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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 301

Brano: [...]si rifaceva per certi lati al documento di Ventotene. Tale nuovo gruppo, comprendente il Rollier, Leone Ginzburg, Eugenio Colorni e Lo Bue, aveva un giornale [Unità Europea) che apparve clandestino nel maggio 1943. Nell’agosto dello stesso anno i detenuti di Ventotene, liberati, si incontrarono a Milano con il gruppo di « Unità Europea » e venne costituito il Movimento federalista europeo.

Nell’ultimo anno di guerra, attraverso la Svizzera, i federalisti di vari paesi poterono collegarsi e, per iniziativa del gruppo italiano, nel maggio 1944 tennero un primo convegno clandestino a Ginevra. A questo seguirono i convegni legali del marzo 1945 e del dicembre 1946 a Parigi, dove venne fondata l'Unione europea dei federalisti (U.E.F.), che nel 1947 tenne il suo primo Congresso a Montreux.

Sempre in periodo bellico, oltre all’europeismo radicale dei federalisti, prese corpo una seconda esigenza, detta dei « funzionalisti », atta a europeizzare gradualmente taluni settori fondamentali della vita del continente. E sarà questa seconda « anima », moderata, a guidare le poche scelte europee a livello di decisione governativa.

« A differenza dei federalisti, i funzionalisti non si sono mai dati un’organizzazione propria, ma il loro modo di pensare è diffuso



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 678

Brano: [...]agire alla crisi economica e sociale del dopoguerra (17841788); episodi di ribellione contadina come la rivolta di Shays contribuirono ad alimentare le richieste di un rafforza

mento dei poteri del governo federale. La questione istituzionale costituì il terreno sul quale si ebbe la rottura della coalizione indipendentista e la formazione dei primi partiti, portatori di diverse concezioni sul futuro economico e sociale della nazione. Gli “antifederalisti” o repubblicani di Jefferson (una coalizione di piccoli commercianti e agricoltori indebitati che vivevano in zone scarsamente industrializzate e chiuse agli scambi internazionali) erano fautori di un rafforzamento della democrazia locale e dell’autonomia degli Stati da un governo centrale e inaccessibile; sul piano internazionale, essi manifestavano simpatie per la Francia rivoluzionaria. I “federalisti” di Hamilton (rappresentanti dei finanzieri, dei commercianti e degli industriali della costa orientale) erano invece interessati a sviluppare attraverso un forte governo centrale i traffici internazionali degli Stati Uniti; quindi essi erano anglofili per interessi commerciali e per paura della rivoluzione.

La Costituzione, ratificata il 3.9.1788, rappresentò un compromesso tra le due posizioni: se i federalisti ottennero il rafforzamento degli organi centrali da loro richiesto, i loro avversari conquistarono con il Bill of Rights e una serie di emendamenti (1791) il riconoscimento dei diritti dei singoli Stati e dei cittadini contro gli “eccessi” della centralizzazione.

In questa prima fase, la politica estera americana venne dominata dai principi deM’isolazionismo (v.), sia pur temperati daH’ammissione di “alleanze temporanee”, enunciati da George Washington; nel 1823 venne enunciata la dottrina di Monroe, che negava alle potenze europee il diritto di estendere il loro controllo territoriale nel[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 221

Brano: Roma

di Milano) entrò nel movimento di “Giustizia e Libertà” attraverso l'influenza di Gino Luzzatto, L. Basso e lavorando con Giorgio Agosti (v.), Carlo e Sandro Galante Garrone, Ada Gobetti, Vittorio Albasini Scrosati, Alberto Damiani e pochi altri, alla ricostituzione dell’organizzazione clandestina di Torino e Milano (che le retate poliziesche del 193435 avevano quasi completamente distrutta) nonché alla diffusione degli ideali federalistici e in particolare del manifesto di Ventotene (v. Federalismo europeo).

Dopo che nel 1940 “Gioventù cristiana” era stata soppressa per la pubblicazione di una dura denuncia della politica hitleriana stesa dal teologo K. Barth, Rollier riuscì a continuarne l’opera di formazione e informazione con una nuova testata, L’Appello (acquistata col generoso contributo di Adriano Olivetti), che diffuse fino all’autunno 1943 preziose notizie sulla Resistenza europea e appelli alla lotta contro il nazifascismo.

Nella Resistenza

il 26.7.1943 Rollier, Antonio Banfi, Gianfranco Mattei, Giovanna Pag[...]

[...]contro il nazifascismo.

Nella Resistenza

il 26.7.1943 Rollier, Antonio Banfi, Gianfranco Mattei, Giovanna Pagliani e Giorgio Peyronel promossero un manifesto dei docenti universitari milanesi per chiedere l'immediata abolizione delle discriminazioni razziali, politiche e religiose e il reintegro dei docenti perseguitati. Rollier si diede poi a un’intensa attività di collegamenti, che culminò

il 2728 agosto con un convegno di azionisti e federalisti nella sua casa milanese, nel quale fu decisa la fondazione della sezione italiana del Movimento federalista europeo e l’adesione dei suoi militanti al Partito d’Azione.

