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Il segmento testuale musicista è stato riconosciuto sulle nostre fonti cartacee. Questo tipo di spoglio lessicografico, registrazione dell'uso storicamente determinatosi a prescindere dall'eventuale successivo commento di indirizzo normatore, esegue il riconoscimento di ciò che stimiamo come significativo, sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro, senza obbligatoriamente avvalersi di vocabolarii precedentemente costituiti.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 1045. Entità Multimediali , di cui in selezione 62 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: CORPUS OGGETTO). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 4

Brano: Accademia d’Italia

teratura tedesca; Enrico Fermi, fisico; Car

lo Formichi, professore di Sanscrito; Umberto Giordano, musicista; Camillo Guidi, professore di Statica grafica e di Scienze delle costruzioni; Alessandro Luzio, Sovraintendente all'Archivio di Stato di Torino; Antonio Mancini, pittore; Emilio Filippo Tommaso Marinetti, letterato; Pietro Mascagni, musicista; Angelo Silvio Novaro, poeta; Francesco Orestano, filosofo; Alfredo P anzi ni, letterato; Roberto Pari beni, direttore generale per le Antichità e Belle Arti; Nicola Parravano, chimico; Marcello Piacentini, architetto; Luigi Pirandello, letterato; Pietro Romualdo Pirolta, botanico; Ettore Romagnoli, professore di Lingua e letteratura greca; Giulio Aristide Sartorio, pittore; Francesco Severi, matematico; Bona/do Stringher, Governatore della Banca d'Italia; Ettore Tito, pittore; Tommaso Tittoni, senatore del Regno; Alfredo Trombetti, glottologo (morto il 5.7.1929, fu sostituito il 27.9 dello s[...]

[...]ni, Severi, Tito, Tucci, Vallauri, Volpe); gli altri erano: Antonio Baldini, scrittore; Rodolfo Benini, professore di Economia politica; Giulio Bertoni, filologo; Emilio Bianchi, astronomo; Ettore Bignone, professore di Letteratura latina e greca; Giambattista Bonino, professore di Chimica fisica; Massimo Bontempelli, scrittore; Felice Carena, pittore; Armando Carlini, professore di Filosofia teoretica; Emilio Cecchi, scrittore; Francesco Cilea, musicista; Guelfo Civinini, scrittore e giornalista; Carlo Conti Rossini, Consigliere di Stato; G. Arturo Crocco, professore di Aeronautica generale; Arturo Dazzi, scultore; Alberto De' Stefani, professore di Politica economica e finanziaria; Francesco Ercole, professore di Storia del Diritto; Ramiro Fabiani, geologo; Luigi Federzoni, presidente dell'Accademia dalI '8.3.1938; Ferruccio Ferrazzi, pittore; l’albanese Giorgio Fishta, frate minore, poeta; Angelo Gatti, generale di divisione; Pietro Gajdenzi, pittore; Francesco Giordani, professore di Chimica generale e di Elettrochimica; Giovanni Giorgi, i[...]

[...]Surdo, professore di Fisica superiore; Amedeo Maiuri, archeologo; Vincenzo Manzini, professore di Diritto penale; Luigi Marangoni, ingegnere; Clemente Merlo, professore di Storia comparata delle lingue classiche e neolatine; Giovanni Muzio, architetto; Ugo Ojetti, scrittore; Giovanni Papini, scrittore; Francesco Pastonchi, poeta; Cesare Pascarella, poeta; Federico Patetta, storico del diritto; Paolo Emilio Pavolini, orientalista; Lorenzo Perosi, musicista; Giuseppe Pession, fisico; Raffaele Pettazzoni, storico delle religioni; Ildebrando Pizzetti, musicista; Salvatore Riccobono,

giurista; Romano Romanelli, scultore e scrittore; Pietro Rondoni, professore di Patologia generale; Achille Russo, professore di Anatomia comparata e di Zoologia; Alfredo Schiaffini, professore di Storia della lingua italiana; Attilio Selva, scultore; Filippo Silvestri, professore di Entomologia agraria; Renato Simoni, scrittore, autore e critico teatrale; Ardengo Soffici, pittore e scrittore; Carlo Somigliana, matematico; Vincenzo Ussani, professore di Letteratura latina; Angelo Zanetti, scultore. Dopo il 30.5.1940 furono nominati accademici: Silvestro Baglioni, prof[...]

