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Oppure tutte di un [...] quali non si risponde in nessun caso, [...] ingenue, per non creare prece-denti». Voglio [...] quali do-mande si dovrebbero [...] dei fondatori delle Brigate Rosse e [...]. Ma, vedi, ce ne [...] tante. /// [...] /// Per un paese di [...] la nostra esperienza è [...]. Se non altro per [...]. A parte [...] dei baschi e [...] di [...]. Ma li si tratta [...] di indipendenza. La nostra lotta armata, [...] marxista e che aveva referenti dei soggetti [...]. La [...] in Germania, è stato [...] diverso. /// [...] /// E ci siamo sempre [...] bisogni di quella base socia-le». Venezia, San Marco, leghisti, [...]. /// [...] /// Mi ricorda molte cose. Una delle cose che [...] di più sono state le interviste in [...]. Le intervi-ste ad amici, ai [...] ma che ti-pi di persone sono? La risposta è [...]. Ecco, io ricordo scene [...] tempi con noi. Quan-do i primi di [...] si scoprì che erano dei ragazzi [...]. E, nello stesso modo, [...] e [...] che dicevano: ma sono [...] gli altri. Questa è la prima [...] colpisce. Mi da [...] che anche questo fenomeno [...] aspetti strani, parlo di San Marco, saranno [...] cose che io certamente [...]. [...] siano delle radici sociali. Non è fol-lia isolata [...]. Come noi non eravamo [...] di gio-vani inquieti. Eravamo [...] di problemi che [...] real-mente nella nostra società, cercava-mo [...] risposte. Noi eravamo il sintomo. Il messaggio più estremo [...] che stava nel corpo sociale». Come mai non parli mai [...] mai perché [...] un intero capitolo nel mio [...] che è ambientato in carcere. È il capitolo in cui [...] Moro che [...] lui in una cel-la. Ne parlo poco perché prima [...] autobiografico, dove [...] tutto [...]. [...] consistente del libro che racconta [...] miei anni in carcere. Quando scrivevo [...] Re-nato e [...] avevo in mente [...] storia, questa, che sarebbe stata [...] seconda puntata. Anche [...] dentro la prima storia. Questo ro-manzo, [...] così, è una ri-flessione totalmente [...] persona-le. Non semplicemente [...] ma sulla vicenda storica delle Bri-gate Rosse. È come un secondo [...]. [...] scritto con Anna [...]. Avevo delle cose da [...]. Il mio problema, poiché [...] scrittore, era di trovare la cifra, il [...]. E quindi trovare qualcuno [...] i miei pensieri sulla carta. Anna ha trentatrè anni, [...] genera-zione. Riflettere con lei su questi [...] se quello che io penso è paranoia o se [...] una persona normale che, in quegli anni era giovanissi-ma, [...] essere interessata a questo [...]. Secondo te, [...] oggi, gli anni di piombo [...] stati una [...] «Allora, pensando a quegli anni, [...] definizione è [...]. [...] vor-rei fare una distinzione. La lotta ar-mata è [...]. È stata terribi-le. Però quegli anni non [...] terribili. /// [...] /// Sono anni in cui terribile [...] uccidere. Però sono anni. Penso al movi-mento di [...]. Io credo che quegli [...] delle impronte, se non nel mondo della [...] mondo dei comportamenti. Se uno vede in [...] la lotta ar-mata, vede solo la terribilità. Ma tu hai detto: [...]. Ho detto una cosa terribile [...] inevitabile oppure una cosa [...] «Allora io sono convinto che [...] terribile e che non si doveva fare. Questa è una riflessione che [...] fat-to. [...] che era terribile ma inevitabile. Ma la tu domanda non [...] è mai stata fatta. [...] le stesse cose? In genere [...] è ovvio, se torni indietro rifai le stesse cose. Proprio perché io sono [...] punto attraverso quel per-corso. E certamente io non [...] senza [...] fatto quella strada. /// [...] /// [...] persone che si sono suicidate [...] car-cere. Ma la domanda fatta [...] un giudizio, su quegli an-ni, di tipo [...] tipo poli-tico. [...] si doveva fare innanzitutto perché [...] risultati che abbiamo prodotto so-no esattamente [...] di quello [...]. [...] il rafforzamento del potere esisten-te. Anzi, della parte più [...]. [...] la lotta armata non si [...] fare. Io sono convinto che [...] industriale avanzata ci sono sempre più movimenti [...] problema della libertà. La strada per ottenere [...] deve essere, non può essere la [...]. /// [...] /// Dal punto di vista [...] ra-gione che non si [...]. Allora io ero di [...]. Era una cultura diffusa nel [...] paese. La politica presuppone che tu, [...] raggiungere un certo fine, [...] e quindi [...] di questi mezzi. Io sono assolutamente con-vinto [...] stato un errore terribile. Il fine e i [...]. Non ci sono due [...]. Attraverso [...] attra-verso [...] produrre una società di pace, [...] convivenza tra la gente. Quindi alla tua domanda [...] è que-sta: gli anni di piombo sono [...] terribile che non si doveva fare». Voi dicevate di combattere [...]. Che [...] il potere? Ero lo stesso [...] e adesso? Chi o che [...] «Che [...] il potere per noi, [...] che ha avuto in Italia [...] grande successo di mercato, il mercato [...]. [...] imperialista delle multinazionali. Ad un certo punto [...] abbiamo costruito un lin-guaggio criptico nostro che [...] come [...]. Era un linguaggio dove esisteva [...] una serie di codici, di parole [...] di sigle. Una delle sigle più [...] Sim. [...] che avevamo è che [...] potere a due livelli. Cioè, un potere formale, [...] un potere vero, sostanziale, che resta nascosto. Noi chiamavamo Sim questo [...]