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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 460

Brano: Futurismo

to la caserma comunista. Il genio anarchico deride e spacca il carcere comunista La patria è il massimo prolungamento dell'individuo, o meglio: il più vasto individuo capace di vivere lungamente, dirigere, dominare, difendere tutte le parti del suo corpo ».

Indispensabile però, per la creazione di una cosiffatta patria anarchica, in cui il « dinamismo insurrezionale del libertario Famone » e il « dinamismo artistico novatore del Poeta Idiota », i due personaggi della sua vecchia « tragedia ilare », il Re Baldoria, possano finalmente fondersi, è, secondo Marinetti, l’abolizione della lo[...]

[...]i borghesi: studenti, impiegati, agricoltori, commercianti, industriali, ingegneri, notai, avvocati, ecc., tutti figli del popolo, tutti preoccupati di superare con un lavoro accanito il mediocre benessere paterno. Fecero tutti la guerra da tenenti e capitani e oggi, affatto stanchi, sono pronti a riprendere il nuovo sforzo della vita con eroismo ».

Ecco dunque, individuata dallo stesso Marinetti, la radice del radicalismo piccoloborghese del futurismo, dove l’estremismo eversivo denuncia la sua impotenza rivoluzionaria, la sua irrimediabile contraddizione. Eppure anche questo confuso estremismo, al secondo congresso del fascismo (v.), tenutosi a Milano nel maggio del 1920, non potè fare a meno di scontrarsi col nuovo orientamento politico di Mussolini che ormai tendeva a presentare il suo partito come un partito d’ordine per ottenere il consenso generale della borghesia e delle forze monarchiche. A quel congresso infatti Marinetti accusò la direzione fascista di aver fatto macchina indietro e, insieme a Mario Carli e altri futuristi, uscì [...]

[...]terà lo svolgimento della politica fascista per tutto il ventennio, sino all’ultimo episodio della Repubblica di Salò, alla quale egli aderì, morendo il 2.12.1944 a Bellagio, estremo rifugio dei gerarchi fascisti in fuga verso il Nord. La sua ultima

Enrico Prampolini. « Mussolini architettonico »

opera poetica, dopo aver cantato la guerra d’Africa .e l’autarchia, fu lode intitolata Quarto d’ora di poesia della X Mas. Ma ormai, da tempo, il futurismo era stato messo da parte anche dal fascismo.

Gli anni del regime

Se infatti, durante gli anni dell 'interventismo e neU’immediato torbido dopoguerra, nella polemica fascista contro la borghesia liberale si poteva inserire senza sforzo anche la polemica futurista allargata ai gusti artistici della stessa borghesia, più tardi, preso il potere, l’atteggiamento del fascismo andò mutando rapidamente. L’irrequietezza futurista, i colpi di testa anarcoidi, il ribellismo, non servivano più. Erano eccessi di libertà che incominciavano a dar fastidio.

Bàttuta l’opposizione sul terreno politico[...]

[...] « latina », « mediterranea ». E così nacque il Novecento, la Mostra della Rivoluzione Fascista; insomma, la restaurazione neoclassica, accademica, celebrativa, anche nelle arti.

Marinetti, è vero, continuò a vociferare, a scrivere « parole in libertà », ma ormai era solo: i vecchi futuristi ,di talento avevano preso altre strade. Nessuno dei problemi di fondo che avevano agitato e agitavano la storia delle avanguardie europee sfiorava più il futurismo. Il regime incominciò così a considerare il futurismo, a cui pure tanto doveva, come una specie di reliquia, alla quale si può rendere ancora un convenzionale omaggio, ma senza altri impegni. In tal modo, mentre altrove le avanguardie si erano sviluppate e si sviluppavano all'opposizione, in Italia il futurismo aveva finito con lo sposare la causa della reazione più nera sino a restarne soffocato.

I futuristi russi

Eppure il discorso sul futurismo non può fermarsi a queste sole considerazioni. Dentro il futurismo infatti, nell’intrico delle sue contraddizioni, si esprimeva anche una serie di esigenze reali dell’epoca nuòva: il bisogno di essere moderni, di cogliere la verità di una vita trasformata dall’era della tecnica, la necessità di trovare un’immagine adeguata ai tempi della rivoluzione industriale.

