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Il «paesaggio» narrato dallo [...] e desolato: una storia di solitudine che [...] tragedia. Rocco Carbone Da «Agosto» [...] Comandamenti Rocco Carbone ha 36 anni: è nato nel [...] Reggio Calabria. Oltre che romanziere, è [...] rivista [...]. Ha finora pubblicato due [...] «Agosto» [...] suo esor-dio, edito da Theoria nel 1993) [...] «Il [...] (edizioni Feltrinelli, 1996). Ha inoltre contribuito con [...] «La visita» alla raccolta «Decalogo», curata da Arnaldo Colasanti [...] da Rizzoli nel 1997. Il volume con-teneva dieci [...] di altrettanti autori, dei Dieci Comandamenti. Il racconto di Rocco Carbone [...] il quarto comandamento, «onora il padre e [...]. Andrea [...] e il «doppio» che [...] Andrea [...] è nato nel 1964 [...] Pisa, [...] vive. Realizza disegni e installazioni. [...] ha partecipa-to a Pisa alla [...] «Entro di-pinta gabbia». Nella [...] città ha te-nuto nel 1996 [...] personale dal ti-tolo «Il doppio». Ma la [...] prima personale risale al [...] galleria [...] di Arezzo, dove ha [...] seguito. Partecipa attualmente alla collettiva «Sette [...] presso la galleria La Nuova Pesa di Roma, ed [...] stato lui stesso a [...] di riprodurre, anziché una [...] foto, un particolare [...] (composta da una casa di [...] e da due cilindri che sdoppiano [...] con cui è presente in [...] galleria. [...] CHE SEGUIVA la ragazza è [...] uomo solo. Abita in una casa troppo [...] e fa fatica a [...] pulita. Non [...] nessuno che lo aiuti [...] vecchia madre è morta, le stanze sono [...] e sono [...] chiuse. [...] che seguiva la ragazza [...] trasferirsi in un appartamento più piccolo, ma [...] coraggio di abbandonare quel luogo dove è [...] ha sempre vissuto. Prova a immaginare la [...] vita altrove, ma non riesce [...] a lungo. Allora si mette a [...] camere, guarda i vecchi mobili, i tappeti [...] e le pareti macchiate di umido, e [...]. [...] che seguiva la ragazza ha [...] ma ne dimo-stra qualcuno in [...]. Non ha parti-colari esigenze, e [...] ha mai speso molti soldi. Veste [...] semplice e cerca di curare [...] propria persona. [...] che seguiva la ragazza non [...] nessun vizio. Mangia con mode-razione, non [...] gli piace bere. Non ha molti amici, e [...] si è mai sforzato per [...] di [...]. Parla poco e si sente [...] quando è in compagnia. Preferisce fare lunghe passeggiate [...] quartiere della città dove vive, ac-canto al [...] grandi alberi che durante la bella stagione [...] sul selciato. Certi giorni si siede [...] apre un libro portato da casa e [...] facendo solo finta di [...] perché preferisce guardare la [...] a lui, os-servare il modo di ve-stire [...] di-scussioni degli amici, gli abbracci silenziosi delle [...] lento cammino degli anzia-ni, che si fermano [...] per [...]. [...] che seguiva la ragazza aveva [...] da giovane, una vita diversa da quella che ora [...]. [...] diventare un [...] amato e ri-spettato da [...] uno scienzia-to, o uno di quelli che [...] e che [...] non appena muovono le [...] santo, che sarebbe stato ri-cordato per molto [...] la morte giunta alla fine di [...] operosa, dedicata al prossimo, [...]. Ancora adesso gli capita [...] idee grandiose [...] e riesce a sorridere [...] illusio-ni, ma è un sorriso che [...]. [...] che seguiva [...] il giorno in cui la [...] per la prima volta. Era [...] e il cielo gri-gio [...] luce tenue su ogni cosa, le strade, [...] palazzi e le macchine incolonna-te in lunghe [...]. Si era svegliato presto [...] ed era uscito per fare colazione al [...]