[...]Negri, scrittrice; Cipriano Efisio Oppo, pittore e scrittore. Fecero altresì parte dell’A. d’I.: Lucio d’Ambra, giornalista e scrittore; Gabriele d'Annunzio, poeta soldato; Pietro Gasparri, cardinale; Luigi Amedeo di SavoiaAo.ìta, principe; Guglielmo Marconi; fisico; Carlo Alfonso Nat li no, professore di Storia e Istituzioni musulmane; Silvio Perozzi, giurista; Giuseppe Pianese, professore di Anatomia e Istologia patologica; Ottorino Respighi, musicista; Domenico Trentacoste, scultore.

Acchiardo, Giuseppe

Nato a Cartignano (Cuneo) nel 1920; insegnante. Dopo 1*8.9.1943 tra gli organizzatori della Resistenza in valle Maira (Cuneo); inizialmente comandante di distaccamento della banda « Carboni », ha rappresentato poi il Partito d’Azione nel Comitato di liberazione nazionale della valle Maira, diventando infine commissario politico della Brigata « Giustizia e Libertà » nella stessa valle. È Grande invalido della Guerra di liberazione nazionale.

Acciaio, Patto di

Fu così definito il patto di alleanza

fra Italia e Germania firmato [...]



da [Concerto No 1 per pianoforte ; Preludio opera 3 No 2 / Serghej, Rachmaninov], p. 3Copertina (Disco vinile

Brano: [...] lavoro della collana cui si aggregarono i Dieci Preludi op. 23 (19011903) ed i Tredici Preludi dell'op. 32 (1910), sino a raggiungere quel fatidico numero di « 24 » che stabiliva, almeno sul piano formale, un preciso riferimento ai celeberrimi Ventiquattro Preludi di Chopin, secondo un analogo ordinamento tonale sistematico.

Luigi Bellingardi

GUIDA ALL'ASCOLTO

Serghej Rachmaninov (Oneg, Novgorod, 1873Beverly Hills, California, '1943) è musicista che, tutto sommato, si impone all'attenzione generale per il coraggio di non avere mai osato. La sua fedeltà al mondo postciajkovskiano che lo precede è proterva. È una sorta di fideismo totale che crea intorno a Rachmaninov una solida e invalicabile barriera di protezione che lo difende da tutte le tentazioni che gli vengono da un mondo musicale che, a cavallo fra l'altro e il nostro secolo, sta radicalmente mutando. Questi mutamenti Rachmaninov non li disprezza. Li ignora e, in pieno 1932, ha il candore di dichiarare che « La musica è una notte chiara e tranquilla, un frusciare di foglie d'[...]

[...] musica in « laboratorio », un personaggio come Serghej Rachmaninov riacquista, dopo il rifiuto a livello culturale, un certo suo fascino, una certa sua tipicità, configurandosi come una sorta di « isola pedonale » d'un sentimentalismo e d'una espansione melodica con i quali piace, di tanto in tanto, riprendere cauti o incontrollati contatti.

L'appartenenza ad un'antica famiglia aristocratica della vecchia Russia, l'avvio agli studi col padre musicista dilettante, il proseguimento degli studi stessi nel clima conservatore di Pietroburgo, ove il giovane Ciajkovskij appariva « rivoluzionario » agli occhi del vecchio Rubinstein, e, poi, a Mosca ove si diplomerà nel 1891, ci danno già la prima immagine di un Rachmaninov ultimo esponente di una scuola russa che tende a perdere le connotazioni squisitamente « nazionali » di Mussorgskij per consegnarsi ad un occidentalismo nel quale la spiccata propensione alla vena lirica e melodica è ancora arricchita dai riverberi d'una creatività fortemente dranfmatizzata e dai lasciti, o dalle confluenze, con[...]

[...]melodica è ancora arricchita dai riverberi d'una creatività fortemente dranfmatizzata e dai lasciti, o dalle confluenze, con un pianismo che rimane la qualificazione più spiccata di un momento ibrido e transitorio. È il caso, appunto, dei quattro (o cinque) Concerti per pianoforte ed orchestra composti da Rachmaninov fra il 1891 ed il 1927. In questi Concerti si rivelano allo stato puro i caratteri conservatori e poco aperti della creatività del musicista, ma s'individuano anche un risvolto delle ampie soluzioni melodiche verso una tematica — tradizionale nella forma ma rinnovata nel contenuto sentimentale che va facendosi più intimista ed elegiaco — e l'incidenza decisiva d'una trattazione del pianoforte che, riallacciandosi al sontuoso cromatismo di Skrjabin, crea i presupposti per l'aspetto più solido e durevole di questi Concerti. Alla composizione del Primo Concerto Rachmaninov attese nel periodo giovanile

anche se poi lo sottopose ad una revisione. Col Primo Concerto, ancora diciottenne, il musicista apre un discorso che si rivelerà g[...]

