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Più che un titolo, [...] un viluppo di spinose astruserie, al punto [...] stessi avevano sentito il biso-gno di aggiungervi [...] e accomodante: «Mondi virtuali e uomo nuovo». Ma il relato-re non [...] qualunque: era addirittura il famo-so [...] studioso della comunica-zione, pubblicitario [...]. Il manifesto lasciava in-tendere [...] sarebbe giunto apposta dalla [...] tenere la [...] conferenza in quella remota, [...] montagna. Io mi trovavo lì [...] il tempo per sbri-gare alcune faccende burocrati-che; [...] davanti a me una serata vuota e [...]. Già mi sentivo sfiorare [...] di una fosca mestizia, ma non ave-vo [...] abbandonarmi al-la nera malìa di quel languoroso [...]. E fu così che decisi [...] recarmi alla conferenza [...]. Entrando, notai in prima [...] giovane coppia, con bambino addormentato in braccio; [...] con la pelata, che subito mi corse [...] «Piacere, [...]. È lei il profes-sor [...]. Come dice? Ah, mi [...] più dove sia [...] aveva detto che sarebbe [...] forse è rimasto bloccato dal nubifragio [...]. Il giovane padre -capelli [...] castani, aria da ecologista -ci si fece [...] fino alla prima fila: «Malridotti come siamo, [...] io sono Donato. /// [...] /// Nostro figlio Anselmo». Un bimbo bellissimo, immoto [...]. Una donna ricciuta, [...] risoluta e un [...] invadente, con vistoso crocifisso al [...] forse -pensai [...] parrocchia-le. [...] -i ciuffi biondastri, come [...] due lati della pelata, i canini un [...] subito arrendevole, che a questo punto tanto [...] ba-racca e tornare mesti a casa. Ma [...] Donata gli fece notare [...] an-cor più di prima: tanto valeva che [...] che cosa presumibilmente avrebbe [...] in attesa che spiovesse, [...] il sunto di quella maledetta conferenza che [...] aveva organizzato. A tale proposta inaspettata [...] parvero acconciarsi malvolen-tieri. Ma [...] si sentiva in colpa, [...] accondi-scendere a presentarsi come un [...] virtuale, tenendoci una sorta [...] procura. Dopo [...] premesso che con [...] ave-va avuto solo contatti [...] ad [...] il sunto di quanto [...] avrebbe pre-sumibilmente sostenuto quella se-ra. [...] batteva sui vetri, noi ascoltavamo, [...] dal sonno del minuscolo Anselmo. In sintesi -esordì [...] solle-vando ancor più il [...] tutta la lunghezza dei suoi canini -il [...] pareva questo: dovevamo prospettarci [...] mutazione antropo-logica [...]. Le ulti-me tecnologie informatiche [...] la televisione inte-rattiva, [...] rete telematica, che come [...] andava dira-mando sulla terra tutta -stavano scardinando [...] idee umanistiche di individuo, di perso-na. Non potevamo più pensarci [...] pieni, sovrani, perché entrando in rete, comuni-cando [...] frammenti di soggettività auto-noma, che avrebbero preso [...] da noi. Pa-role come padre, madre, [...] presto non avreb-bero più avuto senso. Restava da [...] -concluse [...] coi ciuffetti che gli vibravano [...] considerasse un male o un [...] ta-le inevitabile rivolgimento. Allora Donata -proprio come [...] un gruppo di ani-mazione parrocchiale -propose subito [...] discussione fra di noi: dovevamo favorire o [...] che di certo stavano per mutarci in [...] individui postumi? E io [...] accettai di interve-nire. Lo feci perché volevo [...] famigliola dalle pericolose lusinghe di una teoria [...] subito parsa antipatica e distorta. Presi la parola in [...] Anselmo che -secon-do il maligno pensiero di [...] e presumibilmente anche del [...] -presto non avrebbe potuto [...] e papà», ne sentirsi chiamare figlio. Raccontai allora che quattro an-ni [...] del [...] duran-te un soggiorno [...] di [...] in Indonesia, avevo assistito a [...] lunga cerimonia funebre, avve-nuta in un villaggio remoto della [...]