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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 13

Brano: [...]ta di liberazione. Né la dominazione tedesca né quella britannica riuscirono tuttavia ad attuarsi secondo la tradizionale politica coloniale del “divide et impera” e dell’“indirecte rule” (usando cioè i capi locali contro la massa della popolazione), non essendoci nel vasto territorio alcuna tribù dominante sulle altre. Ci furono invece grandi rivolte popolari guidate da capi locali con poteri dispotici derivati dalla tradizione Zanj, un tipo di dispotismo africano basato non sulle grandi opere pubbliche (come il dispotismo asiatico), bensì sul commercio a grande distanza con altri paesi africani e attraverso l’Oceano Indiano.

Dal colonialismo al neocolonialismo

Sotto la guida di Nyerere e dei sindacati, dal 1919 al 1961 i lavoratori del Tanganica lottarono politicamente e ispirandosi alla rivolta dei maumau del Kenya (v.) finché, nel 1961, il governo di Londra si vide costretto a concedere al Tanganica l'indipendenza.

Nel dicembre 1963 una rivolta militare fu stroncata con l’aiuto della Gran Bretagna che sostenne il governo legittimo con massicci interventi militari e bombardamenti aerei. Nello stesso [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 691

Brano: [...]vimento

centri dei Veneto, a Roma e nelle Marche, ebbero un posto di primo piano Piero Malvestiti (v.), Edoardo Clerici, Enrico Falck e Gioacchino Malavasi.

Contro la dittatura

Il Movimento Guelfo fu il primo — e per lunghi anni l’unico — gruppo politico antifascista espresso dalla parte cattolica: nel suo seno confluirono elementi ideologici di destra e di sinistra, radicalizzati però dalle esigenze della lotta contro la dittatura e il dispotismo fascista, come pure da una sorta di complesso minoritario rispetto al mondo ufficiale del cattolicesimo italiano del tempo. Il richiamo al « guelfismo » nasceva appunto da una profonda istanza di autonomia spirituale e quindi di iniziativa e di azione contro il dispotismo statuale fascista, e giustamente le sue matrici sono state individuate dal Delzell, attraverso mediazioni come quella di don Ernesto Vercesi che pure sarebbero da studiare, nella tradizione del cattolicesimo sociale e integralista di Davide Al bertario; ma probabilmente vi erano confluiti anche più recenti filoni.

D’altra parte i giovani (quasi tutti della generazione del ’900) che lo promossero e lo costituirono non evitarono di stabilire qualche collegamento con gruppi laici di varia natura, specialmente con « Giustizia e Libertà »; e lo stesso Malvestiti, che gradualmente assurse a lead[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 361

Brano: [...]bro si conclude con l'affermazione che occorre un « internazionalismo nuovo », fondato sempre sul reciproco sostegno tra paesi socialisti, ma al tempo stesso rispettoso della sovranità, dell'autonomia, della specificità storica e nazionale di ognuno, il che non è evidentemente accaduto in Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia e altrove. Il problema dello stalinismo appare a Gian Carlo Pajetta ancora « insolubile »: « Si poneva quindi il problema dei dispotismo in una società senza classi e nel partito stesso della classe operaia [...] Ma perché e come si era arrivati al dispotismo? Non riuscimmo né allora né poi ad affrontare il problema fino al fondo» (pag. 74). E ancora: « Di fronte ad alcuni dei problemi posti allora, io personalmente non potrei rispondere, in tutta onestà, se non che per l’immediato paiono insolubili [...] Ci troviamo di fronte a problemi che restano ancora da affrontare perfino nel giudizio storico. È ancora insoluto il problema di come la forza, la presenza, l'autorità di Stalin si siano trasformati nello stalinismo » (pag. 75).