[...]la forma ma rinnovata nel contenuto sentimentale che va facendosi più intimista ed elegiaco — e l'incidenza decisiva d'una trattazione del pianoforte che, riallacciandosi al sontuoso cromatismo di Skrjabin, crea i presupposti per l'aspetto più solido e durevole di questi Concerti. Alla composizione del Primo Concerto Rachmaninov attese nel periodo giovanile

anche se poi lo sottopose ad una revisione. Col Primo Concerto, ancora diciottenne, il musicista apre un discorso che si rivelerà già deciso a condensare le caratteristiche di Rachmaninov e destinato, negli anni successivi, a progredire più a livello quantitativo che qualitativo. Per qualità s'intenderà quel potenziale poetico che non rivela mire espansionistiche ma tende a raccogliersi in se stesso in una sorta di autocompiacimento e di ostentata proliferazione d'uno stato emozionale, cui il musicista si manterrà fervidamente fedele. Il successivo trasferimento negli Stati Uniti (1918) e l'inserimento in una sottocultura che si nutriva di lasciti fra i più disparati non contribuì certamente ad allargare gli orizzonti di Rachmaninov che, non a caso, divenne un musicista « alla moda » ospite più che assiduo della Camegie Hall e della Metropolitan Church di Filadelfia, e ispiratore d'un modello di massappeal musicale che prolifererà nella commedia musicale e nella colonna sonora cinematografica per essere poi gratificato dalle fortune incontenibili del disco. Glorie, dunque, sotto certi aspetti effimere, ma non prive d'una certa loro validità, qualora intese come allargamento su vasto raggio d'un discorso che della dignità « classica » conserva tutti i caratteri sia nella eleganza della « forma » che nello slancio emotivo del « contenuto » ma che s'assume anch[...]



da [Danze Sinfoniche opera 45 / Serghej Rachmaninov], p. 3Copertina (Disco vinile

Brano: [...]i Ciajkovskij) fu, col tempo, largamente compensata dall'interesse e dal consenso sempre crescenti che, sia in veste di pianista che di compositore, Rachmaninov s'andava conquistando in Germania, Francia, Olanda, Belgio e, poi, negli Stati Uniti ove si stabilì nel 1918. Tuttavia nelle scelte di Rachmaninov non dovettero sussistere pregiudiziali tali da non veder rappresentate, dopo la Rivoluzione, alcune sue opere a Leningrado. Solo più tardi il musicista escluse la Russia dalle sue tournées concertistiche (o la Russia escluse Rachmaninov dal numero degli « invitati »). I lunghi e fortunati giri concertistici erano stati alimentati da tutta una serie di composizioni che avevano consegnato il musicista ad una popolarità immediata anche se non destinata ad inserirlo nel numero dei musicisti cui era affidata una « parola nuova » in quel primo Novecento così ricco di fermenti, di ricerche, di rinnovamenti, di affermazioni prepotenti. Indifferente al clima in costante divenire che lo circondava, Rachmaninov procedeva sul vecchio tracciato con una perseveranza e una cautela che avrebbero conservato intatta l'ammirazione di quel vecchio Rubinstein che, a Pietroburgo, considerava scandalosamente rivoluzionario il Concerto per pianoforte di Ciajkovskij. S'andavano così definendo i connotati di fond[...]

[...]ricco di fermenti, di ricerche, di rinnovamenti, di affermazioni prepotenti. Indifferente al clima in costante divenire che lo circondava, Rachmaninov procedeva sul vecchio tracciato con una perseveranza e una cautela che avrebbero conservato intatta l'ammirazione di quel vecchio Rubinstein che, a Pietroburgo, considerava scandalosamente rivoluzionario il Concerto per pianoforte di Ciajkovskij. S'andavano così definendo i connotati di fondo d'un musicista interamente alimentato dai lasciti del tardo Romanticismo sia nel rispetto di « forme » che erano dilatazioni del risaputo formulario sia nella proposta di « contenuti », che non azzardarono mai una riflessione preoccupata e traumatizzata dagli accadimenti contemporanei ma ristagnante in una emotività, che non andò mai oltre il « crepuscolare » e dello spirito romantico non ereditò neppure lo slancio drammatico. Vasta fu la produzione di Rachmaninov nel periodo che precedette la « scelta » americana, ed anche nel periodo successivo, tuttavia la sua fortuna riposò (e riposa ancora tranquillame[...]