. [...] è uno dei pochi luo-ghi [...] indonesiano dove ancora si pratichi il culto degli dèi [...] degli antenati, i cosiddetti [...]. Le case, interamente in [...] vegetali, alte come torri a forma di [...] dispongono nei villaggi così da for-mare una [...] vengono sepolti i morti, destinati a trasformarsi [...]. Enormi lastre tombali, contornate [...] pietra dei morti di-vinizzati, giganteggiano dunque al [...] per sprofonda-re da lì verso il mondo [...] tetti bislunghi delle case si slan-ciano verso [...] da ospitare sulla sommità la presenza degli [...]. Per quanto ricoperta ancora [...] della boscaglia -tanto che di notte si [...] ore senza vedere altra luce a parte [...] sfolgoranti di contro a una terra [...] si sta inevita-bilmente aprendo [...] musulmani e missionari cristiani; arrivano le scuole, [...] commerciali, i primi turisti. Al punto che proprio [...] di [...] mi capitò di vedere [...] la prima volta, il [...]. Un giorno dunque mia [...] eravamo giunti nel paesino di [...] proprio mentre si sta-va [...] in casa di una famiglia aristocratica. Era mor-ta la vecchia [...] nobile si-gnore: il sepolcro con la grande [...] ancora aperto nello spiazzo antistante alla magnifica [...] tetto di paglia. I convenuti erano [...] in abbigliamento misto: jeans [...] multico-lori, turbanti, finte magliette Laco-ste, e pugnali [...]. I poveri fumavano e [...] due tettoie allestite per [...]. Mentre intorno al silenzioso [...] si erano raccolti i ricchi patrizzi, irrigiditi [...] rituale dignità. Tutti sostavano in attesa [...] che, al culmine della cerimonia, sarebbero stati [...] della defunta. Intanto il culto funebre [...] intrisa di animismo, e però presieduta da [...] mentre i musulmani faceva-no combriccola in disparte, [...] avvolto in antiche stoffe istoriate, filmava addirittura [...] videocamera. Per fi-nire, eccoci lì [...] occidentali, capitati come per ag-giungere ulteriore confusione [...] di religioni e cul-ture, di antichità e [...]. A un tratto, portato [...] della casa, comparve il [...] giaceva, avvolta in un sudario bianco, rosso [...] sal-ma della signora. Quasi di corsa la [...] col figlio serissimo che sorvegliava [...]. Ma nel momento in [...] stava per [...] calata nel buio della [...] di inaspettato e di straziante. Il figlio quarantenne, proprio [...] aria austera e dignitosa, [...] ogni cerimoniosità, scoppiò in un pianto dirotto, [...] protese: mamma, mamma! Vedeva la madre sparire [...] e singhiozzando si acca-sciava sulle [...] dei nobili guer-rieri. EBBENE -CONCLUSI di fron-te [...] pub-blico -che cosa ci insegna-va un simile [...] re-moto, ma pur sempre commoven-te? Ci insegnava [...] di base del soggetto umano, i simboli [...] si costituisca la nostra individualità, permangono immutati, [...] tempo e luogo. Malgrado tutte le innovazio-ni [...] non dovevamo aspettarci [...] di alcun «uomo nuovo». Nel bene e nel male, [...] rimasti sempre uguali, perché una stabilità simbo-lica di fondo [...] di [...] così) ci garantiva da sempre [...] reciproca comprensione. Quelle di [...] erano illusioni, generate dal [...] una onnipoten-za della tecnica. Ma la tecnica non sarebbe [...] riuscita a modificare le semplici forme [...] umano, che si costituiscono rapportandoci [...] agli altri. I figli del futuro [...] Donato e Do-nata, col loro Anselmo dormiente [...] si sarebbero mai trasfigurati in incomprensibili mu-tanti. Per me del tutto [...] al mio rasserenante ragionare piovvero improvvise e [...]