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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 619

Brano: [...]ca e non democratica, non potesse seguire altro cammino che quello seguito.

Movimento sindacale

Nel 1933, anno in cui vennero organizzate le prime squadre d’assalto, apparvero anche i primi sindacati di tipo fascista.

Alla nascita del Sindacato universitario (S.E.U.), un membro del quale fu assassinato nel febbraio 1934 (fino ai tardi anni Sessanta l’anniversario sarà celebrato con la sospensione delle lezioni in un clima di esaltazione falangista), fece riscontro neH’università la crescita di un movimento democratico di opposizione studentesca.

A tale riguardo si veda il libro di David Jato, “La rebelión de los estudiantes” (Madrid, 1968). Jato faceva parte della Falange dal

1933.

Nello stesso 1933 fu creato il Sindacato dei tassisti e il 20.8.1934 sorse la Centrale operaia nazionalsindacalista (C.O.N.S.). Ancora nel

1934, intorno al Blocco nazionale di Calvo Sotelo fecero la loro comparsa le Juventudes de Acción Popular (J.A.P.) di orientamento decisamente anticlericale, però con ideologia e apparato fascisti (saluto e ca[...]

[...]re una scissione aH’interno della Falange, nel gennaio 1935 ne venne espulso, con il conseguente rafforzamento del carisma di José Antonio.

Nel novembre 1935 si svolse il II Consiglio nazionale. Alle elezioni del 16.2.1936, allorché la sinistra si raggruppò nel Fronte popolare, i falangisti subirono, come sì è visto, una bruciante sconfitta e il loro “pistolerismo” aumentò: nel marzo

1936 i membri del S.E.U. aderirono in massa alla Milizia falangista e attentati e assassinii si moltiplicarono.

Sono noti i contatti cospirativi intrattenuti a quella stessa epoca con la sediziosa Unione dei militari spagnoli (U.M.E.) e fu sempre in quel periodo che si strinsero i legami organici con le Milicias Tradicionalistas e altre forze oltranziste di destra. In seguito a tutto ciò, il 14.3. 1936 la Falange fu messa fuori legge dal governo della repubblica, i membri della Giunta politica furono arrestati e rinchiusi nel carcere di Madrid, da dove continuarono a tessere le loro trame: Ruiz de Alda pubblicò almeno tre numeri di una rivista intitolata “[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 618

Brano: [...]e possiedono una grande permeabilità e variabilità numerica.

I movimenti fascisti sono sempre stati per tradizione legati a importanti settori dell’esercito, tanto da incorporare nella loro organizzazione elementi tipicamente militari. Non per niente si parla di gruppi paramilitari. La Falange spagnola non ha fatto eccezione, al punto che nei corsi (obbligatori) di “Formazione dello spirito nazionale” si diceva, perfino all’università, che il falangista era « metà monaco, metà soldato ».

D’altra parte la “conquista dello Stato”, obiettivo finale della Falange e di qualche altro gruppo politico, poteva essere realizzata soltanto con la collaborazione deH’esercito; per questo, dal 1931 al 1936 i contatti e gli accordi più o meno espliciti o personali con i militari furono una costante.

Uno degli ultimi testi di José Antonio fu la “Carta a los militares de Espana”, scritta nel carcere di Madrid il 4.5.1936, un vero e proprio proclama che incitava i militari alla ribellione. Va tuttavia sottolineato i! fatto che, mentre nei primi mesi dell[...]

[...]vano conseguito questo grado dopo un rapido corso di addestramento) sarebbero

tHEii. HITLIRI

GII

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L’unità del fascismo europeo simboleggiata di propaganda franchista del 1937

usciti dalle scomparse scuole della Falange; è comunque indiscutibile che durante la guerra civile i falangisti mantennero una certa indipendenza e svolsero una notevole attività.

Nel corso dell’intera guerra civile

ii discorso falangista fu l’agglutinante teorico di gruppi, il cui comune denominatore consisteva nell’oppor, si al potere operaio e nel difendere i propri privilegi di classe. Le linee generali di questa teoria proclamavano la battaglia contro liberalismo, ateismo, lotta di classe e scomparsa dei valori cosiddetti tradizionali, accusati di essere le cause dirette della rovina dell’impero spagnolo. Era necessario quindi applicare un correttivo, per duro che fosse, onde ristabilire e tutelare gli interessi nazionali, naturalmente astratti e immutabili. Ottenuto questo, la nazione spagnola forte e rispettata avrebbe [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 617

Brano: [...]avesse tra l'altro affermato: « [...] e se questo [la rigenerazione della patria] deve ottenersi in qualche caso con la violenza, non fermiamoci davanti alla violenza [...] non c'è dialettica più ammissibile della dialettica dei pugni e delle pistole quando si offendono la Giustizia o la Patria » (J.A. Primo de Rivera, “Obras completas”, p. 19).