[...]ulle composizioni per piano

La cattedrale di S. Sofia a Novgorod, città natale di Rachmaninov.

forte e sui primi tre Concerti per pianoforte ed orchestra composti nel 1891, nel 1901 e nel 1909. Scrisse in seguito, durante il soggiorno americano, altri due Concerti che ebbero minore fortuna, mentre di quello stesso periodo (1934) furono più fortunate quelle Variazioni su un tema di Paganini che confermarono la imperturbabile propensione del musicista a non tentare dirottamenti dalla linea così lungamente e felicemente collaudata.

Le Danze Sinfoniche op. 45 sono del 1940 ed appartengono, quindi, all'ultimo periodo della creatività di Rachmaninov: tre anni dopo, infatti, il musicista moriva nella sua villa di Beverly Hills. Anche in queste Danze, gradevoli, eleganti, sapientemente orchestrate, il musicista rimane della stessa opinione di sempre. Impressionismo, Espressionismo, Dodecafonia, Neoclassicismo sono passati alle sue spalle senza riuscire a destare neanche un fuggevole fremito di curiosità, di stupore, di rivolta polemica. Rachmaninov si limitava ad ignorare tali indiscrete perturbazioni e continuava a comporre brani che cinquantanni prima sarebbero parsi anche belli ma, già allora, poco arditi: alimentati da una sempre felice e cattivante vena melodica, distesi su un'orchestra che aveva anche certe sue garbate eleganze, certo suo incedere fra incalzante e solenne ma privo d'un proprio[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 861

Brano: [...]nazionale di musica contemporanea di Venezia, che egli stesso diresse fino al 1936 insieme a Lualdi, per poi subentrare a quest'ultimo nel 1937. Nel 1938, l’inclusione della Suite op. 29 di Schoenberg nei programmi della quinta manifestazione veneziana sarà sufficiente a scatenare una campagna di stampa contro il Casella, accusato di linea « cosmopolita » e « antinazionale ». Di più: un giornalista del « Tevere », alludendo alla moglie ebrea del musicista torinese, giunse a rinfacciargli il suo « giudaismo ».

Secondo il Santoliquido, giornalista del « Tevere », « l'arte moderna era un’invenzione giudaica », e « quest'arte era stata introdotta in Italia da Casella naturalmente corrotto dai sentimenti ».

Gian Francesco Malipiero

Nonostante che l’attività creativa di Gian Francesco Malipiero si svolgesse in Italia contemporaneamente a quella di Casella e degli altri musicisti nominati, l’esperienza specifica farà acquisire a questo artista un posto a parte nella cultura musicale di quegli anni.

Figura solitaria e appartata, il venezia[...]

[...]erboso poeta il Foscolo dei « Sepolcri » e il Leopardi del « Canto notturno di un pastore errante nell’Asia » (1910).

Negli anni in cui Pratella inneggiava alla guerra come a una « lotta immane di razze e di civiltà, [come] bisogno di una grande ed esuberante affermazione di italianità [per cacciare] dalla nostra fede, dalla nostra arte, dalla nostra vita, tutto ciò che non è italiano, esclusivamente e prettamente italiano », Malipiero, unico musicista italiano che non si fosse lasciato coinvolgere nella retorica interventistica, metteva a nudo in Pause del silenzio (1917) il vero volto squallido della guerra.

L’angosciosa visione esistenziale di Malipiero, in cui ogni certezza veniva meno dinanzi al baratro spalancato di fronte all’uomo smarrito, era antitetica rispetto all'ottimismo accademico di Casella. Se all’ostentata serenità del musicista torinese ben si addiceva il neoclassico come recupero in chiave moderna degli antichi valori musicali italiani retorizzanti del nazionalismo, l’animo disincantato di Malipiero si esprimeva in un linguaggio che lo inseriva nella problematica delle avanguardie europee. Oltre al simbolismo, matrice comune a impressionismo ed espressionismo, da questo ultimo Malipiero accolse anche la tematica desolata della notte squarciata dalla luna, delle tenebre silenziose e della solitudine. Temi ricorrenti della sua poetica erano quindi l’impossibilità di comunicare,

il gioco delle apparenze di una real[...]

[...] realtà viene espresso nel teatro malipieriano dal motivo delle maschere che, già presente nelle Sette canzoni (191720), conclude l’atto unico del Torneo notturno (1931) con la scena della macabra mascherata del carro funebre.

