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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 732

Brano: [...]del Convegno fu la decisione di lanciare un Manifesto degli intellettuali fascisti (v.). Ma fu proprio questo manifesto, la cui stesura fu affidata a Giovanni Gentile, a provocare la più clamorosa manifestazione della cultura italiana contro il fascismo, attraverso le imponenti adesioni raccolte da un « contromanifesto » antifascista scritto da Benedetto Croce. In realtà, né il manifesto gentiliano, pubblicato il 21.4.1925, né il contromanifesto crociano, pubblicato il successivo 1° maggio con il titolo Una risposta di scrittori, professori e pubblicisti italiani al manifesto degli intellettuali fascisti, rivelavano un grande impegno ideologico. Il primo si limitava in sostanza a riassumere, soprattutto ad uso esterno, i più diffusi luoghi comuni propagandistici sulle origini storiche e i pretesi ideali del fascismo; e non esitava neanche, con cinico compiacimento, a riconoscere nell’indifferentismo politico il naturale alleato del regime: « Oggi in Italia gli animi sono schierati in due opposti campi; da una parte i fascisti, dall’altra i lo[...]

[...]cisti, dall’altra i loro avversari,

democratici di tutte le tinte e tendenze, due mondi che si escludono reciprocamente. Ma la grandissima maggioranza degli italiani rimane estranea e sente che la materia del contrasto, scélta dalle opposizioni, non ha una consistenza politica apprezzabile ed atta ad interessare l’anima popolare ».

La denuncia di tale compiacimento per il diffuso apoliticismo era una delle note più alte del contromanifesto crociano; ma stonava in questa stessa denuncia il tentativo di giustificare proprio per tale via l’iniziale filofascismo liberale: « Perfino il favore col quale venne accolto da molti liberali, nei primi tempi, il movimento fascistico, ebbe tra i suoi sottintesi la speranza che, mercé di esso, nuove e fresche forze sarebbero entrate nella vita politica, forze di rinnovamento e (perché no?) anche forze conservatrici ». Del resto, in questo testo non solo veniva eluso il problema della natura di classe del fascismo, ma la stessa autocritica di Croce appariva ancora esitante e troppo cauta. Limitarsi a c[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 296

Brano: [...] degli amici, egli corroborava la sua personalità con lo studio dei classici a lui più congeniali, i quali più totalmente e concretamente avevano espresso il loro pensiero, fornendogli motivi e ragioni contro la tirannide e per la conquista della libertà: unità, indipendenza, pace, redenzione sociale, educazione e progresso dell'uomo e del popolo italiano.

Ma in che cosa consisteva quell’antifascismo? Il Russo stesso dirà: « ...l’antifascismo crociano e nostro, se aveva un torto, era quello di essere precisamente un antifascismo platonico, fermissimo, ma un antifascismo della mente, disarmato in tutto e schivo di congiure. Però riconosco che in questo era il merito precipuo, poiché ci importava soprattutto di difendere i nostri studi e la dignità umana, restando in patria. La funzione di Croce, come capo dell’antifascismo nazionale e casalingo, fu precisamente questa ». Un antifascismo, nei confronti specialmente dei socialcomunisti che avevano sopportato più gravi sacrifici, forse « più utile », benché « più indisturbato ».

I crociani [...]

[...]edendo ad Attilio Momigliano. A Firenze trovò qualche vecchio amico e ne fece nuovi: Guido De Ruggiero, Piero Calamandrei, Pietro Pancrazi, Nello Rosselli. La sua casa divenne ben presto sede di riunioni degli antifascisti fiorentini e, in essa, quando vi capitava, pontificava Croce tenendo lunghe conversazioni notturne.

Il periodo toscano segnò una svolta nell’attività critica e letteraria del Russo, che iniziò una revisione dello storicismo crociano rifacendosi maggiormente alla lezione di Gaetano De Sanctis; accentuò nel suo insegnamento il motivo eticopolitico e civile, interpretando poeti e scrittori nella totalità della loro espressione; promosse il concetto e la funzione della cultura, che concepiva non come astratto sapere, ma come problematica che scaturisce dal reale e al reale ritorna illuminandolo; si fece maestro di vita a quanti propendevano a fare della critica una forma di azione, un metodo di lotta, una superiore direzione dello svolgimento storico. Tutto ciò egli realizzò, di là dall’ambiente scolastico, dove formava uomi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 93

