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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 410

Brano: [...]e, economiche e culturali per la Venezia Giulia nel quadro di un'Italia repubblicana e socialista.

Arrestato dalla polizia nazista assieme agli altri membri del C.L.N.

(Zeffirino Pisoni del P.C.I., Giovanni Tanasco della D.C., Fernando Gandusio del P.L.I., Edmondo Puecher del P.S.I.U.P.), fu deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove lasciò la vita.

Foschiatti fu uno dei maggiori rappresentanti del mazzinianesimo irredentista giuliano (movimento che si distingueva dai liberalnazionali maggioritari per i suoi principi di emancipazione sociale, di liberazione e indipendenza di tutte le nazionalità dell’impero austriaco, compresa quella slava), poi dell'interventismo democratico giuliano che ebbe nei fratelli Carlo e Gianni Stuparich, nello stesso Scipio Slataper, in Pio Riego Gambini, Giuseppe Vidali, Ercole e Michele Miani, Nazario Sauro, Diomede Benco e altri ancora le figure di maggior spicco. L’altra ala del volontarismo irredentista giuliano era quella di tendenza nazionalista, autoritaria e antislava, personificata da Ruggero Timeus (caduto nel 1917) e il cui teorico principale era lo storico Attilio Tamaro, fautore di una soluzione adriatica di tipo imperialista e poi sostenitore del regime fascista.

L’unità sentimentale e patriottica del fronte non annullò le divergenze politicoideologi

che fra nazionalconservatori e democratici, divergenze riemerse già durante il conflitto e scontratesi nel primo dopoguerra, quando gran parte dei mazziniani e demosociali triestini confluirono nel P.R.I., mentre i liberalnazionali si all[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 10

Brano: [...]li interessi delle comunità friulane in Italia ed all’estero. Dal marzo 1971 è presidente onorario dell’A.N.P.I. provinciale di Udine.

F.VI.

Tamaro, Attilio

N. a Trieste il 13.7.1884, ivi m. il 20.2.1956; storico e diplomatico.

Di famiglia istriana originaria di Pirano, compì gli studi in Austria laureandosi in Lettere. Si impiegò poi a Parenzo come archivista e bibliotecario, unendo all’attività di ricercatore quella di irredentista giuliano. Compilatore di un Catalogo dei momenti e degli oggetti d’arte esistenti nell'lstria, collaborò alla stampa locale finché venne chiamato a Trieste a dirigere L’indipendente in qualità di rappresentante del sodalizio Giovane Trieste.

Nel capoluogo giuliano fece parte della Direzione del Partito Liberale Nazionale e fu nominato segretario dell’università del Popolo, istituita dal Consiglio comunale nel dicembre del 1899 come punto aggregativo della comunità italiana. Nel 1910 entrò nella redazione del “Piccolo” (v.).

Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra

mondiale, Tamaro era già noto negli ambienti del l'irredentismo per aver pubblicato varie opere: Il problema di Trieste nel momento attuale, La reintegrazione nazionale del l'Adriatico ed i pericoli di un irredentismo slavo, Le condizioni degli italiani soggetti all’Austria nella Venez[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 145

Brano: [...]crocosmo urbano intanto si ripetevano — esasperate e radicalizzate — vecchie fratture e già note contrapposizioni. Mentre la tensione tra italiani e slavi, particolarmente acuta nel periodo armistiziale, non accennava a scemare, la stessa costituzione dello Stato jugoslavo collocò quel conflitto in una dimensione non più locale, coinvolgendo ormai direttamente le relazioni politiche e diplomatiche tra i due Stati confinanti.

Per il socialismo giuliano, che durante la crisi bellica si era attestato su posizioni apertamente pacifiste, quelli furono anni di profonda trasformazione: la sua crescita tumultuosa era indice di un malcontento e di un disagio sociale largamente diffuso e raccoglieva fermenti ed esigenze di diversa natura. Tale afflusso di masse, che richiedevano risposte nuove e nuove formule organizzative, colse alla sprovvista i vecchi quadri dirigenti già depauperati della presenza di leader prestigiosi come A. Vivante e Michele Susmel (18691924), usciti tragicamente di scena a causa di crisi personali e di profonde delusioni pol[...]

[...]iamo essere i fattori principali. Difficile compito, compagni, perché una rivoluzione socialeeconomica è infinitamente più complessa e deve essere necessariamente più lunga di qualsiasi rivoluzione politica ... Masse nuove, falangi nuove, impreparate si orientano ora verso il nostro partito. Ma non è detto che dopo questo brillante periodo ... non subentri il periodo della crisi ».

L’orientamento massimalista della base del Partito socialista giuliano finì con l’emarginare entro breve tempo quel vecchio nucleo dirigente: prima Edmondo Puecher (v.), accusato di aver manifestato eccessiva condiscendenza durante il conflitto verso le rivendicazioni irredentiste italiane, e poi lo stesso Pittoni.