La lucida presa di coscienza critica della crisi di valori che investiva la cultura borghese uscita dall’ ’800, insieme alla visione ironica e paradossale di una realtà vanificata, dovevano avvicinare la personalità del musicista a quella, per tanti versi affine, di Luigi Pirandello. L’affinità spirituale tra

i due artisti si manifesterà soprattutto nell’opera La favola del figlio cambiato, su testo di Pirandello, in cui l’unione di modi musicali diversi (dal jazz al canto gregoriano all’atonalità, a danze e canzoni popolari) serve allo scopo di sottolineare

l’alienazione umana, in quanto espressione della crisi di una società e della sua classe dominante. Perfino Mussolini dovette cogliere il significato corrosivo e polemico di quest’opera se, dopo la prima rappresentazione del 1934, intervenne di persona per f[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 859

Brano: [...]alilla Pratella, direttore con D’Annunzio, Pizzetti e Gian Francesco Malipiero della Biblioteca musicale nazionale italiana, si dedicherà soprattutto allo studio del folclore romagnolo.

Non a caso, del resto, anche in campo politico molti tra i più importanti personaggi fascisti, quali il Corradini, Alfredo Rocco, Filippo Tommaso Marinetti, Forges Davanzati, ecc., proverranno dal movimento nazionalista (v. Futurismo).

Alfredo Casella

Il musicista che più di ogni altro riassunse nelle proprie composizioni e nelle formulazioni teoriche le tendenze della musica italiana di quegli anni fu Alfredo Casella. Nato a Torino nel 1883 e compiuti i primi studi musicali in Francia negli anni che avevano visto il Marinetti impegnato nel suo « Manifesto dei futuristi », pianista e direttore d'orchestra oltre che com

positore e instancabile organizzatore di iniziative musicali, con la sua personalità Casella dominò incontrastato gli avvenimenti musicali fra le due guerre. A lui si dovettero importanti iniziative per la diffusione della musica mode[...]

[...], di cui si fece costante portavoce.

Anche se sarebbe ingiusto dimenticare che proprio aU’attivismo divulgatore di Casella si dovettero le prime italiane del « Pierrot lunaire » di Schoenberg e delI’« Histoire du soldat >» di Stravinsky nel 1924, di fronte al senso di angoscia e di crisi di valori che si sprigionava dalle esperienze atonali viennesi, partecipando aH’immancabile chiusura nazionalistica verso le altre scuole musicali europee il musicista torinese contrapponeva « l’atteggiamento sereno e totalmente indipendente cui perviene oggi la nostra scuola italiana. Atteggiamento perfettamente conforme allo spirito di buon senso e di equilibrio che fu sempre la maggior caratteristica della nostra razza »; così come alle brume nordiche della nebulosa visione impressionistica egli contrapponeva retoricamente la luce solare del nostro paese e il senso plastico tipicamente italiano.

Le ricerche musicali di Casella si esercitavano nell’ambito di un ritorno neoclassico ai grandi maestri del passato musicale italiano, rivissuto mediante un l[...]

[...]he musicali di Casella si esercitavano nell’ambito di un ritorno neoclassico ai grandi maestri del passato musicale italiano, rivissuto mediante un linguaggio aggiornato nella sua veste modernista e che, nella programmatica serenità, si sottraeva volontariamente a una problematica profonda. Quindi un linguaggio artificiosamente ottimistico e soddisfatto di sé, teso a esaltare e a glorificare un regime che sempre più incontrava

il consenso del musicista. Non mancarono infatti negli scritti di Casella attestazioni di fede fascista e apprezzamenti per « l’opera mirabile e feconda del regime » anche in campo artistico.

Quanto al melodramma, alla visione spiritualisticoreligiosa del dramma musicale pizzettiano Casella op

859



da [Sinfonia in Si bemolle maggiore No 1 opera 1 / Igor' Fëdorovič Stravinsky . Sinfonia per piccola orchestra No 1, Le Printemps / Darius Milhaud. A Simple Symphony opera 4 / Benjamin Britten], p. 2Copertina (Disco vinile

