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Il segmento testuale clientelismo è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 436Entità Multimediali, di cui in selezione 9 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 438

Brano: [...]emocratici 10.010 e i combattenti 7.668).

Nel gennaio del 1921, al momento della fondazione del loro partito, i comunisti avevano in tutta la provincia 48 iscritti, organizzati in* 3 sezioni. Si può dire però che neppure gli altri partiti di fatto esistevano, se non in qualche località. Un tentativo di organizzazione, ma su basi limitate e con scarsi risultati, l’aveva compiuto soltanto ih Partito sardomolisano di Azione. Dominavano quindi il clientelismo, le cricche dei signori locali; la maggior parte della popolazione lavoratrice viveva angora nella miseria, mantenuta nell’ignoranza e al di fuori della vita politica.

Fasidsmo e antifascismo

Lo stesso fascismo stentò a sviluppare a Campobasso la sua organizzazione. Nel marzo del 1921 i Fasci di combattimento contavano 3 sezioni con 600 iscritti, che salirono a 8 con 1.519 iscritti nei mesi successivi, ma che infine ridiscesero a 5 con 450 iscritti^ nel maggio 1922. In quello stesso periodo non si registrarono scontri o casi di violenza. Durante gli anni della dittatura fascista vennero[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 404

Brano: [...]u dedicata in primo luogo alle più importanti questioni economiche, finanziarie e morali del suo Mezzogiorno, che egli fece divenire, a buon diritto, questioni nazionali. La tesi corrente dell 'Italia postunitaria, di un Mezzogiorno ricco e fertile e di lavoratori meridionali rozzi, pigri ed incapaci, venne efficacemente combattuta dal Fortunato, che nei suoi numerosi studi dimostrò la reale miseria delle terre meridionali, denunciò la piaga del clientelismo e combattè l'intervento vessatorio e protezionistico del governo centrale del Sud.

Nel suo saggio più importante, La questione meridionale e la riforma tributaria (1920), il motivo della povertà naturale del Mezzogiorno trova esauriente svolgimento. Fortunato fa rilevare come l’Italia meridionale, con poco più di un quarto del reddito nazionale, pagasse allora quasi un terzo dei tributi complessivi del Paese. La riforma tributaria, nei termini da lui prospettati, implicava d’altra parte un mutamento della generale politica dello Stato: di qui il suo valore nazionale.

Ostile al fascismo,[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 683

Brano: [...]scelte erano imposte dalla particolare situazione della realtà siciliana: la vita politica dell’Isola era infatti condizionata dalle consorterie locali, le quali avevano trasformato le amministrazioni pubbliche e gli organismi comunali in centri di spietato prepotere di classe. Mentre nelle campagne le imposizioni fiscali e l’arbitraria gestione dei beni demaniali si risolvevano in continui gravami per i contadini e gli artigiani, nelle città il clientelismo soffocava ogni tentativo di elaborare una politica generale di sviluppo.

Le agitazioni per il miglioramento della condizione operaia e dei contadini furono il primo elemento di rottura e di educazione civile che dimostrasse la possibilità di un radicale mutamento dello stato del

le cose, e certe alleanze con i raggruppamenti borghesi avevano anche il compito di reclutare i migliori elementi della borghesia utilizzando le contraddizioni di questa classe per favorire lo sviluppo del movimento operaio. Certo, il sottosviluppo economico e culturale, l’assenza di nuclei industriali (le poche[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 685

Brano: [...] i vantaggi provenienti da uno Stato conservatore.

Il Partito comunista, come i superstiti gruppi socialisti e del Partito Popolare, si sforzarono di tener viva l’organizzazione clandestina e di essere presenti tra i lavoratori. In conseguenza delle condanne inflitte agli esponenti del gruppo dirigente comunista, il lavoro di ricomposizione si svolgeva tra difficoltà crescenti anche perché il fascismo, fatte proprie le tecniche repressive del clientelismo siciliano, colpiva quotidianamente, perfino nella vita familiare, gli oppositori, per creare intorno a essi il vuoto sociale e umano.

La storia dell’antifascismo messinese è segnata dalla lotta ostinata di operai, artigiani e intellettuali [Abate, Sceni, Chiliemi, Fusco, Sal

vatore, Romano, Cannarozzo, Bonaccorso, Pino e altri) i quali seppero resistere a persecuzioni e lusinghe. L’esempio di dignità offerto dagli antifascisti divenne punto di riferimento dello scontento popolare, mentre le figure degli oppositori arricchivano il patrimonio di quella cultura di ribellismo popolare che a[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 686

Brano: [...]panorama politico cittadino andò completandosi, sia pure nel limite contraddittorio di una volontà di rinnovamento sociale che, in molti, si accompagnava a un desiderio di conservazione che li portava a circoscrivere nuovamente nei confini municipali l’attività pubblica. La borghesia locale richiamò in vita i partiti prefascisti, facendoli risorgere intorno a vecchie o a nuove personalità ma rimanendo sempre fedele ai suoi tradizionali metodi di clientelismo.

