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Il segmento testuale brigatisti è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 53Entità Multimediali, di cui in selezione 25 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 777

Brano: [...]ritenere che esse furono fatte soltanto a scopo intimidatorio e non per bestiale insensibilità, come si sarebbe dovuto ritenere se tali applicazioni fossero avvenute a mezzo della corrente ordinaria ».

La stessa Cassazione, in altra sentenza (12. 3.1947, ricorrente Progresso) affermava: « È applicabile l’amnistia ad un capitano di

brigate nere che, dopo aver interrogato una partigiana, l’abbandona in segno di sfregio morale al ludibrio dei brigatisti che la possedettero bendata e con le mani legate, uno dopo l’altro e poi la lasciarono in libertà; giacché tale fatto bestiale, che sta a dimostrare il bassissimo grado di moralità dell'imputato, non costituisce sevizia e tanto meno sevizia particolarmente efferata, ma soltanto la massima offesa al pudore ed all’onore di una donna, anche se essa abbia goduto di una certa libertà [!?], essendo staffetta dei partigiani ». Sulla stessa linea fu la sentenza 21.3.1947 (ricorrente Manferrino), secondo cui «pugni e calci non costituiscono sevizie particolarmente efferate, seppure nel novero di quest[...]

[...]ne alla testa di un partigiano di un cerchio di ferro che veniva gradualmente ristretto ».

E quella infine (Cassazione, 25.7.1946, ricorrente Jortin), secondo cui « è da escludere che le sevizie abbiano avuto una particolare efferatezza, se secondo le stesse dichiarazioni della vittima, consistettero soltanto in percosse ai genitali ed in ferite con un coltello sotto le unghie, alle mani e al viso. Tali ferite sono da ritenersi ben lievi se i brigatisti, lo stesso giorno in cui furono inferte, potettero condurre il ferito da Padova ad Abano [?1 ».

Rodolfo Oraziani (v.). capo dell’esercito della repubblica di Salò, si compiace con i suoi avvocati per la sentenza che lo rimette in libertà (maggio 1950)



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 390

Brano: [...]nteno era libera. La popolazione si riversò in piazza raccontandosi le brutalità subite. Sul volto di ognuno si leggeva l’entusiasmo per la vittoria, ma la battaglia non era finita.

In montagna continuava il combattimento con gravi perdite per i fascisti, ma ad un certo momento i partigiani, per mancanza di munizioni, furono costretti a ripiegare fino alla boscaglia. L’obiettivo di bloccare i fascisti sul monte era stato comunque raggiunto: i brigatisti neri, dopo aver riportato un parziale successo sulla squadra che

Giovanni Brasi, comandante della 53a Brigata Garibaldi



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 125

Brano: [...]nnero messi a morte i partigiani Giulio Paracchini, Primo Maffioli, Enrico Conti e Carlo Brenna. Quando, il 27 aprile, la colonna tedesca alla quale si era unito Benito Mussolini (v.) arrivò sul posto, la zona era completamente sgombra dai nazifascisti (si erano già arresi i presidi tedeschi di Dongo, Gravedona e Dubino, nonché quelli repubblichini di Gravedona e del Ponte del Passo, mentre erano fuggiti attraverso il lago, su un « comballo », i brigatisti neri di Dongo) e la strada era sbarrata alle cave di Musso. Pronto per essere minato era il vicino ponte sulla Valerba, grazie all’opera di partigiani della

52a Brigata e alla collaborazione della popolazione insorta.

La missione del colonnello Valerio

La notizia della cattura di Benito Mussolini e dei suoi gerarchi fuggiti da Milano nella serata del 25.

4.1945, giunse alla sede del Comando generale del Corpo volontari della libertà, in palazzo Brera di via del Carmine, verso le ore 20,30 del 27 aprile.

Il Comando generale del C.V.L. aveva deciso di applicare senza indugio il d[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 699

Brano: [...].

Era inoltre attivo a Crema il reparto « Elio », al comando di A. Gaimozzi. Nelle zone limitrofe del Lodigiano e del Bergamasco agivano forze più consistenti; nei boschi lungo l’Adda era accampata la 175a Brigata Garibaldi che il 5.7.1944 catturò 39 fascisti.