Brano: [...]infonia n. 1 in si bemolle maggiore, op. 1

SOCIETÀ ORCHESTRALE DI VIENNA F. CHARLES ADLER, direttore d'orchestra

BRITTEN

A » 1À

ìàeM

MILHAUD

Sinfonia per piccola orchestra n. 1 "Le Printemps

ORCHESTRA DA CAMERA CONCERT HALL DARIUS MILHAUD, direttore d'orchestra

M

A Simple Symphony,, op. 4

ORCHESTRA FILARMONICA OLANDESE OTTO ACKERMANN, direttore d'orchestra

La personalità di Stravinsky, più di quella di ogni altro musicista, potrebbe chiarirci l'atteggiamento dello spirito (quindi quella del musicista) nel nostro secolo. Per le generazioni future, egli sarà probabilmente il riflesso fedele della nostra epoca, piena di contraddizioni : e benché non si possa dire che egli abbia seguito il mutare continuo della moda, certamente egli ha lottato continuamente per la ricerca di un linguaggio sincero e questa ricerca lo rende diverso in ciascun periodo della sua attività creatrice.

In questa Sinfonia in mi bemolle maggiore è ancora chiara la derivazione da RimskyKorsakov e da Glozunov ma gli basteranno pochi anni per cancellare qualsiasi residuo di accademismo e per scrivere con tutta la forza[...]

[...]a ancora in questo lavoro, che Stravinsky portò a termine nel 1907, a venticinque anni, mentre studiava uncora con RimskyKorsakov.

Il compositore francese Darius Milhaud è nato nel 1892 a AixenProvence. Fu uno degli enfants terribles della musica moderna, quando questa, dopo la prima guerra mondiale, entrò nella vita della cultura europea al seguito di rivoluzioni, crolli, confusioni di tutti i lavori. Le prime composizioni valide del giovane musicista sono brevi composizioni orchestrali che battezzò sinfonie, riportandosi al significato originario di questa parola, del quale era stata spogliata durante il Romanticismo. Ognuna delle sinfonie aveva inoltre un sottotitolo : la prima si chiamava « La Primavera », la seconda « Pastorale », la terza « Serenata », la quarta,e quinta si accontentano di denominazioni puramente musicali : « Dixtuor à cordes » e « Dixtuor d'instruments à vent ».

Si tratta di miniature, sia per la durata sia per la composizione dell'orchestra, e scoprono una nuova tendenza nata in Francia. Uno dei precursori di que[...]



da [Prélude à l'après-midi d'un faune [=Preludio al pomeriggio di un fauno]; Rapsodia No 1; Quartetto per archi opera 10 / Claude Debussy], p. 2Copertina (Disco vinile

Brano: [...]6")

Quartetto per archi in sol min. op. 10

I Animé et très décidé II Assez vif et bien rythmé III Andantino, doucement espressivo IV Très modéré Très mouvementé et avec passion Quartetto Borodin Violino Rostislav Dubinskij, Jaroslav Alexandrov Viola Dmitri Shebalin Violoncello Valentin Berlinskij

Una componente essenziale della produzione di Debussy, e della sua estetica, è strettamente legata alla poesia di Mallarmé e all'adesione del musicista allo spirito dell'avanguardia che in terra di Francia partecipò direttamente al sorgere e all'affermarsi di vari movimenti artistici, dal Simbolismo all'Impressionismo. Debussy nutrì fin dalla prima gioventù una grande passione per la poesia dei contemporanei, con particolare riguardo a Verlaine e a Mallarmé: le cronache del tempo e anche gli epistolari dell'epoca riferiscono che già nel 1887, e ancor più negli anni successivi, Debussy soleva frequentare la « Librairie de l'Art Indépendant », ove Mallarmé era praticamente di casa, oltre a recarsi spesso nella stessa dimora del poeta un precis[...]

[...]tale entusiasmo tra il pubblico da esser immediatamente replicata.

Frutto di un'ardita e sapientissima costruzione, L'aprèsmidi d'un faune celava il suo schema sotto un'apparente libertà formale che altro non era che il logico disporsi in musica d'una intuizione poetica: se il pubblico ne fu affascinato, molti crìtici apparvero disorientati e cercarono erroneamente qualche illuminazione nel testo di Mallarmé, contravvenendo allo spirito e del musicista e del poeta. Quest'ultimo infatti aveva scritto nel 1891: « Nominare un oggetto significa sopprimere tre quarti del godimento del poema, che è fatto della felicità di indovinare a poco a poco; suggerirlo, ecco il sogno. È l'impiego perfetto di questo mistero che costituisce il simbolo, evocare a poco a poco un oggetto al fine di mostrare uno stato d'animo, o, inversamente, scegliere un oggetto e farne sprigionare uno stato d'animo attraverso una serie di decifrazioni... ». Dal canto suo Debussy aveva tentato di porre in guardia dalla ricerca di una corrispondenza peculiare tra versi e suoni, [...]