. Mi aggredì per prima [...] quel crocifisso al collo, che avevo guardato [...] di pace. Scuotendo i riccioli nervosi, [...] destare Anselmo, che in effetti non si [...] con la mia [...] dottrina non mi sarei [...] rischi gravissimi di una dit-tatura della tecnica. La tecnica ci stava [...] sna-turava ogni autentico rapporto umano -e io [...] fa-re? E non capivo che proprio [...] tecnica, dalla scienza, [...] sa-rebbe giunta la salvezza per [...] minacciata dal sovraffolla-mento, [...] dalle povertà! E per difendermi allora [...] con papà Donato, fino a quel momento [...]. Dissi che ero favorevole [...] e anche a contrastare le sue degenerazioni. Consideravo anzi necessaria una [...] il futuro, basata sul principio seguen-te: non [...] ante-nati, dei nostri genitori; e preservare quindi [...] la memoria del passato. Ad ogni nuovo agire, [...] com-prensibile tutto questo per gli uomi-ni e [...] ieri? Ci guardereb-bero contenti i padri, le [...] Andare sì verso il futuro, ma im-parando [...] noi anche lo sguardo arcaico del tempo [...] questa la regola che ci avreb-be permesso [...] anche in tempi disumani. A questo punto perfino [...] Donato, dai soffici mustacchi, mi attaccò: mostrandomi fremente [...] ringhiò che a lui im-portava solo di [...] i geni-tori gli avevano procurato solo guai, [...] si sarebbe mai interessato alle [...] rimembranze [...] di [...]. Già mi prepa-ravo a una [...] corale [...] quando [...] stravolto, comparve [...]. Ci piombò ad-dosso gesticolando: una [...] sulla statale [...] bloccato in auto fino allora. Capelli neri cortissimi, oc-chialini, [...] nera sen-za collo: lo trovai subito indispo-nente. Anselmo nel trambusto si [...] a piangere, mentre i tre amici si [...] pro-fessore. Io venni di colpo [...] un [...] che mi voltava-no le [...] potevo [...] in silenzio, senza saluta-re. Fuori piovigginava appena e [...] cammino ver-so [...]. La lezione di [...] nuovo Una sera di pioggia [...] un piccolo paese di montagna, una grande sala da [...] dove si attende [...] profes-sor [...] che terrà una lezione su «La disseminazione [...] nel rizoma [...] proprio mentre [...] parte del paese la folla [...] accalca per una megacon-certo. [...] insolita per parlare di uomini [...] e di realtà virtuale. Come in un racconto [...]. GIAMPIERO COMOLLI A proposito [...] «interessano» i narratori Bossi, eroe da romanzo? B EST [...] Rimini legge più di Capri LA RIVISTA. Bossi, nota Vassalli, sarebbe [...] uomini politici che può interessare «la fantasia [...]. Su tale affermazione la pensiamo [...] Raffaele La Ca-pria: il [...] è «un tipico ramo-scello [...] italiana». Per il resto: il suo [...] an-corato a confuse [...] etni-che, non ha nulla a [...] vedere con quello della nobile tradizione politica ottocentesca italiana; [...] suo elettorato è quella stessa «gente» che votava una [...] incapa-ce di mediare certi interessi [...] era esplodono nella rivolta fisca-le; la [...] oratoria, le sue argo-mentazioni, sono [...] segno del de-grado raggiunto dalle nostre scuole. La sola novità [...] è di ordine formale [...] di an-fibi e camicie verdi: una novità [...] antiche. [...] interessante [...] di [...] sta altrove: in un fatto [...] posso definire di poeti-ca. Esistono certi personaggi del-la [...] Vassalli, che sono letterari in quanto tali, [...] entrare nelle pa-gine di un romanzo: Bossi, [...] di questi, co-me Garibaldi, come quel Caval-lotti [...] Savinio, come Mussolini. La migliore storia del [...] andare in una direzione contraria a que-sta: [...] alla lette-ratura, la letteratura finì per di-ventare [...] stessa real-tà. È il caso di [...] Il conte-sto e [...] che molto han-no anticipato [...] in realtà poi avvenne. Ma il punto è [...] si scelgono aspetti «romanzeschi» della realtà, il [...] letteratura, in un senso per così dire [...]