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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 437

Brano: [...] Il 31.10.1959 anche Lumumba venne infine arrestato.

Nel frattempo i belgi, vista l’impossibilità di fermare le agitazioni (nonostante avessero instaurato la legge marziale), decisero di convocare a Bruxelles un incontro di leader nazionalisti per tentare un accordo. Poiché Lumumba non era stato invitato, gli altri leader si rifiutarono di partecipare alla « tavola rotonda»; e così il 26 gennaio, ancora ammanettato, Lumumba fu trasportato dai colonialisti stessi a Bruxelles.

In quell’incontro il giovane leader ebbe subito ruolo di protagonista: mentre i belgi proponevano un « graduale » accesso all’indipendenza, con la costituzione di uno Stato federativo, Lumumba riuscì a

trascinare tutto il movimento nazionalista sulle posizioni avanzate dell’indipendenza « subito, entro il

30 giugno », e di uno Stato unitario. Su tale base vennero indette le prime elezioni della storia del Congo (22.5.1960) e queste consacrarono Patrice Lumumba come il più prestigioso dirigente del nazionalismo congolese, mentre il suo partito otteneva una larga ma[...]

[...]a quel giorno il suo nome divenne famoso in tutto il mondo.

I belgi si illudevano di dare al Congo un’indipendenza addomesticata e formale, ma Lumumba li disilluse rapidamente. Pronunciando uno dei più bei discorsi della sua breve ma intensa vita politica, egli denunciò la crudeltà del lungo regime coloniale e pose con forza il problema di una indipendenza effettiva, senza più interferenze coloniali dirette o indirette.

La sfida apparve ai colonialisti troppo arrogante e, il 7 luglio, i paracadutisti belgi invasero il Congo, scatenando quello che venne poi chiamato « il dramma congolese ». Lumumba condusse una battaglia generosa e disperata. Con i belgi in casa, e poi con le truppe dell’O.N.U. alleate dei colonialisti; con i gruppi tribali in rivolta e con un movimento politico ancora giovane e inesperto, egli fronteggiò le grandi potenze (U.S.A., Inghilterra, Francia, Belgio) con una chiara visione dellavvenire del suo paese e del suo destino personale.

« Il Congo mi ha fatto, io faccio e continuo il Congo », egli soleva ripetere; e aggiungeva: « Dal popolo ho ricavato tutto quello che penso. Ho sofferto la fame, ho vissuto nella miseria, sono stato testimone e partecipe del dolore della mia gente ».

Sapeva che l'indipendenza doveva significare la fine di tutto questo, della fame, della miseria e de[...]

[...]ecipe del dolore della mia gente ».

Sapeva che l'indipendenza doveva significare la fine di tutto questo, della fame, della miseria e dello sfruttamento e che l’unica via era quella della indipendenza totale. « Il colonialismo — disse il 25.8.1960 — non ha potuto continuare nel Congo la sua politica di mistificazione. Di conseguenza la lotta del Congo non è più soltanto la lotta del movimento nazionalista congolese contro gli imperialisti e i colonialisti, ma è la lotta stessa dell'Africa che vuole conquistare una indipendenza completa, ed usufruire pienamente della sua libertà contro coloro che vogliono ancora dominarla e sfruttarla. Noi

437



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 49

Brano: [...]a e Sjahir dovettero, come Sukarno, prendere la via dell’esilio.

Il movimento nazionalista riacquistò slancio nel 1939, con la costituzione della Federazione dei partiti politici indonesiani (G.A.P.I.), la quale rivendicò l’autodeterminazione, un parlamento nazionale e l’unità territoriale dell’Arcipelago.

Nel maggio 1940 il G.A.P.I. si riunì a congresso e decise l'adozione di una lingua, di un inno e di una bandiera nazionali: la sfida ai colonialisti era aperta. Gli olandesi risposero con nuove ondate di repressioni che spinsero parte dei nazionalisti indonesiani nelle braccia del Giappone fascista.

Come scriveva Sjahir dall'esilio, comportandosi in quel modo i colonialisti non facevano che alimentare « sempre più fortemente il sentimento antiolandese che si traduce in una spinta nazionalista più ampia, ma anche in correnti di simpatia per I'Asse RomaBerlinoTokio ».

