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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 818

Brano: [...]pendi né d’orario »

In realtà le condizioni di lavoro erano disumane. Giuseppe Beretta, che qualche tempo prima aveva lavorato presso un cappellificio monzese, le denunciò per primo sulla rivista teorica del Partito Operaio Italiano, Il fascio operaio, guadagnandosi una segnalazione della polizia come « arruffapopoli ». I fatti però parlavano chiaro: le paghe giornaliere erano irrisorie (lire 2,25 per i lavoranti, lire 1,75 per gli adulti, 80 centesimi per le donne, 60 centesimi per i ragazzi) e il tasso di nocività estremamente elevato dato l'uso, nelle fasi più importanti della lavorazione, di acido solforico che insieme al vapore acqueo rendeva l'aria irrespirabile. La giornata lavorativa poi superava le

13 ore, mentre mancava la sia pur minima garanzia di stabilità dell'occupazione.

D'altra parte, fino al 1885 non era apparsa a Monza nessuna organizzazione che tutelasse i diritti dei lavoratori e l'unica società operaia allora esistente (il Pio Istituto dei Cappellai) si proponeva fini puramente assistenziali.

Le lotte dei cappellai

Nel 1885 nacque la[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 130

Brano: [...]ono affatto confortanti. Non ci riferiamo tanto ai salari, su cui le notizie fornite dagli organi periferici dell'amministrazione pubblica appaiono spesso contraddittorie, ma che in ogni modo rivelano, anche per questo periodo, il livello estremamente basso del trattamento dei lavoratori, specialmente nei mesi invernali, e, per quel che si riferisce alle donne e ai fanciulli, in tutte le stagioni dell’anno, non superando spesso per le donne i 50 centesimi il giorno, anche in periodi in cui per un chilogrammo di pane si pagava 58 centesimi, e scendendo per i fanciulli ad un livello spesso molto più basso. Ci riferiamo soprattutto alle condizioni dell'abitazione e dell’alimentazione, che cl sono descritte, in forma che non lascia dubbi, da osservatori da quasi tutte le regioni d’Italia ».

Nel 1884 anche le fragili strutture dell’agricoltura italiana furono colpite dalla crisi che investì tutta l’Europa, per la caduta dei prezzi del grano sul mercato mondiale. La crisi agraria, in Italia, fu particolarmente acuta dal 1883 al 1888

e le sue conseguenze si vennero a sommare a quelle di una più generale crisi economica che durò[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 357

Brano: [...]zioni.

Lotte sociali

Negli anni successivi si ebbe un’intensa e continua partecipazione socialista alle lotte, particolarmente a quelle seguite al licenziamento di 600 lavoratori e lavoratrici della Manifattura Tabacchi; e alle grandi agitazioni delle trecciatole, protrattesi dal 1896 al 1897 e riguardanti oltre

85.000 donne della provincia che si dedicavano alla lavorazione della treccia di paglia per cappelli (guadagnavano in media 10 centesimi al giorno se lavoravano a domicilio e 3050 centesimi se in fabbrica, per una giornata di 10 ore).

La lotta delle trecciaiole, sfociata in dimostrazioni, scioperi, blocchi stradali, incendi di treccia alla periferia della città e in numerosi centri della provincia, fu repressa duramente, oltre che dalle forze di polizia, da reparti dell’esercito, soprattutto di cavalleria. Molte decine di trecciaiole arrestate furono difese nei processi dal socialista Pescetti, che si acquistò così una larga popolarità. L’agitazione si concluse con l’applicazione di migliori tariffe e con

la costituzione di una commissione (di cui entrò a far parte di diri[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 356

Brano: [...]tica con mezzi primitivi le tradizionali colture di pura sussistenza, mentre dall’altra esistono piantagioni molto produttive (caucciù, cacao, caffè, frutta) gestite da concessionari stranieri. Particolarmente importante è la piantagione di caucciù gestita dalla compagnia monopolistica statunitense Firestone: con circa 11 milioni di piante su 400.000 ha, impiega

35.000 salariati che lavorano in condizioni di semischiavitù per un salario di 35 centesimi di dollaro (circa 250 lire) al giorno. Dal 1954 è presente anche l’altra società monopolistica Goodrich, con una piantagione di 250.000 ha.