. Il potere delle lobby, [...] dei club, delle strutture trasversali. Questo discorso lo facevamo nel [...]. /// [...] /// La storia della loggia [...] lo dimostra. Pensavamo a un potere [...] internaziona-le, che partiva dagli Usa. Individua-vamo il centro del [...] commissione Trilaterale, un club privato con membri [...] mondo. Era vero? Forse una parte [...] verità. Ed è anche un [...]. Io credo che in [...] quel-la italiana in cui il potere si [...] estremamente complessi. Noi vedevamo solo due [...] realtà i poteri allora erano molti. Erano poteri dif-fusi nel [...]. Il potere di adesso? Io [...] ora il potere non è cam-biato molto. Per questo dico che [...] di questo potere autoritario e invece lavorare [...] potere della gente. Ma la nostra idea [...] combattere questo potere auto-ritario che è il [...] si po-trà costruire il potere della base. /// [...] /// Se vuoi cambiare le [...] Italia devi fare un partito. Negli Usa è diverso. /// [...] /// Non pensano di costruire [...] gay o di diventare democratici o repubbli-cani. Loro vogliono realizzare certi [...]. Poi quando ci sono [...] da che parte [...]. [...] modo di vita. Noi invece, in Italia, [...] ossessione ideologica, soprattutto in quegli anni pensava-mo [...] principale fosse [...]. Questo vizio culturale esiste [...]. Negli anni Settanta [...] ancora due grandi chiese, comunismo [...] cattolicesimo. Crollati [...] chiese la gente adesso [...] li-bera mentalmente e si preoccupa molto di [...] interessi. Quindi la dinamica diventa [...]. [...] è cambiato? Io credo [...] della gente stia cambiando. Il siste-ma del potere [...]. In carcere avrai certo [...]. [...] «Noi avevamo due atteggiamen-ti. Nella fase in cui [...] speravamo che vinces-se, e ci siamo sempre [...] Se [...] questa rivoluzione noi vogliamo fa-re come Garibaldi [...] a Ca-prera. Questa era [...]. Perché ci sentivamo comunque, [...] gestire. Noi ci sentivamo molto più [...] una dimensione di di-struzione che in una dimensione di [...]. Infatti non siamo mai [...] un programma positivo sul come doveva essere [...] la vittoria. Dopo [...] quando ormai era chiaro [...] sconfitti, che non [...] più nessuna prospettiva per [...] mi sono ripetuto varie volte: per fortuna [...]. Perché vedendo i comportamenti [...] noi che eravamo in carce-re, vedendo quei [...] sono detto: se noi aves-simo vinto probabilmente [...] di [...] prodotto [...] sociale tipo Pol [...] in Cambogia. Eravamo [...]. Noi [...] la storia, per andare [...] di cambiamenti radicali. E quindi tu avresti [...] cose che la gente non capiva. Il pro-cesso Moro è [...] contem-poranea [...] processo dei capi sto-rici [...]. Durante questo proces-so noi [...] in aula. Era in pratica fatto [...] giornalisti. Secondo noi, non di-cevano [...]. [...] si avvicinò alla gabbia [...] e mi chiese: Franceschini, ma voi veramente [...] quello che dite contro i giornalisti? Ma [...] conto che noi giornalisti siamo [...] persone? Voi volete ammazzare [...] Io [...] guardato e ho detto: [...] così pochi? No era una battuta. Io ci ho pensato [...]. [...] testa [...] era che se questo serviva [...] rivoluzione, bene allora elimi-nare [...] persone era una cosa normale. /// [...] /// Bocca [...] quando ci [...] catto-comunisti. Lui ci vedeva in [...] molti di noi venivamo da am-bienti cattolici. Io la prendo come una [...] di tipo culturale. Per me Dio era [...]. La chiesa era [...] delle Brigate Rosse. Prima la chiesa poi [...]. [...] i figli di una cultura [...] sini-stra italiana. Dopo, [...] mi sono detto: per fortuna [...] perso. La seconda cosa che [...] è: con quel tipo di cultura non [...]. [...] la vita, dopo una [...] ma penso che la mia [...] sia nor-male. Sento il bisogno di [...]. Un estremo bisogno di [...]. Mi convinco che la [...] nor-male. Voglio che sia una vita [...]. Forse la tua domanda ne [...]. Io non ho mai pensato [...] fare la lotta armata [...]. [...] la [...] perché non mi pia-ceva la [...] normale. Per me fare la [...] terribi-le. Non mi è piaciuta [...]. Come ragiono io ragionano [...]. Era una vita da cani. Lo facevi perché tu [...] catto-comunista, che solo un grande sacrificio poteva [...] di positivo. /// [...] /// Non ho mai avuto [...] lotta armata come si vede nei film. Sono convinto che le [...] le persone che [...]. Come racconteresti quegli anni [...] «Non ho un figlio. Spero nel futu-ro di [...]. Questi due libri sono [...] ad un ipote-tico figlio. Non gli racconterò nulla [...] lo chiederà. Non vorrei allevare un [...] positivo o negativo. La mia vita è [...] allora e io mi sento molto diverso. Quando io penso a quegli [...] sento una distanza incredibi-le. E come se pensassi ad [...] persona. Amos Riani (il protagoni-sta [...] «La borsa del presiden-te»), sono io. [...] dentro qualcosa di [...] io credo sia inevitabile. /// [...] /// So che sarebbe una cosa [...] difficile. Quello che temo è [...] avere due reazioni. /// [...] /// [...] visto anche con i figli [...] molti com-pagni. Credo che la prima [...] sperando che le domande me le rivolga [...] è di [...] leggere i miei due [...]. /// [...] /// Credo che la prima [...] sperando che le domande me le rivolga [...] è di [...] leggere i miei due [...]. (0) (0) ![]()
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