S’è visto quali siano stati i suoi errori, ma pur con la zavorra di un brutale tecnicismo positivistico nella sua poetica, il futurismo ebbe la giusta intuizione di un’arte che uscisse dai limiti angusti e insufficienti dell’ottocentismo. È per que* sta intuizione, corrispondente aa un'aspirazione diffusa, che esso fu accolto favorevolmente in molte parti d’Europa e particolarmente in Russia.

In poesia Majakovskij e, nelle arti plastiche, il gruppo dei costruttivisti con Tati in alla testa hanno infatti avuto senz’altro dal futurismo italiano più di un impulso. Ma l’ala avanzata del futurismo russo, e Majakovskij in particolare, anche prima della Rivoluzione d’Ottobre, avevano alcune idee basilari assai più chiare del gruppo marinettiano.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 461

Brano: 

Futurismo

Questi futuristi, quando Marinetti nel 1913 si era recato in Russia, lo avevano fischiato come un rappresentante della borghesia bellicista. Majakovskij e i suoi amici infatti, a differenza dei futuristi italiani, erano attestati su posizioni socialiste vere, erano nemici della guerra e contro la guerra; appena scoppiato il conflitto, avevano levato la loro voce d’accusa.

Alla « guerra igiene del mondo » di Marinetti, Majakovskij aveva risposto col suo

schifo e odio per la guerra »; all’esaltazione marinettiana della guerra come « collaudo sanguinoso e necessario della forza di un p[...]

[...]inoso e necessario della forza di un popolo », si opposero i suoi versi precisi: « Tu che combatti per loro e muori, quand'è che ti leverai in piedi in tutta la tua statura e lancerai sulla loro faccia la tua ira profonda in un grido:

Perché si combatte questa guerra? ».

La base sociale di questi futuristi russi era una base chiaramente rivoluzionaria, antimilitarista, antimperialista (« Idealmente non abbiamo niente da spartire col futurismo

italiano», affermava Majakovskij). Queste sono le ragioni per cui futuristi e costruttivisti, dopo l’Ottobre, trovarono un attivo inserimento nella giovane Repubblica sovietica.

Resta comunque il fatto che l’influènza del futurismo italiano c'è stata. Lo stesso Majakovskij non ha esitato a stabilire le coincidenze e le affinità: « Tra il futurismo italiano » egli dice, « e il futurismo russo esistono elementi comuni [...]. Nel campo dei procedimenti formali l'affinità tra il futurismo russo e quello italiano esiste [...]. Comune è il modo dell’elaborazione della materia prima ».

Di tutto il futurismo, dal punto di vista creativo, è indubbiamente l’arte figurativa che ha dato le opere più sicure e più alte. E così, sul piano teorico, sono senz’altro le pagine di Boccioni quelle più ricche di motivi e suggestioni.

Per quanto riguarda la letteratura invece i risultati, a parte quelli dei primi libri di Aldo Palazzeschi, sono abbastanza mediocri. Marinetti

resta ad ogni modo lo scrittore più importante del futurismo, anche se la sua opera è inficiata di pletorica eloquenza, di banale barocchismo, di velleitarismo grandeggiante: nella poesia, nel romanzo, nel teatro. Più importanti delle opere creative sono senz’altro i « manifesti » programmatici, artistici e letterari, dove le novità tecniche del futurismo, la sua poetica, le sue intuizioni più felici, trovano efficace espressione. E tutto sommato è proprio con questi « manifesti » che il futurismo ha esercitato la sua maggiore influenza culturale.

M.D.M.

Bibliografia: F. T. Marinetti, Teoria e invenzione futurista (Manifesti, scritti politici, romanzi, parole in libertà), a cura di L. De Maria, Mondadori, Milano, 1968 (il vo^ lume contiene una bibliografia); U. Boccioni, Pittura, scultura futuriste, Edizioni futuriste di « Poesia », Milano, 1914; Archivi del futurismo, a cura di M. Drudi, Gambillo e T. Fiori, De Luca Editore, Roma, 1958; V. Majakovskij, Opere, Editori Riuniti, Roma, 1958.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 551

Brano: [...]mostrato che il suo specifico snobismo e la sua aristocratica raffinatezza erano estranei a quella gestione politica (infatti storicamente contano di più il Club del tennis di Milano e qualche casa privata, che non uno dei rari edifici pubblici costruiti da loro in quegli anni).