L’unica attività industriale importante della Liberia è costituita dall’estrazione di un ricchissimo minerale di ferro, in miniere gestite anch’esse da compagnie straniere con prevalenza di capitale nordamericano.

Il « primo stato indipendente » dell’Africa

Fino all’inizio del secolo XIX le coste dell’attuale Liberia si presentavano libere da insediamenti coloniali e venivano visitate solo occasionalmente dai mercanti di schiavi. Su questo territ[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 357

Brano: [...]ne, nel 1925 il finanziere Firestone fece sondaggi in Liberia.

Il presidente liberiano King, pressa

to da una parte dalle mire territoriali inglesi e francesi, e dall’altra dalle sempre disastrose condizioni economiche del suo paese, finì per accettare le proposte statunitensi: in cambio di un prestito di 5 milioni di dollari diede a Firestone la concessione di 400.000 ha dei migliori terreni liberiani per 99 anni, al prezzo irrisorio di 6 centesimi di dollaro l’ettaro.

Cacciati dalle loro terre, i contadini liberiani vennero così costretti a lavorare nelle piantagioni di caucciù più o meno come schiavi. Nello stesso tempo, per la costruzione delle opere civili richieste dalla Firestone, il governo liberiano istituì un servizio di lavoro obbligatorio non retribuito per l’altra parte della popolazione.

Lo scandalo dello « schiavismo »

La grande crisi economica mondiale, se frenò lo sviluppo delle piantagioni di caucciù, rovinò completamente tutti i piccoli coltivatori liberiani di caffè e di altri prodotti tropicali, fornendo cos[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 698

Brano: [...] nuova forza rivendicativa dei lavoratori, i quali lottavano per ottenere quei miglioramenti che avvertivano a portata di mano.

Gli operai dell’industria del Milanese rivendicavano una riduzione dell’orario di lavoro e una retribuzione oraria più alta. Particolarmente precarie erano in quel momento le condizioni, dei tessili: secondo quanto riferiva il Secolo, quotidiano radicale, l’orario di lavoro era di 1314 ore giornaliere e la paga di 60 centesimi l’ora. Il disagio e la protesta non erano minori tra i lavoratori della terra che raggiunsero in Lombardia, specie nella Lomellina e nel Mantovano, un’unità e una volontà di lotta tali da far temere, da parte di qualcuno, l’imminenza di una vera e propria rivoluzione.

Tuttavia questa combattività della classe lavoratrice non trovava l’ap

I candidati socialisti a Milano per le elezioni politiche del 1900. Da sinistra: Luigi De Andreis, Bortolo Federici, Ettore Ciccotti, Luigi Maino, Malacchia De Cristoforis, Filippo Turati.

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698



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 705

Brano: [...] ai lavoratori.

Anche nelle campagne l’organizzazione sindacale clandestina si fece sentire: nel luglio 1927, durante la raccolta del riso nel basso Milanese (e nelle province di Novara e

sciopero ge

Vercelli) vi fu un’agitazione di mondine (v.) per protestare contro l’arbitraria riduzione del salario. Vi fu uno sciopero che vide la partecipazione di circa 10.000 mondine e la lotta si concluse con una riduzione di paga oraria di soli 60 centesimi anziché di lire 1,50 come avrebbe voluto il padronato.

Nonostante questi successi in campo sindacale, mancava unità d’azione tra le forze antifasciste. Molte remore anticomuniste impedivano ai partiti di opposizione di schierarsi nella lotta insieme al P.C.d’I. che, da parte sua, portava avanti tra le masse la linea politica uscita dal III Congresso del partito, svoltosi a Lione. Ma in realtà si trattava di una linea assai avanzata rispetto alle effettive possibilità di lotta.

