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ANTEPRIMA MULTIMEDIALI | ALBERO INVENTARIALE |
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L Giuseppe Dessi. /// [...] /// Le notizie sportive non [...]. Perciò non capisco come [...] possa essermi capitato tra le mani. Ricordo che lo andavo [...] fastidio e sospetto, come per vedere, dopo [...]. Le notizie sportive erano [...] seconda linea, con mia meraviglia, e il [...] occupato da titoli neri, marcati, che annunciavano [...] sciagure, e altre sciagure ancora. Tutta roba che si [...] nostra testa in una sola notte. Infatti i giornali della [...] facevano cenno. Tuttavia non erano una novità. Erano le solite cose [...] quali si consuma la nostra vita: la [...] punto di scoppiare; nubi radioattive che si [...] misteriose correnti stratosferiche, contro tutte le previsioni; [...] a scoppiare in altri paesi; e poi [...] di alluvioni, di disastri ferroviari, di delitti [...]. Per quanto cercassi di ricordare, [...] non avevo sentito nemmeno una sirena [...] e non [...] nemmeno accorto che fosse piovuto. Avevo passato la domenica in [...] beata incoscienza. Dunque tutto poteva accadere [...]. Io avevo passato una [...] ora, da quel maledetto giornale, dagli annunci [...] maledetto giornale, constatavo che persino i morti [...] del solito. Possibile? [...] mi chiedevo [...]. Una vera tastiera da pianoforte, [...] margine [...] pagina. Per consolarmi, pensai che [...] costare meno, e che perciò i parenti [...] ritardando di un giorno [...]. Tanto per [...] da [...] cercai proprio le notizie [...] li le cose andavano male: tutte le [...] Sicilia al Piemonte, erano state giocate sotto l'acqua [...] questo mi rattristava, come se a me [...] calcio importasse qualcosa. Ma la tristezza era [...] tutte le cose. Misi da parte il [...] di concentrarmi in me stesso e ritrovare [...] di pochi minuti prima. La guerra si può [...]. Bisogna [...] a qualunque costo. Le nubi radioattive non [...] la Provvidenza non lo permet-terà, manovrerà le [...] modo che la radioattività vada a finire [...]. E in quanto alla [...]. Il verde dei pini [...] Stuart era esaltato dal rosso vivo di un [...] lento e metodico come uno scarabeo, dopo [...] ripreso il suo lavoro di aratura sulla [...] dalla strada. Si distingueva benissimo la [...] arata il sabato, dalla terra più scura, [...] il vomero [...] aveva aperto quella mattina. Doveva [...] cominciato per tempo. Lo scoppiettio del motore, [...] mi teneva compagnia da un bel po' [...] ne accorgessi. Me ne accorgevo ora, [...] piacere, mi ridava fiducia. Avrei voluto essere io [...] metallico liscio, forato, avrei voluto manovrare io [...] condurre quella macchina bonaria che poteva far [...] scarabeo, ma che in realtà partecipava della [...] mansueta sicurezza del bove. Ora che lo stavo [...] minuto era come se lo vedessi attraverso [...] un cannocchiale. [...] E NE DISTOLSI a fatica [...] tornare al lavoro. Ma ecco che il [...] mi capitò di nuovo tra le mani, [...] cadde proprio sugli annunci funebri, che prima [...] leggere. Ora il mio sguardo [...] un punto, su un nome: CORRADO EMME. Rimasi senza fiato. Dunque Corrado era [...] mio amico più caro [...] io lo apprendevo così, per caso, da [...]. Poi, con più calma, [...] sbagliato, lessi di nuovo: i fratelli, le [...] (Corrado era scapolo), dispensavano dalle visite gli [...] conoscenti. Con quel semplice e [...] fatto il loro dovere e non volevano [...]. Appena qualche giorno fa [...] otto. Parlavamo di libri, di [...] una bottiglia di; Merlot che lui mi [...]. Rievocando questo ricordo, lo [...] vedevo la [...] faccia, ì [...] suoi balletti grigi, gli [...] nati di rosso e di azzurro, vividi, [...] e forse parlando tra me e me [...]. La donna che viene [...] affacciò [...] e mi chiese se [...]. Certo, può capitare a [...] così, [...] da un momento [...] ma mi pareva impossibile [...] a lui, a Corrado. Non che fosse eccezionalmente [...] che fosse più resistente degli altri, no, [...] vita, era pieno di fiducia. Non di sciocca sicurezza, [...]. Poteva capitare a me, [...] non a lui. Il motore [...] meccanico scoppiettava regolare senza perdere [...] colpo. Poteva accadere che, a [...] cessassi di [...]. Cercai di figurarmi questo [...] mondo visto come dietro uno spesso cristallo [...] perduto per sempre. A un tratto un dubbio [...] versò. Se fosse [...] Ci poteva essere un [...] Corrado Emme. Emme è un cognome [...]. [...] telefonico ce n'è una colonna [...] mezzo. Ma io non ho [...] guardare [...] il suo numero telefonico [...] mente. Sempre col giornale in [...]