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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 550

Brano: [...]guardia e del « movimento moderno » in architettura, alla non accettazione dei programmi di quei movimenti, e nella volontà di proseguire individualmente una attività che non poteva (per i suoi convincimenti) che essere in qualche modo sempre sperimentale, nel rifiuto di un « nuovo » non condiviso come programma, e nel contemporaneo rifiuto (si pensi alle polemiche con Ojetti) di un semplice

« ritorno » a un'inaccettabile « età dell’oro » del classicismo accademico.

Il « neoclassicismo » milanese

Qui interessa fondamentalmente quel rapporto politicacultura (architettura) che (nel caso di Piacentini) sembra necessario ritrovare, più che direttamente nella sua attività personale, all’interno del più generale contesto che interessa altri movimenti, altri protagonisti.

Il « novecento » milanese, il « neofuturismo », il « movimentò moderno » in architettura nelle sue espressioni italiane, la « volgare » modernità della « quantità » della pratica edilizia del regime fascista: sembrano questi i riferimenti di indagine necessari anche per valutare la presenza autorevole, ma n[...]

[...]nti era indubbiamente parte della più generale adesione al « rappel à l’ordre » (richiamo al l’ordine) che i movimenti artistici europei lanciarono dopo la crisi dei primi anni del dopoguerra: Picasso si cimenterà in dipinti « neoclassici », Le Corhusier aderirà al movimento fascista francese; l’« ordine » sembrava loro essere la dimensione indispensabile e necessaria per ogni nuova costruzione umana.

Nel campo dell’architettura il nuovo « neoclassicismo » milanese sarà guidato da due giovani architetti: Giuseppe De Fi netti (18921951), allievo dell’austriaco Adolf Loos; e Giovanni Muzio (1893) che iniziò nel 1919 le case di via Moscova a Milano.

Queste furono oggetto di critica da parte di « accademici » e benpensanti, secondo i quali « era assurdo costruire nel centro di Milano case anziché palazzi », ma difese da Piacentini su alcune riviste del tempo. Tale movimento (i due protagonisti seppero infatti raccogliere intorno al loro programma giovani architetti, pittori e scultori) rifiutava l’eredità eclettica del passato, nella quale la [...]

[...] difese da Piacentini su alcune riviste del tempo. Tale movimento (i due protagonisti seppero infatti raccogliere intorno al loro programma giovani architetti, pittori e scultori) rifiutava l’eredità eclettica del passato, nella quale la « genialità » del singolo artefice era considerata l’unica dimensione' di sviluppo artistico e civile: e proponeva un metodo e una « norma » basati (a loro modo) sulla « ragione ». La « norma » era quella del neoclassicismo (anche milanese) ottocentesco, aH’interno della quale ogni edificio era anzitutto « uno » dei mattoni con cui costruire la stra

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 116

Brano: [...]a ad accettare i compromessi più frequenti e più palesi col regime, salvo poi a « pagare di persona » sia verso gli alleati che verso gli avversari. Egli sì rende conto che un discorso sull'architettura moderna non può non partire da un discorso sulle strutture politiche; di conseguenza entra direttamente in contatto, dall’interno, con le strutture politiche stesse, accettandone le pesanti ipoteche, nel tentativo di modificarle. Per opporsi al « classicismo » semplificato del regime senza essere subito posto a tacere, fa leva sulle posizioni antidemocratiche e antisovietiche del fascismo, e accomuna nella sua accusa di « Internazionale dei Pompieri » gli archi e le colonne italiane agli analoghi esempi francesi, inglesi, americani e russi. Nel 1932, per poter realizzare un esempio di architettura moderna (l’istituto di Fisica deM’Università di Roma), accetta di lavorare assieme a due architetti del regime, come Piacentini e Foschìni, all’incarico della Città Universitaria; e lo stesso fa, nel 1937, per il piano dèll’Esposizione Universale di Rom[...]

[...]lustri che vanno dal 1930 al 1945 il regime fascista non resta più indifferente al problema dell’architettura e, forse a seguito dell’alleanza col nazismo, emana in modo sempre più autorità rio direttive tese ad imporre il conformismo neoclassico, simbolo di romanità e di imperialismo, alle sue opere. Contemporaneamente in tutta Europa il razionalismo è in crisi, e il modo ufficiale di ogni nazione tende ad esprimersi attraverso i simboli del neoclassicismo, più o meno decorato o semplificato.