Il « neof uturismo »

Un altro movimento si presentò, ma alla fine degli anni Venti, come « unico » interprete della ideologia fascista nel campo artistico, il « neofuturismo ».

L'antico movimento di avanguardia di Marinetti (v. Futurismo) cercò allora di catalizzare attorno a sé nuovi giovani, utilizzando il prestigio politico fascista di alcuni suoi lontani protagonisti (mentre nell’immediato dopoguerra si erano tentati in Italia improbabili rapporti tra futurismo e bolscevismo, così come si voleva sperimentare nelI’UjR.S.S. intorno agli inizi degli anni Venti). L autorevolezza di Marinetti presso tutte le gerarchie fasciste permise una sorta di rinascita virtuale del movimento futurista: incarichi di decorazioni e di grafica di propaganda, attività editoriali, garanzia di presenza del « settore futurista » in ogni manifestazione artistica ufficiale: furono queste le forme di una effimera ripresa del futurismo (« neofuturismo ») in Italia.

Ma in questo piccolo gruppo non vi erano architetti di qualche valore: né il richiamo al « mito » di Antonio Sant’Elia (18881916) né il velleitario potere sbandierato per raggruppare nuovi accoliti furono infatti sufficienti per costituire un vero gruppo operativo, così il « neofuturismo » cercò di presentare, come propri adepti, tecnici di una più generica « modernità » costruttiva (come l'ing. Fiorini„ grazie alle immagini dei suoi grattacieli di tensistruttura), ovvero avallò il dilettantismo spregiudicato di qualche giovane pittore nella sperimentazione progettuale architettonica (Tullio Crali). Nei fatti, ii « neofuturismo » non ebbe alcuna presenza nella realtà urbanistica ed edilizia del tempo, direttamente (mentre forse la sua influenza « figurativa », più globale e di massa, fu assai più con

sistente di quanto è stato riconosciuto dallo stato attuale degli studi).

Il « movimento moderno »

Il « movimento moderno » in architettura si consolidò in Italia agli inizi degli anni Trenta intorno alla rivista Casabella, grazie alle attività dei suoi due direttori: Edoardo Persico (19001936) e Giuseppe Pagano Pogatschnig (v.). li rigore eticomorale del primo, che si tradusse ben presto in originali forme di [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 456

Brano: [...]carri carichi di munizioni e di altro materiale bellico.

Il 26 giugno, in un nuovo scontro, la « Stella rossa » metteva fuori combattimento altri tedeschi e militi fascisti. Infine, l'11 luglio, una terza battaglia si concluse con la distruzione di due treni tedeschi carichi di carburante e con il disarmo di una batteria contraerea germanica.

Gli Alleati, provenendo da Firenze, varcarono il Passo della Futa alla fine del settembre 1944.

Futurismo

Il primo Manifesto del Futurismo venne pubblicato in francese, come editoriale, sul Figaro del 20.2. 1909; la versione italiana uscì poco dopo a Milano nella rivista Poesia. Con questo testo, che avrebbe suscitato in Europa tante polemiche e tanto interesse, aveva inizio il movimento fondato dallo scrittore Filippo Tommaso Marinetti (v.), educato dai gesuiti e consacrato poeta a Parigi al principio del secolo. Si può dire che in questo primo breve testo è già racchiuso l’intero significato del futurismo nella sua ideologia politica, nella sua poetica e nelle sue prospettive di azione futura.

Contrariamente a quanti pensan[...]

[...] in francese, come editoriale, sul Figaro del 20.2. 1909; la versione italiana uscì poco dopo a Milano nella rivista Poesia. Con questo testo, che avrebbe suscitato in Europa tante polemiche e tanto interesse, aveva inizio il movimento fondato dallo scrittore Filippo Tommaso Marinetti (v.), educato dai gesuiti e consacrato poeta a Parigi al principio del secolo. Si può dire che in questo primo breve testo è già racchiuso l’intero significato del futurismo nella sua ideologia politica, nella sua poetica e nelle sue prospettive di azione futura.

