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Telegramma di Arbasino spiritoso [...]. Paginone della Palombelli [...] ma anche molto divertito. Mi sembra che di [...] scandali sessuali legati a tra-smissioni televisive un [...] Repubblica abbia eviden-ziato con trasparenza alcuni limiti «fatali» [...] (che è poi [...] cultura esistente). Proverò a riassumere il [...] tre punti, con rischio di semplificazione. Bene, sap-piamo che il [...] perfino i soffici territori della lette-ratura rosa. Ma allora, per coe-renza, [...] gior-nali gli eleganti sarcasmi e le ostentazioni [...]. Possiamo anche prende-re sussiegose [...] ci piace tanto, tantissimo parlare di [...] e [...] di «fans assatanate», nutrirci [...] questo, riferire e chiosare le battute di Sgarbi, [...] prudentemente il naso su questa melma pervasiva [...]. Ma gli «anticorpi», o anche [...] un linguaggio capa-ce di descrivere e di valutare, ce [...] davvero la cultura [...] attuale? Certo, siamo ostinatamente per [...] tutela dei minorenni, ma [...] parte non ci piace passare [...] per familisti e [...]. Ci teniamo tantissimo a [...] sessuale, ma naturalmente protestiamo contro ogni forma [...] di violenza fisica. Conosciamo bene (dal Marchese [...] Sade [...] Cava-ni) la complicità (segreta, per-versa) che è [...] vittima, però non sopportiamo chi abusa del [...] ottenere qualcosa. Ahi, sotto un cielo [...] e dominato dalla tecnica dove è andata [...] chiedeva [...] direttore della Repubblica, la [...] In questo caso infat-ti non può [...] nessuna «etica professionale» (né [...] pronta per [...]. Non si dànno «regole [...] e distinte, a cui aggrappar-si. È come richiesto un [...] di radicalità, e forse di rischio. Ma cosa può, onestamente, [...] Spiegarci che non è più vero il [...] quoti-dianamente riceviamo -che tutto ciò che non [...] fama (o in potere) è nulla, è [...] Anche senza condividere i [...] Kraus verso i quotidiani, si converrà che è [...] Barone di [...] che voleva sollevarsi prendendosi [...]. Quegli «anticorpi» morali [...] culturale circostante non ci [...] possono esser-ci perché, a ben vedere, [...] cosa che veramente fa [...] disgusto (e dileggio) è una questione di [...]. Certo, [...] non è poco. Ma lì la faccenda [...]. È univer-salmente noto che [...] quelli oggi denunciati intorno alle trasmissioni televisive [...] università (luoghi meno luccicanti ma altrettanto «promiscui»), [...] mediocri e privi di ogni fascino vantano [...] («assata-nate»?). Ma vuoi mettere! [...] non si fanno irripetibili battute. Si citano magari Bataille [...] Henry Miller. Non si indulge ad [...] la peggior commedia [...]. In fondo la vera, [...] di questi impre-sentabili conduttori televisivi è la [...] e di cultura. Sul resto infatti la [...] nostro tempo, così scrupolosa nel catalogare i [...] Belpaese, forse non ha proprio niente da [...]. SONO ARRIVATO a scuola sotto [...] pioggia implaca-bile: [...] basso e spampanato, sembrava affiorare [...] pozze [...] come un gi-gantesco ippopotamo. Ho salutato il bidello [...] ha risposto, quindi ho firmato il foglio [...] riga sbagliata, ho corret-to con uno sgorbio [...] il mio registro dal muro metallico degli [...]. È massiccio quel registro. Pesa come la bibbia [...] met-tere addosso gli stessi sensi di col-pa: [...] sono accaldato mi ci sventolo. Di corsa ho traversato [...] sono entrato in classe. Mi sembra sempre più [...] di sincero: vor-rei che ogni giorno i [...] di più al centro della fac-cenda, ma [...] ho [...] che da quel centro [...] mi allontano un po-co. Raccontate in una paginetta [...] avete fatto, ho detto a quelli della [...] C. Un sogno a occhi [...] so-gno a occhi chiusi? Mi ha doman-dato Melissa, [...] le distinzioni e la chiarezza. Un sogno a occhi [...] ri-sposto. Si sono chinati sui [...] cuscini, avevano lo sguardo di chi, per [...] impor-tanti, deve dimenticare [...] che lo circonda. Manilo, il più svo-gliato, [...] sbirciare sul foglio di Silvia, la compagna [...]