Antifascisti originari di Messina condannati dal Tribunale speciale negli anni della dittatura (tra parentesi gli anni di carcere inflitti): Giuseppe Bonaccorso (4 anni e 4 mesi), Manlio Chiossone (12 anni e 6 mesi), Pasquale Dell’Acqua (2), Umberto Fiore

(8), Francesco Lo Sardo (8), Giovanni Melodia (30), Aldo Natoli (5), Pietro Pizzuto (4), Giuseppe Soraci (9).

G.Fi.

Messina, Rosa

N. ad Asti il 30.11.1903; casalinga. Membro dell’organizzazione comunista clandestina, nel 1936 venne condannata dal Tribunale speciale a 4 anni di reclusione. Fu detenuta a Perugia, poi confinata [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 15

Brano: [...]o fascista.

Il fascismo napoletano ebbe un carattere urbano combattentistico, « diciannovista » e repubblicano: un carattere diverso, ad esempio, da quello del fascismo pugliese dove fu di matrice agraria, o da quello siciliano dove si fuse con il vecchio quadro trasformistico. Capo del fascismo napoletano fu Aurelio Padovani, poi morto in oscure circostanze (v. Dissidentìsmo), il quale era di orientamento repubblicano e polemizzava contro il clientelismo e il trasformismo.

Mentre in Terra di Lavoro (oggi provincia di Caserta) avanzava come nelle Puglie il terrorismo degli agrari, a Napoli si faceva strada la corrente nazionalista di Paolo Greco che poi aderì al fascismo di Mussolini scontrandosi con la corrente di Padovani. La tragica fine di quest’ultimo verrà da molti collegata appunto a tale contrasto. Il

Il Comando fascista al raduno di Napoli (24.10.1922)

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 441

Brano: [...]iccia ondata emigratoria, nel comune si registrò un vero tracollo democratico. Al controllo della subalternità delle forze sociali produttive intervennero da un lato la mafia e dall’altro la potente figura di Vittorio Emanuele Orlando (v.) che instaurò nel collegio di Partìnico una fitta rete di clientele personali, trasformando ben presto il paese in una sede elettorale plebiscitaria (nel 1913 Orlando ottenne 9156 voti su 9408 votanti). Mafia e clientelismo furono così i nuovi capisaldi del cosiddetto regime liberaldernocratico che precedette la nascita del fascismo.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 322

Brano: [...]nti locali si ricordano l’operaio Aldo Claro (nel

1919 eletto consigliere comunale), il tranviere Angelo Blengino e Giovenale Sampò.

Dal 1913 Saluzzo eleggeva alla Camera un deputato liberale (dapprima il marchese Marco di Saluzzo, cui seguirà nel 1921 Francesco Pirovano). Il P.S.I., da parte sua, elesse al Parlamento l’avvocato Paolo Lombardo e, attraverso le colonne del periodico socialista La Riscossa, condusse aspre battaglie contro il clientelismo giolittiano e quello delle altre frazioni liberali cuneesi.

Nel 1921, allatto della scissione socialista di Livorno, un’ala della Sezione locale del P.S.I., sotto l’impulso di Nino Al ladio, dei fratelli Gii io e Ingaramo, di Mario Mortara e di Giovanni Germanetto (v.) che operava da Savigliano, aderì al Partito comunista.

Periodo fascista

Nel giugno 1924, nelle ultime elezioni prima dell’avvento della dittatura fascista, nonostante l’imperversare delle violenze squadriste il “listo

ne” di ispirazione fascista ebbe a Saluzzo e nel suo circondario la più bassa percentuale di voti r[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 242

Brano: [...]ovare

I partiti governandoli dal l'esterno, alimenterà le ambizioni politiche della piccola borghesia radicale e meridionalista, spingendola aH’organizzazione autonoma della protesta contadina » (Cfr. La cultura italiana del '900 attraverso le riviste, Volume quinto “L’Unità”, “La Voce politica (1915)”, a cura di G. e A.G., Torino, 1962, Introduzione) .

Com’era nel suo costume, Salvemini ingaggiò una battaglia senza mezzi termini contro il clientelismo, l'aristocraticismo operaio, la corruzione del ceto di governo, le parole d’ordine che, accompagnando gli entusiasmi per l’impresa libica, sciorinavano le formule di un sorgente imperialismo d’accatto. In Salvemini (pignolissimo direttore della rivista, per la quale non esitava a compiere sacrifici personali gravosi e addirittura a compilare gli indici bibliografici di riferimento per i collaboratori ai quali affidava i saggi) crebbe sempre più l’insofferenza per lo stato di inadeguatezza, poi di crisi delle rappresentanze politi

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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine clientelismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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