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Diceva di venire da [...]. [...] aveva avuto il [...] aveva perso i capelli e [...] poteva scrivere. Diceva che prima degli [...] avuto tre esau-rimenti nervosi, «sempre [...] non so perché». Ma diceva an-che: «Preferisco rimanere [...] mi-stero, non do mai le [...] le invento in modo diverso». Insomma, Andy [...] rac-contava un sacco di [...]. Di certo si sa [...] dice 1928) da genitori ce-coslovacchi emigrati in America. Il resto delle notizie sul [...] conto, che [...] della Pop Art dif-fondeva, era [...] in-venzione, «superfi-cie», come la chia-mava lui, [...] co-sa [...] Andy [...]. [...] invece, non si è fer-mata [...] superficie ed è partita sulle trac-ce della misteriosa biografia [...] in cerca delle sue radici. La strada in-trapresa [...] portata a [...] uno sperduto paesino della [...] al-trettanto sperduta provincia della Slo-vacchia, [...] con Polonia e Ucrai-na. A [...] Kate [...] ha potuto scrivere per The [...] la «versio-ne definitiva» della [...] famiglia [...] ovvero [...]. I genitori di Andy [...] si chiama-vano [...] e Julia [...]. I due si co-nobbero nel [...] durante una mieti-tura e [...] dopo si sposarono. Nel 1912, per paura di [...] arruolato [...] au-stroungarico, [...] emigrò a [...] dove suo fratello faceva il [...]. Nove anni più tardi, Julia [...] farsi prestare dal prete 180 dolla-ri e [...] per raggiungere il marito. La coppia anglicizzò il [...]. Il più gio-vane dei [...] Andrew, nacque sette anni dopo. [...] non fece mai men-zione alla [...] dei suoi genitori, non risulta [...] fosse mai andato in Slovacchia. Eppure a [...] circola la leggenda che [...] Sessanta, fece alme-no un viaggio in quella [...]. Nel più assoluto segreto [...] guardie del corpo. A [...] vige una sorta di culto [...] i [...] per il coraggio dimostrato nel [...] tutto alle spalle e [...] una vita e per il [...] di [...] dato i natali a Andrew. A [...] paese di 200 anime, vive [...] parente più prossima, la cugina [...] Helena [...]. È lei a raccontare [...] «Julia (la mamma di [...] scrisse a mia mamma Eva [...] ve-nuti a [...] lei e [...]. Ma poi ve-nimmo a sapere [...] lui era stato [...] e se [...] andato immediatamente, spaventato [...] di [...] attirare [...] su di sé in questo [...] villaggio. Era pietri-ficato dal comuni-smo. Ma, prima di [...] incon-trò un docente di storia [...] di [...] e quel professore il giorno [...] ci portò, da parte [...] un rega-lo: un assegno di [...]. La gente di [...] che vive di luce [...] convinta della veridicità della sto-ria, ha anche [...] a riprova della visita di [...] in [...] una cartolina foto-montaggio che [...] abiti da contadino men-tre spinge una bici-cletta [...] Andy [...]. Da tale maestro, tale [...]. Mitico è il racconto [...] Eva [...]. A metà degli anni Sessanta, [...] zia di Andy andò a trovare [...] sorella Julia a New York. Hele-na ricorda chiaramente ciò che [...] madre riportò a casa. E racconta a Kate [...] «Era carica di vestiti, [...] e aveva un orologio [...] nascosto fra i capelli. Tutti regali da parte [...] Andy. Mio fratello [...] però, ci proibì di [...] quadri alle pareti: non erano in linea [...] sa-cre di cui era piena casa nostra. Così quei bei di-pinti [...] con fiori e animali, finirono [...] soffitta. Oggi noi abbiamo soltanto [...] di pelle nelle quali erano conservati perché [...] tardi, durante le pulizie di primavera, Eva [...] tele prendessero troppo spazio. E le buttò nel [...]. Ogni tanto penso che [...] i quadri e li avessimo venduti più [...] milio-nari! Tra i doni di [...] non [...] so-lo quadri, ma anche scarpe. Erano state decorate da [...] erano belle. Mia ma-dre disse: [...] ci faccio con queste [...] e le buttò nel secchio». [...] inviò altre paia di scarpe. Non si pote-va uscire [...] quelle scarpe». E cosa raccontò la [...] Eva [...] proposi-to di suo nipote? [...] mangia soltanto cibo preso [...] da New York ai figli -. Julia li riscalda su [...] non ha bisogno della legna. Non mangiano molto bene [...] America. E quello che mangia-no [...] da una grande scatola di metallo». Eva scriveva anche delle [...] «Sembra che non abbia mai visto il [...]