Un volantino, diffuso a Milano in occasione del Primo Maggio 1927, invitava gli operai a sostenere le organizza[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 819

Brano: [...]na compattezza difficilmente riscontra

bile a quell’epoca in analoghe organizzazioni. Tuttavia la struttura della Federazione rimaneva corporativa: nel suo ambito vennero conservate le gerarchie esistenti sul luogo di lavoro e i soci furono divisi in tre diverse categorie, secondo l’anzianità e la qualifica. Le quote sociali risultavano di gran lunga più elevate rispetto a quelle delle altre federazioni di mestiere, variando da un minimo di 5 centesimi settimanali a un massimo di 15. Alle differenze di categoria corrispondevano differenze nei sussidi e negli altri vantaggi che l’organizzazione garantiva ai propri aderenti.

La « Federazione nazionale lavoranti cappellai » conquistò la sua prima vittoria nell’aprile 1902, con la firma di un accordo che regolamentava finalmente l’attività dei propri assistiti in fabbrica.

Tale accordo prevedeva: a) che fosse fissato per ogni mansione un salario minimo orario; b) che il lavoro straordinario venisse retribuito con il 50% del salario in più; c) che la giornata lavorativa non superasse le 10[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 103

Brano: [...]ndestino di Torviscosa era composto da Orazio Tognan (P.C.I.), Giuseppe Martelossi (D. C.), Ettore Minozzi (P.S.I.). Poco tempo prima della Liberazione vi aderirono un rappresentante del P. d’A. e il socialdemocratico Vittore Ariata.

Nel marzo 1945 i lavoratori della Snia proclamarono uno sciopero contro la fame e la guerra. I tedeschi che controllavano la produzione si videro costretti a fare alcune concessioni: un aumento salariale di pochi centesimi all’ora, un aumento della razione di viveri distribuiti con le carte annonarie e la presenza sindacale nella fabbrica (in quell’occasione fu nominata la prima commissione interna). Ciò non fermò la lotta dei lavoratori, che continuarono a collaborare clandestinamente con la Resistenza fornendo di materiali e viveri le formazioni della “Montes” fino alla Liberazione, avvenuta ai primi di maggio.

A.Sn.

Tosarelli, Bruno

N. a Castenaso (Bologna) 1*11.12.

1912, m. a Bologna il 5.10.1944; meccanico.

Aderente all’organizzazione comunista clandestina bolognese, nel gennaio 1937 espatri[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 244

Brano: [...] Trieste le macchine del “Lavoratore” (linotype, rotativa) che vennero ospitate nella tipografia appartenente da molti anni allevanti!” in via Settala a Milano. Sede legale dell'azienda editrice fu stabilita presso lo studio degli avvocati Buffoni e Riboldi, entrambi deputati socialisti. Il primo numero uscì a Milano il 21.2.1924, su quattro pagine formato 42x60 e con una

tiratura di alcune decine di migliaia di copie, al prezzo di vendita di centesimi 20. Sotto la testata del giornale campeggiava il sottotitolo “Quotidiano degli operai e dei contadini”, per sottolinearne il carattere classista e di massa.

Gerente del quotidiano risultava Giuseppe Invernizzi (che era anche gerente responsabile deII’“Avanti!”), ma direttore effettivo ne era Ottavio Pastore, affiancato dal condirettore Francesco Buffoni. Della redazione facevano parte: i comunisti Giuseppe Amoretti (v.), Nicola Cilla, Alfonso Leonetti (v.) (corrispondente da Roma), Mario Montagnana (v.), Felice Platone (v.) e Leonida Repaci (v.) ; e, con pari

La prima pagina del primo n[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine centesimi, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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