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Poca meraviglia dunque, se, [...] a più riprese, gli psicoanalisti utilizzano [...] letteraria per le loro [...] dato peraltro da una [...] constatazione di Freud nella Gradiva [...] quale egli sosteneva che il vero poeta [...] il precursore della scienza e anche della [...]. Ma non solo. Come sostiene infatti oggi la [...] Beta [...] nel suo ultimo libro [...] la letteratura consente -con [...] delle sue potenzialità espressive -un [...] delle teorie psicoanalitiche nonché [...] sottrazione di peso allo stesso [...] psicoanalitico e alla struttura narrativa. La sottile grazia del passo [...] di [...] diviene così, per [...] nel mondo [...] che per [...] ai lettori passa agilmente dai [...] di Romeo e Giulietta, Beatrice [...] Benedetto [...] di Puskin. Pubblicato a Londra nel [...] questo bel libro si inserisce [...] già ricca letteratura [...] con un merito preciso: ridefinire [...] come età della vita [...] a quella penosa operazione, orchestrata [...] media, che ha fatto [...] in quanto tale un manuale [...] psicopatologia. In maniera chiara ed [...] racconta, tra intuizione letteraria [...] mondo [...] le metamorfosi familiari, il [...] la incerta identità sessuale, [...] in bande di «uguali», [...] solitudine, [...] e le infinite domande [...]. A questo «disordine» [...] fa corrispondere le varie [...] con gli adulti, con la società: dalla [...] al lavoro; [...] e solo [...] in questa rete di [...] spazio anche i disturbi, le psicopatologie [...] e, in conseguenza, [...] di quei fenomeni che [...] di comportamenti collettivi: la delinquenza, la droga, [...]. E, pur partendo da [...] di stampo prettamente [...] la [...] si apre al contributo [...] «indipendenti» quali [...] e di altri modelli [...] quali la «terapia familiare» proponendo poi [...] integrazione degli stessi modelli [...] altresì, pur nella molteplicità dei linguaggi esposti, [...] suo testo una forma e un disegno [...]. Operazione certamente riusci-ta, a [...] anche la nostalgia per [...] -gli anni Cinquanta -in [...] non erano ancora laceranti co-me oggi e [...] ancora un sistema di valori a cui [...] e la speranza. Il tutto raccontato con [...] bam-bino di dieci anni, di cui [...] sa ricostruire magistralmente il [...] e il colorito linguag-gio. Daniel [...] finora lei aveva scritto [...]. Come è nato questo [...] autobiografico pieno di poesia e ironia? Sono [...] di pelle ma anche culturalmente. Mi piace il romanzo [...] che racconta la realtà violenta e senza [...] viviamo. Ma [...] in me anche [...] vena più autobiografica e [...] è nato appunto il romanzo Il campo [...] omaggio felice e sorridente alla mia famiglia, [...] ope-raio nero e a mia madre casalin-ga [...] nelle difficoltà economiche degli anni Cinquan-ta hanno [...] figli, riu-scendo a darci amore e felicità. Il libro fa parte [...] più vasto. È il primo di [...] tre o quattro romanzi che ripren-deranno lo [...] tutti il ricordo di una giornata particolare [...] periodo della mia infanzia o della mia [...]. [...] ho raccontato una giornata del [...] in seguito racconterò altri tre momenti della mia vita [...] nel 1962, nel 1965 e nel 1968. /// [...] /// [...] adulta non mi inte-ressa. Perché? Gli adulti sono [...] imparato [...] della rinun-cia e del [...] imparato a giustificare questa rinuncia. I bambini invece vivono [...] sono svincolati dal discorso [...] di controllare la loro immagine. È per questo che [...] Campo [...] nessuno ho voluto adottare il punto di [...] bambino di dieci anni, [...] la percezione. Il modo di vedere [...] bambini è quello giusto, solo che di [...] accorgiamo troppo tardi, da adulti. Adottando il punto di [...] cercato di ritro-vare qualcosa di più vero [...] a quello che mi sento di essere [...]