. I sogni non si [...] e mi è sembrata una frase significa-tiva, [...] mi appunto a ma-tita sulla porta di [...]. Ho una bella collezione di [...] così. Ad esempio: «Tutto deve [...] può, ma non di più», [...] copiata da Einstein; op-pure: «La [...] problemi sono le soluzioni», una sentenza che [...] un cesso. I sogni non si [...]. La mate-matica sì, [...] di chimica bromatologica anche, e [...] pure il tema, ma [...] no. Ognuno ha la propria, può [...] un teatro o una discarica, [...] è abi-tuarsi a sentire la [...] i desideri, come una madre [...] tra mille il pianto e il riso e le [...] del suo bambino. Posso dormire e sognare [...] domandato Emanuele, che vuole sempre fare lo [...]. Scrivi, gli ho detto. Però anche lei deve [...] sogno, professore, ha detto Emanuele. Per un momento tutti [...] dal loro compito e in coro si [...] quella richiesta: anche lei, professore! Alla fine li leggiamo [...]. Dopo una decina di [...] da me Roberto, che è altissi-mo e [...] in porta. Roberto parla poco o [...] un sorriso e due occhi che conten-gono [...] Zingarelli. Ecco il mio so-gno, [...] molto strano, non ci ho capito niente, [...] va di [...] davanti agli altri. Roberto ha un calligrafia [...] sono talmente picco-le e ordinate che paiono [...] formiche in cerca di una tana. Il suo sogno era [...] «Camminavo [...] a mio pa-dre per un sentiero di [...]. Intorno [...] tanti prati e sopra di [...] scintillavano i ghiacciai. [...] tratto sono stato investito alle [...] da una corsa di ciclisti. Sono cadu-to per terra [...] attimo ho perso i sensi. In testa avevo una ferita [...] e mio padre, con un grosso ago, me [...] ricucita. Poi [...] un sal-to di scena: [...] a letto, an-cora malato per la ferita. Mio padre è seduto [...] ha in mano un coltellaccio, mi fa [...]. Allora scappo in cucina, prendo [...] un coltello e lo uccido. Sono in prigione, a [...]. Sono diventato un vecchio, [...] che sto rinchiuso in quella prigione. Mentre cammino per un [...] pa-dre. Il cuore mi batte [...] da piangere, lui mi guarda fis-so e [...]. Roberto sorride con il [...] di parole zitte. Non ci ho ca-pito [...]. Cerco di ricor-darmi [...] suo padre, che faccia [...] a informarsi del profitto del figlio. Nella mente pur-troppo non [...] tante tremo-lanti fisionomie, la [...]. Alla cattedra arriva Milena, [...] suo sogno in mano. Vuole assolutamente che io [...]. Subito, la prego, subito, [...] zatteroni per terra, come se chie-desse [...] intero di durare ancora [...] tempo di leg-gere il suo sogno. Ha una calligrafia larga [...] lettere sono bolle azzurre che galleggiano nel [...]. [...] una canzone di Vasco che [...] be-ne e io ballavo un [...] annoiata da-vanti allo specchio, poi [...] musica cambiava, era strana, mi metteva brividi nelle gambe. Nella cameret-ta è apparsa una [...]. Mi ha salutato con [...] forte come se mi conoscesse. [...] i capelli biondi e [...]. Come stai, Milena mia, [...]. /// [...] /// Ma tu chi sei? Lei [...] buffa. Non mi riconosci? Sono [...]. Non è possibile, sei [...]. E poi mia nonna [...] anni fa, sono stata anche al suo [...] ricordo bene mia nonna dormiva in questa [...] me e da quando non [...] più dormo con la [...]. Sei troppo piccola, davvero. Sai Milena, dopo la [...]. E poi li ho [...] quei fo-glietti, alcuni a voce bassa, altri [...]