. /// [...] /// Sta sem-pre a fare [...] telefonare a qualcuno o a por-tare in [...] una scatola piena di voci. Certamente il suo è [...] Satana». Un giorno Eva rimase [...] e ne approfittò per curiosare nello studio [...]. Ma quello che tro-vò [...] odore da vomito e dipinti, alcuni di [...] come porte». Eva racconta an-che come [...] della madre Julia su Andy [...]. Non solo per la [...] la famiglia [...] era credente e bigotta, [...] andava in chiesa ogni [...] madre (e si dice -ma è [...] leg-genda? -che le comprò [...] e, scrive ancora Eva, pregava in casa [...]. Ma ci sono al-cuni [...] di Eva che aprono una luce anche [...] sullo stile [...]. Come questo: «Julia desi-dererebbe [...] An-dy. Dice spesso: [...] avere un sacco di [...] Andy, An-dy, Andy, Andy. Noto a [...] inoltre, è [...] artistico di Ju-lia [...]. Uno schizzo di angelo [...] la pen-na biro è stato riprodotto in [...] Museo Andy [...] di [...] il ca-poluogo della [...]. Insie-me alle opere del [...] più famoso, al museo [...] gli interventi con i colo-ri che [...] madre faceva sulle fotografie. Vi ricordano qual-cosa? Stefania Scateni [...] sotto Eva, la zia [...] Andy [...] che considerava il lavoro [...] di Satana. Nella foto grande, [...] I [...] emigrarono in America da un [...] della Slovacchia dove si narra che [...] andò solo una volta in [...] segreto [...] 4. Non potevamo andare in [...] Un difetto in alcuni programmi di posta [...] automaticamente i comandi killer Oddio, il virus. E [...] perde la testa ROBERTO GIOVANNINI Ogni lunedì due pagine dedicate ai libri e al mondo [...] Il VERO [...] amici americani provano nei confronti [...] virus informatici merita forse una piccola riflessione. Oggetti misteriosi quanto inquie-tanti, i [...] subdoli programmini ideati da menti diaboliche per se-minare [...] teste [...] «hard disk» dei milioni di [...]. Da quando poi la Grande Rete, Internet, si è allargata sulla Terra, il pericolo [...] ancora più minaccioso: basta poco, anche un [...] «banale» come quello di ricevere la propria [...] ecco che le protezioni ideate a difesa [...] vengono age-volmente superate. Sono i [...] i cavalli di Troia: virus [...] si [...] «lecite», e una volta penetrati [...] delle difese iniziano a di-struggere files, a far compiere [...] inconsulte e indesiderate al siste-ma. Addirittura, [...] del computer, mandare mes-saggi di [...] in giro, copiare le pa-role chiave o il numero [...] di credito e [...] indietro [...]. Rispetto a noi europei, [...] noi italiani, gli statunitensi sono certo assai [...] que-stioni che attengono alla privacy e [...] informazioni [...]. Per noi Internet [...] con la incredibile opportunità di [...] per-sone che sono [...] parte del pianeta; per gli [...] è diven-tato un grande business che muove miliardi e [...] di dollari. Ed ecco dunque la [...] -si potrebbe dire persi-no spropositata, tenendo conto [...] -alla notizia che alcuni ricercato-ri di una [...] scoperto, spendendo solo [...] del loro tempo, un [...] in alcuni dei più diffusi programmi di [...] 95 e [...] 98, usati da milioni [...] e [...] 98 della [...] e il gestore di [...] browser della Netscape, [...]. Il difetto, spiegano i [...] inviare alla vittima designata un messaggio [...]. [...] cavalli di Troia, che [...] azione devono essere aperti o ese-guiti [...] stavolta il virus en-tra [...] tutto autonoma-mente, non appena arriva nella ca-sella [...]. O al-meno, questo avviene [...]. Immediatamente la [...] si è messa a [...] a di-sposizione degli utenti di questi programmi [...] correzioni software) in grado di eli-minare questo [...]. La Netscape farà lo stesso [...]. Insomma, un gran can can, [...]. [...] curiosa è che secondo gli [...] ai lavori fino a ieri non [...] alcuna prova che mai fosse [...] scritto o [...] di sfruttare il «fatale» difetto [...]. [...] tutto il mondo ne è [...] a cono-scenza, non [...] dubbio che i pirati provvederanno. /// [...] /// [...] tutto il mondo ne è [...] a cono-scenza, non [...] dubbio che i pirati provvederanno. (0) (0) ![]()
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