Contrariamente a quanti pensano di poter ridurre il futurismo a un puro movi mento artistico e letterario

o a quanti, viceversa, tendono a considerarlo soltanto una semplice premessa del fascismo, è giusto mettere in evidenza come, nella sua origine, il futurismo sia stato un gorgo di idee e di sentimenti disparati, contraddittori, dove la volontà di rinnovamento in più d’un caso non era né puramente plasticoletteraria né solo reazionaria.

In una lettera di informazione a Leone Trotskij, redatta a Mosca nel settembre del 1922, Antonio Gramsci scrisse: ■ Prima della guerra i futuristi erano molto popolari tra i lavoratori. La rivista Lacerba, che ave

va una tiratura di ventimila esemplari, era diffusa per i quattro quinti tra i lavoratori. Durante le molte manifestazioni dell’arte futurista nei teatri delle grandi città italiane capitò che i lavo[...]

[...]ne capitò che i lavoratori difendessero i futuristi contro i giovani mezzo aristocratici e borghesi, che si picchiavano coi futuristi ». E Gramsci accenna anche all'episodio di Marinetti che, invitato a Torino da una associazione culturale operaia a visitare una mostra di opere dipinte da un gruppo di lavoratori, non solo accettò l'invito, ma espresse anche la « sua soddisfazione per essersi convinto che i lavoratori avevano per le questioni del futurismo molta più sensibilità che non i borghesi ».

Ciò che tuttavia può apparire anche più sorprendente è quanto Gramsci riferisce ancora: « Al movimento futurista partecipano attualmente monarchici e comunisti, repubblicani e fascisti ».

Come era dunque possibile un tale eterogeneo miscuglio di tendenze aUmterno di uno stesso movimento? Intanto si ricordi che Marinetti proveniva dall’ambiente dei simbolisti francesi, sostenitori e divulgatori delle idee anarchiche. La sua prima opera teatrale, Le Roi Bombace, scritta in francese nel 1905, contiene l’elogio dell’anarchico Famone, uno dei prota[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 730

Brano: [...]nsistenti ambizioni teoriche. La stessa apologetica fascista ha riconosciuto, perfino facendosene un vanto, che il fascismo, sorto come un movimento dazione, solo in un secondo tempo si è preoccupato di darsi una dottrina. Bisogna tuttavia riconoscere che lo squadrismo, richiamandosi a stati d’animo più che a una dottrina, si ispirava a una ideologia attivistica che era tutt’altro che estranea ai movimenti culturali dell'epoca. In particolare il futurismo (v.), a cui

F.T. Marinetti (v.) aveva dato vita fin dal 1909 come movimento artistico e letterario, apparve subito congeniale alle esigenze « ideali » del primo fascismo, alla « logica » delle spedizioni punitive e all’« etica » del manganello. Nel primo « Manifesto » futurista si esaltava infatti « l’amor del pericolo, l'abitudine all’energia e alla temerarietà... il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno ». Non a caso i futuristi furono i primi intellettuali italiani a confluire nel movimento fascista. Più tardi, nel 1924, P[...]

[...]onfluire nel movimento fascista. Più tardi, nel 1924, Piero Gobetti (v.) potè scrivere: « L’arte di Marinetti è tutta una preparazione alla marcia su Roma; arte di commesso viaggiatore di oggetti sportivi, di squadrista rumoroso, di studente sovversivo. Mussolini è riuscito poiché l’esperienza di Marinetti gli ha aperto la via: fu Marinetti il primo a dare il tipo di un movimento milanese, a mostrare come, si crea, come si improvvisa ».

