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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 79

Brano: Internazionale, Terza

qjjo 1921. Erano presenti 608 delegati di 103 organizzazioni (tra le quali 48 partiti comunisti) di 52 paesi.

I dibattiti furono molto accesi. Una parte dei delegati era rimasta ferma, nonostante la mutata situazione,' alle vecchie parole d'ordine «Abbasso i centristi!» e «Tattica di attacco! ». Anche alcuni rappresentanti del Partito bolscevico in seno al Comitato esecutivo della

III Internazionale condividevano l’opinione che l’organizzazione dovesse ribadire « un indirizzo di sinistra ».

Sin dall’inizio dei lavori Lenin dovette così combattere le deviazioni di sinistra. Con il progetto di tesi, egli contribuì a chiarire la distinzione tra strategia e tattica e lanciò la parola d’ordine dell’unità d’azione con tutte le organizzazioni della classe operaia (ivi comprese quelle dirette dai centristi) in difesa degli interessi immediati dei lavoratori,[...]

[...]al Comitato esecutivo della

III Internazionale condividevano l’opinione che l’organizzazione dovesse ribadire « un indirizzo di sinistra ».

Sin dall’inizio dei lavori Lenin dovette così combattere le deviazioni di sinistra. Con il progetto di tesi, egli contribuì a chiarire la distinzione tra strategia e tattica e lanciò la parola d’ordine dell’unità d’azione con tutte le organizzazioni della classe operaia (ivi comprese quelle dirette dai centristi) in difesa degli interessi immediati dei lavoratori, in una situazione di controffensiva borghese. Trotzkij tenne il rapporto su « La crisi economica e i nuovi compiti dell'Internazionale ».

Nelle sue conclusioni, Trotzkij affermò, tra l’altro:

«La situazione ora, al tempo del III Congresso del l’Internazionale comunista, non è la stessa che al tempo del I e del II Congresso. Allora avevamo stabilito le grandi prospettive e la linea generale, e dicevamo: ” Lungo questa linea, sotto questo segno, conquisterai il proletariato e vincerai nel mondo ".

È questo ancora giusto? Interamente.[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 329

Brano: FIAT

pite dalla guerra, non ricevettero che il 9,8 per cento di quegli stessi aiuti. Già nel 1946 il monopolio torinese fu così in grado di varare un imponente programma di investimenti per 300 miliardi di lire.

Il periodo della « ricostruzione » fu caratterizzato dalla politica economica dei cosiddetti governi « centristi » (Democrazia cristiana e liberali), tutta tesa a comprimere i consumi e i salari in modo da riversare sulle masse popolari i costi della ricostruzione stessa, per consentire agli industriali di riattivare il meccanismo deH’accumulazione privata e di espandere la propria iniziativa in ogni direzione. Da quella linea di condotta derivò sul pianò sindacale una violenta offensiva antioperaia con due precipue finalità: scalzare dalle fabbriche ogni organizzazione autonoma di classe nata dalla Resistenza, come ad esempio i Consigli di gestione (v.), e ridurre al minimo le capacità di lotta unitari[...]

[...]contro le libertà sindacali, l’azienda giunse a organizzare un sindacato di comodo, il Sindacato italiano dell’automobile (S.I.D.A.), strumentalizzando nuclei di lavoratori già appartenenti alla C.I.S.L. e spinti alla scissione dalla centrale cattolica da un manipolo

Pubblicità aeronautica della FIAT negli anni del regime

di dirigenti asserviti alla Direzione padronale.

Questa articolata strategia, unitamente alla politica economica dei centristi (i quali, lasciando irrisolti i problemi del Mezzogiorno e dell’allargamento dei consumi primari delle masse, scelsero di favorire il vorticoso processo di motorizzazione privata voluto dalla FIAT, realizzandone i programmi infrastrutturali a spese dei contribuenti), conferì alla ripresa del monopolio torinese una velocità ascensionale senza precedenti: dai 22,5 miliardi di lire fatturati nel 1946, con 21.000 veicoli prodotti, si giunse nel 1948 ai 60 miliardi, 49.882 veicoli e 55.000 dipendenti; e nel 1950 a 150 miliardi di fatturato e a 115.000 veicoli prodotti.