Il ricorso alla violenza fu rivendicato e assunto fin dall’atto di fondazione, e il “pistolerismo” falangista fu una costante più o meno istituzionalizzata, tanto che I '8.7.1934 venne creata la Falange de la sangre (Falange del sangue) e, nello stesso anno, Primera Linea (Prima Linea), un’organizzazione armata che sarà molto attiva durante la guerra civile. Nel corso di questa si avrà anche una Segunda Linea, destinata a operare nelle retrovie del fronte. Alla testa di tali organizzazioni fu inizialmente José Antonio, cui seguirà, come leader nazionale delle milizie falangiste, Agustin Aznar Gener. Come si vedrà più avanti, il nome di “Primera Linea” sarà ripreso da un gruppo neofascista.

Questa [...]

[...]a fu un altro dei fattori anomali del fascismo spognolo.

Per quanto riguarda la fase iniziale, possiamo considerare assodata la limitata consistenza della Falange, dal momento che perfino M. Hedilla, nel suo libro “Testimonio” (Madrid, 1972, p. 268) scrive: « Se il 16.2. 1936 F.E. y de las J.O.N.S. avessero disposto di tanti voti quanti furono gli individui che, fra il 18 luglio e il 2 settembre, indossarono la camicia azzurra, la maggioranza falangista avrebbe avuto almeno cinquanta deputati ». In realtà, alle elezioni del febbraio i falangisti ottennero solo 40.000 voti e nessun seggio.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 83

Brano: De Ruggiero, Guido

anni di carcere, ma nel febbraio

1936, grazie alla vittoria del Fronte popolare spagnolo, tornò in libertà. Si dedicò allora a organizzare la gioventù socialista, biella quale, intuendo i pericoli che si addensavano sulla repubblica, preparò anche un abbozzo di struttura paramilitare. Al momento della congiura militare e falangista (luglio 1936), la sua opera si rivelò assai utile perché diede modo alle organizzazioni , giovanili di formare uno dei primi e meglio addestrati battaglioni della milizia popolare, l'« Octubre n. Il», di cui assunse il comando. Con esso De Rosa partecipò alla difesa di Madrid, conquistandosi la fama di uno dei migliori capi della resistenza repubblicana.

L'11.9.1936, dopo aver riordinato la propria formazione, che era stata respinta e scompaginata durante un attacco falangista, condusse al contrattacco una compagnia e cadde nel tentativo di riconquistare la posizione di Cabeza Leja, sulla [...]

[...]era si rivelò assai utile perché diede modo alle organizzazioni , giovanili di formare uno dei primi e meglio addestrati battaglioni della milizia popolare, l'« Octubre n. Il», di cui assunse il comando. Con esso De Rosa partecipò alla difesa di Madrid, conquistandosi la fama di uno dei migliori capi della resistenza repubblicana.

L'11.9.1936, dopo aver riordinato la propria formazione, che era stata respinta e scompaginata durante un attacco falangista, condusse al contrattacco una compagnia e cadde nel tentativo di riconquistare la posizione di Cabeza Leja, sulla Sierra Guadarrama. Madrid tributò alla sua salma onori solenni.

Nel 1960 un dirigente socialista italiano ha individuato, nel cimitero civile della capitale spagnola, la tomba che ne conserva le spoglie. M.Gi.

De Ruggiero, Guido

N. a Napoli il 23.3.1888, m. a Roma il 29.12.1948; filosofo e storico, autore di una monumentale storia della filosofia in 16 volumi, giornalista, antifascista, fu tra i fondatori del Partito d'Azione (v.).

Laureatosi in giurisprudenza, rinunci[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 772

Brano: [...] la rivista appoggiò l’aggressione fascista all’Etiopia e Rigola stese personalmente un saggio (Colonie e colonizzazione), che la stampa fascista riportò con grande risalto, nel quale approvava senza riserva l’impresa bellica (P.d.l., n. 1, 1.1.1936).

Scarso interesse venne invece dedicato alla guerra di Spagna, di fronte alla quale la rivista osservò che, comunque fosse finita, sarebbe servita a scardinare il vecchio sistema feudale. (Spagna falangista, P.d.l., n. 11, 1.11.1938).

Per quanto la rivista fosse formalmente contraria ai principi del collettivismo, non mancò di esaltare nei primi anni di esistenza l’Unione Sovietica e le realizzazioni dello stalinismo, paragonate per arditezza a quelle fasciste (Dieci anni di regime comunista, P.d.l., n. 8, 1.11. 1927; L'economia bolscevica, P.d.l. n. 8, 1.8.1930). Comunque sottolineò che il comuniSmo non era merce da esportare in Occidente, ma peculiare di quel vasto e arretrato paese. Successivamente, con l’evolversi della politica estera fascista, la rivista assunse un tono sempre più antis[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 259

Brano: Ora, L'

L’Opus Dei fu negli anni del dopoguerra un poderoso puntello franchista, tanto da avere presenti nel governo di Franco diversi dei suoi membri come ministri « tecnici ». Essi ne vennero clamorosamente estromessi nel 1973 per contrasti con la destra falangista che vedeva minacciata dagli « opusdeisti » la propria egemonia di potere.

