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ANTEPRIMA MULTIMEDIALI | ALBERO INVENTARIALE |
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Poi ti accorgi in-vece che [...] diver-sa dalle altre e che [...] rende uniformi solo [...] miseria. Vi abitano i più [...]. Chi sono i più [...] I disoccupati, quelli che [...] un terzo dei giacimenti [...] della regione ha la-sciato [...]. Il loro unico desi-derio [...] via, ma come? «Sia-mo tutti ostaggi -dice [...] -Dalla [...] non si esce più [...] colpa di [...]. Partire costa troppo. Dopo la chiusura dei la-ger [...] il governo sovietico cambiò tattica [...] procurarsi la manodopera [...] miniere [...] delle grandi opere. Si decise di ade-scare [...] guadagni favolosi. E non erano solo [...]. A parità di lavoro [...] un salario del [...] e uno [...] era da uno a [...]. Agli ex detenuti e [...] si aggiunsero quindi altri [...]. Ma non [...] dal numero ancora striminzito degli [...]. Essi faceva-no sacrifici per [...] anni, mette-vano da parte un gruzzoletto e [...] tornavano nel mondo civile. Ades-so non è più [...] vice governatore -I risparmi del passato so-no [...] del [...] e i salari di [...] nemmeno [...] del biglietto ae-reo per Mosca [...] altre città [...]. /// [...] /// In 40 minuti sei [...] ed è là che [...] più intraprendenti. Alcuni per studia-re, altri [...]. Che vuol dire oc-cuparsi di [...] poiché a [...] del salmone. [...] non si mangia e [...]. Intorno alle 16 del giorno [...] luglio imbocchiamo finalmente la [...] a nord-est di [...] il secondo centro della regione [...] soprattutto il nucleo attorno al quale ruotava [...] dei gulag. [...] di viaggio il già [...] e An-drei [...] un dolcissimo giovane che [...] Volga affittata presso [...] del governatorato di [...] con prudenza e perizia. La [...] dice subito Andrei, è [...] ma solo i primi 100 sono asfaltati. E intende dire, [...]. Il deserto [...] Il tempo è strano, [...] ma non siamo bagnati. La taigà a questa [...] fitta, i monti in-torno non sono molto [...] i [...]. Il viaggio è [...] alberi [...]. Poi compaiono i primi [...]. /// [...] /// Chiusi i giacimen-ti, chiusi [...]. Chi ha potu-to ha [...] regione, gli altri si sono trasferiti a [...]. La [...] ma non solo. Il fatto è che [...] estratto solo [...] delle sabbie, ce ne [...] non valeva la pena di inve-stire denaro [...] quello sot-to terra. Adesso la sabbia aurifera [...] e di soldi per aprire le miniere [...]. La prima tappa è [...] dove si fer-mano tutti [...] percorro-no la [...]. La [...] è abba-stanza decente, il menu [...] salmone [...] per [...]. /// [...] /// [...] è proprio sparito, stiamo percorren-do [...] terra battuta ma Andrei sa come trattare la [...] e né [...] né i pas-seggeri soffrono troppo. I [...] si susseguono a destra e [...] sini-stra [...]. Alcuni veramen-te malandati con [...] case sfon-dati e le finestre vuote; altri [...] presenza umana, con le porte delle abitazioni [...] e perfino [...]. Verso il Gulag [...] più piccolo e più insidioso [...]. [...] di mettere il naso fuori [...] automo-bile che siamo sommersi da [...] nerastra. Migliaia di insetti si [...] millimetro di pelle libera da indumenti, invadendo [...] anche il vano della macchina. La fuga è ingloriosa [...]. Da questo momento [...] il tempo a spruzzarci [...] quasi invano in verità perché esse sono [...] la barrie-ra del repellente viene frantumata ra-pidamente [...] insetti in attacco. Ne fa le spese [...] quando, nonostante [...] esce [...] per vedere da vicino [...] un orso che aveva tagliato la strada [...] gli viene completamente coperto dagli insetti e [...] una maschera di sangue quando comincia a [...]. Biso-gnerà usare anche la [...] re-pellente. La prima notte la trascorriamo [...] di minatori. [...] in giro ma le [...] funzionano anche [...] pur se sono me-no famose [...] quelle di S. /// [...] /// Un [...] ci fa strada, viene [...] e siamo con-dotti in una casetta di [...]. [...] sulla porta: [...] alber-go in russo. Si tratta di due stan-zette, [...] a destra e una a sinistra [...] entrambe a tre letti. /// [...] /// Nes-suno si pone domande [...] quanti abbiano dormito in quei letti, la [...] zanzare poi, hanno [...]