Né il futurismo fu il solo movimento culturale in cui il fascismo poteva ritrovare un precedente e j'aggancio a una ideologia. Nel 1919

l’impresa dì Fiume, il primo esperimento in grande stile di sovversione da parte della borghesia reazionaria, era nata come un’avventura letteraria del poeta Gabriele D’Annunzio (v.). «Il gesto di D’Annunzio — scriveva Antonio Gramsci (v.) sull’ "Ordine Nuovo” — aveva inizialmente un mero valore letterario »; ma « il gesto letterario ha scatenato in Italia la guerra civile ». Non erano tuttavia i letterati i maggiori responsabili della dimensione che i loro gesti avevano [...]

[...]ibilità verso tutte le avventure spirituali, dava impulso alla dispersione e aH’isoIamento. In questo senso non ha forse grande importanza che Mussolini abbia collaborato a suo tempo a « La Voce »

o che abbra letto e recensito Le riflessioni sulla violenza di Georges Sorel (v.) ; conta di più l’atmosfera culturale in cui una organica inquietudine, pur nell’onestà di certe intenzioni, poteva legittimare il diffondersi del dannunzianesimo e del futurismo.

Del resto, già alla vigilia della marcia su Roma Gobetti cominciava a sospettare che per spiegare ciò che era avvenuto dopo, bisognasse « risalire a certe responsabilità della "Voce" del '14 », Tutte le debolezze, antiche e recenti, della cultura italiana erano destinate a venire in luce nell’ora della prova. Rispondendo a Giuseppe Prezzolini, già direttore della « Voce », che di fronte all aggravarsi della situazione politica aveva proposto la costituzione di una specie di « Società degli Apoti », l’associazione di « coloro che non la bevono » e si ritraggono quindi dalla lotta politica [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 722

Brano: [...] d’Italia, dichiara non esservi contraddizione tra la « fede liberale e l’accettazione e giustificazione del fascismo ». Più avanti, ancora nel 1924, dichiara di ritenere « così gran beneficio la cura a cui il fascismo ha sottoposto l’Italia, che mi do pensiero che la convalescente non si levi troppo presto di letto, a rischio di qualche grave ricaduta » (v. Cultura e fascismo).

La origine ideale del fascismo — scrive

B.C. — si trova nel « futurismo: in quella risolutezza a scendere in piazza, a imporre il proprio sentire, a turare la bocca ai dissidenti, a non temere tumulti e parapiglia, in quella sete del nuovo, in queM’ardore a rompere ogni tradizione, in quella esaltazione della giovinezza, che fu propria del futurismo, e che parlò più ai cuori dei reduci delle trincee, sdegnati dalle schermaglie dei vecchi partiti e dalla mancanza di energia di cui davano prova verso la violenza o le insidie antipatriottiche e antistatali ». E, ricordando la sua ostilità nei confronti del futurismo in quanto movimento letterario, aggiunge che « fare poesia è un conto, e fare a pugni è un altro, mi sembra; e chi non riesce nel primo mestiere, non è detto che non possa riuscire benissimo nel secondo, e nemmeno che Ta eventuale pioggia di pugni non sia, in certi casi, utilmente e opportunamente somministrata ». Ancora dopo il delitto Matteotti, Croce dà a Mussolmi il voto di fiducia in Senato e definisce quel voto, in una nuova intervista al Giornale d’Italia « prudente e patriottico », esortando il fascismo a « considerarsi ponte di passaggio per la restaurazione di un più severo regime l[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 552

Brano: [...]tterarie. Nel 1913 Guillaume Apol

I inai re, molto attento all'attività dei futuristi, scrisse L’antitradition tuturiste elogiandone le imprese. Nel

lo stesso anno Marinetti partì per Sofia, per assistere all’assedio di Adrianopoli durante la guerra bulgaroturca. Proseguendo il viaggio arrivò in Russia con non poche ambizioni, ma i futuristi russi gli si dimostrarono ostili, proclamandosi autonomi rispetto al movimento marinettiano.

Dal futurismo al fascismo

I futuristi furono interventisti (v. Interventismo). Nel settembre 1914 Marinetti si fece arrestare a Milano e nel febbraio del 1915 a Roma. Nello stesso anno Palazzeschi, Papini e Soffici si staccarono dal movimento.

