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SONO LE VOCI che [...] lo sbattere delle ciotoline sui vassoi, Ci [...] stanza, il ca-nadese accende la [...] pila e illumina a [...] di calce bianca. Eravamo già vestiti, nessuno [...] dormito più di tre ore. Invasi dal sonno non [...] bagagli molto velocemente, scendiamo le scale come [...] capre si avvia dietro il pastore. Andiamo a tentoni, in [...] luce. Sotto i piedi prima [...] poi il terriccio polveroso. Siamo fuori, altre ombre [...] si uniscono a noi. Il torpedone ha i [...] due bianchi frontali scavano un cono fra [...] posteriori, rotondi e rossi, ci indicano dove [...]. Nel piazzale si è [...] di [...]. Attendiamo, [...] è un tratto essenziale [...] un atto dovuto, un : omaggio alla [...]. Altre pile si alzano [...] r a terra, controllano dentro le tasche [...]. Nella quasi totale oscurità [...] un olezzo di fango ed escrementi, le [...] una superficie molliccia. Nessuno osa sedersi, le portiere [...] torpedone sono ancora chiuse. Nel gruppo in piedi, [...] che ci circonda e il non vedere, [...] bassa voce. È il rispetto per [...] suo cuore, e per la presenza di [...]. Non ripasseremo più da [...] sapremo mai come era fatto, non » [...] il nome. [...] sentiamo un urlo e una [...] di scurrilità in inglese. Le luci si erano [...] lei e avevano scoperto un pozzetto di [...] era caduta. Lei riemerge con gli [...] di un liquido marrone. /// [...] /// È [...] incontenibile che forse mortifica [...]. Alla fine ride anche [...]. Ha pubblicato nel 1989 [...] di racconti «Il tennis nel Bosco» edito [...] Theoria [...] nel 1992 II romanzo «Prove di vite [...] Rizzoli. Ha appena ultimato una [...] racconti a tema musicale la cui uscita [...] il 1995. Ha tradotto, per le [...] Italiane, numerosi saggi e libri di narrativa [...] Inglese, americana e francese e ha curato II [...] televisiva «Avanzi». Suoi racconti sono usciti In [...] narrativa Italiana e su Panta. Ha vinto nel 1990 [...] II miglior racconto sportivo dell'anno. Ha collaborato con Radio Tre [...] «Il Manifesto». Da due anni scrive su [...]. VALERIA [...] allegro e pronto i a [...]. Quando accende il motore, [...] scuote [...] e la carcassa del [...]. Tutto trema, anche le [...] del chai che un uomo [...] di stracci vende quando siamo tutti montati sul mezzo, [...] uno addosso [...] le teste ciondolanti appoggiate a [...] spalla, allo schienale del sedile. Un : altro [...] uomo a terra prende [...] li getta sul tetto unto del torpedone [...] li lega tutti con una corda di [...]. Gli occhi cisposi e [...] a quattromila metri, su una vallata spoglia [...]. Il sole non è [...] chiarore riflesso chiazza di ombre il crinale [...] deve oltrepassare. La salita è dura, [...] un viottolo di pietrisco che delinea la [...]. Vediamo da lontano dove [...] consideriamo da quella linea di cui sappiamo [...] dimensioni del resto. Delle cime innevate che [...] sfondo, [...] che diventa orizzonte. La materia si modifica [...] nella luce. [...] è la rarefazione della [...]. Il motore sobbalza, il [...] la strada, [...] nel suo pugno. Ride, ancora alticcio, nei [...] sta. Stacca le mani dal volante [...] salutare una famiglia e la [...] capra. Sono tutti in piedi [...] capanna di legno da cui esce un [...] bianco. La madre ha i [...] due pesanti orecchini d'argento e turchesi, e [...] sciarpa che fascia in vita i loro [...] di lato. Accanto a lei i [...] che stringe a sé con le braccia, [...]. Sorridono con i denti storti [...] -mancanti, anneriti dalla [...] bis. Rimangono immobili finché [...] il torpedone scompare. Il canadese lancia una voce [...] loro ;. Lui : dapprima nicchia, [...] non [...]. Quando sente il coro [...] si leva, acconsente. Qualche commento non [...] viene raccolto. Una sorta di [...]. O forse è [...] prezioso che manca al [...]