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Il suo esordio narrativo [...] con «Racconti ambigui» Grande il suo sodalizio [...] Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini. [...] «Io credo che sia un [...] di polemica più che una realtà, da parte da [...] forze politi-che e, se ci sono, culturali, che non [...] riconoscono [...]. Ma questa televisione vuole es-sere [...] televisione di tutti. Credo che lo sia. Io non credo di essere [...] nominato [...] come leader di una truppa [...]. Su questo ho insisti-to [...] special-mente al momento della mia nomina, e [...] che sono state fatte. Anzi-tutto io mi sento [...] la Rai. Tutti insieme, e non [...] o per quello. Non credo che questa Rai, [...] anno da questa par-te, abbia offerto una [...] ad una parte del paese. Si fanno polemiche. /// [...] /// Questo è il gioco». [...] una televisione «prima» di diventare [...]. E una te-levisione adesso, da [...]. Che [...] «Io ho polemizzato abbastan-za, con [...] vecchia Rai, tanto che queste [...] polemiche sono poi diventate oggetto [...] accusa. Un uso che non [...] fatto che la televisione è uno strumento [...] educativo. Certamente an-che uno strumento [...] intrattenimento. Da un anno da [...] cre-do che le cose siano cambiate. La responsabilità di fare televi-sione [...] diventata, [...] dentro, più acuta. Bisogna spostare [...] dal puro spettacolo, dalla corsa [...] di un progetto che tenga [...] di una funzione responsabile del servizio pubblico. Oggi que-sta responsabilità è [...] più. E questo ha por-tato [...] a lavorare in ma-niera diversa. La Rai che ho [...] Rai divisa in gran-di repubbliche: Rai 1, Rai [...] Rai 3. Oggi invece è visibile [...] tra le di-verse reti, tra le diverse [...]. E questo perché? Perché [...] è in gioco non sol-tanto la carta [...] concorrenza. È in gioco qualco-sa [...]. È in gioco il [...] che il servizio pubblico politico nei confronti [...] delle forze poli-tiche, ma del paese, deve [...] esigenze. Sono esigenze di informazioni [...]. E credo che questo [...]. È la ragione an-che, [...] successo in termini di ascolto, di raccol-ta [...] ot-tenendo». E la cultura? Che rapporto [...] una cosa che ha scritto [...] qualcosa di molto acuto e [...]. Lui dice che bi-sogna [...] fronte agli avvenimenti a cui assistiamo. Lui dice che al [...] è subentrata invece la sensibilità per la Sto-ria, [...] drammatizzazione. Io credo che la [...] quella che sollecita unica-mente lo spettacolo della Sto-ria. Ora si tratta di [...] e di riportare, se [...] stru-mento che è la televisione, sempre voltata [...] ritrovare il significa-to dei fatti, a costruire [...] una [...]. Perché soltanto così si [...] con la cultura di un paese, un [...] e concreto. [...] non si tratta soltanto di [...] una trasmissio-ne dedicata ai libri, di ospitare nei telegiornali [...] tale scrit-tore. Tutto questo è stato [...] male, con alcuni errori di tempestività. No, il punto è [...]. È che il rapporto [...] deve essere offerto da una responsabilità interna [...] la televisione, per cui qualsiasi cosa passi [...] catodico deve avere non una noiosa connotazione [...] ventaglio di significati. Immagini, parole, atti espressi-vi. Si è molto discusso, [...] a programmi di divertimento che Rai 2 [...] passata stagione. Vo-glio dire [...] il modo attraverso il quale Paolo Limiti intuisce la nostalgia televisiva dello spet-tacolo. Io credo che questi [...] divertimento televisivo, mostrano bene come anche lo [...] alle insinuazioni di qualcosa che prima non [...]. Con Siciliano che cosa è [...] «È cambiato [...] del palinse-sto. Io sono arrivato [...] e ho cominciato a dire [...]. La struttura [...] ha biso-gno di essere terremotata. Per-ché la vita italiana [...] abitudini degli italiani sono cambiate, sono cambiati [...]