[...] 1911, seguendo, nella scrittura scrupolosamente attenta alle risorse dello strumento solista, i consigli del clarinettista Mimart, un amico suo e primo esecutore dello stesso lavoro. Debussy scrisse poco per organico cameristico e la sua produzione in questo genere è costituita da un Quartetto d'archi, composto nel 1893, e da tre Sonate per diversi strumenti, realizzate un quarto di secolo più tardi. La stesura del Quartetto d'archi richiese al musicista un notevole sforzo e venne eseguito per la prima volta esattamente il 29 dicembre 1893 a cura del « Quatuor Ysaye » alla Société Nationale, sollevando opinioni contrastate, per lo più negative, negli ambienti tradizionali che si rendevano conto come tale lavoro vanificasse la prassi compositiva del classicismo musicale ottocentesco, nonostante vi fosse una vistosa unità tematica. Solo due critici P. Dukas e M. Kufferath si resero conto dei caratteri innovatori del Quartetto: la limpidezza del disegno, la libertà della forma, le audacie armoniche, le originalità timbriche.

Luigi Bellingardi[...]



da [Cenerentola, Suite dal balletto opera 87 / Sergej Prokof'ev], p. 3Copertina (Disco vinile

Brano: [...] secondo le tradizioni del vecchio balletto classico, componendo un pasdedeux, un adagio, una gavotta, parecchi valzer, una pavana un passepied, una bourree, una mazurca, un galop. Ogni personaggio ha la sua variazione . Ho cercato, infine, di dare alla vecchia favola preseme nella tradizione di tanti popoli, il sapore di una genuina stona russa di fate .

Franco Soprano

GUIDA ALL'ASCOLTO

Sergej Prokofiev (Soncovka, 1891Mosca, 1953) è il musicista che, in netta ma non polemica contrapposizione a Stravinskij, ha creato un arco di continuità con la grande tradizione del Balletto Imperiale Russo. Mentre Stravinskij, associandosi al « programma » di Diaghilev, e gratificandolo in sommo grado, procede su un tracciato clamorosamente di rottura (che solo più tardi ripiegherà su posizioni neoclassicheggianti), Prokofiev, arginato (ma non necessariamente) dalla cultura di partito, ha l'estrema abilità di rinnovare il glorioso formulario del Balletto Imperiale di Pietroburgo iscrivendo tutto ad una anagrafe rigorosamente personale, straripante d[...]

[...]de su un tracciato clamorosamente di rottura (che solo più tardi ripiegherà su posizioni neoclassicheggianti), Prokofiev, arginato (ma non necessariamente) dalla cultura di partito, ha l'estrema abilità di rinnovare il glorioso formulario del Balletto Imperiale di Pietroburgo iscrivendo tutto ad una anagrafe rigorosamente personale, straripante di connotati irresistibili che gli consentono di ancorarsi alla tradizione e, insieme, di imporsi come musicista « assolutamente » del nostro tempo. Cenerentola fu commissionata a Prokofiev dal Teatro Kirov di Leningrado, sin dal 1940. Nel 1941 il musicista aveva già « abbozzato » i primi due atti del balletto, ma il drammatico incalzare degli eventi bellici lo indusse a sospendere il lavoro per dedicarsi ad una composizione « moralmente » più impegnata e partecipe del momento storico. Questa composizione fu l'opera Guerra e Pace. Solo nel giugno del 1943 Prokofiev riprese e completò Cenerentola durante un soggiorno a Molotov, dove il Kirov aveva trasferito la sua attività durante la guerra. Prokofiev lavorò in stretta collaborazione con il coreografo Kostantin Sergheyev e con lo scenografo Volkov. Fra la primavera e l'estate del 1944 il ballett[...]



da Storia della musica. L'Italia musicale dell'Ottocento. La scapigliatura musicale, p. 2Copertina (Disco vinile

