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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 133

Brano: [...]'industria italiana fu svolta dal capitale tedesco che, come si è già ricordato, era intervenuto nel mercato finanziario italiano attraverso la Banca Commerciale Italiana (v.) e che, come ha scritto Luciano Cafagna, « fu il dinamico tramite della nuova ondata tecnologica industriale, caratteristica del periodo storico economico che si apriva, quella cioè della elettrificazione, fra il più evoluto mondo germanico e l'economia italiana ».

L’età giolittiana

Il periodo che va dal 1901 al 1914 suole essere definito « l'età giolittiana » perché in esso la direzione dell’attività governativa fu, direttamente o indirettamente, nelle mani di Giovanni Giolitti, e giolittiano suole essere definito il particolare sistema politico che si venne costruendo.

In un primo tempo il Giolitti aveva guardato soprattutto agli interessi della piccola proprietà, ma nel corso della sua attività di presidente del Consiglio ritenne che l’industria fosse il più importante elemento di sviluppo economico e sociale. Affinché tale sviluppo potesse verificarsi era necessario, secondo Giolitti, che industriali ed operai collaborassero o, almeno, non[...]

[...]e. Affinché tale sviluppo potesse verificarsi era necessario, secondo Giolitti, che industriali ed operai collaborassero o, almeno, non si scontrassero frontalmente: di qui la sua politica di legislazione sociale e il non intervento del governo negli scioperi. Assai dura fu invéce in quegli anni la repressione nelle campagne: gli eccidi compiuti a Giarratana e a Berrà sono solo alcuni dei molti episodi di repressione violenta avvenuti nell’« età giolittiana » (v. Eccidi in Italia).

Il programma economico di Giolitti era quello di «stimolare e proteggere l’espansione industriale, combattere alcuni monopoli privati, potenziare e difendere il bilancio del

lo Stato contro la concorrenza e le pressioni dei grandi interessi privati; deprimere le forze finanziarie legate a modi di produzione arretrati e alla finanza estera » (Giampiero Carocci). Sul piano politico egli cercò la collaborazione dei socialisti riformisti: in realtà, il riformismo socialista costituiva un essenziale elemento equilibratore del



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 308

Brano: [...], ebbe a Roma la cattedra di Scienza deH'amministrazione. Fin dai primi studi si sentì e volle essere un erede della destra storica e, quando nel 1886 fu eletto alla Camera dei deputati, si collocò al centro destra. Negli anni Novanta fu sottosegretario nei governi di Rudini e Crispi, poi ministro dell’Agricoltura col generale Pelloux. Da tempo si era legato con un forte amichevole sodalizio intellettuale e politico con Sidney Sonni no. Nell’età giolittiana, una volta sconfitti i tentativi reazionari di fine secolo, fu piuttosto isolato. Comunque tornò a essere ministro per breve tempo, appunto col Sonnino, alle Finanze e al Tesoro nel 1906 e 190910.

Governo di destra (191416)

La carriera politica di Salandra fu infine determinata dall’essersi trovato a capo del governo che, nel marzo del 1914, era succeduto a Giovanni Gioì itti. Di fronte alle agitazioni ferroviarie e ai moti del giugno, procurò di manifestare una linea di fermezza; ma a rimanere al potere fu aiutato dal sopravvenire della Prima guerra mondiale.

Già verso la fine deH’e[...]

[...] Finanze e al Tesoro nel 1906 e 190910.

Governo di destra (191416)

La carriera politica di Salandra fu infine determinata dall’essersi trovato a capo del governo che, nel marzo del 1914, era succeduto a Giovanni Gioì itti. Di fronte alle agitazioni ferroviarie e ai moti del giugno, procurò di manifestare una linea di fermezza; ma a rimanere al potere fu aiutato dal sopravvenire della Prima guerra mondiale.