. Ma non ero arrivato [...] che la mia speranza era già caduta. [...] portava il nome dei [...] dei nipoti. Quindi non ci poteva [...]. Stavo già per posare [...] capo del filo si [...] stanza lontana (un vasto spazio a forma [...] qualcuno si preparava a rispondere, ma indugiava [...]. Udii anche una donna che [...] « . Non udii il resto. Era una voce tranquilla, distaccata. Poi sentii il respiro [...] stava per parlare 0 aspettava che io [...] respiro [...] conosciuto, mi [...] di Piero [...] disse «Pronto! Era la voce di Corrado, [...] voce viva, inconfondibile. Io ero lì, muto. Avrei voluto gridare, farmi [...] qualcosa, ma v [...] mia emozione era così [...] non avevo fiato. Questione di attimi; ma [...] lunghi, a volte. RIMASI per qualche istante [...] mano. /// [...] /// Alla gioia improvvisa, quella [...] aveva mozzato il respiro e aveva pericolosamente [...] del mio cuore, era succeduta improvvisamente stanchezza: [...] nè gioia nè dolore, ero stanco, e [...] si è stanchi, mi sentivo vuoto, inutile. Ma quale morte? La [...] (Questo [...] pensai soltanto). Rifeci il numero, per [...] la realtà. Non si deve soggiacere [...] pensavo. Ora il numero di Corrado [...]. Potevo [...] a memoria, tutti quei nomi, [...] avevo bisogno di [...] cognate, fratelli, nipoti. Non riuscivo a ricordarmi [...] se non confusamente: facce antipatiche, quanto quella [...] Corrado [...] era simpatica. La faccia di Corrado [...] come [...] rivista prima, quando lo [...] con inconsueta evidenza. Qualche volta due amici [...] bevono assieme, e quasi non si guardano [...]. Poi uno muore, ed [...]. La [...] faccia era viva davanti [...] la voce, che poco prima avevo udito. Gli occhi erano grigi, [...] scure [...] attorno alla pupilla. Vedevo anche le [...] tra [...] e la tempia, le [...] giovani, in contrasto con i capelli e [...]. La fronte era bassa, [...] e intelligente. Ha un modo di [...] ridere che dice: «Eh! Quante ne abbiamo fatte! /// [...] /// Noi due ci conosciamo [...] quando eravamo due ragazzi. Ci siamo visti invecchiare. Ora siamo molto [...] è come io lo [...] sono come mi vede lui, molto diversi [...] con qualcosa di immutato. Al di là dei [...] collina, i pini, la terra arata di [...] color tabacco di due giorni prima. Ora il trattore non [...] uno scarabeo, nè a un bove, ma [...] maggiolino capace di aderire alla superficie liscia [...] vetro, saliva [...] sempre più vicino alla [...]. Ecco che si ferma, [...] il vomero come un insetto che si [...] volta, lo riaffonda metodico, [...]. Di che cosa stavamo [...] fa, con Corrado? Libri, teatro. Ma che cosa di [...]. E si è dimenticato [...] notizia che gli avevo chiesto. Allegro, ritorno al telefono [...] uomo, non più quello di poco prima [...] risposto; che ne sa lui?), rifaccio il [...]. La voce di prima [...] di nuovo, inconfondibile: « Pronto! Anch'io devo [...] detto pronto, quasi [...] e devo [...] chiamato per nome. Almeno così immagino. Ci fu un silenzio; poi, [...] senza imbarazzo, la voce di prima [...] la stessa voce [...] disse: « Scusi, io sono. /// [...] /// Uno dei fratelli si chiama Costantino [...] quello con [...] io ho meno dimestichezza. Non somiglia a Corrado: [...] ma ha la [...] stessa voce, precisa. Io mi ero dimenticato [...]. Anzi, non ci avevo [...] e me ne accorgo soltanto ora. Forse gli somiglia anche [...] se non portasse quella barba alla Ma-tisse. Mi disse che i funerali [...] stati il lunedì precedente. Infatti Corrado era morto [...] dopo essere tornato da Torino. Voleva sistemare le sue cose, [...] Corrado! /// [...] /// Io dissi qualcosa, tanto per [...] capire che ero sempre lì. Era come se sentissi [...] altro, di uno sconosciuto. Ma dovetti precisare: «Da [...] ammalato?». Non avevo mai sospettato che Corrado fosse ammalato di cuore. Lui non me lo aveva [...]. /// [...] /// Era sano come un [...]. /// [...] /// Corrado non era mai andato [...] coi parenti, che lo consideravano uno scioperato, un dissipatore. Soprattutto questo Costantino. Macché malato! Il fatto è che [...] un uomo si può rompere come un [...] sano! Costantino ebbe un attimo [...] disse: « Era tanto affezionato ai nipoti! [...] anche qualche albero, e lui [...] di [...] altri. Dunque era morto da una [...]. Tutti quei giorni erano [...] da un momento [...] dovesse venire o telefonarmi. /// [...] /// Guardai la data del [...] lunedì precedente. /// [...] /// Guardai la data del [...] lunedì precedente. (0) (0) ![]()
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