L'occupazione nipponica

Nel 1942 i giapponesi invasero l’Indonesia. L’esercito reale olandese, dopo una resistenza simbolica di 6 giorni, preferì cedere le armi. I giapponesi si comportarono all’inizio con una certa scaltrezza: arrestarono i piantatori olandesi; liberarono Hatta, Sukarno e Sjahir; costituirono assemblee indigene e conferirono a queste certi poteri amministrativi. I nazionalisti[...]

[...]o avviate trattative che culminarono nell’accordo di Lingadjati. Riconosciuta dagli olandesi l’indipendenza dell’Indonesia, l’accordo prevedeva una federazione di tre Stati (Indonesia, Borneo, Indonesia Orientale), collegata all’Olanda attraverso una unione simile a quella del Commonwealth britannico. L’accordo, che per altro non soddisfaceva le esigenze di unità nazionale e di effettiva indipendenza poste dai nazionalisti, fu presto tradito dai colonialisti: il 21.7.1947, con un pretesto formale e con la connivenza del governo degli Stati Uniti, le truppe olandesi invasero nuovamente la Repubblica indonesiana, scatenando un’altra guerra. Seguirono nuovi accordi più avanzati e, nel dicembre, un massiccio intervento militare olandese: Djakarta fu bombardata, reparti di paracadutisti assalirono il palazzo del governo arrestando Sukarno, Hatta e Sjahir.

Questa volta l’azione popolare si espresse in tutto il suo vigore. Nel giro di un mese, 145.000 uomini del corpo di spedizione olandese furono costretti alla difensiva, al punto da non poter neppu[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 843

Brano: [...] più disposto a transazioni. Da questa crisi il Frelimo uscì comunque più forte e con una accresciuta chiarezza ideologica rispetto al passato, mentre la lotta armata ormai estesa a tre province (Cabo Delgado, Niassa e Tete) puntava alla totale liberazione del paese.

Dal 1969 al 25.4.1974 (data del rovesciamento del regime fascista in Portogallo), questa lotta non conoscerà battute d’arresto, nonostante i metodi estremamente duri adottati dai colonialisti portoghesi nel tentativo di reprimerla. Fin dal 196970 il Frelimo aveva denunciato attraverso il suo organo di stampa Mozambique Revolution i crimini e le atrocità compiuti dall’esercito portoghese: l’uso della tortura nei confronti dei prigionieri di guerra, la distruzione sistematica di obiettivi civili, il coinvolgimento della popolazione inerme nel conflitto. Nel 1973 tali denunce vennero confermate dalle dichiarazioni del missionario inglese padre Hastings che, testimoniando di essere personalmente a conoscenza di una strage compiuta dai portoghesi nel villaggio di Wiriamu, contribuì a p[...]

[...]me nel conflitto. Nel 1973 tali denunce vennero confermate dalle dichiarazioni del missionario inglese padre Hastings che, testimoniando di essere personalmente a conoscenza di una strage compiuta dai portoghesi nel villaggio di Wiriamu, contribuì a porre il regime fascista portoghese in stato di accusa. Politicamente isolato di fronte all’opinione pubblica mondiale, il governo fascista di Caetano non riuscì meglio sul piano strategico. Mentre i colonialisti dovevano registrare il blocco dell’ambizioso progetto della diga di Cabora Bassa (la più grande di tùtta l’Africa, per

17 miliardi di Kw) prevista per la attuazione di un colossale piano di bonifica lungo il corso dello Zambesi, che avrebbe dovuto assicurare terra coltivabile a circa un milione di coloni bianchi da insediare nella colonia in funzione antiFrelimo (progetto rimasto inattuato per la forte presenza di guerriglieri nella zona e per il movimento di opinione pubblica che in

dusse alcuni dei paesi finanziatori a ritirarsi daH’impresa), il Frelimo consolidava le posizioni acquis[...]

[...]te unità di alfabetizzazione che univano il lavoro didattico a quello politico).

Conquista deU’indipendenza

Nell’aprile 1974 il colpo di stato democratico in Portogallo (che dichiaratamente prese impulso determinante proprio dalia indomita lotta rivoluzionaria condotta dal Frelimo e dagli altri movimenti di liberazione dei territori d’Oltremare), mise in irreparabile crisi l’intero sistema coloniale fascista.