Brano: [...]’esasperazione, pregi e difetti del suo tempo. A nessuno possono sfuggire gli abissi di cattivo gusto, di macchinosità, di prevista convenzionalità di cui è fitta la sua opera più celebre, Gioconda; ma nello stesso tempo nessuno potrà negare il fascino di certi momenti indovinati, la presa spettacolare, la riuscita assoluta di certe invenzioni musicali che non solo reggono stupendamen' te sulla scena, ma che rivelano una personalità autentica di musicista creatore. Sia l’aria del mezzosoprano ("A te questo rosario"), che quella celeberrima del tenore ("Cielo e mar"), sono altamente rappresentative del gusto e del temperamento del musicista cremonese. Il tono è enfatico, retorico, a volte pesante; l’orchestra non ha una vitalità propria, un disegno preciso ed essenziale: ma la qualità melodica, l’acceso calore dell’arco tematico, diventano personaggio, si impongono con l’aggressiva potenza di una autentica intuizione d’arte. Ala non è soltanto questo: soprattutto in "Cielo e mar", è la stessa forma strutturale, originalissima, ad imporsi, a trasformarsi sotto lo stimolo dell’invenzione melodica in qualcosa

di totalmente nuovo verso una contabilità aperta e continua. E tutto questo ben prima dell’Otello e del Falstaff verdiani[...]

[...] "Cielo e mar", è la stessa forma strutturale, originalissima, ad imporsi, a trasformarsi sotto lo stimolo dell’invenzione melodica in qualcosa

di totalmente nuovo verso una contabilità aperta e continua. E tutto questo ben prima dell’Otello e del Falstaff verdiani.

. Alla musicalità istintiva di Ponchielli si contrappongono l’attenta cultura di Boito e la poetica sensibilità di Catalani. Il primo più battagliero portatore di idee che vero musicista: ma l’aria dal Mefìstofele che presentiamo ha pure un suo preciso colore, una sua minore ma indiscutibile bellezza■ (ricordiamo poi che noi del Mefistofele conosciamo soltanto la seconda versione, del 1875, sicuramente molto edulcorata rispetto alla prima, caduta clamorosamente a Milano nel 1868).

L’altro, Catalani, morto prematuramente, ma certo portatore di un suo mondo di assoluta originalità, aperto a molte influenze europee, eppure personalissimo. Un mondo delicato, trasognato, più leggenda che dramma, ma sostenuto da una scrittura sobria e precisa, coltissima, in un equilibrio fra ca[...]



da [Il cimento dell'armonia e dell'invenzione opera 8 ; Concerti per viola d'amore e orchestra opera 25 / Antonio Vivaldi], p. 2Copertina (Disco vinile

Brano: [...]5 : NUMERO 3 IN RE MINORE NUMERO 6 IN LA MAGGIORE

JOHAN VAN HELDEN, viola d’amore Orchestra Chamber Music Society FRED HAUSDOERFER, direttore

UNO del personaggi di maggior rilievo nella storia della musica è anche uno del meno noti: poche Infatti sono le notizie sicure circa la vita di Antonio Vivaldi. Sembra che sia nato a Venezia fra 11 1675 e II 1680. e sappiamo che mori a Vienna 11 28 luglio 1741. Era Aglio ed allievo di uno stimato musicista veneto, Giovanni Battista Vivaldi, violinista della chiesa di San Marco. Nel 1703 Antonio prese gli ordini sacri, e venne soprannominato € 11 prete rosso » probabilmente dal colore del suol capelli. Dal 1707 al 1713 fu al servizio del Langravio Filippo di AsslaDarmstadt, che risiedeva allora a Mantova. Nel 1714, tornato a Venezia, VIi vcnnc nominato direttore dell’Ospedale della pietà, un’lstltuslone per trovatelle allora musicalmente famosa, che vantava un coro ed un’orchestra eccellenti. Nello stesso periodo succedette anche al padre come violinista di San Marco.

Per Quanto si sappia mol[...]

[...]i questa musica s’impone Immediatamente all’ascoltatore. Come forma, questi lavori seguono la struttura di quasi tutti 1 concerti per violino di Vivaldi: vi è sviluppata Infatti la parte del solista contro ia massa degli strumenti a corda dell’orchestra, ed è questa la grande Innovazione che Vivaldi ha portato nello svliuppo del concerto per strumento solista.

Louis Kaolman, che II New York Tlmet ha deAnlto « 11 violinista del violinisti e II musicista del musicisti », detiene una posizione unica fra 1 virtuosi contemporanei. Oltre alle sue belle esecuzioni di favori del repertorio normale, ha compiuto anche un lavoro da pioniere nella ricerca e nell’esecuzione di musiche poco conosciute di Vivaldi, Torelli ed altri maestri dell’epoca barocca italiana.

Johan van Helder ha studiato al Conservatorio di Amsterdam. Molto noto In Europa come virtuoso della viola d’amore, si è spedalizzato nella musica da camera oltre che nella letteratura orchestrale per 11 suo Insolito strumento. Si esibisce spesso in concerti ed in esecuzioni per la radio o[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine musicista, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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