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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 127

Brano: [...]ta si ebbe soprattutto nelle campagne, ma anche la situazione della classe operaia urbana rimase a lungo molto dura: i salari erano assai bassi; le ore di lavoro erano, in media, 11 o 12, ma potevano anche arrivare a 1416; lo sciopero era considerato un reato.

Mentre gli internazionalisti puntavano sulla ribellione, una parte della borghesia si preoccupava di cercare rimedi contro un possibile aggravarsi della situazione sociale. Un gruppo di economisti, rifacendosi alle idee di alcuni economisti tedeschi, chiamati « socialisti della cattedra » (sebbene nella massima parte non fossero affatto dei socialisti) che avevano tenuto un congresso ad Eisenach nel 1872, cominciò a portare una viva attenzione ai problemi sociali ed a richiedere, per alcune questioni, l’intervento dello stato. Il loro movimento si collegò con quello degli industrialisti, che già da qualche anno erano in aspra polemica contro i liberisti sul problema dell’intervento statale. In questa atmosfera intellettuale e politica nacquero la richiesta di una legislazione sociale e le grandi inchieste rivolte ad una migliore[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 614

Brano: Appendice

sostenne quella politica economica e finanziaria che, nel dopoguerra, sarebbe stata adottata da tutti i paesi industrializzati deH'Occidente (v. Affitti e Prestiti, Piano Marshall, ecc.).

La "Teoria generale*

J.M. Keynes collocava se stesso « dalla parte della borghesia colta » ed egli venne infatti seguito dagli economisti borghesi più aggiornati specialmente dopo che la grande crisi (v.) del 1929 apparve come la conferma pratica di una delle sue tesi fondamentali: cioè che, contrariamente a quanto avevano sempre sostenuto gli economisti liberali, l’economia di mercato e il capitalismo individualistico non erano affatto all’altezza di assicurare “spontaneamente” l'equilibrio economico e il continuo sviluppo della accumulazione capitalistica.

Sul versante opposto a quello marxiano, con la “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” Keynes indicava i limiti e i pericoli del capitalismo, quindi la necessità di un governo dell’economia da parte dello Stato, da attuarsi mediante interventi pubblici volti a eliminare la disoccupazione e a migliorare le condizioni di esistenza delle masse popolari per aument[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 410

Brano: [...]orma di protezionismo industriale e commerciale e della « Critica » fu collaboratore fin quando non venne assorbito dall’attività scientifica e accademica.

Docente di Economia politica dal

1913 all’istituto superiore di commercio di Torino e dal 1918 all’Università di Genova, fondatore e direttore della Rivista Bancaria, per 26 anni fu collaboratore de « La Stampa » di Torino, scrivendo inoltre sul « Secolo » di Milano, sul «Giornale degli economisti » e su altre riviste, occupandosi soprattutto di problemi doganali e monetari. Nel 1939 il suo magistero di liberismo a oltranza e il non velato dissenso dalla politica fascista gli costarono la cattedra universitaria. Un anno dopo, una dolorosa infermità l’obbligava ad abbandonare definitivamente ogni attività scientifica.

B.An.

Tra le sue opere principali: Problemi finanziari della guerra, Torino, 1915; Problemi commerciali e finanziari dell'Italia, Milano, 1920; Principi di politica commerciale. La teoria generale degli scambi internazionali, Genova, 1924; Crisi del liberalismo o err[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 446

Brano: [...].P.. Arrestato il 19.12.1943 a Mortara, dove si era recato per portare rifornimenti ai partigiani di quella zona, fu tradotto nel carcere di San Vittore a Milano. Dopo essere stato qui atrocemente torturato dalle S.S., alla fine del 1943 fu fucilato, con Gaetano And reoli e Cesare Poli, al Poligono di tiro della Cagnola. Per onorarne la memoria, il suo nome fu poi assunto dalla 51a Brigata d’assalto Garibaldi.

Capitale finanziario

Oggi gli economisti parlano comunemente di « capitale finanziario » nel senso volgare di capitale monetario da prestito o semplicemente bancario, inteso come capitale a disposizione dei finanzieri. Lenin, ne L’imperialismo fase suprema del capitalismo, dopo aver ricordato la definizione di Hilferding, secondo il quale è capitale finanziario quel capitale bancario, e cioè quel capitale sotto forma di denaro che viene effettivamente trasformato in capitale industriale, dice: « Concentrazione della produzione, conseguenti monopoli: fusione e simbiosi delle banche con l’industria: in ciò si compendia la storia della[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 674

Brano: [...]te a Kaesouq il 17.7.1951, durarono due anni, che furono di continua tensione, e finalmente portarono all’armistizio di Pan Mun Jom (27.7.1953) che, di fatto, ristabiliva

lo « status » antecedente il conflitto.

Dalla fine della guerra le due Coree hanno seguito due strade assolutamente divergenti. Nella Corea del Nord, sotto la guida del Partito del Lavoro diretto da Kim Ir Sen, si è avuto un ininterrotto sviluppo economico, che gli stessi economisti occidentali definiscono un vero e proprio « miracolo » (Joan Robinson). Nella Corea del Sud si è avuta invece una continua instabilità politica e sociale, che nel 1960 ha portato alla liquidazione di Si Man Ri, a seguito di un’insurrezione popolare e di una serie successiva di colpi di stato. Come per tanti altri governi del Sudest asiatico, solo gli aiuti americani (ammontanti a decine di miliardi di dollari) hanno potuto conservare un regime che la stessa pubblicistica occidentale definisce « caratterizzato dall’oppressione poliziesca e dall'inefficienza e corruzione amministrative ».