. Ma questo punto di [...] di stupore, ironia e feli-cità non rischia [...] aspetti negativi della realtà? Una realtà oltretutto [...] sempre di più piena di sofferenze e [...]. Non è un rischio, è [...] scelta. Ma attenzione il punto [...] presente nel libro non cancella gli aspetti [...] li evoca in modo diverso, secondo [...] di un bambino di [...] non può spiegarsi tutto. Il protagonista entra in [...] povertà, [...] il razzismo, le ineguaglianze [...]. Ho cercato però di [...] co-me le ho vissute allora, vale a [...] non drammatica. An-che se certo oggi [...] cose. In fondo il libro [...] mio stupore di fronte [...] compiuta dai miei genitori: [...] renderci tutti e tredici felici anche in [...] difficile come quella che abbiamo vissuto. Qual è il segreto di [...] felicità vissuta [...] Innanzitutto [...] tra il padre e la [...] dei genitori per i propri [...] è un sentimento che non è mai stato messo [...] discus-sione. Poi anche una certa fierez-za [...] nostre origini e della no-stra condizione: non ci vergogna-vamo, [...] frustrazione, non [...] nessun male di [...]. I geni-tori inoltre avevano [...] ritualità, nulla era banale e triviale, ogni [...] senso preciso. La loro capacità di [...] di dare senso a cose, per me [...] importante. Infine nella mia famiglia [...]. Mio padre era comunista [...] cattolica, ma né [...] né [...] erano settari, lui non [...] lei non era bigotta. Mitizzando quel passato ha [...] la realtà contemporanea? Oggi viviamo in una [...] vacuità, in cui, proprio per-ché non siamo [...] le difficoltà che ci circondano. Per chi non ha [...] valori e non riesce a ritualizzare laicamente [...] diventa più difficile. [...] la corsa al denaro e [...] suc-cesso diventano un obbligo. La te-levisione, ad esempio, [...] di proposte e modelli. Oggi i genitori e [...] cioè che trasmettono valori e conoscenze ai [...] in concorrenza con la televisione, la quale [...] e spesso ne sa più di loro. In pas-sato questa concorrenza [...] genitori e la scuola aveva-no il monopolio [...] della rappresentazione della vi-ta. Oggi tutto è più [...]. Non voglio assolutamente demonizza-re [...] per certi aspetti è poi utilissima e [...] mettere in guardia. Il bambino è [...] paraboli-ca e i genitori [...] dei tanti canali. Sono però un model-lo [...] figli, che li guar-dano e giudicano. I genitori quindi diventano [...] alla tele-visione solo se sanno [...] coe-renti e [...] della situazione. Ma allora la ragione [...] libro -oltre al divertimento che procura e [...] qualità stilistiche e di linguaggio -non sa-rà [...] per un mondo che, nonostante tutto, era [...] facile da affrontare di quello attuale? In [...]. Ho ricostruito [...] che molta gente ha [...] e nella quale esistevano alcune modalità di [...] ci mancano. Allora la situa-zione era dura [...] difficile ma era possibile [...] oggi la gente ha [...] di non riuscire più a [...] fronte alle mille difficoltà del quotidiano. Ognuno di noi ha [...] personale corsa al riarmo, rincorrendo oggetti, pia-ceri, [...]. E poi nel-la corsa alla [...] si è sempre perdenti, perché ci sarà sempre qualcuno [...] avrà una casa più grande di noi, una macchina [...] bella. Al gioco della competizione [...] con [...] sem-pre dei perdenti. Vuol dire che allora [...] Assolutamente no, la rassegnazio-ne la consigliano i ricchi [...]. Sono invece per il [...] decidere da solo quando fer-marmi, non devono [...] a decidere per me. Ognuno deve [...] scegliere il proprio destino [...] il proprio equili-brio. Occorre avere il coraggio [...] ciò che rischia di rompere il nostro [...]