Il dissolvimento della tradizione riformista giuliana a favore di nuove tendenze ideologiche e culturali che traevano ispirazione dalTesperienza della rivoluzione bolscevica d’otto

Cartolina celebrativa del I Congresso regionale fascista della Venezia Giulia (Trieste,

6.2.1921)

bre non avvenne ovviamente senza traumi: tensioni e lotte inte[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 146

Brano: [...]en accette in tutti gli ambienti economici della città venne testimoniato dal fatto che, nel marzo del 1919, la Camera di commercio di Trieste si pronunciò esplicitamente a favore dell 'italianità della Dalmazia. L’impresa fiumana (v. Ronchi, Marcia di) rafforzò i vincoli d’intesa tra nazionalisti, militari e capitalismo: molti ufficiali dell’esercito parteciparono direttamente alla spedizione, mentre pare certo che alcuni esponenti del capitale giuliano fossero da annoverare tra i finanziatori di Gabriele D’Annunzio (v.). Quasi a segnare il nuovo volto che la lotta politica stava assumendo a Trieste nel clima di tensione provocato dalla vicenda fiumana, fecero la loro comparsa per la prima volta in campo aperto i fascisti. L’episodio cruciale, in cui le squadre, appena riorganizzate sotto la guida di un dirigente nazionale di prestigio come Francesco Giunta, diedero prova di sé affermando di fronte all’intera città il proprio dinamismo e le proprie potenzialità di violenza distruttiva, fu costituito (nel luglio del 1920) dall’incendio della [...]

[...]lo della piazza fino alla conquista del potere, passando attraverso i successi elettorali conseguiti nel 1921 con le liste dei Blocchi nazionali, numerosi furono i fattori che decretarono “l’irresistibile ascesa” dei fascisti giuliani, secondo una scansione degli eventi non difforme, nella sostanza, da quella nazionale.

Il bagaglio ideologico del fascismo non conteneva grosse novità rispetto agli orientamenti prevalenti nell’humus reazionario giuliano vivificato dall’apporto nazionalista.

Un programma, come osserverà giustamente E. Apih, « eclettico e trasformista fino ad un certo punto, perché, in realtà, portava avanti un parziale processo di sintesi del conservatorismo tradizionale ed i nuovi imperativi nazionalisti, con radicalità e consequenzialità, che trovavano espressione nella spregiudicatezza e risolutezza, nel carattere di totalitarietà, della sua azione ».

L’adesione dei ceti medi, l’aiuto finanziario fornito in modo massiccio e compatto da industriali, compagnie d’assicurazioni e banche giuliane, l’uso tatticamente nuovo[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 147

Brano: Trieste

to al complesso dei residenti in regione costituivano — com’è noto — un nucleo assai consistente, sopravanzando addirittura in qualche zona (Istria centrale e Goriziano) la popolazione italiana, fu uno degli obiettivi che il fascismo giuliano perseguì con maggior tenacia, anche se non sempre in modo coerente.

Nel solco tracciato dalle autorità civili e militari italiane che, nel primo dopoguerra, dopo qualche esempio di buona volontà e moderazione avevano cominciato ben presto a ostacolare il libero sviluppo di quella comunità, il fascismo al governo procedette tentando innanzitutto di colpirne i quadri dirigenti: vennero presi di mira e, nel migliore dei casi, costretti a scegliere la strada deH’emigrazione, funzionari, impiegati, uomini politici, preti e maestri. Pari importanza venne attribuita all’opera di “rieducazione” de[...]

[...]nto riservato, redatto tra il 1939 e il 1940 sulla base degli elementi raccolti dalle amministrazioni locali, la presenza di alloglotti nell’intera area giuliana si poteva infatti calcolare intorno al 39,3% contro il 20% segnalato dai dati ufficiali.

La scarsità dei mezzi finanziari, ma fors’anche l’incapacità di predisporre piani organici d’intervento, incisero negativamente su un obiettivo considerato di vitale importanza per

il fascismo giuliano: se è vero, infatti, che la repressione e il controllo poliziesco funzionavano sempre e dappertutto, spesso grazie all’uso assai frequente della delazione, non si può dire lo stesso di quelle istituzioni culturali, sportive, assistenziali e ricreative (Opera Nazionale Balilla, Opera Nazionale Dopolavoro...) che avrebbero dovuto, accanto all’istituzione scolastica, guidare la “rieducazione” nazionale degli sloveni e dei croati. D’altro canto, l’organizzazione di villaggio che, nella maggior parte dei casi, segnava la vita di quelle comunità etniche, raccolte intorno ad alcune figure carismatic[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 159

Brano: [...]tà slovene e viceversa. Infine il IX Korpus avrebbe dato alla nuova Brigata tutti gli aiuti possibili, mentre il Comando generale delle “Garibaldi” in Italia aveva il diritto di disporre dei distaccamenti o anche di intere brigate per spostarle sul territorio italiano.