Brano: [...]festo” promosso e redatto da Benedetto Croce, diffusi rispettivamente

il 21 aprile e 1*1.5.1925 (v. Cultura e fascismo). Mentre nell'elenco degli aderenti al Convegno per la cultura fascista di Bologna (da cui sca

turì il manifesto), tra i nomi cospicui dell’alta cultura torinese figurava soltanto Lionello Venturi (che, per altro, avrebbe poi perduto la cattedra universitaria per il rifiuto di giurare fedeltà al regime), al contromanifesto crociano aderirono uomini come Luigi Einaudi, Francesco Ruffini, Corrado Barbagallo (v.), Gaetano De Sanctis (v.), Luigi Salvatorelli (v.), Mario Carrara, Erminio luvalta, Benedetto Morpurgo. Non fa quindi meraviglia che la reazione fascista, a Torino, si abbattesse pesantemente sul ceto borghese: fu del luglio 1925 (cioè poche settimane dopo i due manifesti) il primo tentativo di aggressione a Piero Gobetti (v.) ; la seconda aggressione (che lo lasciò ferito quasi mortalmente) fu di pochi mesi dopo, e negli stessi momenti si ebbe l'assalto al quotidiano La Stampa (v.), il cui direttore, il senatore A[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 85

Brano: [...]1944), Tolloy e il P.I.L. esercitarono una notevole influenza sul C.L.N. e sull’amministrazione comunale, nonché sugli organismi di massa, fino alla confluenza del P.I.L. nel Partito socialista di unità proletaria (P.S.I.U.P.), che avvenne l’1.5.1945. La scelta fusionista fu anche il risultato dell’evoluzione politica del segretario del P.I.L., « passato ad un certo leninismo dopo la fase liberalsocialista », sottraendosi al fascino del pensiero crociano per accettare il marxismo (Mengozzi).

Dopo la Liberazione

Nel dopoguerra Tolloy fu segretario delle Federazioni socialiste di Forlì e di Bologna, membro della Direzione del P.S.I.U.P. e responsabile regionale del partito per l'Emilia Romagna. I suoi interventi nei congressi lo videro vicino alle posizioni di Pietro Nenni, Luigi Morandi e Oreste Lizzadri nel sostenere una politica unitaria col P.C.I. (anche dopo l'insuccesso del Fronte democratico popolare nelle elezioni del 18.4.1948) e nel contrastare le spinte alla divisione esistenti nel partito. Fu quindi contrario e contrastò la sc[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 365

Brano: [...]ana presso l’Università di Palermo; l’anno successivo fu trasferito a Roma, dove tra il 1938 ed il 1943 fece parte del gruppo antifascista comprendente, tra gli altri, Pietro Ingrao, Antonello Trombadori, Mario Alicata, Carlo Salinari (v.). Nel 1944 si iscrisse al P.C.I. ma ne uscì nel 1956, senza rinnegare la fede socialista, all'indomani dei fatti d’Ungheria.

Il suo atteggiamento critico di partenza risentiva dell’influenza dello storicismo crociano, seppur mediato da una scrupolosa disposizione filologica. In seguito, attraverso Gramsci, perverrà a una concezione marxista della letteratura. Tra le sue opere è da segnalare il Compendio storico della letteratura italiana destinato alla media superiore, pubblicato da La Nuova Italia tra il 1936 ed il 1947 e contenente notevoli studi su II'Ottocento.

Sapegno interpreta la letteratura romantica considerando in senso progressista l'ideologia manzoniana e attribuisce al verismo una funzione nei confronti del periodo risorgimentale. Espressione di questa concezione è il testo Ritratto di Man[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 764

Brano: [...]sebbene avversari tra loro, « congiunti nel sentimento più basso e materiale della vita ». Anzi, l’accusa che « Regno » muoveva al Partito socialista era di essere venuto meno ai suoi principi originari, divenendo a sua volta un movimento borghese.

« La Voce »

Nel dicembre 1908 Prezzolini fondò La Voce, con lo scopo dichiarato di favorire Io sviluppo morale e culturale d’Italia.

Tramite « La Voce », egli si fece alfiere dello storicismo crociano, nel quale vedeva il tentativo dello « Spirito umano » di procedere verso la libertà. Alla « divinità » deH’uomoindividuo si sostituiva così quella dell’« Umanità » realizzantesi nella storia.