Sconfitta anche la linea neocolonialistica tentata dal generale Spinola e conclusasi con l'allontanamento di questi dalla presidenza della repubblica portoghese (settembre 1974), potè consolidarsi la vittoria dei movimenti di liberazione africani. In particolare il Frelimo, che all’indomani della crisi in Portogallo era venuto a trovarsi in una situazione molto difficile, tra la minaccia di un intervento armato sudafricano in difesa dello status quo e quella di un pronunciamento di coloni « alla rhodesiana », seppe gestire con estrema abilità ed equilibrio politico una situazione peraltro ancora fluida e non priva di pericoli.

A.[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 708

Brano: [...]ttenzione del mondo il 28.9.1958, quando proclamò la propria indipendenza. Il generale De Gaulle aveva indetto un referendum e a tutte le colonie era stato riconosciuto il diritto di votare a favore o contro: nel primo caso, avrebbero avuto un regime speciale in una non meglio definita « Comunità francoafricana »; nel secondo, avrebbero acquistato immediatamente l’indipendenza. La Guinea fu l’unico paese africano a dire coraggiosamente « No » ai colonialisti, guadagnandosi l’indipendenza, ma quella conquista era anche il frutto di una lotta.

La lotta per l’indipendenza

Anima della lotta nazionalista era stato il Partito democratico guineano (P.D.G.). Fondato nel 1947 e associandosi al Rassemblement démocratique africain, il partito si rivelò immediatamente come una delle forze più vitali del nascente nazionalismo continentale; individuò subito nelle chefferies (organizzazioni amministrative tribali) una delle strutture portanti del potere coloniale, non solo per quel che concerneva lo sfruttamento economico del paese, ma anche per l’influen[...]

[...]avoro di propaganda, subendo persecuzioni, arresti e fucilazioni, i militanti del partito riuscirono a distruggere l'autorità delle chefferies e il P.D. G. divenne un vero partito nazionale, con un’organizzazione ramificata in ogni villaggio e quartiere, presente in ogni strato sociale: gli abitanti dei villaggi finirono per rivolgersi ai comitati del partito per risolvere anche i problemi personali, i casi familiari e così via. Lo scontro con i colonialisti francesi fu aspro, diede vita a lotte di massa e a fatti d'arme. Camara M'Ba

lia, una giovane dirigente del P.D. G. che per aver coraggiosamente sfidato le truppe coloniali venne jccisa, è rimasta il simbolo di una lotta decennale conclusasi con la conquista dell'indipendenza.

Nel 1956, ancora in regime coloniale, Sékou Touré divenne vicepresidente del Consiglio di governo, organo previsto dalla legge francese. Utilizzando abilmente i limitati poteri conferitigli, egli cominciò a smantellare giuridicamente l'apparato amministrativo delle chefferies, abolendole come istituti politici. So[...]

[...]a smantellare giuridicamente l'apparato amministrativo delle chefferies, abolendole come istituti politici. Sostenuti dalle autorità francesi i capitribù allora si armarono e si ribellarono al P.D.G.. Nel febbra

io del 1958 si ebbero a Conakry i primi scontri che in breve si trasformarono in veri e propri combattimenti con numerosi morti da entrambe le parti. Il P.D.G. seppe reagire con forza e capacità politica a quei disordini fomentati dai colonialisti, tanto che nel giro di qualche mese la rivolta venne domata. Inoltre il partito colse l'occasione per abolire tutti i privilegi tribali, le prestazioni gratuite, le corvées, e per distribuire le terre dei capitribù a tutti gli abitanti dei villaggi, onde ne assicurassero uno sfruttamento collettivo. Allorché, neN’agosto 1958, il generale De Gaulle (che nel frattempo era salito al potere in Francia) varò la nuova costituzione, la Guinea era pronta a condurre fino in fondo la lotta per la sua indipendenza.

