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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 72

Brano: [...]ura personale: con l’appoggio dei militari italiani, mise insieme un piccolo esercito di 4.000 uomini (granatieri, carabinieri, arditi, fanti, artiglieri, marinai con le loro navi e aviatori giunti dall'Italia con i rispettivi aerei) e costituì basi difensive per scoraggiare mosse del governo serbocroatosloveno. Quindi, in un susseguirsi di teatrali manifestazioni nazionalistiche, chiese l'annessione immediata di Fiume all’Italia.

La retorica dannunziana potè liberamente espandersi, elargendo quasi quotidianamente ai fiumani di lingua italiana (mentre gli slavi venivano ignorati o trattati in modo ostile e ghettizzati) proclami altisonanti, allocuzioni poetiche e cerimonie (intervenne anche Arturo Toscanini con la sua orchestra) alternate a esibizioni militaresche. A tutte queste manifestazioni il governo di Roma, preso di mira dal D’Annunzio per la sua pusillanimità, assisteva inerte ostentando spirito di tolleranza, ma in sostanza confidando di poter trarne alla fine il proprio vantaggio.

Si protrasse così per molti mesi una situazione d[...]

[...].

Si protrasse così per molti mesi una situazione di stallo, mentre le condizioni di vita della popolazione andavano aggravandosi per il crescente numero di disoccupati e per la mancanza di generi alimentari, quantunque D’Annunzio cercasse di sopperire ai rifornimenti facendo compiere, con l’aiuto del capitano Giuseppe Giulietti (v.), veri e propri atti di pirateria contro navi mercantili in transito nell'Adriatico.

A sostegno dell'impresa dannunziana i fascisti lanciarono pubbliche sottoscrizioni attraverso II Popolo d’Italia e fecero sorgere in tutta Italia comitati di solidarietà, ma dopo quasi un anno di occupazione gli abitanti di Fiume cominciarono a esser stanchi di subire la presenza degli oziosi “legionari” e la verbosa retorica dannunziana (già il Plebiscito popolare del 17.12.1919, organizzato per sanzionare in forma solenne l'adesione dei fiumani, aveva dato luogo a disordini ed era stato rapidamente annullato).

Nel settembre 1920 D'Annunzio, re

72



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 26

Brano: [...] le aspirazioni dell'una e dell'altra componente del movimento dannunziano.

« A distanza di circa 3 mesi, il 23 dicembre 1919 — ha scritto il generale Pietro Badoglio, che Nitti aveva inviato come commissario militare straordinario per la Vene^ zia Giulia con poteri politici oltreché militari — le popolazioni e le truppe della Venezia Giulia consideravano la questione di Fiume con tranquilla indifferenza, convinte che la prolungata resistenza dannunziana non era dovuta a necessità, ma ad ostinatezza. In Fiume il Consiglio Nazionale e la gran massa della popolazione, separati ormai da D’Annunzio, subivano per quieto vivere e per impossibilità di reazione le sue decisioni. I volontari erano divisi in due campi: e se gli esaltati erano riusciti a pre

valere, la massa si era adattata al permanere dello statu quo, più per ritegno di parere mancante alla parola data che per convinzione. L’esodo dei volontari da Fiume si moltiplicava giornalmente: il numero di essi che aveva raggiunto i diecimila, si era, dopo qualche tempo, ridotto a meno della [...]

[...]giunto i diecimila, si era, dopo qualche tempo, ridotto a meno della metà ».

Le vicende del plebiscito indetto a Fiume sul modus vivendi proposto dal governo Nitti alla metà del dicembre 1919 avevano dimostrato la veridicità del giudizio di Badoglio: i più scalmanati tra i legionari, appoggiati dal comandante, erano intervenuti per interrompere lo scrutinio dei voti e annullare quindi i risultati del plebiscito, nettamente contrari alla linea dannunziana.

Da allora, nonostante tutti gli orpelli demagogici culminati nella Carta del Carnaro (v.) elaborata da Alceste De Ambris, annunciata il 30.8. 1920 ed entrata in vigore l'8.9.1920, la politica del governo dannunziano dovette ricorrere alla maniera forte, specialmente nel reprimere l'agitazione operaia che nell'aprile 1920 si concretò in due scioperi. Il secondo di questi provocò il duro intervento del Comando legionario che fece bloccare con truppa e mitragliatrici i locali delle « Sedi Riunite » (i Sindacati) ove si trovavano circa 200 socialisti, procedendo alla loro identificazione, all[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 305

Brano: Legnano, Divisione

Trieste e di Udine perché prendessero le « necessarie misure » per evitare incidenti, ma avvertendoli anche di essere discreti perché non sembrasse « che il governo sia preoccupato della manifesta

fnvece di procedere allo scioglimento dell’organizzazione il Congresso decise di continuare la lotta antifascista, cambiando solo il nome della Federazione in quello di Unione spirituale dannunziana.