Gli accademici vincono il concorso del Palazzo della Società delle Nazioni di Ginevra, già nel 1927, come pure il concorso del Palazzo dei Soviet di Mosca, nel 1931. In Francia l’architettura ufficiale ritorna alle colonne, col Trocadéro di Parigi del 1937. In Germania i maestri del razionalismo sono costretti all’esi

lio dal regime nazista ed i nuovi architetti « ariani », fanatici o opportunisti, si esprimono con facciate neoclassiche o con casette a tetti spioventi. In Olanda J.J.P. Oud, maestro del razionalismo, ritorna aH'impianto volumetrico cl[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 40

Brano: [...]ralità divenne, con un ristretto gruppo di critici e studiosi quali Raffaello Giolli ed Edoardo Persico, uno dei più validi oppositori all’architettura declamatoria del fascismo (tendenzialmente autarchica e culturalmente autosufficiente), sulla base delle istanze europee della borghesia illumi

nata (v. Architettura e fascismo). In particolare, la sua adesione al linguaggio classico in architettura (negli anni Venti, cioè nel periodo del « neoclassicismo », della crisi economica e politica) e l’attenzione ai problemi del comfort, proponevano alla borghesia milanese modelli residenziali tradizionali, in contrasto col classicismo « imperiale » dell’architettura del regime (v. Piacentini) e con i primi ingenui tentativi di far coincidere poetiche e problemi del razionalismo europeo con la « rivoluzione fascista » (v. Pagano e Terragni).

Significative, da questo punto di vista, alcune sue opere milanesi: la casa della Meridiana (1925), l’hotel Touring (1927) e la casa in via S. Calimero (1927).

Assai interessante anche la sua sistematica attenzione alle questioni urbanistiche cittadine, che si risolveva in continue polemiche nei confronti della irresponsabile attività degli architetti della cultura ufficiale e deg[...]



da Per avanzare verso il socialismo [rapporto al IX congresso] / Palmiro Togliatti, p. 64

Brano: [...]ione dei cittadini alle necessità della vita sociale e civile in una Repubblica democratica. Nelle scuole, dove è proibito trattare della storia d’Italia dopo il 1918, per non dover spiegare ai giovani che cosa fu il fascismo e che cosa è la Resistenza, forse si pretenderà insegnare, tra poco, che il nostro Risorgimento nazionale non è stato opera di Garibaldi e di Mazzini, ma di Pio IX e del cardinale Antonelli. L’attaccamento conservatore a un classicismo accademico e morto impedisce quella grande svolta verso gli studi scientifici e verso un aperto razionalismo che è l’imperativo dell’epoca presente, per i popoli che non vogliano essere tagliati fuori. Così avviene che nelle università i laboratori scientifici non possono funzionare, mentre i grandi monopoli industriali si impa

64



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 149

Brano: Arte e Resistenza

(U.S.A.). Il Mussolini dall'epa idropica degli « Imperatori » ritorna nell’altorilievo del 194142 Strage degli innocenti, definito da Maltese « reazione morale alla guerra, reso ancor più grottesco dal suo cubisteggiare, dal suo rifare ” Guernica ” in termini plasticamente desunti da un classicismo capovolto, in cui i nudi eroici diventano deformi corpacci e il furore della strage diventa oscena baldoria », come avviene in tanti altri disegni grotteschi di Mazzacurati.

Per rimanere nell’ambito della scultura, anche Giacomo Manzù non mancherà di esprimere la sua condanna « contro all’invadente inciviltà della guerra, della violenza, del sangue e della morte » (Raggianti). Infatti negli otto bassorilievi a stiacciato dedicati alla Passio Christi, eseguiti dall’autunno del 1939 all’estate del 1942, ce n’è uno, e precisamente l’ultimo, in cui appare un prussiano dalla gran pancia, tutto [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 448

Brano: [...]ientifici e la lingua straniera abolita del tutto).

Queste contraddizioni erano tuttavia più apparenti che reali, se si pensa che preoccupazione del legislatore fascista, nell'istituire una scuola di massa, era poi sempre quella di formare un'élite dirigente. A questo fine, taluni insegnamenti del tutto estranei agli interessi delle classi subalterne esercitavano funzione di filtro sociale. Quindi una continuità e perfino un rafforzamento del classicismo, tanto più sorprendente in quanto non coerente neppure con la sostanziale equiparazione, a livello secondario, fra licei classici, scientifici, istituti magistrali (resi quinquennali e più professionalizzanti), e istituto tecnico, equiparazione perseguita dal ministro anche in rapporto agli sbocchi universitari. In definitiva, si riproponeva la situazione esistente nel 1911.

In quel contesto erano ovviamente destinate a restare sulla carta talune innovazioni pedagogicodidattiche, come quella di studiare la personalità dell'alunno (avvalendosi anche dell’apporto fornito dalle discipline psi[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine classicismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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