Già verso la fine deH’egemonia giolittiana, sulla scia e sotto l’influenza del risveglio nazionalistico, Salandra aveva individuato nella politica estera la possibile leva per un deciso ricambio nell’indirizzo del paese, che riteneva troppo incline e corrivo alle pressioni popolari. In queste sue vedute si fondevano elementi di rigidità derivati dagli studi giuridici e una concezione dello Stato innestata su una forte coscienza di classe; in questo si distinse dalla duttilità trasformistica prevalente, in genere, nel ceto politico meridionale. Il maggiore tentativo di Salandra, lungo tutta la sua esperienza, consistette nel portare av[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 369

Brano: [...]diale che

ripropose, in termini nuovi e di massa, quella che già alla fine dell’Ottocento veniva chiamata la « questione sarda », cioè l’insieme dei nodi politici, economici e sociali d’un rapporto diseguale con lo Stato italiano e — sul piano economico e sociale — anche col resto del Paese. La « questione sarda » diverrà così una versione isolana, un segmento specifico della più vasta «questione meridionale» (v.).

Il quindicennio dell’età giolittiana (v. Giolitti, Giovanni) non era stato per la Sardegna meno difficile che per il resto del Mezzogiorno. Lo sviluppo dell’industria estrattiva aveva dato corpo, nel distretto sudoccidentale dell’isola, il Sulcislglesiente, a un primo movimento operaio organizzato; ma l’eccidio di Buggerru, dove i soldati avevano sparato sugli operai in agitazione (4.9.1904) uccidendone tre e ferendone venti, era stato soltanto l’episodio più tragico di una conflittualità alimentata dal “sovversivismo” anarcoide d’un sottoproletariato quasi rurale che stentava ancora a ritrovarsi nelle griglie riformiste dei suo[...]

[...] in molti centri rurali (11 morti e più di 60 feriti). Il generale rincaro dei prezzi era collegato non soltanto alla rapida espansione dei pascoli a danno della cerealicultura, provocata dallo sviluppo dell’industria casearia a capitale quasi esclusivamente “continentale” (nasce in questo periodo uno dei prodottichiave dell’economia isolana, il formaggio pecorino “tipo romano”), ma anche al modo diseguale in cui il processo di sviluppo dell’età giolittiana si riverberava nelle diverse zone del Paese.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale l'isola era ancora, in realtà, una terra di pastori e di contadini. Saranno queste masse rurali che, coinvolte in forma generalizzata e anzi globale nel conflitto, daranno vita ai moti e alle tensioni del dopoguerra.

Prima guerra mondiale

Su 859.000 sardi (tanti ne contava il censimento del 1921, poco più degli 853.000 del 1911), i chiamati alle armi furono oltre centomila: sicché la guerra al fronte fu, per questo solo fatto, uno straordinario fattore di aggregazione e di unificazione di un popolo [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 329

Brano: [...]nomi non soltanto teorizzava queste impostazioni, ma muoveva per la prima volta un duro attacco polemico all’ortodossia marxista della socialdemocrazia tedesca. Optando per un concetto di evoluzionismo

Ivanoe Bonomi a 23 anni 11896)

sociale che tendeva a negare le premesse stesse dell’ideologia marxista, egli si pose tra gli alfieri di quella tendenza riformista chiaramente indirizzata ad assimilare e a far propria l’esperienza dell'Italia giolittiana, aderendo alla piattaforma sulla quale Giolitti (v.) operava i suoi tentativi di inserimento del movimento operaio nelle strutture dello Stato borghese, a vantaggio di una stabilità del sistema ottenuta con alcune misure di legislazione sociale, con un certo protezionismo verso i lavoratori delle industrie maggiori e con il contenimento delle istanze reazionarie di tipo più arcaico che avevano dominato la vita politica italiana alla fine del secolo precedente.

Il « concretismo » di Bonomi sfociava nell’accettazione delle pratiche parlamentaristiche più deteriori e nella spinta al disarmo d[...]

[...]cialista italiana », rimasta anch’essa senza eco.

Da questa vicenda Bonomi acquisì quella caratteristica che sarà propria della sua collocazione sulla scena politica italiana negli anni seguenti, cioè la caratteristica di un deputato (era eletto nel collegio di Mantova) avente una propria base elettorale a sfondo tradizionale contadinopiccolo borghese, disponibile per avallare con il suo passato socialista combinazioni governative di impronta giolittiana.

