]. Ed ècome se nella [...] straziato fosse espresso tutto il [...] per i [...] corso sui campi [...]. Solo ritrovando lo sconcertato stupore [...] di fronte al suo carnefice [...] può ritrovare la [...] perduta vicinanza a Dio, mentre [...] immaginando per [...] con-dizione diversa da quella della [...] ri-schia di accettare per sé lo stesso destino. Ma la lettera della Luxemburg [...] anche un altro aspetto: [...] difronte [...] sentimento [...] euforia nello stri-dore della violenza, [...] singolare «ebbrezza gioiosa», [...] di un insopprimibile in-canto nella [...] condizione della prigionia. Sono que-ste parole a [...] prospettiva la compassione provata dalla rivoluzionaria per [...] sferzati, che altro non è se non [...] vita stessa e speranza di un futuro [...] abbandoni la [...] ar-roganza e violenza, meritando [...] posto [...]. Questo è il senso [...] che costellano il fitto diario esistenziale di Anders, Discesa [...]. Auschwitz e Bresla-via, 1966 [...] tipi di Bollati Borin-ghieri a cura di Sergio Fabian, [...] drammati-co reportage, una specie di libro di [...] che si rivela però [...] di una catabasi negli Inferi. Anders scrive una filosofia [...] e non accademica. Non troviamo trattazioni tecni-che [...] bensì meditazioni che prendono lo spunto da [...]. Il filo conduttore è solo [...] quoti-diana. Ma non si tratta [...] di sag-gezza. Non sono aforismi che [...] vita. Al contrario, Anders, come [...] tutti i suoi testi ci descrive [...] che sordamente si cela [...] confor-tevoli della civiltà [...] avanza-ta. Questo volume, [...] particolarmente si-gnificativo dei risvolti [...] Anders ed entra, anche con crudeltà, nelle pieghe [...] suo pensiero. Anders, intellettuale ebreo di [...] in America e sopravvissuto allo sterminio degli [...] nativa Bre-slavia. La città ha cambiato [...] e adesso fa parte [...] Polonia [...]. Per [...] è necessario transitare nei pressi [...] Auschwitz. Il racconto del libro [...]. Anders e la [...] terza moglie Charlotte sono [...] la loro auto. Nelle vici-nanze del lager. Le vittime della [...] sono scomparse senza lasciare [...] loro morire. Proprio per questo, per [...] eliminazione affidata a un cieco dispositivo tecnologico, [...] private di qualsia-si connotazione umana della morte, [...] nessuna elaborazione del lutto. Un atmosfera mefitica, un [...] respira [...]. La presenza dei morti [...] ingombrante. Chi è so-pravvissuto è soverchiato [...] vergogna [...]. Un fatto che non [...] mondo ebraico, ma che diven-ta il crisma [...] storica attuale. Per Anders, infatti, questa [...] condizione normale degli [...]. Co-me testimonia il prosieguo [...] a partire [...] a Breslavia, si assiste [...] uno scenario perturbante: [...] mancanza di patria del [...]. Siamo tutti meramente dei [...]. O dei profughi, solo [...] scampati a un pericolo supremo. Potremmo sparire dal mondo [...] privati persino di [...] depositare qualche segno ascrivibile [...]. La nostra specie è [...]. Ha costruito sistemi di [...] si sono rivelati micidialmente [...] dei totalitarismo, sono definitivamen-te [...] orizzonte. La possibilità della definitiva [...] umano è diventa una realtà. Questo potere di distru-zione [...] dovuto alla tecnologia che è in grado [...] alle estre-me conseguenze, la vita. Le conseguenze at-tuali sono [...] sguardo. La violenza della seconda [...] è un ricor-do. /// [...] /// Ma il nostro senso [...] pare ridursi. La stato [...] diventa normale. Per Anders il pericolo [...] misura in cui questa situazione ango-sciosa e [...] non può essere immaginata. La nostra sensibilità è [...]. Le catastrofi ci vedono [...] ed eticamente indifferenti. La trage-dia del mondo [...] uno specchio irre-ale rispetto al quale non [...] coinvolti. Siamo intrappolati dentro una [...] di avvertire sen-sibilmente la tragedia in cui [...]. [...] che ci consegna questo pre-ziosissimo [...]. Come espandere la nostra [...] il nostro mondo psi-chico fino a entrare [...] la minac-cia [...] che aggredisce le fonda-menta [...] la bestia e la [...] EX LIBRIS REPORTAGE Nel diario esistenziale di Anders, «Discesa [...]. Auschwitz e Breslavia, 1966», [...] deludente viaggio nei luoghi [...] La nostra specie? È [...]. Scompariremo come le vittime [...] n di Igino [...] ROSA LUXEMBURG In una [...] del 1917 la ri-voluzionaria ebrea si commuo-ve [...] le percosse subi-te dai bufali rumeni, impotenti [...] fronte ai massacri della Grande guerra. /// [...] /// Scompariremo come le vittime [...] n di Igino [...] ROSA LUXEMBURG In una [...] del 1917 la ri-voluzionaria ebrea si commuo-ve [...] le percosse subi-te dai bufali rumeni, impotenti [...] fronte ai massacri della Grande guerra. (0) (0) ![]()
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