. Al pianoterra, [...] delle sca-tole di cartone ammassate [...] una parte, assieme a buste di plastica ri-gonfie. Oltre il portone, accostata [...] macchina con le portiere aperte. Una figura minuta [...] posteriore una tavola di legno. Fu in quel momento che [...] che [...] ragazza [...]. Aveva i capelli lunghi [...] assie-me da una fascia di cotone, appena [...]. La pelle del volto [...] gocce di sudore bril-lavano sopra le labbra [...] rosso cupo. Gli occhi neri erano grandi [...] lasciavano trasparire [...] distratta e inquieta, co-me di [...] pensa di [...] dimenticato qualcosa di importante, che [...] fare [...] tante [...] si [...]. Non era molto alta. La [...] testa emergeva appena [...] di le-gno che continuava a [...] con le due [...] e cadere per terra rovi-nandosi. [...] che seguiva la ragazza aspettò [...] uscire. [...] del vetro fin quando i [...] sguardi non si in-crociarono. Allora si mosse e [...]. Quasi lo sfiorò [...] accanto, fece qualche passo [...] ad allontanarsi. Si sentì chiamare da [...]. /// [...] /// [...] un mazzo di chiavi, tenuto [...] da un elastico colorato. Sorrideva tenendo il capo [...] parte e lo guardava negli occhi con [...]. Mi [...] disse, ma sono nuova del [...]. Sto traslocando e devo [...] di queste chiavi, ma non so do-ve. [...] poi si presentò dicendo il [...] no-me e allungò una mano. [...] che seguiva la ragazza esitò, [...] la strinse nella [...]. Fece [...] a os-servare le dita corte [...] magre, un [...] delle unghie smaltate di scu-ro. Le indicò un negozio di [...] e ritornò alla macchina. [...] si allontanò in fretta. Ebbe [...] di voltarsi per osservare [...] figura, ma non lo fece. Aveva ancora nelle orecchie [...] voce, nella mano il [...] stretta. Quando arrivò [...] comprò un giornale e [...] a camminare. Saltò subito le prime [...] quelle piene della cronaca cittadi-na. [...] di fronte a un negozio, [...] una strada elegante del centro, conti-nuando a leggere dal [...]. Fu urtato da un [...] si allontanò e scomparve. Alzando gli occhi dal [...] immagi-ne riflessa sulla vetrina. Aldi [...] es-sa manichini privi di testa [...] abiti femminili. Riconobbe la sagoma del [...] gon-fia, il capo chino [...] il giornale aperto. Cambiò posizione mettendosi di [...] per qualche tempo e [...] quello che era, per una persona confusa [...] altri, per qualcuno che sempre sarebbe [...]. Nei giorni e nei [...] la incontrò spesso, per le scale o [...] negozi e nelle stra-de del quartiere. Si [...] piccolo appartamento del palazzo, [...] cortile interno. Dal grande soggior-no poteva [...] finestre di [...]. [...] cui si [...] prima di cena o dopo, [...] notte inol-trata. [...] che seguiva la ragazza non [...] il giorno in cui, per la prima volta, decise [...] uscire per [...] mantenendosi a una [...]. Non ricorda più neanche [...] quella decisione. [...] fu sol-tanto un gioco, la [...] innocua di chi ha tutta la giornata a disposizio-ne [...] non sa come impiegare il tem-po, fare [...] che [...] danni. [...] alla quale non avrebbe più [...]. Conobbe il luogo dove [...] a la-vorare, una bottega di restauro in [...] lontana del centro, piena di quadri dai [...] di cornici dorate. Conobbe anche il bar [...] di pausa, a mangiare [...] da sola, poche volte assieme a una [...] più grande di lei di qualche anno. Riuscì sempre a non [...] a fare in modo che le poche [...] incrociava-no, [...] di [...] solo il frutto di [...]. Non notò in lei [...] se [...]. Ma gli piaceva il [...] modo gentile che aveva di [...]. Era per lui un dono [...] che sa-peva di dover custodire con gelosia, un segreto [...] non rivelare a [...] o [...] lo avrebbe [...]