Ai primi di settembre del 1943 Rollier era a Torre Pellice (Torino), dove con un gruppo di “Gioventù cristiana” ottenne dal Sinodo valdese una chiara presa di posizione a favore della separazione tra chiesa e stato, ma non quella confessione di peccato per i cedimenti al conformismo fascista capace di dare un’impostazione comune alla Resistenza valdese (v.) che nasceva allora. Nei giorni successivi all’8 settembre, con Aria[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 365

Brano: [...]litare che impose una nuova dittatura, capeggiata dal generale UlHaq.

A.Per.

Paladin, Giovanni

N. a Visignano d’Istria il 16.7.1897, m. a Trieste il 15.6.1959; insegnante. Patriota mazziniano, partecipò giovanissimo al movimento irredenti

sta in Istria e a Trieste. Maestro di scuola, insegnò prima in jstria e poi, laureatosi, fu professore di lettere nelle scuole medie triestine e anche all'estero.

Animato da ideali repubblicani e federalisti, subito dopo il 25.7.1943 entrò nella lotta politica aderendo al Partito d’Azione, di cui divenne (dopo I’8 settembre) uno dei dirigenti più attivi.

Rappresentò il P.d’A. nel secondo e terzo C.L.N. triestino, battendosi con vigore per il rafforzamento politico e militare del Comitato e per la difesa democratica dell 'italianità di Trieste e dell’lstria. Sollecitò ripetutamente su questo assillante problema il C.L.N.A.I., anche con l’aiuto del tenente triestino Vinicio Lago, paracadutato con una missione italiana presso le Brigate « Osoppo » in Friuli. Nello stesso periodo preparò studi e p[...]

[...]ttendosi con vigore per il rafforzamento politico e militare del Comitato e per la difesa democratica dell 'italianità di Trieste e dell’lstria. Sollecitò ripetutamente su questo assillante problema il C.L.N.A.I., anche con l’aiuto del tenente triestino Vinicio Lago, paracadutato con una missione italiana presso le Brigate « Osoppo » in Friuli. Nello stesso periodo preparò studi e progetti per una Venezia Giulia unita allo Stato italiano su basi federalistiche, con larghe autonomie di gestione amministrativa, culturale e politica, sia per le popolazioni italiane che per quelle slave della regione.

Paladin si dedicò nel contempo all’organizzazione militare delle formazioni « Giustizia e Libertà », nelle quali militava suo figlio Guido, e a tenere i collegamenti con Milano e il Friuli. Distrutto dai nazisti il secondo C.L.N. triestino e, nel febbraio 1945, decimato anche il terzo, Paladin svolse un’opera infaticabile per ricostituirne le fila e partecipò poi all’insurrezione di aprile.

Nell’estate del 1945 fece parte della delegazione giulia[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 308

Brano: [...]tigiose imprese alpinistiche (una punta sulla catena del Monte Bianco porta il suo nome). Esponente dell’organizzazione regionalista e antifascista Jeune Vallèe d’Aoste, dopo I’8.9.1943 fu i’uomo cui guardavano

I volenterosi che volevano « fare qualche cosa », ma non sapevano ancora come.

Egli stesso scrive: « Ci si doveva cercare, scoprire, svelare in clima di sospetto, di spionaggio, di pericolo continuo. I primi contatti si ebbero tra i federalisti regionalisti valdostani e i comunisti. I conservatori vennero in seguito e dopo qualche tempo si poterono vedere insieme, nelle riunioni clandestine, operai e studenti, parroci e nobili, contadini e impiegati: Chanoux, Lexert, "Caracciolo, Cavailero, Willien, Chantel, Bertod, Fontan, Chabloz, Cheraz, Romano, ed altri ancora. Già alcune bande si formavano al comando di Badery, Marius, Pautasso, Gracchini ».

Binel, in virtù anche del suo carattere audace e fatalista, si espose notevolmente: fu arrestato una prima volta per contrabbando di armi il 10.11.1943 e detenuto sino a Natale. Malgrado[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 377

Brano: [...]» di queste forze e non aiutò, in certi casi, la stessa maturazione politica dei volontari, permise alle formazioni G. L. di fruire di apporti qualitativi non « azionisti » tecnicamente rimarchevoli, che valsero non poco a rendere i suoi reparti tra i migliori del C.V.L., talora con un altissimo rendimento bellico e un inquadramento esemplare.