E.Ni.

aveva già subito alcuni giorni di carcere per essersi schierato in una manifestazione con alcuni disoccupat[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 600

Brano: [...]ora delle sue adunanze. Non era permesso tenere riunioni fuori della propria sede e bisognava consegnare al capo della provincia una nota fedele dei nomi di tutti i franchi muratori iscritti alla loggia. Compiuti questi obblighi, il von Wilzeck prometteva che le logge non sarebbero state molestate, « cosicché questa società formata da tanti a me noti onesti uomini potrà rendersi utile all’umanità è alle scienze ». L’atteggiamento dei sovrani del dispotismo illuminato verso la Massoneria può essere definito oscillante, favorevole quando essi credevano che l’associazione potesse servire ai loro interessi, avverso quando avvenimenti come lo scoppio della Rivoluzione francese facevano sì che la Massoneria, portatrice di idee avanzate, potesse essere considerata un pericolo. Ne fu esempio la condotta dei Borboni di Napoli: nel 1751 Carlo III, seguendo l’esempio del papa, la proibì; Maria Carolina, invece, sposa nel 1768 di Ferdinando IV ed effettiva dirigente della politica del reame, per un certo periodo di tempo la protesse. Quando però scoppiò la[...]

[...]i napoleonici, la Massoneria aumentò rapidamente di estensione e importanza. Nel 1805 fu creato il Grande Oriente d’Italia. Ne fu Gran Maestro lo stesso viceré del Regno italico principe Eugenio di Beauharnais e vi appartenne la maggior parte dei funzionari civili e militari. Le due massonerie, la francese e l’italiana, si schierarono entrambe senza riserve a favore della politica napoleonica, cosa che provocò il malcontento degli oppositori del dispotismo napoleonico e dei fautori* dell’indipendenza italiana. Ne seguì, in Italia, il sorgere di molte altre società segrete, le cui origini sono ancora oggi poco conosciute: al tempo della seconda Repubblica Cisalpina e della Repubblica Italiana esisteva una società segreta chiamata Astronomia Platonica. Altre società segrete democratiche furono la Società dei raggi, la Società dei centri, la Società degli Adelfi e quella dei Filadelfi, la Società dei Sublimi Maestri Perfetti, la Lega nera e infine la Carboneria.

Nacquero anche sette segrete reazionarie, come la Società dell’amicizia cristiana ([...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 392

Brano: [...] reali condizioni di una società divisa in classi contrapposte, dalla realtà della violenza e della dittatura capitalistica che può assumere anche forme « democratiche » e che si esercita nell'economia, nella politica, nella cultura, nella giustizia, in ogni campo della vita sociale.

Il suo era un discorso che, condannando il principio della dittatura del proletariato (« per noi [...] o è dittatura di minoranza, e allora è imprescindibilmente dispotismo tirannico, o è dittatura di maggioranza, ed è un vero non senso »), ignorava la violenza fascista già in atto

nel paese con l'appoggio dei campioni del liberalismo.

Nel suo discorso, il massimalista Serrati tralasciò gli argomenti teorici e politici. Non riprese neppure l’analisi della situazione interna e internazionale contenuta nella lettera inviata a Lenin e contro la quale aveva polemizzato in apertura dei lavori Kabakciev, ma di fronte aH’imminenza della scissione che appariva inevitabile respinse le critiche fatte dai comunisti contro di lui e la sua frazione, riconfermò l’adesio[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 350

Brano: [...]ici il principio del liberalismo economico (v.) per il libero scambio delle merci e contro ogni ingerenza dello Stato nell’economia. Particolarmente diffuso durante il secolo XIX e al principio del XX, il liberalismo precedette e accompagnò la grande Rivoluzione francese. Ispirato dalle teorie di Locke, Voltaire, Montesquieu e dei fisiocratici, combattè contro le strutture feudali che escludevano o limitavano i diritti della borghesia: contro il dispotismo e l’assolutismo monarchico, il liberalismo propugnava lo Stato costituzionale retto da un sistema parlamentare, e una revisione del diritto per far corrispondere lo Stato alle esigenze di sviluppo della società borghese.