Va aggiunto che si tratta di un’organizzazione, oltre che poco « trasparente », fortemente accentrata e verticistica. Il suo fondatore monsignor Escrivà de Balaguer (cui è succeduto l'attuale presidente generale don Del PortiJIo) esercitava un potere assoluto sui membri e sui loro beni, alimentando al tempo stesso un fortissimo spirito di corpo, tanto da far paragonare l’Opus Dei all'ordine dei Gesuiti. Decisamente elitario è lo spirito che anima l’associazione.

Nel libro « Cammino », tra le 999 massime programmat[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 131

Brano: Nitti, Francesco Saverio

L’arresto di Nin aveva suscitato in Spagna grandi ripercussioni, anche all’interno del governo repubblicano. Mundo Obrero, organo del Partito comunista spagnolo, il 25. 6.1937 pubblicò un articolo intitolato: « La fuga del bandito Nin ». il giornale sosteneva che l’ex segretario del P.O.U.M. era stato liberato da un kommando falangista e che si trovava sano e salvo a Burgos, al servizio di Franco.

La vicenda di Nin rimase avvolta nel mistero per molti anni, fino a quando una commissione per accertare i crimini di Stalin, costituitasi a Parigi il 21.12.1961, non ne portò alla luce i particolari. Secondo le testimonianze di Hernandez Jesus e altri, Nin era stato segretamente trasferito in un’altra prigione (El Pardo) e torturato affinché rilasciasse una pubblica confessione di « tradimento » (sul genere di quelle rese ai processi di Mosca) per confermare la tesi stalinista che i trotzkisti erano « agenti del fascismo ». In[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 259

Brano: [...]hola tradicionalista y de las J.O.N.S. (Juntas de Ofensiva Nacional Sindacalista). Organizzazione politica spagnola di tipo fascista. Fondata il 29.10.1933 da José Antonio Primo De Rivera, figlio di Primo De Rivera (18701930) che dal 1923 al 1930 aveva esercitato sulla Spagna, con il consenso del monarca Alfonso XIII, una dittatura personale, vuole con il nome riferirsi alla compatta formazione militare d’assalto dei re macedoni.

Il programma falangista, naturalmente di destra, propone lo Stato « forte » e autoritario richiamandosi alle antiche tradizioni imperiali della Spagna, agli albori dell’età moderna, e ai valori dell’oltranzismo cattolico (tutto ciò riassunto nel concetto della Hispanidad). Alla lotta di classe vorrebbe opporre la solidarietà « corporativa » espressa dall'organizzazione nazionalsindacalista, ma esalta infine la violenza come il mezzo per imporre la propria concezione politica.

Nel marzo 1934 il movimento «Juntas de Ofensiva Nacional Sindacalista », fondato nel 1932 da Onesimo Redondo e da Ramiro Ledesma Ramos, si [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 175

Brano: [...]affidato al maggiore Modesto. Come riserva fu tenuto il XVIII Corpo d’armata. L’attacco ebbe inizio il 25.7.1938 e si sviluppò dapprima con notevole successo. Seguirono fasi alterne, ma infine l’impeto dei repubblicani si esaurì. I nazionalisti ricevettero grossi rinforzi e passarono alla controffensiva. La battaglia dell’Ebro si concluse il 16.11.1938 con la sconfitta repubblicana.

Le perdite furono gravissime da entrambe le parti. La stampa falangista parlò di 75.000 caduti tra i repubblicani. Secondo Lister, i repubblicani avrebbero invece perduto

55.000 uomini, e i franchisti 60.000. Fino alla fine di settembre presero parte agli scontri, subendovi gravi perdite, anche le Brigate Internazionali (v.) che, in ottobre, in base alla decisione della Società delle Nazioni verranno ritirate.

Come già era avvenuto a Caspe e a Gandesa, combatterono qui nume < rosi garibaldini e altri volontari an

175



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 112

Brano: [...] Azzurra per l’Unione Sovietica dopo che la proditoria aggressione hitleriana, iniziata il 22. 6.1941, sembrava aver spezzato ogni poèsibile resistenza della « linea Stalin », aprendo ai nazisti la via verso Mosca e quindi alla vittoria finale. L’unità spagnola partecipò così alla seconda fase dell’operazione Barbarossa (v.) che aveva per obiettivo la conquista della capitale sovietica. Fallito clamorosamente il piano tedesco, anche la Divisione falangista venne coinvolta nella ritirata del dicembre 1942 e poi rimpatriata.

Il profilarsi di oscure prospettive per la Germania nazista indusse il dittatore spagnolo a ripiegare su un gioco di progressiva presa di distanze dal Terzo Reich e perciò a richiamare una forza militare che (per quanto rivelatasi di scarsa efficienza) costituiva pur sempre una compromettente prova dei legami stretti con l’Asse.

M.Gi.

Divisione corazzata

Grande unità militare la cui base è costituita essenzialmente da mezzi meccanici, carri armati leggeri, medi e pesanti, quindi particolarmente veloce e soprattutt[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine falangista, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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