. Il cuore dei giacimenti La [...] un giacimento ne è il cuo-re. Dal suo funzionamento dipende [...] della miniera. In [...] un villaggio [...] altri, composto di tante [...] di le-gno di piccola e [...] grandezza. E in realtà è un [...] perché [...] i mina-tori vivono. Vi si coltiva la terra, [...] conservano le macchine. [...] alla sopravvivenza degli uomini [...] che devono occuparsi [...]. Solo che non si [...] definizione che ricorda so-prattutto [...] lavoro. Il giaci-mento vero e proprio [...] viene [...]. Il ca-po di questo [...] si chiama Ivan [...] ed è ucraino. Non ha [...] di uno che ama gli [...]. /// [...] /// [...] a [...] con i tempi moderni, con [...] con [...] e con tutti quelli che [...] affossato il comuni-smo. Nel [...] minatori il [...] dei quali resta solo nel [...] vale a dire da maggio [...] ottobre, prima cioè che la sabbia aurifera sia nascosta [...] gelo [...]. Ciascuno di loro guada-gna [...] giorno al netto delle tasse, cioè quasi [...] bel salario in [...] che la me-dia è [...] rubli al mese. Si estrag-gono [...] di [...] 500 chili di oro [...] quanti ne venivano scavati nel [...] dalle dieci miniere [...]. Solo che al-lora i [...] mani nude e [...] di vanga, piccone e [...] adesso ci so-no bulldozer e [...]. Riprendiamo la strada per [...] con [...] ponte che attra-versa il [...] 2600 chilome-tri di lunghezza, [...] appunto il nome a tutta la regione. Dal [...] in poi il paesaggio [...] di-venta più fitta e rigogliosa, per [...]. /// [...] /// [...] ci attendeva, ci sono ra-dio [...] tv locali. Mi spiegano che è [...] si possa fare per accogliere la prima [...] dicono i russi, che è arrivata da [...]. Ci mettono [...] la cui amministratrice, [...] ci chiede perfino un au-tografo. Sentiamo improvvisamente una grande respon-sabilità. Nel municipio di [...] incon-triamo Aleksandr [...] e Pavel [...] rappresentanti [...]. Danno alcune rapide pennellate [...] abi-tano oggi 7. [...] in inverno la temperatura scende [...] meno [...] 55 gradi mentre [...] sale fino [...]. Quattro anni fa saltarono [...] di riscaldamento e poi [...] rimase per tre giorni al buio, senza [...] riscaldamento a meno 50. Non ci fu nessuna vittima [...] fu [...] collettiva. A [...] facciamo la conoscenza di [...] della memoria, Ivan [...]. [...] lui che ci accompa-gnerà a [...] una delle poche aree destinate ai gulag ancora percorribili [...] terra, senza elicottero. [...] un uomo del sud, viene [...] sulla quaran-tina, giunto in questo [...] sperduto [...] male. [...] ma la [...] vera [...]. [...] finanziario di nessuno, ha messo [...] un piccolo museo delle vittime dei la-ger [...] sono [...] documenti, resti di attrezzi, brandelli [...] abiti e tutto quello che possa [...] avuto a che fare con [...] prigionieri e le [...]. Brandelli di memoria Iniziò a [...] a perestroi-ka matura. Perché? «Perché fa parte [...] mio paese. Inviò in [...] dovevano [...] avuto a che fare con [...] gulag. Da allora ha ricevuto 1083 [...] e di altri familiari». Il suo sogno è [...] un concorso bandito da un prestigiosa istituzione [...] procurarsi i mezzi suffi-cienti a comprare un [...] il suo museo. Lilia [...] in-segnante passata a organizzare [...] lo-cale, collabora [...] di Ivan con la [...]. Il lager che riusciremo [...] trova a 300 chilometri da [...] in direzione [...]. [...] nel territorio di [...] e nemmeno Ivan lo co-nosce. [...] una buona jeep e una [...] esperta perché la [...] sarà un paradiso a confronto [...] i sentieri che incontre-remo. Ottenuti [...] e [...] ci met-tiamo in cammino. È piovuto nella notte [...] che si susseguono sul-la parvenza di viottolo [...]. [...] la testa, ogni muscolo [...] mes-so a dura prova dalla specie di [...] conduttore [...] pratica in per-fetto silenzio. Più tardi ci dirà [...] compiuto che 20 chilometri [...]. /// [...] /// Dentro il lager [...] e quindi doveva essere [...] lavoro. [...] interessata è enorme. Si inerpica su una [...] me-tri e poi scende dalla parte opposta. I [...] buono stato, altri no. Le baracche si trovano su [...] e due [...] fiume, [...]. Dovevano essere i posti [...] guardie, le più piccole, le mense e [...] rac-colta degli attrezzi le più grandi. Una gigantesca torretta di [...] conservata benissimo, così come mol-te delle parti [...]