Nell’aprile 1915 Marinetti si ritrovò nuovamente in carcere e questa volta insieme a Benito Mussolini (v.). In seguito partecipò alla guerra mondiale, durante la quale fu ferito, ricavandone due medaglie al valore. Nell’aprile 1919 fece parte delle squadre fasciste che distrussero la sede dell’« Avanti! » a Milano. Nel novembre, dopo la sconfitta elettorale fas[...]

[...] dopo, per una crisi cardiaca. Di Marinetti si ricordano le opere giovanili, soprattutto talune enunciazioni teoriche del suo movimento, ricche di una carica rinnovatrice e entrate ormai a far parte della storia delle arti europee moderne.

Bibliografia essenziale: I Futuristi (a cura di G. Ravegnani), Milano 1963; M. De Micheli, Le avanguardie critiche del '900, Milano 1966; S. Briosi, Marinetti, Firenze 1969;

F. Flora, Dal romanticismo al futurismo, Milano 1925; Marinetti e il futurismo [a cura di L. De Maria), Milano 1973.

G.Ri.

Marini, Donato

N. a San Donato (Frosinone) il 25.3.1911; sarto. Militante nel Partito comunista clandestino, per la sua attività antifascista venne confinato per 5 anni a Ponza e a Ventatene.

Dopo l’8.9.1943 partecipò alla Guerra di liberazione, nelle file della Resistenza romana, tra i dirigenti della VI Zona militare.

Marini, Vincenzo

Banfi. N. a Cormons (Gorizia) il 6.8.1917; falegname. Militante nelle file del Partito comunista clandestino, per la sua attività antifascista nel 1936 venne condannato dal Tribunale Speciale a 16 a[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 458

Brano: Futurismo

come noi a liberare l'Italia dal Papato?

2. Vendere il nostro patrimonio artistico per favorire tutte le classi povere e particolarmente il proletariato d’artisti? 3. Abolire radicalmente tribunali, polizie, questure e carceri?

Se non avete queste 3 volontà, siete dei conservatori, archeologhi clericali polizieschi e reazionari sotto la vostra vernice di comuniSmo rosso ».

Questo disprezzo verso i socialisti riformisti, i futuristi l’avevano ereditato dagli anarcosindacalisti e, teoricamente, da Georges Sorel. Le Réflexions sur la v io! enee di Sorel erano state pubblicate nel 190[...]

[...]iana di un prossimo ritorno all’idea [...]. Per comprenderlo verrà una nuova specie di liberi spiriti fortificati nella guerra, nella solitudine, nel grande pericolo, spiriti che conosceranno il ventò, I ghiacci, le nevi delle alte montagne [...] spiriti dotati di un genere sublime d* Derversità, spiriti che ci libereranno dall'amore del prossimo, dalla volontà del nulla, ridonando alla terra il suo scopo e agli uomini Se loro speranze ».

Dal futurismo al fascismo

È su questo terreno comune, dove le teorie della « volontà di potenza » interpretate rudimentalmente s’incontrano con l’apologia della violenza soreliana, di cui il decadentismo dannunziano insieme con quello più frenetico del Mafarka marinettiano danno una particolare versione sadicoerotica, che Marinetti, D’Annunzio e Mussolini, e con loro i numerosi seguaci, si riprovarono uniti negli anni dell’interventismo (v.). Ed è in questa circostanza che ogni possibile fermento di autentica ribellione futurista decadde, travolto da un nazionalismo cieco, isterico, fanatizzato. Mussoli[...]

[...]tificarsi con le tesi della più attiva e spregiudicata borghesia del Nord la quale, per ragioni

Carlo Carrà. interventista ».

« Manifestazione 1914

evidenti, voleva l’intervento in guerra, contrapponendosi alla più incerta, ritardataria, paurosa borghesia terriera che esitava a gettarsi nell’avventura in quanto non vi scorgeva i vantaggi immediati che tanto interessavano gli industriali dell'Alta Italia.

Non per nulla la capitale del futurismo fu Milano (v.), allora in piena espansione produttiva. È qui che, appunto, Marinetti aveva sistemato il suo quartier generale ed è qui che l’azione futurista raggiunse i suoi vertici.