La[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 200

Brano: [...]iliani e sparava a Milano, non appariva cioè un puro ente economico al disopra delle classi ». (A.P., Lezioni di scienza delle finanze e diritto finanziario, Roma, 1961).

Molto più duro il giudizio di Antonio Gramsci, che nel carcere di .Turi scriveva: « Gli articoli del!’Einaudi sulla crisi, ma specialmente quelli pubblicati nella " Riforma Sociale ” del gennaiofebbraio 1932, sono spesso delle arguzie da rammollito. Einaudi ristampa brani di economisti di un secolo fa e non si accorge che il mercato è cambiato, che i ” supposto che " non sono più quelli. La produzione internazionale si è sviluppata su tale scala e il mercato è talmente divenuto complesso, che certi ragionamenti appaiono infantili, letteralmente. Forse che in questi anni non sono nate nuove industrie? Basta citare quella della seta artificiale e quella deM'alluminio. Ciò che dice Einaudi è genericamente giusto, perché significa che le crisi passate sono state superate: 1) allargando il circolo mondiale della produzione capitalistica: 2) elevando il

tenore di vita di deter[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 702

Brano: [...]ras reclamano il contri

buto delle mie modeste forze [...]. Lascio Cuba con la sensazione di compiere il più sacro dei doveri: lottare contro l’imperialismo dovunque esso sia ».

Dissensi tra Guevara e Castro vi erano stati, ma su un piano di vivo e fraterno dibattito interno ai problemi della costruzione socialista a Cuba, con particolare riferimento al problema degli incentivi materiali e morali. Avevano partecipato alla discussione anche economisti come Bettelheim e Mandel. Guevara aveva molto insistito sugli incentivi « morali » e Castro aveva indirettamente polemizzato con lui circa una certa « astrattezza filosofeggiante »» e una certa « intransigenza moralistica ». Ma non per questo vi era stata una frattura nel gruppo dirigente cubano, tanto che le posizioni di Guevara vennero poi parzialmente accolte nelle linee di sviluppo economico a Cuba. Le dimissioni di Guevara da ministro dell’industria e la sua decisione di abbandonare Cuba furono quindi motivate dalle profonde ragioni esposte nella lettera a Castro.

La lotta in Bolivia [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 29

Brano: [...]concessione per 12 anni i propri impianti alla Società llva, costituita nel 1905 attraverso un accordo tra il gruppo TerniElba e il Credito Italiano, già in possesso dello stabilimento di Bagnoli (Napoli). Tutta l’operazione, all’insegna di uno smaccato protezionismo che riversava sulla massa dei contribuenti i deficit delle imprese capitalistiche private, fu condotta dal presidente del Consiglio Giovanni Gioì itti nonostante l’opposizione degli economisti liberali e del governatore della Banca d’Italia Bernardo Stringher. Il nuovo trust siderurgico, finanziato da un consorzio bancario, risultò composto di 8 stabilimenti che coprivano l’intera produzione nazionale di ghisa e ferro, e il 58% di quella dell’acciaio.

Lotte operaie

Grandi lotte operaie caratterizzarono quegli anni di crisi del settore, in particolar modo a Piombino (v.), dove una combattiva Camera del lavoro, sorta nel 1907 e forte di 1.100 tesserati nel 1909, si pose in posizione polemica contro la direzione confederale riformista. Sotto la guida del suo segretario Umberto P[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 107

Brano: [...]01 l’« Iskra » cominciò ad uscire mensilmente; dal

1902, ogni due settimane. 10.000 copie del giornale erano introdotte clandestinamente in Russia e spesso riprodotte. Nel 1902 la redazione si spostò a Londra e l’anno dopo a Ginevra.

Nelle condizioni di confusione teorica che caratterizzava la socialdemocrazia del tempo, l’« Iskra » svolse un’intensa attività ideologica e organizzativa e difese la purezza della teoria marxista contro gli « economisti », respingendo « quelle bastarde correzioni vaghe e opportunistiche al marxismo, divenute ora tanto di moda grazie alla fortuna di cui godono E. Bernstein, P. Struve e molti altri ».

In una serie di articoli pubblicati sull Iskra » Lenin elaborò la sua teoria del partito; sulle sue stesse colonne apparve il programma del Partito operaio panrusso. Intorno all’« Iskra » si creò presto una fitta rete di agenti che diffusero il giornale in tutto il paese e costituirono il nucleo del futuro partito bolscevico.

Nell’agosto 1902 fu creato un Comitato organizzativo diretto dal giornale, che sv[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 245

Brano: [...]lla Sezione socialista (1895) e poi della Federazione socialista napoletana (1898), con Longobardi, Ettore Croce, Mocchi, Fasulo, Wanderling, costituì l’elemento intellettuale più vivace del socialismo partenopeo. Dal maggio 1898, costretto a espatriare, fu in Svizzera, ospite di Maffeo Pantaleoni; poi a Losanna presso Vilfredo Pareto. Mandava intanto corrispondenze all’« Avan

ti! », al « Roma », alla « Rivista popolare », al « Giornale degli economisti » e alla « Riforma sociale ». Quando dovette lasciare la Svizzera si trasferì a Parigi, dove conobbe e frequentò il teorico del sindacalismo rivoluzionario Georges Sorel (delle cui idee fu poi uno dei divulgatori e mediatori in Italia), lo storico deH’economia Charles Gide, Jean Grave, Paul Lafargue e strinse amicizia con Alfred Bonnet, redattore del « Devenir Social ». Nel 1900, in vista deH’amnistia, rientrò in Italia e da quel momento ebbe inizio il suo ruolo nell’arengo politico italiano.

Il « sindacalismo rivoluzionario »

Rientrato a Napoli, il suo primo passo fu la campagna promos[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine economisti, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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