. Passarono alcuni mesi. Venne [...] giorni di un agosto caldo [...] senza vento, con le strade della città già vuote [...] passanti e delle macchine che per tutto [...] ani-mata. [...] che seguiva la ragaz-za la [...] caricare il suo bagaglio, una mattina presto, sulla macchi-na. Ebbe voglia di [...] che al suo ritorno lo [...] ritrovato al suo posto, pronto di nuovo a vegliare [...] di lei, ad [...] giorni che sa-rebbero venuti, ma [...] vergognò [...]. [...] osservò [...] partire per [...]. Il mese trascorse lentamente. [...] che seguiva la ragazza [...] che mancavano per il suo ritorno. Si svegliava la mattina [...] caffè e andava nel soggiorno, tracciando un [...] matita per ogni giorno che passava, su [...]. Il caldo gli impediva [...] tra-scorreva spesso la notte in piedi, a [...] due finestre chiuse, che con la fine [...] sarebbero riaperte. Allora lui [...] rivista, e tutto sarebbe stato [...]. /// [...] /// Ricominciò ad [...] per le vie della città, [...] sorve-gliare i suoi spostamenti, le abitudi-ni e i [...]. [...] che se-guiva la ragazza [...] pri-ma volta che la vide assieme [...]. Era un pomeriggio [...] dopo una pioggia improvvisa che [...] spazzato via la polvere dalle strade e reso [...] pulita. [...] come al solito [...] del lavoro, nascosto dietro [...] di un giornalaio. Quando uscì con una borsa [...] vide un gio-vane alto e magro avvicinarsi a lei [...] a lungo poi [...] per mano. Esitò se [...] anche lui per [...] o restare fermo e aspettare [...] scomparissero dalla [...] vista. Poi si incamminò lo [...] mentre parlavano tra di loro presi sottobraccio, [...] davanti alle vetrine di un ne-gozio, entrare [...] dopo con una grande busta di plastica [...]. Quando arrivarono a casa [...] nel portone, guardò [...] e lasciò passare qualche [...] rincasare a [...] volta. Salì le scale con [...] un ladro che ha paura di essere [...] nel suo appar-tamento andò in soggiorno. Vide attraverso i vetri le [...] figure [...] da una parte [...] e sperò di [...] sentire di nuovo il suono [...] quella voce che da tempo aveva [...]. Aspettò [...] dietro la tenda bianca, fin [...] la luce, dietro quelle due finestre, si spense. Allora andò in cucina, bevve [...] di latte in [...] lungo e stret-to, poi raggiunse [...] camera da letto, [...]. [...] che seguiva la [...] notte non riuscì a dormire. Si as-sopì soltanto [...] per poco più di [...]. Quando si svegliò guardò [...] al tempo che ave-va ancora a disposizione, [...] per riprendere la [...] vecchia abitudine, [...] di nuo-vo per le [...] fino al lavoro e poi ritornare la [...] luogo, per [...]. Si lavò con cura [...] abito pulito, scelse una cravatta elegante e [...] camicia fresca di bucato. Andò al bar e [...] il gior-nale e si sedette su una [...]. Quando la vide in [...] assieme al giovane fu incerto se al-lontanarsi [...] vedere o at-tendere il loro passaggio, infine [...]. Arrivarono al-la [...] altezza, la ragazza si [...] ad alta voce e gli strinse la [...]. Gli disse che era [...] e gli do-mandò come aveva trascorso [...]. /// [...] /// Gli presentò il suo [...]. Adesso lui vive con [...] mia, disse [...]. [...] molto, il tempo di trovare [...] appartamento più grande. /// [...] /// [...] che seguiva la ragazza non [...] pa-role [...] momen-to per rispondere. Sa soltanto che quando [...] nuovo, dopo essersi salutati, aspettò per qualche [...] mosse a [...] vol-ta, mantenendosi a una [...]. [...] negozio dove lavorava e [...] uomo, prima di scomparire die-tro la porta [...]. Osservò quel gio-vane incamminarsi [...] dietro [...] di un isolato. Restò fermo sul [...]