Presentando il suo progetto di costituzione alle « colonie » africane, il generale dic[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 719

Brano: [...] nel 1658 e ufficialmente abrogata sotto il governo inglese nel 1834, fu la prima forma di sfruttamento della forzalavoro del modo capitalistico di produzione nella colonia del Capo. Tale schiavitù si combinò, nelle società comuniste e primitive tribali dei san (chiamati dai razzisti boscimani), dei khoikhoin (erroneamente chiamati ottentotti) e dei bantù (erroneamente chiamati cafri), con la mancanza di un ceto dirigente locale e ciò permise ai colonialisti di attrarre qui gran numero di immigrati europei di ogni classe sociale. Questi immigrati si differenziarono subito dagli schiavi e dalle tribù autoctone attraverso barriere di classe basate sulla “razza” che, perciò, divenne un fattore istituzionalizzato (a differenza di quanto accadde in Asia o nel Nordafrica, dove gli europei si trovarono di fronte a modi di produzione precapitalistici) .

Il successivo sviluppo capitalistico democratizzò, urbanizzò, sviluppò e aumentò i redditi dei colonialisti europei, distruggendo nello stesso tempo il sistema tribale. Gli europei si impossessarono de[...]

[...]ropei di ogni classe sociale. Questi immigrati si differenziarono subito dagli schiavi e dalle tribù autoctone attraverso barriere di classe basate sulla “razza” che, perciò, divenne un fattore istituzionalizzato (a differenza di quanto accadde in Asia o nel Nordafrica, dove gli europei si trovarono di fronte a modi di produzione precapitalistici) .

Il successivo sviluppo capitalistico democratizzò, urbanizzò, sviluppò e aumentò i redditi dei colonialisti europei, distruggendo nello stesso tempo il sistema tribale. Gli europei si impossessarono della terra e trasformarono i capi tribali in agenti del “governo indiretto”, imposero sui noneuropei forme di dittatura, ne abbassarono le condizioni di vita, bloccarono lo sviluppo delle loro attività produttive e della loro istruzione (come successe in generale agli indiani d'America, agli asiatici e agli africani dopo le “scoperte”, la tratta degli schiavi e le rivoluzioni borghesi europee). In questo modo, espandendosi dalla colonia del Capo, il colonialismo capitalista fece del Sudafrica una minia[...]

[...]zzismo aumentò ulteriormente. A ciò contribuì, nonostante il mito liberale, industrializzazione, in parte perché i lavoratori europei domandavano una barriera razziale, in parte perché gli imprenditori non avrebbero potuto sfruttare i lavoratori africani come forzalavoro a buon mercato senza le riserve, i ghetti e le leggi razziali.

La rivoluzione mineraria e quella industriale svilupparono le forze produttive, ma questo sviluppo indusse

i colonialisti a retribalizzare la popolazione oppressa, ad aumentare la discriminazione razziale e la se

gregazione. L’apartheid non risale al 1948, bensì, nella sua forma moderna, al tardo imperialismo rhodesiano del XIX secolo. L’apartheid del secondo dopoguerra costituisce soltanto l’ultimo capitolo di una lunga storia di intensificazione del razzismo, spesso mascherata da una “cosmesi” antisegregazionista (in qualche parco, nelle biblioteche, nelle società sportive, negli alberghi a cinque stelle, negli aerei).

I primi ghetti risalgono a una legge del 1803, varata dai due commissari olandesi che [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 202

Brano: [...]nche con la Germania Federale, l’Italia, gli U.S.A. e il Giappone. Dall’inizio degli anni Settanta l’economia è precipitata a livelli disastrosi. L’indice di scolarizzazione è del 50% circa e dispone anche di una Università (a Makarere presso Kampala), strettamente collegata a quella di Londra.

Cenni storici

Grazie alla sua posizione geografica, lontana dalle coste del continente, potè mantenere fino al secolo XIX una autonomia rispetto ai colonialisti europei e reggersi, sebbene soggetta a capi dispotici, secondo criteri comunitari. Non mancarono gli attacchi da parte degli schiavisti portoghesi insediati sulla costa dell’oceano Indiano, e puntate militari dal Nord, da parte dei francesi e degli inglesi provenienti dal Sudan. “Scoperta” dagli esploratori Speke e Stanley a partire dal 1862, destò ben presto gli appetiti dei colonialisti francesi, inglesi, tedeschi e anche italiani: dal 1877 i “padri bianchi”, missionari inviati dal papa e, in concorrenza, dalla Church Missionary Society inglese, iniziarono la penetrazione “religiosa” che in poco più di un decennio convertì gran parte della popolazione ugandese al cristianesimo; di pari passo procedette la penetrazione “commerciale” della German East Africa Company e della Imperiai British East Africa Company che si addentrarono sempre più nel paese, concludendo patti leonini con i capi

tribali. Con il convegno di Berlino del 1885 per la spartizione dei territori africani,[...]