Dal 1954 in avanti, cioè [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 691

Brano: [...]dalla Democrazia cristiana.

Notevole fu, in quegli anni, Io sforzo di sprovincializzazione della cultura italiana compiuto dagli uomini del « Ponte », attraverso una lunga serie di numeri speciali dedicati a paesi europei ed extraeuropei, e ricorrente il confronto con le scelte delle classi dirigenti delle democrazie nordoccidentali, con un modello di « borghesia » che intendeva svelare e sottolineare le manchevolezze e le miserie dei governi centristi. Inflessibile fu poi il richiamo ai valori della Resistenza, così presto archiviati dalle forze egemoni, e costante l’attenzione prestata al sottosviluppo e all’inferiorità del Mezzogiorno.

Nel 1956, poco prima di morire, Calamandrei assunse la difesa di Danilo Dolci, arrestato a Partinico du

rante una manifestazione di disoccupati, volendo così testimoniare la continuità del vecchio e del nuovo meridionalismo, la saldatura tra il meridionalismo di Salvemini e Guido Dorso e la lotta delle popolazioni del Sud.

Terza fase

Nel 1957, scomparsi Calamandrei e Salvemini, il gruppo di « U[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 600

Brano: [...]ealtà l’occupazione fallì, a Firenze come a Milano e a Torino. Gli operai furono regolarmente retribuiti per il lavoro svolto nella fabbrica occupata, ma il fallimento dovuto a evidenti responsabilità dei riformisti favorì l’uscita di molti socialisti dal P.S.I. e il loro passaggio al Partito comunista d’Italia. Tra i 550 lavoratori della fabbrica fiorentina, all'indomani del Congresso di Livorno risultavano iscritti 60 socialisti riformisti, 15 centristi e 35 comunisti. I riformisti esercitavano nella fabbrica la maggiore influenza, ma quella de! P.C.d’I. era destinata ad allargarsi.

GJi anni del regime

L'avvento del fascismo naturalmente favorì il nuovo indirizzo economico dei proprietari della Pignone, sia per l'aiuto dato dallo squadrismo nel piegare la resistenza degli operai, sia perché i Benini trovarono nel governo presieduto da Benito Mussolini un interlocutore disposto a sostenere la produzione bellica dell’azienda.

Nel 1924 il ministro delI’Economia nazionale visitò la fabbrica, elo

giando i proprietari e la Direzione pe[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 582

Brano: Piccolo, li

e degli interessi economici dei gruj> pi dominanti locali e nazionali, nel solco della linea restauratrice dei governi centristi e delle correnti di centrodestra della D.C. locale che deteneva posizionichiave in vari settori della vita cittadina. Per quasi venti anni il giornale concorse ad assicurare a questi gruppi il consenso di parte notevole della piccola e media borghesia « patriottica » e d’ordine, valorizzandone o stimolandone le tendenze nazionalistiche e socialmente moderate, lasciando pochi spazi al dibattito sui reali e gravi problemi della ripresa e dello sviluppo della città.

Anche l’iniziale, vivace reazione del giornale alla ristrutturazione cantieristica (piano C.I.P.E.) che nel 1966 liquidava il Ca[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 502

Brano: [...]Attività di governo

Dall’ottobre 1946, con la sua nomina a sottosegretario alle Finanze nel secondo governo presieduto da Alcide De Gasperi, riconfermato a tale incarico nel terzo governo De Gasperi (febbraiomaggio 1947), Pella iniziò una rapida carriera come uomo di potere democristiano. Dopo l’esclusione delle sinistre dal governo, all’indomani del noto viaggio di De Gasperi negli Stati Uniti (primavera 1947), con l’instaurazione di governi centristi e di centrodestra tesi a perseguire una politica di obbedienza ai disegni e agli interessi dei grandi gruppi mono

Giuseppe Pella

502



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 396

Brano: [...]tra governo e sinistre sfociò in una sanguinosa guerra civile, che si concluse nel novembre 1949 con la sconfitta militare dei comunisti e l’instaurarsi del predominio delle destre.