. È una cosa semplice ma [...] perché non sappiamo mai esattamente quando arriva il momento [...] cui bisogna fermarsi. Il libro è stato [...] atto di accusa contro [...] e [...]. Cosa pensa di questa [...] più politica del suo romanzo? Ogni opera [...] e un impatto politico, che però deve [...] dalla ric-chezza della narrazione e non da [...] sovrap-posto esteriormente. Vorrei però che il [...] in modo giusto, che non fosse scambiato [...] al fatalismo e [...] ingenuo. Come pure mi di-spiacerebbe che [...] preso per una rivendicazione di una diversi-tà aggressiva nei [...] degli al-tri. Niente di tutto questo, [...] politico è molto semplice: occupati della tua [...] sii sempre esemplare. Il tema [...] ha tenu-to banco per [...] la vicenda degli immigrati in sciope-ro della [...] di Saint Bernard. Cosa pensa di questa [...] Non [...] le espulsioni. Da piccolo ho vissuto [...] di essere espulso dalla casa in cui [...]. Quindi oggi sono particolarmente [...] problema. Più in generale, sul [...] ricordare ai francesi che la loro attuale [...] in gran parte al sudore di quegli [...] vorrebbero mettere alla porta. È sempre stato così, [...] poi i portoghesi e gli al-gerini, oggi [...]. Il mio ro-manzo racconta [...] per costruire questo paese abbiamo fatto venire [...] di immigra-ti. I grandi cantieri edili, [...] del paese le hanno fat-te gli immigrati. Certo oggi [...] la crisi economica, la [...] più difficile, ma non bi-sogna per questo [...]. Eppure nella società francese [...] certa in-tolleranza nei confronti degli im-migrati, tanto [...] Le Pen può per-sino permettersi di dire che crede [...]. Non è preoccupato? Le Pen [...] fa paura, il suo è un discorso [...] che non può far presa più di [...]. Mi sembra invece più [...] intolleranza più quoti-diana e banale che si [...] vita di ogni giorno, ma anche questa [...]. Ad esempio, in Francia [...] scandalizzato per una miss Francia di colore, [...] accaduto in Italia qualche set-timana fa. In ogni caso contro [...] razzismo strisciante bisogna combattere quotidiana-mente, ciascuno al [...]. Il mio modello è [...] eroe olandese che mette il dito nel [...] per evitare [...]. Invece di [...] a gri-dare, denunciare e [...] qualcosa di concreto. Non servono gesti eccezionali, [...] e quotidiane. Ognuno al proprio posto, [...] nel proprio ambiente, nel proprio quartiere. Le dita di tutti [...] a [...] su la diga. Quella casa grande come [...] muro Sulla scia del grande successo ottenuto [...] Francia, [...] ha venduto 400. Si tratta del romanzo [...] francese Daniel [...] -undicesimo di tredici figli, [...] della Martinica e di madre bianca -che [...] infanzia negli anni Cinquanta alla periferia di Parigi, [...] soldi e una casa «grande come un [...]. Lunedì prossimo a Milano, presso [...] Spazio [...] di via [...] 21, la casa editrice Feltrinelli [...] il [...] Français di Milano hanno organizzato [...] presentazione del libro: parteciperanno [...] lo stesso Daniel [...] che sarà [...] da Daniel Pennac. [...] Robert [...] Indimenticabile quel [...] FABIO GAMBARO MONDI FUTURI Il [...] utopico del filosofo francese Pierre Lévy [...] salvata dal cyberspazio Il progetto [...] Lèvy non è ricon-ducibile [...] di un mezzo per trasformare [...]. Nel suo pensiero è [...] intellettuale che di-segna una possibilità: qualsiasi probabilità [...] si voglia assegnare, per il solo atto [...] come discorso sposta i confini o i [...]