Moderati e giacobini

Rivoluzionari nei programmi ma non altrettanto nei metodi di attuazione, pur di realizzare certe riforme costituzionali i movimenti liberali ricorsero frequentemente a compromessi con le vecchie caste dominanti, sconfessando le correnti popolari più avanzate, per cui lo stesso luminoso esempio della Rivoluzione francese del 1789 rimase un fatto stor[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 94

Brano: Iran

nia, più aperti verso TOccidente. La nuova ideologia, che esprimeva gli interessi della nascente borghesia nazionale, stimolò la rivendicazione di riforme e la lotta contro il dispotismo dello scià. In pari tempo si diffuse l'ideologia reazionaria panislamica. L’1.5.1896 una organizzazione segreta panislamica assassinò lo scià Nasreddin. Il nuovo scià Mozaffareddin continuò la politica di asservimento all'imperialismo. Nel 1901 gli inglesi ottennero la concessione per le ricerche petrolifere su cinque sesti del territorio iraniano. Nel 1902 gli inglesi occuparono il Kuwait (v.) e nel 1905 stabilirono il loro protettorato sulle isole Behren. Nel 1909 sorse la AngloPersian 0/7 Company che sarebbe presto diventata uno dei più potenti monopoli petroliferi del mondo.

Rivoluzion[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 70

Brano: [...]ame internazionale tra gli operai più avanzati dei differente paesi del mondo civile. Dovunque, in qualsiasi forma e in qualsiasi condizione la lotta di, classe prenda una certa consistenza, è semplicemente ovvio che i membri della nostra Associazione siano al primo posto. Il terreno su cui essa sorge è la stessa società moderna. Essa non può venire sradicata da nessun massacro, per quanto grande. Per sradicarla i governi dovrebbero sradicare il dispotismo del capitale sul lavoro, condizione della loro stessa esistenza di parassiti. Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno, come l'araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti » (dalIIn

dirizzo » del Consiglio generale dell'Associazione Internazionale degli Operai sulla Guerra Civile in Francia, 1871).

Bibliografia: Aldo Romano, Stòria del movimento socialista in I[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 606

Brano: [...]932) il 14.3. 1868, m. a Mosca il 17.6.1936; scrittore e rivoluzionario russo.

Le esperienze giovanili, che lo costrinsero ai mestieri più umili per sopravvivere, gli suggerirono il nome d’arte di Gorkij (amaro). Garzone calzolaio, giardiniere, mozzo, vagabondo, pittore, maturò la propria vocazione letteraria nel partecipare alla misera vita del popolo, del quale visse sofferenze, aspirazioni e ideali. Ogni suo libro divenne un’arma contro il dispotismo e per la libertà. Lo scrittore dei « vagabondi » fu uno dei più potenti demolitori della Russia feudale

Massimo Gorkij ai primi del secolo

606



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 518

Brano: [...]telli ») venne sostituita la famosa parola d’ordine « Proletari di tutto il mondo unitevi! ».

Rivoluzione del marzo 1848

La ventata rivoluzionaria che nel febbraio 1848 spazzò dal trono di Francia il « re borghese » Luigi Filippo, si spostò poche settimane più tardi in Germania, facendo tremare gli Stati della Confederazione. A Berlino sorsero barricate e i lavo

f

Wilhelm Liebknecht

ratori si schierarono con la borghesia contro il dispotismo del re di Prussia. La battaglia costò al proletariato berlinese 183 morti, ma si concluse vittoriosamente. Alla fine la borghesia ottenne l'incarico di costituire un nuovo governo. Seguirono alcuni provvedimenti liberali, come la concessione del suffragio universale e l'elezione di una Costituente, ma le incertezze e il tradimento dei gruppi borghesi favorirono la restaurazione monarchica e questa avvenne nel dicembre

1848. Tuttavia l'esperienza rivoluzionaria, per quanto breve, fu proficua per il proletariato tedesco: fin dal 19.4.1848 si costituì a Berlino un Comitato centrale operaio pr[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine dispotismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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