Gli accordi di aprile chiusero una fase, nella quale erano emersi fra i due partiti e movimenti contrasti e divergenze (dovuti soprattutto all’impostazione slovena sul problema giuliano) non solo sul piano locale, ma anche su quello nazionale fra P.C.I. Alta Italia e P.C.S.. Si aprì quindi una fase nuova di più attiva e aperta collaborazione fra italiani e sloveni della regione, accantonando le spinose questioni territoriali (sia pur temporaneamente). Proiezione diretta di queste soluzioni furono gli accordi operativi fra la Brigata Garibaldi “Friuli” e il Briskobeneski obred (unità slove

na operante sulla destra dell'lsonzo) del 7.5.1944, sottoscritti per parte italiana dal commissario politico della “Garibaldi” Mario Lizzerò (v.) che dal 1942 aveva trattato con gli slov[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 157

Brano: Trieste, Battaglia di

la strada verso Trieste. Lo stesso giorno le forze di Tito crearono intorno al capoluogo giuliano un ampio cerchio che andava dalla Selva di Tarnova al monte Maggiore, con le due Divisioni slovene dislocate tra Aidussina (Ajdovscina) e Gorizia, la 20a Divisione dalmata sulla linea fra Bisterza e San Pietro del Carso (Pivka) e le sparse Brigate della 43a Divisione istriana nel vasto triangolo fra Postumia (Postojna), monte Maggiore e Buie d’Istria. La forza d’urto era rappresentata dalla Divisione dalmata rafforzata da tre battaglioni di carri armati e da due gruppi di artiglieria motorizzata in movimento sulla direttrice Fontana del Conte (Knezak) Trieste.

Nel corso del 29 aprile la 3[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 150

Brano: [...]tà e campagna, tratto distintivo della storia di Trieste. Le dichiarazioni di principio, gli assunti ideologici e lo stesso impegno di alcuni dirigenti comunisti (N. Kolaric e L. Frausin in particolare) non riuscirono a recidere in modo netto antichi motivi di incomprensione, ulteriormente radicalizzati dal fascismo: l’obiettivo di un'alleanza organica e operativa tra operai e contadini, considerato la chiave di volta per risolvere « il problema giuliano », diventò così praticamente irraggiungibile. Tali incertezze e contraddizioni non potevano non riflettersi sulla politica dei Fronti popolari che nel 1936 sancì, com'è noto, l'alleanza tra il Partito comunista e i gruppi nazionalrivoluzionari sloveni e croati, sicché la ricomposizione effettiva di un fronte antifascista unitario avvenne solo tra la popolazione di nazionalità slava delle campagne giuliane: decisiva, al riguardo, può

essere considerata l'azione politica del giovane dirigente comunista sloveno Pino Tomazic (v.) che, adoperandosi per cementare e rendere operativa quell’unione[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 99

Brano: [...]o di stato monarchico antifascista, che

i comunisti avrebbero salutato positivamente. Nel luglio 1943 aderì al Partito liberale. Dopo l’8.9.1943 C.A. iniziò un’attività clandestina: cambiò alloggio e, nella sua abitazione romana di via del Gesù, si tennero le prime riunioni del Comitato centrale di liberazione nazionale (v.).

Dopo la Liberazione fu membro della direzione del Partito liberale, consultore nazionale, presidente del « Comitato giuliano » di Roma, commissario dell’istituto per le relazioni culturali con Testerò. Dal 1943, ordinario di Filosofia della storia e dal 1955 di Storia della filosofia moderna e contemporanea presso la Università di Roma.

Opere e bibliografia: Dallo Storicismo alla sociologia, Firenze, 1940; La lotta contro la ragione, Firénze, 1942; Considerazioni su Hegel e Marx, Napoli, 1946; Commento a

Croce, Napoli, 1955; La restaurazione del diritto di natura, Venezia, 1959. F. Voltaggio, La vita e le opere di Carlo Antoni, in « Giornale critico di filosofià italiana » XXXIX (1960), pp. 3958 (repertorio b[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 51

Brano: [...] medesima tipografia de II Lavoratore (l'organo confratello in lingua italiana), il «De

io » subì gli stessi attacchi da par

te delle squadracce fasciste. Due dei suoi più valorosi collaboratori, Carlo Stare e Jozé Pertot, caddero per la loro attività in favore del giornale: il primo nel 1922, assassinato dai fascisti; il secondo nel

1924, a seguito dei maltrattamenti subiti.

Principale animatore del settimanale fu per lunghi anni il giuliano Jozé Srebrnic (v.), uno dei fondatori del Partito comunista nella Venezia Giulia, che rappresentò anche alla Camera (cadrà in combattimento contro i tedeschi nel giugno 1944). Dopo Srebrnic il giornale fu redatto da Aloiz Rovan che subì a sua volta molte persecuzioni.

Le leggi eccezionali del 1926 non interruppero le pubblicazioni del « Deio ». Fin dai primi giorni del 1927 il foglio continuò a uscire clandestinamente per iniziativa di un gruppo di giovani antifascisti italiani e sloveni, fra i quali si ricordano Giorgio Jaksetic, Albino Vodopivez, Giuseppe Gaddi, Vittorio Vattovac, Vittor[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine giuliano, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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