. Sentivo che nella classe, [...] mura imbrattate negli anni di mille scritte [...] ormai defunti o a can-tanti scomparsi, prendeva [...] Grande Notte, un tempo segreto che non è [...] ma di tutti noi: sentivo che ognuno [...] anima in una vasca [...] sogno si faceva più lar-ga, ed era [...] dal quale, come i [...] siamo usciti per alzarci in piedi e [...] vestiti e andare e imparare un mestiere [...] di fatiche. I ragazzi ascoltavano incantati, [...] incomprensibile sto-ria li portasse davanti a un [...] bosco, in un silenzio. Adesso deve leggerci il [...] preteso Emanuele. Non avevo fatto in [...] così [...] raccontato nel mo-do confuso [...] quel momento lo ricordavo: «Ero in piedi [...] gruppo di uomini dai volti grassi. Avevo [...] di dover sostenere un esame, [...] infatti uno di quegli uomi-ni mi ha chiesto di [...] il violi-no. Ci deve essere un [...] di persona: non ho mai suonato il [...] possiedo. Il violino, ha insistito [...] ci faccia sentire un bel motivo dei [...]. Ho cominciato a sudare, [...] quelli pre-tendevano e si accigliavano. Altre volte [...] capitato di do-ver deludere una [...] sapevo che già mi era capitato, in altri so-gni, [...] altri giorni. Non ho baciato, mon ho [...] turco, non ho salta-to [...]. Mi prendeva lo smar-rimento [...]. Io sono una co-sa [...] fare questo e questo, ho i miei [...] stato africano disegnato esat-tamente con la riga. /// [...] /// Ho appoggiato sulla spalla [...] e ho cominciato a recitare da violinista. Nei sogni tutto è [...] un gruppo di uomini grassi e arcigni [...] e che [...] tra loro ci sia [...] che i loro vestiti si accendano di [...]. Più suonavo, più [...] gente, e io pen-savo: niente [...] difficile. E pensavo anche: questa [...] mia festa. Poi tutto è svanito [...] altre immagini, ma non le ricordo». Che [...] ha detto Silvia. A questo punto è [...] un trillo acuto come quello di una [...]. [...] la lezione di matematica, [...] Melissa, la prof ci massacra. Facciamo il respirone? ha do-mandato Emanuele che prende ogni cosa come una bella scemen-za, e [...] le sue ragioni. Certamente, ho detto, si [...] finisce così. Tutti insieme abbiamo inspirato [...] le braccia sopra la testa, come un [...] petali, e come ogni giorno abbiamo chiuso [...] un sorriso che significa: se non crollo [...] ci rivediamo [...] se invece crolla che [...] vediamo da [...] parte. Un so-gno a occhi [...] sogno a occhi chiusi? Mi ha do-mandato Melissa, [...] le distinzioni e la chiarezza. Un sogno a occhi [...] risposto». Storia di una lezione particolare [...] una scuola normale: [...] un [...] pesante che sembra fatto proprio [...] sensi di colpa; alla fine [...] un sor-riso. Che sia liberatorio? O soltanto [...] natu-rale di una vita che vorreb-be giungere al centro [...] cose riuscendo solo [...] In mezzo, [...] una progressione continua di fantasticherie [...] mezze confessioni che tradisco-no i caratteri di Manlio, Melissa, Emanuele, Roberto, Mile-na. Ma si tratta pur [...] regolate da una legge ferrea: i sogni [...]. [...] quando scende la Grande Notte. Un prezioso saggio di Franco Volpi [...] interpretazioni di Nietzsche Il Novecento e il [...] uno spettro [...] per [...] era il co-munismo, e [...] della vecchia Europa gli davano la cac-cia. Nel Novecento un altro [...] aggirato per [...] il nichili-smo, e tutte [...] della vecchia e nuova Europa gli si [...]. A poco sono valsi [...] opporsi alla marea montan-te del nichilismo da [...] come Bloch, Lukács, [...] Jaspers, [...] e Adorno. [...] inquietante» è ri-masto, e tanto [...] inquietante quanto meno lo si è capito nella [...] natura ibrida e sfuggente. Il suo significato, nelle [...] infatti da quello di una rivoluzione copernicana [...] quello della distruzione di ogni valore e [...]