[...]artire dall'1.4.1893. Per meglio governare il paese gli inglesi si servivano di “re” “collaborazionisti” locali.

Negli anni successivi si ebbero varie rivolte tribali represse nel sangue e, con un trattato del 1900, l’Inghilterra divenne di fatto padrona incontrastata di quella che Winston Churchill, nel 1920, chiamerà “la perla del Nilo Bianco”.

Lotte per l’indipendenza

Fin dal 1917 gli ugandesi si ribellarono contro la dominazione dei colonialisti britannici. Nel 1921 venne fondata la Young Baganda Association, nel 1925 esplosero moti popolari, nel 1938 i sindacati e l’associazione Sons of Kitu si posero alla testa delle agitazioni anticoloniali. Subito dopo la Seconda guerra mondiale ebbe inizio la lotta per la terra, contro il Land Aquisition Act che gli inglesi avevano imposto e che praticamente privava gli indigeni di ogni diritto. Dopo l’incoronazione del “re” Mutesa II (1944) era stato fondato il Bakopi Bazukulu, organizzazione di lotta politica contro i missionari, i coloni bianchi e il governo britannico. Nel 1945 uno sciopero [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 525

Brano: Perù

che vivono ancora in condizioni primitive e di isolamento.

In Perù, come in quasi tutti i paesi latinoamericani (v. America Latina), alla grande povertà delle masse popolari e al sottosviluppo corrisponde l'esistenza di grandi risorse, soprattutto minerarie, sfruttate da secoli da colonialisti e neocolonialisti. L’agricoltura è arretrata e fortemente differenziata tra le diverse regioni. Un ruolo economico fondamentale ha la pesca, grazie alla ricchezza delle acque oceaniche fertilizzate dalla corrente fredda di Humboldt.

Il settore industriale, localizzato lungo la costa, occupa il 19,2% della popolazione attiva ed è poco competitivo a livello internazionale. Le attività principali sono quelle di raffinazione e prima fusipne dei metalli, nonché quelle tessili (cotoniere). Importante è lo sviluppo del settore alimentare, specie la produzione di farina di pesce, che è la più alta del mondo. In esp[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 5

Brano: [...]tati da altre compagnie transnazionali.

Il governo sudafricano ha diviso il territorio della Namibia in sei regioni autonome indigene, riservando agli europei lo sfruttamento della regione più ricca di risorse minerarie e agricole. Gli indigeni possiedono soltanto il 43% della terra, la meno fertile. La mortalità infantile è del 40%, l’analfabetismo del 90% e il reddito medio individuale degli indigeni è di trenta volte inferiore a quello dei colonialisti bianchi. Infine il Sudafrica ha esteso alla Namibia le sue leggi razziali imponendo il sistema delYapartheid (v.). Le Nazioni Unite, dopo aver più volte chiesto al governo sudafricano di esercitare legalmente un mandato sotto il loro controllo e di rispettarne i principi, e dopo che la Corte internazionale di Giustizia ha in tre occasioni condannato i governanti sudafricani per il loro atto di annessione unilaterale, nel 1966 hanno dichiarato esplicitamente illegale e giuridicamente perseguibile la presenza sudafricana in Namibia. Nondimeno di fronte alla condanna degli organismi mondiali — p[...]