. /// [...] /// Nei giorni e nelle [...] non cambiò le sue abitu-dini. Continuò ad [...] vicino senza che se ne [...] a osser-vare, la mattina presto o la sera, dal-la [...] del soggiorno [...] giova-ni, a [...] le mosse, a [...] il suono della voce, quando [...] quel piccolo appartamento [...] degli amici invitati a [...] per una festa. [...] che [...] ricorda bene quando li sentì [...] la prima volta litigare. Fu una notte di autunno [...]. Era a letto e [...] fu svegliato dalle urla. Andò alla finestra e [...] direzione, sentì attra-verso i vetri il rumore [...] grida e insulti ripetuti ad alta [...] il rumore di [...] sbattuta con violenza. Corse a [...] appena in tempo per vedere [...] giovane uscire dal palazzo, salire su una macchina e [...] via. Ritornò in soggiorno e [...] ver-so le due finestre. Una era aperta, la [...] al davanza-le. Aveva in mano un bicchiere [...] teneva [...] sommesso che ogni tanto scuoteva [...] corpo piccolo e delicato. [...] che seguiva la ra-gazza [...] spiare a lungo quel dolore. Tornò in camera da [...] distese sopra le coperte. Gli sembrò di sentire [...] e si tappò le orecchie con le [...]. Cercò di dormire ma [...] alzò di nuovo e si vestì, scese [...] porta di un appartamento al primo piano. Suonò il campanello, una volta [...] e per breve tempo. Si pentì [...] desiderio di andare via, ma [...] si mosse. Suonò [...] volta, e la [...]. [...] soltanto una maglietta di cotone [...] le arrivava fino alle ginocchia. Gli occhi gonfi per [...] la stanchezza lo osservarono a lungo. Poi, senza dire una parola, [...] fece entrare. Andò nella piccola cucina, [...] rubinetto e caricò la caffettiera, aspettò che [...] pronto e lo versò in due tazzine. Bevve il suo lentamente, [...] sul bordo del letto. Riprese a piangere, si [...] con un fazzoletto e cominciò a parlare. Raccontò del litigio di quella [...] del giovane con il quale viveva e di quando, [...] giorno prima, rientran-do [...] previsto [...] sorpreso con [...] donna. Disse che non si [...] era accaduto, che amava quel ragazzo conosciuto [...] che era disperata e non sapeva più [...]. [...] che seguiva la ragazza [...] par-lare fin quando il silenzio [...] ritor-nò in quella camera illuminata dal-la luce bassa di [...] lampada appog-giata per terra. La vide voltarsi e [...] e pensò che sperava di vedere ritornare [...] un momento [...]. /// [...] /// Le accarezzò i capelli. Lei si voltò di [...] ritrarsi, ma non ne ebbe il tempo, [...] bloccò, [...] per il collo con [...] le mani. /// [...] /// La ragazza adesso aveva [...] su di lui. [...] un [...] al soffio del [...]. [...] di più le mani, cercan-do [...] porre fine [...] lotta, poi il suo sguardo [...] di lei. Lesse in quegli occhi [...] solo desiderio, che cer-cò di contrastare inutilmente, [...] che in un attimo lo lasciò senza [...]. A poco a poco [...] allentarono, senza che potes-se fare [...]. [...] riuscì a divincolarsi. Si liberò da quella [...] corse in un angolo della stanza. Cadde per terra. Tossì a lungo cercando di [...] raggiunse la porta, [...] e scom-parve. [...] che seguiva la ragazza è [...] sul letto. Non sa quanto tempo [...] quando è fug-gita, né perché è rimasto [...]. [...] sul cuscino e sente nelle [...] un odore dolce e buono. Tra poco arri-veranno, pensa, e [...] sarà finito. /// [...] /// Rocco Carbone [...] che seguiva la ragazza [...] ha quasi [...] ma ne dimostra qualcuno in [...] Vive da solo nella casa [...] nato. Una casa troppo grande LA RAGAZZA [...] gli occhi neri e inquieti, i capelli [...]. Si era appena trasferita [...] e cercava un ferramenta. /// [...] /// Si era appena trasferita [...] e cercava un ferramenta. (0) (0) ![]()
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