. La televisione che spostava [...] qualità sempre più a tarda notte, (un [...] tanti anni), mo-strava di credere che [...] per la qualità [...] solo in per-sone che [...] dormire tardi. Questo paese gioca la [...] flussi di interesse che non han-no più [...] fare con le ripartizioni in classi degli [...] quando il vecchio palinsesto [...]. /// [...] /// E questo pian piano [...]. Abbiamo fatto, per esempio, [...] un gioco tra reti. In quella setti-mana [...] è stato scan-dagliato con [...] con dibattiti, su tutte e tre le [...]. Un documentario ha aperto, [...] sessio-ne. Ed è stato un [...] grande sorpresa, un grande conforto per uno [...] pensava che la prima serata non dovesse [...] al successo sicuro, che bisognasse sperimentare, of-frendo [...] delle codificazioni tradizionali. E quello è stato [...] compiuto, subito accompagna-to al grandissimo successo di [...] qualche gior-no dopo. Insomma fare in mo-do [...] sia qualcosa che non riguarda il percorso [...] senza comunicazione con [...] rete. Fare in modo che [...] di loro si intrecci-no e creino dei [...] a rete. Si deve vedere che [...] è un tutto inte-grato che risponde con [...] complessiva. [...] idea è un tema [...] certo cultura ma che raccoglie emozioni e [...]. A venti an-ni dalla [...] de-dicato un intera giornata a Ma-ria Callas, [...]. Si-gnifica far capire che [...] essere usata fuori de-gli schemi a cui [...]. Tutta la giornata è [...] continuo di materia-le, dibattiti, concerti intorno a [...]. [...] è cam-biato? È tornata in [...] serata [...] lirica. [...] molta più musica. [...] più Storia, con Cia-no e [...] giorni di [...] che vanno in prima serata [...] hanno successo. Sono segnali molto forti [...] novi-tà. E poi [...] anche un altro fat-to. Ho molto insistito che [...] delle testate fossero persone giovani, intor-no ai [...]. E così è stato. Bi-sognava rinnovare il parco. Quarantenni come Marcello Sorgi, Lucia Annunziata, Cle-mente [...]. Una generazio-ne nuova può [...] diverse, e avere successo. [...] è cambiato? In un [...] a promettere e a realizzare tre canali [...]. È dalla nascita della [...] anni fa, che la Rai non ha [...] ca-nale. Ne abbiamo lanciati tre, [...]. Al festival di Venezia del [...] ho detto [...]. Dopo un anno ho [...]. Che cosa Siciliano alla Rai [...] «La cultura [...]. Cambierà pian piano, io [...]. Un certo modo di [...] interni e i rapporti con [...]. La fedeltà che alcuni [...] vecchio modo di lavorare. Noi stiamo parlan-do del nuovo, [...]. Devo dire, però, che [...] il consiglio [...] almeno quasi tutti, ha [...] importante. Il direttore generale ha [...] con lealtà. Eppure tutto ciò costa fatica. Questa sarà una lunga battaglia. La cultura [...] è anche di ritenere [...] Rai si lavori sol-tanto salendo in verticale, [...] creativo sia secon-dario a quanto si può [...] di promozione. E per realizzare questa progres-sione [...] necessità [...] della politica. O di certi politici. Ed è un [...] dif-ficile modificare questo modo [...] ci riusciremo. E poi che [...] vorrei cambia-re? [...] stata tutta questa pole-mica intorno [...] stipendi. È servito a ripensare [...] cui il lavoro [...] dentro va com-pensato. Una volta che non [...] di testata, non puoi restare a vita [...] che rispecchiava la responsabilità, la fatica di [...] testata. Non sono cose facili [...]. Però il ser-vizio pubblico [...]. Ma la Rai deve davvero [...] «Io penso di sì. Un paese civile deve [...] pubbli-co. Di radio e televisione. La Rai sarà trasformata in [...]. Lo dice la legge [...]. Ci sarà la possibilità che [...] privati entrino [...] Rai. Ma io penso che [...] distruzione di un servizio pubblico, di questa Rai, [...] bene e nel male, è la storia [...] metà del secolo. Bene, io credo che [...] servizio pubblico sia bene per la nostra [...]