. Con un gesto che [...] ge-sta Franco Volpi (promessa già mantenuta degli [...] ed europei: insegna a [...] oltre che a Padova [...] e seminari in varie lingue in Europa [...] America), ha fornito con il libro Il nichilismo (Laterza, [...]. In un testo di [...] dato, in modo rigoroso e completo, anzitutto [...] del ter-mine e del fenomeno e poi [...] in Nietzsche e nei pen-satori posteriori. Per avere [...] della vastità del fenomeno, [...] letterati come Gide, Strin-dberg, von Hofmannsthal, Geor-ge, Musil, Broch, [...] Thomas e Heinrich Mann, Benn [...] guardarono a Nietzsche come [...] da emulare, e che nel ni-chilismo confluirono [...] dello storicismo, della «fi-losofia della vita», nonchè [...] civiltà [...] Spengler ecc. Tra le analisi spiccano [...] Weber, [...] Schmitt (di questi tre [...] Volpi [...] traduttore e curatore per [...] e, in Italia, Vattimo [...] Severino. I brevi capito-li di Volpi [...] ottime introduzio-ni a questi autori e dunque una vera [...] per chi desidera [...] chiara senza af-frontare toni pesanti [...] poco ac-cessibili. Ma più in generale [...] cultura europea legata al nichilismo, non solo [...] esposta nel libro, con chia-rezza esemplare, nei [...] legami essenziali. Risulta comunque che la [...] di Nietzsche è da tutti accettata acriticamente, [...] Vattimo e Severino, sebbene il primo la [...] il secondo negativa-mente, e che quelli che [...] nichilismo lo fanno su un piano diverso [...]. Severino, per esempio, mette [...] divenire, non il ragionamento stesso di Nie-tzsche. Ma sta di fatto [...] viziato di errore, come abbiamo tentato di [...] di un libro, e questo errore, di [...] nel passare [...] saltando la sfera intermedia, [...] che è il vero cielo [...]. Già Marx aveva segnalato [...] parla della natura [...] si parla anche della [...]. A tutta prima la [...] nostra concezione del mon-do, anche ascetica (come [...] Schopenhauer), [...] solo [...] accade-re (la realtà) e [...] e autoconservazio-ne, fa mancare [...] i piedi. Si ripete così lo [...] prodursi (e la furia del-la Chiesa lo [...] scoprì che la terra non sta ferma [...] ma gira in-torno al sole in un [...] esso. Come però sarebbe ingiustificato [...] capovolti e finire nel vuoto quan-do la [...] parte, così è ingiustificato sgomentarsi del [...] meno del fondamento della [...] morale. La relatività che ci [...] stes-sa che ci salva. Per la forza di [...] verso il cen-tro della terra e non [...]. Per la forza di [...] (il codice genetico) ca-diamo anche spiritualmente ver-so [...] (i suoi valori massimi) e non finiamo [...] «niente è vero, tutto è permesso» [...]. Cioè non rischiamo [...] nella conoscenza né [...] nella moralità. La specie costituisce per [...] terra, la base e la stabilità che [...] vi-ta piena, nella conoscenza e nel-la moralità. /// [...] /// È morto ieri [...] a Londra il poeta [...] regime di [...] Hussein, [...]. Curdo, nato nel-la città [...] di [...] era considerato uno dei [...] poeti della letteratura ara-ba contemporanea. La [...] prima [...] di versi pubblicata a [...] nel 1946 fu considerata rivoluzio-naria [...] per i contenuti che per la forma poetica. La [...] ultima rac-colta era uscita [...] Londra [...] la set-timana scorsa. Il poeta aveva la-sciato [...] nel 1982 [...] a Londra dove lavorava [...] per un settima-nale in arabo. Era attivo nel movi-mento [...] regime di [...] Hussein. Le autorità di [...] ha offerto alla famiglia [...] spoglie del poeta in patria ma la [...] figlio hanno rifiuta-to. /// [...] /// Le autorità di [...] ha offerto alla famiglia [...] spoglie del poeta in patria ma la [...] figlio hanno rifiuta-to. (0) (0) ![]()
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