[...]e venissero ritirate le truppe occupanti. Ma la Repubblica Sudafricana rifiutò ogni accordo. Dal 4 all’8.12.1978 il governo di Pretoria organizzò in Namibia elezioni « interne » per l’Assemblea costituente (in vista di un eventuale accesso del territorio all’indipendenza), nonostante che tale iniziativa venisse disapprovata sia dall’O.N.U. che dalle potenze occiden

tali facenti parte del Consiglio di sicurezza. In tali elezioni, manovrate dai colonialisti e tenute con precipitazione per timore che il tempo potesse giocare a vantaggio dello S.W.A.P.O., la Democratic Turnhalle AUiance (DJ.A.), apertamente sostenuta dal Sudafrica, si assicurò I’81 % dei voti e 41 seggi sui 50 deN’Assemblea costituente. In questo modo la D.T.A. ha già messo un’ipoteca sul futuro governo della Namibia indipendente. Il 21.5.1979 l’Assemblea costituente si è infine trasformata in Assemblea « nazionale ». I partigiani del

lo S.W.A.P.O. hanno risposto intensificando le azioni di guerriglia, alle quali il governo di Pretoria ha reagito rafforzando la propria presenza[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 842

Brano: Mozambico

tro aperto tra portoghesi e regni africani che, assai indeboliti al loro interno, dovettero soccombere. Nei territori occupati dai colonialisti si vennero formando veri e propri latifondi (prazos), appartenenti a una casta di signorotti locali dalle composite caratteristiche etniche. Con il costituirsi di un’economia di piantagione le popolazioni dei prazos diventavano di fatto riserve stabili di schiavi.

Dopo la Conferenza per il Congo a Berlino (188485), il cui atto conclusivo riconosceva diritti alle potenze solo sui territori effettivamente occupati, il Portogallo occupò il Mozambico e si trovò a dover esautorare i prazos che ormai erano diventati veri e propri Stati autonomi. Il regime dei prazos ebbe però fine solo quando il[...]

[...]iarie (nel primo piano di sviluppo, dal 1952 al 1958, questa attività assorbì da sola il 45% dei fondi stanziati). Aggiungendo la vessatoria politica fiscale imposta da Lisbona, per cui ogni africano che disponeva di un salario medio di 150 escudos mensili era obbligato a versare come tasse ben 195 escudos all'anno, risulterà chiaramente come fossero insostenibili le condizioni di vita nella colonia.

Lotta di liberazione

La stessa politica colonialistica portò in Mozambico alla nascita di due blocchi di classe nettamente contrapposti: da una parte vennero a trovarsi schierati il grande capitale internazionale e quello portoghese insieme alla borghesia bianca locale; dall’altra, le masse supersfruttate degli africani e la cosiddetta « classe media africana » che si identificò in esse non avendo altre possibilità di promozione sociale. Su tali basi potè farsi rapidamente strada nelle masse mozambicane la coscienza della necessità di abbattere il dominio coloniale portoghese anche per liberarsi dall’oppressione del capitale internazionale.

[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 482

Brano: [...]oi ai militari che ne avessero fatto richiesta. Sorse così un’economia fondata suH’allevamento del bestiame e, nel corso di alcuni decenni, la colonizzazione penetrò all’interno del continente, favorita dal fatto che le autorità britanniche mettevano a disposizione dei proprietari di terra, di fatto come schiavi, i deportati. Con l’espandersi della colonia nei territori più fertili la popolazione aborigena, allora composta (secondo i calcoli dei colonialisti) di appena 300.000 persone, venne brutalmente cacciata dalle sue terre e, quando opponeva la minima resi

stenza, sterminata (stragi di Myall Creek e Bathurst). Nell’isola di Tasmania, i circa 5.000 aborigeni ancora presenti nel 1802 (sempre secondo quanto riferirono i colonialisti) erano ridotti a soli 203 individui nel 1832 e del tutto scomparsi qualche decennio più tardi.

Nel 1842 il Nuovo Galles ottenne una sorta di autogoverno e intorno alla metà del secolo, in seguito alla scoperta di giacimenti d’oro nella zona, si scatenò un’ondata immigratoria, proveniente soprattutto dall’Irlanda e composta da sottoproletari e poverissime famiglie contadine che si unirono ai galeotti nel popolare la regione. In un solo anno, dal 1850 al 1851, gli immigrati aumentarono da 13.000 a 92.000 e il fenomeno continuò negli anni successivi, tanto che nel 1901 la popolazione dell’Aus[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine colonialisti, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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