Dal riformismo al filofascismo

Volontario negli alpini durante la guerra 191518, coerentemente con la sua adesione aH’interventismo, assunse il dicastero dei Lavori pubblici nel ministero di Paolo Boselli, rimasto in carica dalla primavera del 1916 all'autunno del 1917; quindi ricoprì lo stesso incarico nel gabinetto Orlando e fu poi ministro della Guerra con Nitti (1920) e infine con Giolitti, nel governo presieduto dallo statista cuneese tra il giugno del 1920 e il luglio del 1921. Divenne presidente del Consiglio nel 1921, reggendo il gabinetto che si dimise il 26.2.1922 per lasciar[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 325

Brano: [...]strie tessili, elettriche e chimiche della provincia si organizzarono per fronteggiare la lotta operaia e per estendere la propria influenza politica.

Il decennio gioì itti a no

La FIAT, in realtà, tendeva ad attestarsi su una linea di condotta politicosindacale più articolata e possibilista di quella tradizionale del gretto padronato italiano, con una adesione che si potrebbe definire « ideologica » allo schema cui si ispirava la politica giolittiana. È noto come il disegno fondamentale di Giovanni Giolitti, nel famoso « decennio » centrale della sua esperienza di governo, si proponesse di favorire e consolidare lo sviluppo industriale moderno del Paese anche cercando di far partecipare i socialisti a una mediazione tra la classe dirigente politica liberale e le masse.

Nel disegno giolittiano il punto nodale era costituito, come ha scritto Giampiero Carrocci, nell'ottenere « due tacite collaborazioni: fra gli industriali e gli operai, fra il governo e i socialisti ». Ciò presupponeva:

1) l’allargamento della base sociale dello Stato[...]

[...]nativa mirante ad assorbire nello Stato le rivendicazioni di fondo della classe operaia, a stimolare un nuovo rapporto sul terreno economicosihdacale tra le parti in contesa, rifiutando i vecchi e pericolosi metodi dell'industrialismo primitivo, orientato alle contestazioni frontali con l'antàgonista invece che alla pratica di una tattica aggirante. La FIAT, come appariva dal quotidiano torinese La Stampa che ne fu fin d'allora il portavoce, era giolittiana nella misura in cui la visione dello statista di Dronero rispondeva puntualmente ai suoi interessi produttivi, si inseriva in una perspicua in

dividuazione delle esigenze del capitalismo moderno rispetto al contesto sociale e le offriva, con gli ampi margini di profitto di cui essa disponeva, la possibilità di svuotare i contenuti più sostanziosi della rivendicazione di classe.

Sia Giolitti che il monopolio torinese tendevano « a stabilire rapporti di produzione compiutamente e coerentemente borghesi », intervenendo per respingere o frenare, a sinistra e nella destra reazionaria di tagl[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 370

Brano: [...] si pò caminari a dui o a chiù di dui, ognunu vaia pri li fatti suoi, vasinnò, sariti tutti fucilati!! »

rigorosamente la ricostituzione dei Fasci, inferse un duro colpo alla rinascita politica, civile e sociale della Sicilia. La riaggregazione avverrà più tardi e su nuove basi, ma intanto una grande occasione era andata perduta mentre agrari e capitalisti rinsaldarono il loro patto antimeridionalista.

Il « gioìittismo »

I nodi dell’età giolittiana esplosero soprattutto nel mezzogiorno, con ripercussioni dirette e indirette negli assetti economici e sociali, determinando scomposizioni e ricomposizioni di forze prevalentemente funzionali agli indirizzi della nuova politica. In Sicilia il « gioìittismo » ebbe come risultante un movimento che il Marino racchiude nella formula « promozioneespulsione », cioè da una parte l’associazionismo come intermediazione tra capitale bancario e lavoratore, dall’altra l’emigrazione.

Nel Palermitano, la linea TuratiGiolitti smorzò sul nascere una possibile crescita in senso democratico dei lavoratori d[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 19

Brano: [...] delle Regioni a statuto ordinario e nelle elezioni amministrative del 1975, che videro il ritorno di una giunta di sinistra al Comune. Attualmente, Taranto è la città che ha la più forte concentrazione operaia di tutto il Mezzogiorno.