. Se ne deve essere [...] Vassalli che nel Cigno ha voluto immortalare, [...] il mafioso Palizzolo: scrivendo un libro di [...] suo intenso Marco e [...]. Il problema, come sempre, [...] non della realtà. Anche se, coltivando il [...] e «quotidiano», non importa se edificante o [...] più facile scri-vere i Beati Paoli che La [...] Ivan [...]. Ci viene in mente [...] Catania di fine secolo: il poeta vate [...] amatissimo dai catanesi, che [...] sotto un parapiog-gia nero, mentre il disamato Ver-ga, [...] contempla muto, e per [...]. Ai ruggiti del vate [...] Per [...] morti di Dogali, [...] dei Malavoglia oppose il [...] Mena e di [...] Alfio. Inutile dire dove siano [...] la verità. RENATO PALLAVICINI [...] stile è un [...] quello del mi-tico Il Male. Fin dalla promozione. Che ti arriva dritta sulla [...] di redazione nel suo bel «pacco del giornalista», contenente, [...] il primo numero della ri-vista [...] della Carogna, una [...] quasi di cotone, una confe-zione [...] un improbabile e puzzo-lente profumo dal nome [...] de carogne n. Siamo al limite della «tentata [...] del re-sto dichiarata in una graziosa let-terina [...] che, tra [...] recita così: «. Noi naturalmen-te non ti diciamo [...] acquistato. Se vinci quindi non [...] rivolgerti a noi (se-gue un numero di [...]. Da carogna a collega [...]. Le «carogne» sono [...] e Jacopo Fo, rispettivamente [...] vice direttore di questo nuovo mensile di [...] (e non solo). Una rivi-sta un [...] scritta e un [...] dise-gnata (edita dalla Hobby [...] Work e venduta a 5. Non si salva niente e [...] in [...] della Carogna. Non si salva nessuno dalle [...] di Tom Barella, cronista [...] in stile fricchettone, (creatura di [...] Melik e [...] che va a [...] i piloti [...]. Non si salvano in [...] illazioni e deduzioni», come re-cita il [...] nemmeno i treni scioperanti [...] e le in-fernali macchinette [...] più popolare [...] il Gratta e Vinci, [...] Gratta [...] Schiatta per la tossicità della polverina dorata [...]. [...] della Carogna scherza con [...] il Giubileo, con gli al-banesi e gli [...] setaccio di un inviato molto spe-ciale e [...] Filip-po Scòzzari; scherza, ma nean-che troppo, con Prodi, Di Pietro e Veltroni. A queste «carognate» lavorano [...] nomi più celebri della satira e del [...] e Fo a parte, [...] Staino [...] Cinzia Leone, da [...] a [...] con la partecipazione persino [...] Anto-nio Lubrano. E per i prossimi [...] altri nomi, a co-minciare da Roberto Perini, [...] sopraffino, da qualche anno «emigrato» a Cuba, [...] rinuncia, di tanto in tanto, a qualche [...]. È il risultato di [...] indagine, senza pretesa di oggettività, tra alcune [...] alcuni dei principali luoghi di vacanza italiani: [...] Capri [...] Cortina e Courmayeur, da Rimini a Viareg-gio [...] Lignano. Riccardo Esposito della libreria La [...] Ca-pri, invece, sottolinea una «note-vole flessione negli [...] che corrisponde a una dimi-nuzione generale dei [...]. Tra i più richiesti [...] premio Strega, Bella vita e guerre altrui [...]. [...] gentiluomo di Barbero, La frontiera [...] di Sepulveda, La giuria di Gri-sham e E [...] fu di Benigni. /// [...] /// [...] gentiluomo di Barbero, La frontiera [...] di Sepulveda, La giuria di Gri-sham e E [...] fu di Benigni. (0) (0) ![]()
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