. Pen-so alla televisione degli [...] cominciato a lavo-rare Umberto Eco, Furio Co-lombo, Andrea Barbato, [...]. Quella Rai lì era [...] Rai profondamente consapevole di che cosa fosse il [...]. Dopo quella stagione, con [...] anni Settanta, il servizio pubblico ha smarrito [...]. Tutto è diventato concorrenza, [...] ascolto. Credo che la nostra [...] bru-sca ma ha dato immediatamen-te i suoi [...]. Torno a parlare dei [...]. Sono pro-fondamente cambiati. Adesso puoi mandare in [...] serata il documentario di Nico-la Caracciolo su Ciano, [...] di Gabbai, e avere suc-cesso. O può andare in [...] Gad Lerner con [...] e avere successo. /// [...] /// Questo è il servizio [...]. Il servizio pubblico ha [...]. [...] intorno a tutto ciò una [...] di interessi molto pesante. Sono interessi indu-striali, editoriali. E questa lotta di [...] perché obiettivamente la Rai è forte. Ma è diventata forte [...] ultimo anno perché ha saputo imporre e [...] pubblico con la [...] po-tenzialità». [...] «La radio è importantissima. Il direttore generale e [...] allo stesso modo. Le due carte che [...] sono il progetto della terza rete senza [...] rilancio delle radio. La radio sta ritornando [...] ele-mento di comunicazione, di in-formazione e anche [...]. Bisogna pensare a far-ne [...] parte pri-maria della vetrina Rai». Enzo Siciliano ha appena pub-blicato [...] romanzo, «I bei mo-menti». Come convivono [...] di un libro [...] «Uno scrittore è schizofreni-co. Non può non [...]. Lo di-co nel modo [...] possibile. Io sono uno scrittore. Non so se bene [...] è [...] cosa che nella mia [...]. È impossibile che io [...] sempre uno scrittore. E perciò il presi-dente [...] Rai [...] con lo scrittore, così come negli anni [...] di storia e filosofia conviveva con lo [...] conviveva con lo scrittore, il direttore dei [...] convive con lo scrit-tore. Convivo benissimo con me [...]. Ma se [...] da soddi-sfare una curiosità deve [...] che [...] bei [...] è un libro scritto prima [...] Enzo Siciliano diventasse presidente della Rai. E che il presidente [...] Rai [...] fatto una certa fatica a correg-gere le [...]. Io sto [...] dentro come Presidente della Rai [...] sempre lo scrittore che sono. Ma senza forzature. /// [...] /// Che cosa posso fare [...] Se sono [...] lo sono perché so-no Enzo Siciliano, [...] scrittore». Facciamo un bilancio: [...] «Io sono di temperamento [...]. Però sono abba-stanza ottimista. Posso avere dei crolli [...]. Ma credo che per [...] Rai [...] bilancio sia po-sitivo. Non metto in conto [...] di cui sono stato og-getto. Penso che faccia parte [...]. Penso di più a [...] fare. A quello che spe-ro [...] le persone che la-vorano con me. Quello che avrei voluto [...] Ecco, [...] coinvolgere [...] dentro alcune persone che [...] con me in questa avventura del servizio [...] se stesso. Chi sa se ci [...]. [...] «Dopo Siciliano scriverà i [...] a fare il lavoro che ha fatto [...]. A me piace moltissimo [...]. /// [...] /// Piace moltissimo leggere libri. Sai Ali-ce, non ho [...] dopo in tutti questi mesi. È chiaro che la Rai [...] radical-mente la mia vita, la mia esi-stenza. Io passavo le giornate [...]. Nonostante quello che si [...] piace vedere soltanto una piccola ristretta cerchia [...]. E tutto questo è [...] questi 14 me-si. Ma io sono sempre [...] che faccio via via. E per-ciò dopo che [...] Io spe-ro che potrò continuare a diri-gere il [...] che considero [...] il mio lavo-ro più [...]. Io so che il [...] Rai è un lavoro a scadenza. Il gabinetto [...] non lo è. Io in questi mesi [...] fra viale Mazzini e Palazzo Strozzi, in Firenze. Do-po? Continuerò a lavorare [...] Pa-lazzo Strozzi. /// [...] /// Do-po? Continuerò a lavorare [...] Pa-lazzo Strozzi. (0) (0) ![]()
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