. In uno stato decente [...] di ferrovia che si inerpica dalla valle [...] su in cima alla collina e sul-la [...] i vagonetti pieni di sabbia aurifera che [...] dal fiume. Del tutto sfascia-te invece [...] dovevano servire come cucine. Ivan fiuta intor-no alla [...] per il suo museo. Il bottino consisterà [...] di due guanti e di [...] specie di tra-smettitore. Di filo spinato invece [...]. Quanti detenuti avrà ospitato que-sto [...] Dalla [...] secondo il re-gistro delle [...] russa, dal 1932 al 1956, [...] prigionieri. Dal [...] al [...] ne furono fucilati [...] mori-rono di fame e di [...]. Grazie a loro [...] di oro passò dai 511 [...] annui del [...] ai 75. Negli stessi anni le [...] 10 a 45. Il lager di [...] avrà ospitato un migliaio [...] appare veramente grande. Come quello della [...] nei pressi di [...] un luogo dove i [...] voluto più scavare perché trovavano teschi e [...]. O co-me quelli di [...] e [...] furono i campi di prigionia [...] aperti da Stalin in questa zona. I detenuti di [...] cioè le vitti-me delle prime [...] arrivarono [...] il 18 febbraio del 1932. Erano dieci e si [...] N. Erano accusati di vari [...] Stato socialista e dovevano scontare ciascuno dai [...]. Era-no tutti ingegneri idraulici [...] varia [...] si devono i primi [...] sfruttamento delle [...]. /// [...] /// Il presidente, [...] nel suo ufficio ha ancora [...] i [...] tempi. Ha già acquistato [...] a Soci, sul mar Nero, [...] adesso ha inviato la [...] famiglia in va-canza e, nonostante [...] che fra due anni chiuderanno perché [...] nelle sabbie non [...] mol-to rattristato. Nei suoi 4 [...] si estrae una tonnellata di [...] e ai suoi 200 lavoratori [...] paga [...] al giorno. Il [...] viene ripulita la sabbia aurifera [...]. [...] di un luogo proibito, [...] mandata e controllato a vista. Pare che i furti di [...] siano [...] del giorno. Bisogna così subire ogni [...] entra e si esce dalla «cassaforte» una [...] di [...] e indossare un camice [...]. Il processo di separazione [...] dagli altri elementi è molto [...]. Una volta che [...] è [...] nel [...] dalla macchina se-tacciatrice, viene [...] piccolo edificio in contenitori di ghisa sigillati [...] bombole di gas per i campeggi. La sabbia a questo [...] in macchinari che a forza di acqua [...] dagli altri metalli più [...]. [...] passaggio lo si pratica [...] donne perché più sensibili. Ac-carezzando e accarezzando il [...] e altro, le operaie «sentono» il metallo [...] e lo sepa-rano dal resto. Alla fine altre operaie [...] altre [...] soffie-ranno via le polveri [...]. Quello che rimane non [...] al me-tallo giallo e luccicante che noi [...] ciotola che ci viene [...] dei pezzetti di strana pietra giallo scu-ro. Nudo e crudo [...] è irriconoscibile [...]. A pesca di salmoni Il [...] ci [...] la serra [...] dove vengono prodotte tutte le [...] necessarie al-la vita della comunità e di cui va [...] fiero. Poi pri-ma di salutarci [...] colazione pantagruelica a base di porcellini e [...]. Per tornare a [...] impieghia-mo cinque ore e per [...] 194 chilo-metri. Siamo mancati tre giorni. Fino alle porte della [...] è stato splendido, con un tramonto spettaco-lare [...]. [...] perde [...] cittadina siamo in-ghiottiti da una [...] quasi nera che scende fino al limite della careggiata. /// [...] /// I saluti il giorno dopo [...] fanno su una spiaggia [...] a 70 chilometri da [...] sud. [...] colore è quello [...] argento scuro. [...] sono tutti [...]. Gettano le reti ogni [...] ne tirano fuori ogni volta dai 20 [...]. Tre di essi [...]. [...] li [...] uova, li taglia a pezzi [...] li prepara per la zuppa. In-tende dire se deve [...] via i pezzi dei pesci [...] o tre volte per [...] più saporita la zuppa. Lascia-mo decidere a lui. Nel frattempo la famiglia [...] papà Aleksandr, por-tavoce del governatore [...] e [...] di tutta la nostra permanenza [...] regione, mamma Tamara e [...] occupa-no di liberare le uova [...] protettiva su una specie di [...]. Ne uscirà il migliore caviale [...] mai assaggiato. [...] anche un gran-chio gigantesco che [...] di essere bollito. [...] fuoco [...] il momento dei brindisi che [...] qualun-que latitudine in Russia sono obbliga-tori. Cari amici del Grande Nord, [...] riuscire [...] «Torna in inverno, quella [...] un bella stagione per la [...]. /// [...] /// Cari amici del Grande Nord, [...] riuscire [...] «Torna in inverno, quella [...] un bella stagione per la [...]. (0) (0) ![]()
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