Il nazionalismo futurista

Il nazionalismo di Marinetti e dei futuristi, quale degenerazione del patriottismo risorgimentale, era comunque già presente nel manifesto del 1909: « Noi vogliamo glorificare la guerra — sola igiene del mondo

— il militarismo, il patriottismo [...] », vi si affermava. Ma quanto fosse violento lo spirito nazionalistico tra i futuristi e tra molti altri intellettuali d’allora, l[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 477

Brano: [...]ndestina. Mangiai il taccuino. Con indirizzi e rilegatura ».

Dal carcere alla rivoluzione

L’anno successivo venne nuovamente arrestato sotto l’accusa di aver organizzato la fuga (attraverso un cunicolo sotterraneo), di donne carcerate nella prigione Novinskaja. Fu detenuto per 11 mesi, durante i quali scrisse i suoi primi versi.

Nel 1911 fu ammesso all’istituto di pittura, dove conobbe David Burlijuk, personaggio eccentrico del nascente futurismo (v.) russo. L'incontro con Burlijuk determinò una svolta decisiva nella vita del diciottenne Majakovskij.

Egli racconta che, una sera, recitò alcuni dei suoi versi aH'amico, attribuendoli a un conoscente: « David si fermò. Mi squadrò. Gridò: " Ma questo l'ha scritto proprio lei? Lei è un poeta geniale ". Un epiteto così grandioso e non meritato mi fece piacere. Mi detti tutto ai versi. Quella sera inaspettatamente diventai poeta.

Già al mattino dopo, Burlijuk presentandomi

a qualcuno disse con voce di basso: ” Non lo conosce? Il mio geniale amico.

Il famoso poeta Majakovskij ". Gl[...]

[...]esia professionale, stampata: "Di porpora e di bianco” ». In quel periodo Burlijuk passava al giovane poeta quaranta copechi al giorno perché « non scrivesse affamato ».

Il gruppo dei futuristi russi riempiva di schiamazzi le notti moscovite: su tutti dominavano la figura massiccia e la voce possente di Majakovskij che declamava i suoi versi e sollecitava dibattiti sul ruolo dell’arte e dell’artista nella società moderna, idee che faranno del futurismo russo un « genere » letterario del tutto diverso da quello italiano.

Tra l’estate e l’autunno 1913 scrisse il suo primo lavoro drammatico, che intitolò « Vladimir Majakovskij ».

Il poeta veramente pensava ad altri titoli, come « La rivolta degli oggetti » o « La strada ferrata », ma un fatto curioso lo costrinse a usare come titolo il suo stesso nome. Dovendo chiedere il visto della censura, inviò il manoscritto del l’opera, che sulla prima pagina recava le seguenti indicazioni: « Vladimir Majakovskij — Tragedia » e il visto fu concesso alla tragedia « Vladimir Majakovskij ». Il poeta t[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 551

Brano: [...] maestri del simbolismo Baudelaire, Rimbaud, Verlaine e soprattutto Mallarmé che esercitava su Marinetti un grande influsso. I suoi scritti del periodo sono tutti in francese: La Conquéte des Étoiles (1902); D’Annunzio intime (1903); Déstruction

Marinetti in divisa di accademico d’Italia (1932)

(1904). Nel 1905 pubblicò Le Roi Bombance, una satira contro la democrazia, e in quello stesso anno fondò la rivista Poesia.

Dal romanticismo al futurismo

Nel 1908, giunto a Trieste per il funerale della madre di Guglielmo Oberdan, tenne un comizio irredentista e fu arrestato dalla polizia austriaca.

Il 20.2.1909 pubblicò sul quotidiano francese « Figaro » il primo Manifesto del futurismo (v. Futurismo), un grido di rivolta contro l’accademismo imperante in tutte le arti e soprattutto in letteratura.

Tutto il vecchiume, proclamava il manifesto, deve essere spazzato via per lasciare il posto a un’arte nuova che esalti il dinamismo della vita moderna nel mito della macchina: « Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli! Perché dobbiamo guardarci alle spalle se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? ».

È indubitabilmente a questa carica rivoluzionaria che Antonio Gramsci pensava quando scriveva suU'Ordine Nuovo del 5.1.1921, a proposito dei futuristi: « Hanno avuto la [...]


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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine futurismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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