. [...] muggisce dentro i polmoni [...] sordo ce li scuote. Mi siedo alla base [...] stupa bianco. Poi ne prendo in [...]. La guardo, la soppeso. Sotto il sole a [...] di nuvole, pensavo fosse tiepida. Invece è gelida [...] della notte. La stringo nel palmo e [...] sono [...]. Ma un luogo c'è [...] da quello di nascita, a cui apparteniamo. I suoni [...] mi ammaliavano da piccola. Guardavo [...] e leggevo suoni morbidi. Le vocali aperte che [...] facilitavano la lettura, la comprensione, la vicinanza. Un gong batteva colpi [...]. Appartenevo al sogno di [...] quella terra di neve e cime. [...] e la relativa profondità [...]. Salendo lo sguardo spaziava. Devo piegarmi [...] perseguire il profilo delle loro [...]. Hanno profili diversi, massicci [...]. Danno la proporzione della [...] terra. Sotto la pista, lungo un [...] che collega una valle [...]. Sono le zangole che [...] il burro con il tè. Il passo degli uomini è [...] in una cadenza regolare. Camminano seguendo gli zoccoli [...]. Sono uscita dal lodge [...] lo zaino in spalla e un uovo [...] nello stomaco. Ci siamo sparpagliati, noi [...]. A gruppi abbiamo preso vie [...]. Ci siamo salutati alla [...] dopo [...] mangiato su un tavolone [...]. Gli scarponi e il [...] subito qualsiasi tipo di euforia. Anzi ne suggeriscono [...] più interna, che non [...] muscoli come una scarica di adrenalina o [...] sistema nervoso. [...] per questo viaggio a [...] in mezzo [...] si trasforma istantaneamente in [...] dello spirito. Anzi con il macinare [...] scalinate naturali e [...] da attraversare, corpo e [...] -parano, per poi rinsaldarsi, mantenendo la singola [...] strettamente. Quando la sera raggiungo [...]. E il giorno successivo, [...] volante sopra un torrente in tumulto, appesa [...] di corda che fungono a parapetto, so [...] mia infanzia che corre nei flutti grigi [...] trenta metri. In mezzo al ponte [...] chi ci cammina sopra si ripercuote sugli [...]. [...] si allaccia una scarpa e [...] veniamo risucchiati verso [...]. Mettere di nuovo i [...] solida ci fa abbracciare. La ragazza olandese mi dà [...] pacca sulla spalla [...] usciamo [...] gola rocciosa e risaliamo verso [...] sole. IL SENTIERO attraversa per due [...] una distesa pietrosa. Dietro abbiamo i pendii [...] gli animali [...] i cavalli, gli yak, [...] a punti sparpagliati. Davanti le chiazze di [...] e ci annunciano la salita vera. Tutt'e tre, gli olandesi [...] mettiamo una giacca a vento leggera che [...] collo. Lo zaino impolverato è [...] ci inerpi-chiamo a zig e zag. Il pensiero viaggia alla [...] marcia, sincronico e attento. Infiliamo i guanti ora [...] lancia raffiche gelide, ma il rifugio non [...]. Vediamo il fumo che [...] la fame affretta appena il passo. Arriviamo al tramonto senza [...] perché era alle nostre spalle. I raggi colorano la [...] neve. La roccia prende i toni [...] rosa, la neve quelli [...]. Gli occhi celesti dei [...]. Ora guardiamo la partenza, [...]. Beviamo il tè bollente nelle [...] e nel vapore si confonde [...] grandezza di ciò che abbiamo dì [...] fronte. Non ci aspettano le [...] alpinisti provetti. Rimarremo sempre un po' [...] dalla velocità della nostra vita laggiù, ma [...] il dominio solitario delle cose, dalla vetta. Rimarremo nel mezzo di [...] è contento di cercare. Non è la meta [...] dice al tibetano che [...] piatto di riso. Lui deve essere abituato [...] di quelli che fanno tappa [...] perché ride e fa [...] il capo, accondiscendente. Vorrei buttarmi su di [...] fatica si legge sui nostri volti, incrostati [...] sudore. Ma non posso alzarmi, [...] nelle stanze buie e fumose di burro [...]. Ho di fronte i [...] la forma naturale estrema. Indico con il dito [...] mia vita. /// [...] /// Indico con il dito [...] mia vita. (0) (0) ![]()
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