II 3.1.1945, Papandrèu si dimise da presidente del Consiglio. Dopo la vittoria elettorale del Partito Populista (monarchico) nelle prime elezioni del dopoguerra (31.3.1946) e il ripristino della monarchia (settembre 1946), egli parteciperà come ministro ai governi centristi di Maximos, Plastiras e del liberale Sofoclis Venizèlos (figlio di Eleuthèrios).

AH’opposizione

Nella seconda metà degli anni Cinquanta, collaborò con Sofoclis Venizèlos alla creazione di coalizioni centriste che rappresentarono la principale forza di opposizione contro il partito delle destre, l’Unione radicalnazionale di Karamanlis.

Nel settembre 1961, dopo l’avvento di John Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti, Papandrèu creò insieme a Venizèlos l’Unìone di centro che, tollerata dalla Corte e gradita alla nuova amministrazione di Washington, vinse le elezioni del 3.11.1963, o[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 394

Brano: [...]uo consigliere militare.

II 20.1.1949, all’apice della guerra civile, Papàgos venne nominato comandante in capo delle forze armate greche ma, in effetti, le operazioni militari erano dirette dal generale americano Van Fleet. Dopo la sconfitta dei guerriglieri comunisti (ottobre 1949), Papàgos venne promosso al grado dì maresciallo.

Capo del governo

In dissenso con il re Paolo I (succeduto nel 1948 al fratello Giorgio II) e con i governi centristi, il 5.1.

1950 Papàgos rassegnò le dimissioni e si ritirò nelle sue terre, nel Peloponneso.

Nel maggio 1951, sfruttando la sua popolarità militare, riprese l’attività politica e fondò il « Raggruppamento ellenico », partito nazionalista di destra che si ispirava al modello gollista. Il 23.11.1952 divenne primo ministro, grazie a un sistema elettorale maggioritario che assicurò al suo partito, con il 49,35% dei voti, il 79,67% dei seggi, ossia 241 dei 300 seggi del Parlamento. Attorniato da militari e uomini politici di destra, Papàgos governò il paese in modo autoritario; mantenne la rep[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 35

Brano: [...]me tappa intermedia sulla via della distruzione atomica totale, allo scopo di equilibrare con la modernità di questi nuovi mezzi la persistente superiorità sovietica negli armamenti convenzionali.

L’opposizione della sinistra italiana

Nel 1949 l’ingresso dell’Italia nella N.A.T.O. fu accolto da una forte opposizione delle sinistre, nel paese e nel Parlamento, che temevano l’aggressività antisovietica e anticomunista deH’alleanza; i governi centristi invece la imposero come « scelta di campo » definitiva, accettando cioè l’egemonia americana in tutti i campi come strumento per rafforzare il loro potere. Le abbondanti forniture di materiale bellico statunitense e più ancora la consapevolezza di avere alle spalle una grande alleanza e davanti a sé un compito politicomilitare chiaro (la difesa dell’Occidente « libero » dall’aggressione e dalla

sovversione comunista) permisero inoltre una rapida ripresa delle forze armate italiane che, negli anni seguenti, pur con varie oscillazioni interne, continuarono a trovare nella N.A.T.O. un punto d[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 558

Brano: [...]i aderirono Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Repubblica Democratica Tedesca, Romania, Ungheria, Unione Sovietica. Come « associati » entreranno a far parte del Comecon la Repubblica Popolare Cinese, la Repubblica Popolare di Corea, la Repubblica Democratica del Vietnam e la Mongolia. (Si veda anche la voce Federalismo europeo).

Le conseguenze del Piano

In Italia il Piano Marshall fu uno dei principali strumenti usati dai partiti centristi per rompere l’unità stabilita nei C.L.N.. In omaggio alla « dottrina di Truman », il pericolo per il « modo di vita » occidentale non fu più visto nel fascismo, ma nel comuniSmo.

Il Piano Marshall avrebbe tuttavia rivelato ben presto i propri limiti in campo specificamente economico.

« Il Piano Marshall non può eliminare la necessità per l’economia europea delle relazioni commerciali estovest», scriveva la

Stampa di Torino il 17.3.1950. Lo stesso giornale, non sospetto di avversione per l'America, torhava sull’argomento il 29.12. 1950 scrivendo: « Noi abbiamo sempre insistito sul val[...]


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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine centristi, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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