Quando, dopo il delitto Matteotti (1924), D’Annunzio comunicò la sua decisione di ritirarsi dalla politica attiva, l’Unione stabilì di continuare ugualmente la lotta. Nel luglio 1924 venne tenuto a Firenze un convegno nel quale, alla presenza di 28 delegati, fu decisa l’adesione al blocco delle opposizioni aventiniano e la partecipazione attiva dei legionari ai gruppi Italia Libera (v.) fondati da Raffaele Rossetti.

Nel settembre 1924 si riunì a Milano, sotto la presidenza delTon. Alfredo Morea, il Consiglio nazionale dell’Unione. Fu ribadita la volontà di lotta contro la dittatura e f[...]

[...]ra e fu decisa la fusione dei legionari con gli Arditi del Popolo. Il Consiglio discusse anche il problema sindacale, riguardo al quale Alceste De Ambris, da Parigi, aveva inviato una lunga relazione citando le violenze subite dai lavoratori e opponendosi all’adesione alle corporazioni fasciste.

Dopo il discorso di Mussolini del 3.1.1925, nella ondata repressiva scatenata dal governo fascista contro le opposizioni, anche l’« Unione spirituale dannunziana » dovette sciogliersi. Ma il provvedimento era stato previsto e alcuni tra i suoi membri più qualificati si erano preparati a continuare clandestinamente la lotta.

D.Co.

Legnano

Comune di circa 48.000 abitanti in provincia di Milano; è sede di grandi industrie metallurgiche e tessili.

La lotta antifascista del Legnanese si sviluppò innanzitutto nelle fabbriche e in particolare negli stabilimenti « Franco Tosi ».

Anche prima che avesse inizio la guerra di Liberazione, era nato a Legnano un forte movimento operaio che aveva tra i suoi maggiori dirigenti Mauro Venegoni (v.). Quest[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 59

Brano: [...]polaresca e ora borghese. E riunisce anche quei canti che paiono il risultato sufficientemente spontaneo di un’elaborazione specifica, più

o meno viva e originale, di un « modo » di cantare piuttosto che di un singolo componimento.

Volendo si potrebbe riunire in questo gruppo, pur riconoscendo la difficoltà di una determinazione sistematica di soddisfacente precisione, quei canti che denunciano in forma più o meno esplicita una derivazione dannunziana o addirittura fascista. Pier Paolo Pasolini avanza l’ipotesi che queste tonalità dannunziane e fasciste siano state importate nelle file partigiane dai « quadri » provenienti dall’esercito nazionale disfatto all’8 di settembre, ma si tratta a nostro avviso di un giudizio impreciso, perché troppo semplicistico e meccanico.

In realtà uno spirito genericamente fascista era ormai nello spirito di qualsiasi canzone politicamente impegnata. Da troppi anni le vecchie canzoni del movimento operaio, non sempre originali ma spesso sincere e genuine, erano uscite dall’uso, ridotte a reliquie nella me[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 859

Brano: Musica e fascismo

stianelli, e da musicologi quali Fausto Torrefranca, tesi a sprovincializzare la musica italiana inserendola in una dimensione europea, saranno destinati in parte a fallire proprio a causa di un miope e malinteso nazionalismo.

Il culto del superuomo di derivazione nietzschiana e dannunziana, del genio, dell’eroe che forgia la propria vita come un’opera d’arte elevandosi al di sopra delle mediocrità dei suoi simili, trovava riscontro, nella concezione dei critici e musicisti citati, in quello della « supernazione » destinata ad adempiere ai suoi « luminosi destini ». Pertanto anche la polemica condotta dal Torrefranca contro la opera verista (in Puccini e l’opera internazionale), nonostante certi suoi meriti era inficiata dal superomismo spiritualistico del musicologo che proiettava, contro l’opera di Giacomo Puccini, il proprio disprezzo per i banali sentimenti piccoloborghesi. [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 13

Brano: [...]perai.

Il 7.7.1919 esplosero a Napoli, come in tutto il resto del Paese, i moti contro il carovita: si ebbero saccheggi e una situazione caotica che rivelò serie carenze di direzione da parte dei sindacati e del Partito socialista. Tra il 20 e il 21 luglio fu poi proclamato Io « sciopero internazionale » in appoggio alla Russia sovietica e alle altre repubbliche socialiste, ma non tutte le categorie vi aderirono. In concomitanza con la marcia dannunziana su Fiume si ebbero a Napoli alcune agitazioni, ma l’attenzione pubblica era rivolta soprattutto alle imminenti elezioni del 16.11.1919. I socialisti si presentarono divisi: da una parte YUnione socialista napoletana, raggruppante i militanti usciti dal partito per

potersi alleare con i massoni al tempo della alleanza « bloccarda » (Arnaldo Lucci, Labriola etc.), dall’altra il P.S.U. che, diretto da Bordiga, aveva influenza su alcune categorie di lavoratori, in particolare metallurgici e tranvieri.