L’iniziativa politicomilitare dei quadri più sperimentati dell’« azionismo », in virtù degli auspici federalisti ed internazionalisti del movimento, portò le formazioni G.L. del Cuneese ad essere le prime a stabilire un rapporto con i combattenti della Resistenza francese e a stipulare con i loro Comandi degli accordi politicomilitari, quali quelli di Barcelonnette (v.) e di Saretto, stipulati da Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco nel maggio 1944, di notevole importanza sotto il profilo ideale e morale, oltreché sotto quel

lo di una ristabilita collaborazione militare. In questo quadro, la stessa vicenda della Brigata « Carlo Rosselli » di valle Stura, che nell’inverno 1944 combattè sul fronte al[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 304

Brano: [...]le. Basti ricordare i numerosi rapporti ufficiali (« la tortura è stata adoperata come sistema amministrativo corrente ») e le risposte dei colonnelli greci (« c’è la minaccia di un colpo di sfèto comunista »).

Da tutto ciò derivano non lievi disagi che si evidenziano con la formazione di tutta una serie di organismi, correnti, proposte. All’atteggiamento gradualistico, tipico dei 6 paesi aderenti alla C.E.E., si contrappone la concezione dei federalisti dell’U.E.F., scissasi dal 1959 nelì'odierno M.E.F. (sovrannazionale e con proposta di Costituente europea) e nell 'Azione federalista europea (A.E.F.).

Linee di condotta diverse in campo economico si riscontrano in alcuni dei paesi facenti parte del Consiglio d’Europa: in risposta al processo in atto nella « piccola Europa », è stata creata una « zona di libero scambio» [E.F.T.A.), senza propositi politici. La Gran Bretagna, principale sostenitrice di questo nuovo organismo, ha tentato un agganciamento alla C.E.E., fino al 1971 frustrato dalla Francia, che a sua volta si dichiara favorevol[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 506

Brano: [...]» potesse funzionare e dare una risposta positiva ai problemi della società italiana rispettando la libertà di pensiero dei singoli.

Dopo il 25.7.1943 Pellizzi tentò, senza fortuna, di sviluppare quel programma europeista che attraverso l'Istituto di cultura fascista era andato negli ultimi tempi elaborando con l'obiettivo di sprovincializzare il fascismo e di reinserirlo nel circuito della cultura occidentale. Cercò contatti con un gruppo di federalisti antifascisti, ma ne fu respinto. Subì poi gli attacchi dei fascisti di Salò:

« il benestante Pellizzi, l’anglofilo Pellizzi, Pellizzi creatura di Bottai » [Civiltà Fascista, aprile 1944).

A guerra conclusa fu « epurato » daH’Università, ma vi ritornò nel 1948, alla cattedra di Sociologia a Firenze. Nel 1949 scrisse le sue riflessioni sul fascismo italiano: « Lina rivoluzione mancata » (Longanesi).

U.A.G.

Pellizzi, Vittorio

Fossa. N. a Reggio Emilia il 24.2. 1898; avvocato.

Combattente e mutilato nella Pri

ma guerra mondiale, fu tra i promotori dell'Associazione Nazionale [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 629

Brano: [...]cò subito dopo a Milano (dove, nel frattempo, si era trasferita Ursula Hirschmann) e qui fu tra i fondatori del Movimento federalista europeo. Durante la Guerra di liberazione divenne membro della segreteria del Partito d’Azione per l'Alta Italia, continuando poi a far parte della segreteria nazionale fino al suo scioglimento (1946).

Dal 1946 al 1963 fu segretario del Movimento federalista italiano e delegato generale della Unione europea dei federalisti, confermandosi come uno dei più attivi sostenitori dell'unità europea: tenne a Bologna corsi sulla Comunità europea (196467), fondò e diresse a Roma Vlstituto affari internazionali (196770), fu consigliere del ministro degli Esteri Pietro Nenni nel 1969. Dal 1970, designato membro italiano della Comunità economica europea (C.E.E.), entrò nell'apparato di questa organizzazione, assumendo nell’ambito della Commissione la responsabilità della promozione di una politica industriale comunitaria. Si dimise da tale incarico nel 1976, per presentarsi alle elezioni politiche in Italia quale candidato [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 670

Brano: [...]San Pietro al passaggio del corteo pontificio, diede la caccia agli organizzatori arrestandoli tutti, salvo Rodano, e fermando inoltre 400 simpatizzanti del movimento.

Nei primi mesi del 1943 il precipitare delle sorti del regime fece infittire il numero delle testate clandestine, di periodici e volantini stampati alla macchia dagli oppositori e diffusi con una certa intensità. Nel maggio, a Milano, uscì il mensile L'Unità europea, organo dei federalisti guidati da Altiero Spinelli (v.).

Fin dall’inizio della Seconda guerra mondiale la stampa antifascista si era organizzata anche nel Nordafrica: a Tunisi, dal 1939 usciva II Giornale (v.) curato da Velio Spano (v.), Giorgio Amendola e Maurizio Va lenzi (v.), cui si aggiunse II Soldato italiano, rivolto, come chiarisce la testata, ai militari del regio esercito dislocati in Africa. Ad Algeri, un altro dirigente comunista, Ruggero Gallico, pubblicava Liberazione. In Egitto, Fausta Terni Cialente diffondeva il quindicinale Fronte Unito, cui collaboravano antifascisti di differente orientamento[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine federalisti, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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