In quegli anni Prezzolini, dedicatosi allo studio dei movimenti politici e spirituali della realtà contemporanea, usò « La Voce » soprattutto come tribuna di incontro e verifica di esperienze culturali anche profondamente divergenti fra loro, tendendo, attraverso il confronto, all’unificazione in senso nazionale delle varie culture regionali. Sua ambizione era anzi quella di fondare un vero e proprio[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 354

Brano: [...]ioni democratiche, così come si avvertiva l'isolamento degli intellettuali dai ceti subalterni, ribadito dall'organizzazione corporativa del regime fascista e inasprito dalle esigenze della cospirazione. L'idea del « fronte della libertà » (che nel Manifesto del

1940 coronava un travaglio durato già alcuni anni e nel Manifesto del

1941 veniva anteposta a una più immediata iniziativa politica) stava infatti a mezza strada fra il liberalismo crociano e un tentativo metapolitico di liberazione dal fascismo su un piano globale, insieme filosofico e politico, economico e morale.

Attività

È caratteristico che il Movimento liberalsocialista, anche quando si definì come tale, non ebbe suoi organi di stampa e agì soprattutto attraverso adunanze e corrispondenze, discutendo e diffondendo i programmi di cui si è fatto cenno. La sua rilevanza storica più cospicua emerse pertanto, al di là della più immediata incidenza nel campo proprio di « Giustizia e Libertà » e del futuro Partito d’Azione (del resto, diversi fra i primi aderenti confluiron[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 52

Brano: [...]gno delle « fasce » olivate.

F.Bi.

De Martino, Ernesto

N. a Napoli T1.12.1908, m. a Roma il 6.5.1965. Professore di Storia delle religioni all’Università di Cagliari dal 1959.

Alla sua formazione contribuirono i contatti con Alfonso Omodeo, Benedetto Croce, Raffaele Pettazzoni. Ma già nel primo volume (Naturalismo e storicismo nell’etnologia, Bari,

1941) egli mostrò originalità di interessi e orientamento, saggiando l’insegnamento crociano in un campo cui esso era estraneo. L’ansia di comprendere i drammi culturali umani a qualsiasi livello e in qualsiasi configurazione storica non nasceva in De Martino soltanto da letture e ricerche; essa era inseparabile da un impegno politico, i cui dati esteriori si coglievano nella sua opposizione al fascismo, nella sua milizia nel Partito socialista (dal 1945) e poi in quello comunista (dal 1950).

Alle radici del suo interesse etnologico, da un lato sta una apertura verso l’intera umanità, al di là degli stretti confini della « cultura » accademicamente intesa; dall’altro, però, il rif[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 568

Brano: [...]cio rivoluzionario; una disciplina di ferro nella libertà, cioè una grande autodisciplina come mezzo per giungere al l’autogoverno delle masse popolari. Tutti questi temi — riconoscerà Gramsci stesso più tardi, ad esempio in « Materialismo storico » (Einaudi, pag. 199) — erano però ancora presentati ne « La città futura » « in una forma certo primitiva e certissimamente inadeguata », poiché, in quel tempo, Gramsci era « tendenzialmente piuttosto crociano » e « il concetto di unità di teoria e pratica, di filosofia e politica », il concetto cioè di « unità di teoria e pratica » secondo l’insegnamento di Marx, « non era chiaro » in lui. Questo avverrà in seguito, quando, dopo la Rivoluzione di Ottobre, Gramsci scoprirà Lenin e, da « La città futura », nascerà l'« Ordine Nuovo » (19191920).

A. Le.

Citteria, Gianni

Diomede, Redi. Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. N. a Monza (Milano) il 13.6.1908, caduto a Megolo (Novara) il 13.2.1944; laureato in legge. Militante nel Partito comunista dal 1940, fu tra gli organizzatori degli[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 473

Brano: [...]elli e Giorgio Chersfic. Complessivamente, dal 21 al 28.11.1936, davanti alla Casa Rossa i garibaldini ebbero 120 perdite tra morti e feriti.

A.Ro.

Casati, Alessandro

Conte; storico e uomo politico. N. a Milano il 5.3.1881, m. ad Arcore (Milano) il 4.6.1955. Partecipò attivamente al movimento cattolico modernista e nel gennaio 1907 fu tra i fondatori della rivista « il Rinnovamento ». Dopo la scomunica di Pio X, si accostò all’idealismo crociano e fu collaboratore della « Critica ».

Interventista, combattè nella guerra 19151918 divenendo tenente colonnello nell’arma di fanteria. Fiancheggiò il fascismo ai suoi inizi e fu ministro della Pubblica istruzione nel secondo gabinetto Mussolini, dopo il delitto Matteotti. Nel

1925 si dimise e il 16.6.1925 fu tra


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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine crociano, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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