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[...] non vivevo tranquillo se non [...] riuscito a comprendere bene una cosa prima [...] a me ignota. Lo zio diceva soltanto [...] i pugni sul tavolo per via della [...] altri di casa, ma io non capivo [...] parole. Capivo che [...] da stare zitti e [...] zia, ma una volta solo in mezzo [...] di sole con tutte le cicale incantate [...] testa mi chiedevo perchè in casa se [...] con lui. La zia in specie. E pure sul mezzogiorno [...] pensiero a sospirare [...] e in dietro [...] e [...] finché non sentiva i [...] di ferro fuori del Monte di [...]. Allora smetteva di [...] le mani ma lo [...] « Non è contento finché non [...] levato del tutto dal [...]. Lo zio buttava la [...] grigia. Al pozzo si lavava [...] la faccia fatte nere dal buio della [...] a mangiare in silenzio senza [...] il berretto [...] con la striscia di [...] sudore, la visiera sugli occhi, gli occhi [...] uscire dalla galleria in pieno sole. Bestemmiava se la zia [...] lacrimoso rosario ripetendo a ogni posta che [...] quelli e meglio era [...] fare e non curarsi [...]. [...] lo zio gridava : « Bravi! Due erano i miei [...] a lavoro compiuto senza brutte storie con [...] », lo zio li tirava a sè [...] nel canto del divano. Li carezzava a lungo [...] di rughe che gli accostava le ciglia [...] che lo faceva io capivo che altri [...] la mente. Tranne il momento di [...] ispida e folta sulle loro guance. Io scappavo [...] della pergola [...] salamanna o dietro il [...] nella mia segreta casetta dentro la siepe [...]. Era come la bocca [...] : stavo sempre con [...] un treno ci uscisse improvviso come quando [...] in gola batteva al pari del avolo, [...] le dita come rimaste [...] cicalino del telegrafo in [...] non visto la attorno alla sbarra di [...] sopra la fronte [...] scarpata della ferrovia sino [...] e [...]. Smetteva di tossire e pareva [...] sulle sue [...] macchiate di treno. Oltre [...] mi [...] quel modo. Fuori si sentivano tutte le [...] e a [...] di strane paure e locomotive [...] o « fascisti »le stalle, le altre case, le [...] dei carri che [...] tutt'attorno nel bosco umido [...] con gli [...] strada. Ma [...] Ti voglio menare là dentro [...] lo zio mi diceva [...] il gatto, non me. Gli grattava la testa, lo [...] quasi sparire dentro quelle sue [...]. Ma quando lo zio [...] e sporco di sangue e di polvere, [...] a star lì e prendevo a fuggire [...] gola e le lacrime in pelle finché [...] ritornavo dietro il fico [...]. Sentivo tutta la casa [...] e mi faceva dispetto che ce [...] con lui, non con [...]. /// [...] /// Più di tutti continuava [...] una stanza [...] poi la sentivo in [...] col volto nel grembiule : « [...] lui che le cerca, [...] allora peggio per lui, brutto testardo, come [...] qualcosa in tasca a mettersi contro certa [...]. Sebbene malconcio per le [...] «fascisti», lo zio un po' soffriva, e [...] del sangue che si asciugava dalle ferite. Non voleva nessuno [...]. Veniva da sè a [...] pozzo col gatto dietro dietro. Mi vedeva e diceva [...] Ohè, sei qua?». Erano quelle le volte [...] a [...] e fuggivo in cerca [...] mi dicesse chi erano i «fascisti». Avevo nove [...] ricordo pieno di [...] ragazzo appena era estate mi [...] dagli [...] in una campagna piena di [...]. [...] della cadenza dei treni [...] pezzo nel silenzio, là non si sentiva [...] lontani colpi di vanga. Anche le campane dei [...] tutt'attorno parevano vanghe contro le pietre. Davanti agli [...] la strada. Se ci passava un [...] prendeva a fumare, a disegnare tutta la [...] della campagna. Uno spicchio d'ombra esisteva dietro [...] casa dove ci puzzava di cesso e di stalla [...] sotto il fico o a pié del granaio [...] con la pergola dell'uva salamanna [...] di mangiare mi garbava [...] dello zio. Lo zio faceva tutti [...] chilometri un po' a. Partiva che io dormivo, [...] e balestrucci spiccassero a girare nel cielo, [...] cominciava a far sentire da lontano i [...] spranga di ferro su tutte le traversine [...] fosse il treno. Io pensavo molto al Monte [...] dentro il quale si [...] lo zio. Alle volte ci vedevo [...] i treni in una boccata di fumo, [...] pareti rocciose e buie che io mi [...] per quello che poteva accadere allo zio [...]. Appena in casa, dove [...] ghiaie macchiate di treno, si buttava nel [...] berretto [...] calato sul volto e [...] pezzo, caldo di sole e di sudore. Quelli di casa e [...] compresi andavano e venivano tutti voce e [...] e il gatto rimanevamo lì. Se gli parlavano stava [...] chiamavano stava zitto. Io aspettavo che si [...] perchè mi dicesse qualcosa. /// [...] /// Io aspettavo che si [...] perchè mi dicesse qualcosa. (0) (0) ![]()
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