Bibliografia: F. Andreucci, Tommaso Detti,

II movimento operaio italiano, Editori Riuniti, Roma; Simona Colarizi, Dopoguerra e fascismo in Puglia (19191926), Laterza, Bari; Fabio Grassi, il tramonto dell'età giolittiana nel Salento, Laterza, Bari; Fiorindo Lemma, Un secolo di lotta nell'Arsenale di Taranto, Edizioni Dal Sud, Bari; Michele Pistillo, Giuseppe Di Vittorio, Editori Riuniti, Roma; Isa Mancino, La Federazione Comunista di Taranto dal 1921 al 1947, Tesi di Laurea, Università di Bari Anno Accademico 197273.

A.Rom.

Tarassov, Anatolij Makarovic

N. a Leningrado (U.R.S.S.) nel 1921, ivi m. il 26.4.1971; incisore. Mobilitato in un reggimento di fan^ teria dell’Armata Rossa dal l'ottobre 1940, fu fatto prigionieri dai tedeschi durante le operazioni belliche e, nell'estate 1943, venne trasferito [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 589

Brano: [...]la loro partecipazione ai moti risorgimentali del 1848 e qui sorse nel 1861 la prima Società operaia della provincia. Da questa organizzazione, fulcro del movimento democratico nella valle del Mera, avrebbe preso avvio l’indirizzo socialista nell'ultimo decennio del secolo.

Fra Risorgimento e inizio del Regno d'Italia, personalità locali di rilievo nazionale furono i liberali Luigi Torelli, Enrico Guicciardi, Emilio Visconti Venosta; nell’età giolittiana emergeranno Luigi Credaro e Gustavo Bontadini. L’orientamento liberale si manifestò nella stampa attraverso giornali come “La Valtellina”, “L’Alpe retica” e “Il Libero Alpigiano”; quello cattolico ne “L’Ordine”.

Fino al 1905, a causa dell’astensionismo cattolico, il confronto nelle elezioni politiche si svolse fra candidati repubblicani e moderati: i primi avevano maggior seguito nel collegio di Sondrio (che includeva la bassa Valtellina e la Valchiavenna), i secondi in quello di Tirano (che comprendeva l'alta Valtellina). I gruppi socialisti, per lo più guidati da intellettuali che avevan[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 567

Brano: [...]i” di Sicilia.

Tra riformismo, anarcosindacalismo e massimalismo

Ben presto il partito si imbattè nella reazione crispina e nei rigurgiti autoritari di fine secolo, culminati nella repressione del 1898; fino ad allora, un impianto di tipo marxista convisse con la corrente ideologica positivistica di fine Ottocento; ma in seguito (il Labriola era rimasto estraneo e su posizioni critiche), specialmente dopo le elezioni del 1900 e la “svolta” giolittiana, sotto la guida di Turati, fu adottata una linea di tipo riformistica (v. Riformismo) .

Una spiccata peculiarità del movimento sociale organizzato e promosso dal P.S.I. fu la saldatura organica con il proletariato rurale della valle padana; per contro, nonostante i richiami dei militanti del Mezzogiorno, la compagine socialista rimase sorda alla questione meridionale (v.). Di queste caratteristiche, in parte connesse alle condizioni obiettive e strutturali della società italiana, in parte alla cultura e politica delle sue élites, il P.S.I. avrebbe risentito soprattutto al momento dell'impa[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 401

Brano: [...]roclama del 2.8.1900 al popolo italiano sembrò aprire al paese un nuovo ciclo democratico.

E, in effetti, la mano di Giovanni Giolitti nella politica interna e sociale, la cura e il distacco del giovane re negli affari costituzionali (mentre si guardava dall'intromettersi nelle vicende governative e parlamentari, pur tenendosi diligentemente informato) introdussero notevoli novità rispetto agli ultimi anni di Umberto I.

Sul finire dell’età giolittiana, idealizzando e schematizzando un giudizio che era nell'aria e alludeva all’accento liberalriformistico della lotta politica interna, Mario Missiroli (v.) parlerà di « monarchia socialista », ma già c’era stato il “ritorno in Africa” con la guerra di Libia (v.) e una nuova ondata di nazionalismo imperialistico si era appena annunciata.

Vittorio Emanuele compensava la sua piccola statura, per cui forse non era né amato né ammirato, con una notevole attenzione per la politica militare ed estera, che gli competeva in modo particolare; e nelle sue prerogative non si può dire né che fosse impre[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine giolittiana, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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