Albori del fascismo

Dall’immediato dopoguerra la Camera del Lavoro era diretta da comun[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 391

Brano: [...]di Economia politica, egli si dimise da deputato e uscì dal Partito radicale.

Adesione al fascismo

Bisognerà arrivare alla guerra per ritrovarlo attivo sulla scena politica. Fatta adesione al nazionalismo, Pantaleoni fu interventista e, dopo Caporetto, costituì il « Fascio parlamentare di difesa nazionale ». Nel clima di tensione del primo dopoguerra fu tra coloro che alimentarono il mito della « vittoria mutilata » e partecipò all’impresa dannunziana di Fiume, dove resse le Finanze del cosiddetto « Stato libero ». Nel 1923 Mussolini volle nominarlo senatore, e al nuovo regime Pantaleoni concesse la sua consulenza di tecnico e la sua opera di esperto pubblicista.

Nel giugno 1924, pochi mesi prima di morire, con un discorso in Senato difese il governo fascista dalle accuse di complicità nel delitto Matteotti.

Si veda la bibliografia degli scritti di Maffeo Pantaleoni in Economie Journal, 1924, redatta da P. Sraffa e A. Loria.

C.Po.

Panzieri, Raniero

N. a Roma il 14.2.1921, m. il 9.10. 1964; pubblicista.

Di genitori ebrei, [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 617

Brano: [...] solenni funerali per sfruttare il prestigio internazionale dell’autore, ne fu impedito dal testamento pirandelliano che invece chiedeva la cremazione della salma e, soprattutto, un funerale da effettuarsi all’alba, senza alcun seguito e sul carro dei poveri.

La contraddittorietà del rapporto tra Pirandello e il fascismo può essere esemplificata anche dal rifiuto pirandelliano dell’identità fra arte e vita, che era invece tipica della poetica dannunziana, nonché da una produzione artistica che pone al centro la messa a nudo della « convenzione » formalistica deH’universo di vita piccoloborghese. C’è insomma in Pirandello un’estraneità alla dialettica stessa di fascismo e antifascismo, che coesiste con l’accettazioneadesione del fascismo e con una distanza filosofica profonda dai suoi valori.

A. Man.

Pirazzoli, Bruno

Tom. N. a Imola (Bologna) il 3.6.

1918, m. a Brisighella (Ravenna) l’11.10.1944; barbiere.

Dopo I ’8.9.1943 prese parte alla Guerra di liberazione, combattendo nel Battaglione « Trieste » in Istria. Successivamente,[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 73

Brano: [...]sificò la persecuzione degli autonomisti e degli slavi, compiendo arresti, requisizioni e intimidazioni. Nello stesso tempo cercò di estendere il territorio del suo “Stato” occupando l’isoletta di San Marco, le isole di Veglia, Arbe e Cherso. Nell’isola di Veglia, presso Dobrinj e Baska, gli arditi di D’Annunzio furono però rigettati in mare dal popolo dopo scontri sanguinosi (2 legionari uccisi, 2 giovani del luogo feriti), sicché l’occupazione dannunziana si limitò alla cittadina capoluogo; così pure ad Arbe.

Propaganda della Reggenza del Carnaro a Fiume (dicembre 1920)

Il “Natale di sangue*

Il 20.11.1920 si svolse a Rapallo (v.) un incontro tra i rappresentanti del governo italiano e di quello serbocroatosloveno che avevano deciso di definire amichevolmente la questione dei confini. Il convegno si concluse con il riconoscimento di alcuni vantaggi territoriali all’Italia e con la decisione di istituire lo Stato libero di Fiume, come era nel desiderio degli autonomisti. Ma D’Annunzio, adducendo il motivo che il trattato era stato concl[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 581

Brano: [...]ma sapeva che la maggioranza parlamentare sarebbe stata poco disposta a convalidare la decisione governativa di trascinare il popolo italiano in guerra. Per forzare la mano del Parlamento i nazionalisti scatenarono violente manifestazioni di piazza a favore dell’intervento. Attivissimo, fra gli altri, fu Gabriele D’Annunzio (v.) che pronunciò infuocati discorsi a Quarto (Genova) e a Roma, dove gli interventisti inscenarono quelle che la retorica dannunziana chiamerà « le radiose giornate di maggio », mentre una vera e propria campagna di intimidazione veniva scatenata contro i neutralisti. Il governo e la corte la incoraggiarono e se ne servirono per dare un crisma popolare alla decisione di intervenire. Inoltre, per vincere le resistenze neutraliste di Giolitti, che aveva an

cora grande influenza nella Camera e aveva ricevuto attestati di solidarietà dalla maggioranza dei deputati, si ricorse a uno stratagemma ricattatorio: il 13.5.1915 Salandra rassegnò le dimissioni, ma il re rifiutò di accettarle e convocò la Camera per

il 20 maggio. A[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine dannunziana, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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