. Troppo ottimismo per un [...] come pochi i problemi della comunicazione. In fondo il suo è [...] tracciato di sal-vezza del valore moderno [...] (la parola gli è propria [...] ri-corre più di una volta) che nasce da una [...] della tecno-logia informatica. E, in fondo, co-me [...] non sia nelle mani di Dio richiede [...] circostanze, un lancio dei dadi, che le [...] al solito, chiama un soggetto univer-sale e [...] nelle proprie mani la barra del destino [...] alla propria rotta. /// [...] /// Il progetto utopico di Lévy [...] dunque questo: egli fa centro [...] sviluppo delle tecnologie digitali [...] che già avvolgono il mondo [...] proprie reti, per immaginare una civiltà [...] nella quale [...] collettiva, coordinata in tempo reale, [...] la condizione di una partecipazione corale allo [...] di un sapere che dovreb-be [...] paradigmi e se-gni della [...] tradizione. Un evento di questa [...] struttura antropologica aurorale che può realizzarsi solo [...] cyberspazio. Ap-partengono ai caratteri di questa [...] apparizione antropologica [...] totale del mondo, che non [...] mai essere definito attra-verso un qualsiasi limite cognitivo, una [...] della comuni-cazione (poiché [...] co-gnitivo standard non è sufficien-te), [...] lo scambio che avviene [...] valorizza la figura del singolo. Improntato alla singolarità è [...] di relazioni che ne deriva. Il «grande fratello» di Orwell [...]. La conoscenza non va [...] una enciclopedia in divenire, ma piuttosto come [...] proprio di identità dei soggetti che deriva [...] cyberspazio: una soggettivi-tà nuova che non conosce [...] nomade». In pieno [...] della critica al soggetto onnipotente [...] se mi pare, con una mossa hegelia-na. Ma contro Hegel, Lévy [...] si darà mai un soggetto realizzato, così [...] nasce nelle relazioni crea-tive e conoscitive del [...] letta come [...] che affi-da solo al [...] il passato. Nato filosoficamente nello stes-so [...] va da [...] a [...] conosce tutti i giochi [...] contemporanea, e sa evitare con facilità gli [...]. Tuttavia il suo libro [...] un teorico, ma piuttosto uno scrittore non [...] degli ultimi decenni del [...] francese. Il suo testo mostra una [...] analitica e narrativa che [...] un [...] il lettore. Ma sarebbe banale rispondere [...] eccesso di difesa, «non ci credo». Perchè in realtà Lévy è [...] nella [...] trama. Il cyberspa-zio, come dicevo, non [...] ma è solo una modalità [...] futura che dovrà coesistere con [...] altri spazi antro-pologici che sono il risultato [...] degli uomini: la Terra, luogo [...] discorso [...] e [...] primario; il Territorio luogo del [...] che limita e idealizza; la Merce che da luogo [...] uno straordinario processo di [...]. Ciascuno spa-zio interferisce sugli [...] lo spazio delle merci condiziona lo spazio [...]. [...] man mano che si dà [...] propria geografia diviene necessariamen-te più terrestre. Del resto Lévy dice: [...] Terra [...] e resta la base del sen-so». La proposta utopica di una [...] che attraverso [...] e lo scambio informativo co-struisca [...] stessa su un nuovo pos-sibile orizzonte, dice Lévy, è [...] ripresa [...] della filoso-fia dei Lumi, è [...] nuova scom-messa del moderno. Ma [...] sa ascoltare molto bene [...] il nostro luogo dove le merci opprimono [...]. E [...] di Lévy, anche evitan-do discorsi [...] difficili, mi pare una immaginazione fervida ma fragile, un [...] gioco [...] in un tramonto livido. Il libro di Pierre Lèvy [...] collettiva», secondo le sue parole, [...] «qualcosa come [...]. Ma molte pagine più [...] evitare una definizione che, nei nostri anni [...] scivolare nel futile, il filosofo francese cambia [...] semantica e ci parla di «progetto». Ma anche in questo caso [...] progetto e pro-getto e la [...] utopia appare una immaginazione fervida [...] fragile, un fastoso gioco [...]. /// [...] /// Ma anche in questo caso [...] progetto e pro-getto e la [...] utopia appare una immaginazione fervida [...] fragile, un fastoso gioco [...]. (0) (0) ![]()
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