Il 23 luglio un gruppo di partigiani occupò la vicina Mulazzano e la cascina Rina a Villa Pompeiana. Erano comandati da C. Guaiarini che successivamente, caduto ferito nelle mani dei brigatisti" neri della « Muti » di Milano, verrà da questi gettato sulla strada da un quarto piano. Il 26 luglio, ingenti forze fasciste provenienti da Lodi, Melegnano, Milano e Brescia iniziarono il più vasto rastrellamento della bassa lombarda. A Villa Pompeiana venne insediato un tribunale militare che emetteva sentenze inappellabili. Poiché il grosso delle forze partigiane si era ritirato fin dal giorno prima sui monti del Bresciano, non vi furono scontri diretti. Vennero catturati e uccisi alcuni patrioti e renitenti: Battipaglia di Torino, Gemelli di Cremona, C. Rigamonti., Santini di Casorate Pri[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 649

Brano: [...] terrazzo della palestra retrostante la scuola, eliminando così la prima difesa avversaria e dando nello stesso tempo il segnale d'attacco. La scuola venne immediatamente investita da un uragano di fuoco. Quattro « Panzerfaust » centrarono col loro tiro le finestre e al bagliore degli scoppi si videro all’interno dell’edificio le brande dei militi buttate in aria.

La sorpresa era perfettamente riuscita e non mancò di provocare il panico tra i brigatisti neri. Il capitano Falanga e il tenente Gentilini, che da alcune ore erano intenti a interrogare e a seviziare partigiani prigionieri, persero immediatamente la loro tracotanza: il Falanga ordinò che il partigiano Antichiaro Martini fosse fatto rinvenire e portato nei sotterranei insieme alla moglie che era stata costretta ad assistere alle torture del marito

(data la situazione, i due prigionieri gli sarebbero stati più utili vivi che morti). E mentre i militi furono mandati ai loro posti di combattimento, i due ufficiali si rifugiarono nei sotterranei. Quantunque i militi insistessero per[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 524

Brano: [...]itante repubblicano Mario Guidazzi, arrestarono numerosi antifascisti e li rinchiusero nella Rocca Malatestiana in attesa di. deportarli in Germania, i gappisti del Battaglione Garibaldi « Cesena » presero d’assalto il carcere e restituirono la libertà ai 43 detenuti politici che vi erano imprigionati.

11 9.7.1944, in uno scontro a fuoco, due fascisti furono uccisi da gappisti che, nella stessa notte, attaccarono e ferirono gravemente altri 5 brigatisti neri a Bagnile, alla periferia della città. Per rappresaglia i fascisti incendiarono alcune case e arrestarono numerosi antifascisti, il 16.8.1944 il Comando del Battaglione G.A.P. decise un nuovo assalto al carcere della Rocca, dove alcuni detenuti — tra cui il comandante partigiano Agostino Buda — correvano imminente pericolo di morte e altri stavano per essere deportati. L’assalto venne effettuato nel corso della notte: i gappisti, scalate le alte mura della Rocca e penetrati neH’interno del carcere, catturarono tutte le guardie e i militi fascisti, rinchiudendoli nelle celle al posto dei [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 475

Brano: [...]territorio, che degnamente rappresenta la nuova Italia democratica, assume la responsabilità di fronte ai cittadini, militarmente, politicamente e amministrativamente.

I cittadini per le loro necessità sono invitati a rivolgersi ai rispettivi comuni e al Comando della brigata sito all’Albergo Italia di Cascia ».

I tedeschi passarono presto al contrattacco e all’alba dell’1.4.1944 la Divisione « Goering », appoggiata da reparti di S.S. e da brigatisti neri sferrò una grande offensiva che investì tutto il territorio « liberato ».

II Comando della « Gramsci », rendendosi conto che le colonne tedesche avrebbero avuto facilmente ragione delle forze partigiane dotate soltanto di armi leggere, ordinò alle formazioni di attestarsi in posizioni dominanti le stradali. Purtroppo l’ordine non giunse in tempo al Battaglione « Cimarelli », dislocato nei pressi di Monteleone di Spoleto,

che venne sopraffatto e disperso. Il 1° e il 2° Battaglione « Tito » [comandati dai partigiani slavi Toso, Bora, Goigo e Ivan) riuscirono invece a spezzare il cerc[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 464

Brano: [...]ito socialista nel C.L.N. di Biella e il 25.4.1945 partecipò all’insurrezione nazionale. Deputato all’Assemblea Costituente, rieletto nella prima legislatura repubblicana, è stato sottosegretario per l’interno nel terzo ministero De Gasperi (febbraiomaggio 1947).

Carpenosa

Piccola località nel comune di Molini di Triora (Imperia), durante la Guerra di liberazione nazionale fu sede di un presidio fascista e vide uno scontro tra partigiani e brigatisti neri.

Una formazione di garibaldini di Imperia, guidata da Gino Napolitano (che doveva divenire il vicecomandante della V Brigata Garibaldi « Nuvoloni»), il 18.6.1944 diede un ultimatum ai fascisti: sgomberare la località o arrendersi. Verso le 9 del

20.6.1944 alcune squadre del 4° Distaccamento della IX Brigata « F. Cascione », dotate di mitragliatrici e di un mortaio da 45, si apprestarono all’attacco: alle 11.30 — mentre i partigiani erano appostati — giunse sulla strada sottostante una colonna tedesca di rinforzo al presidio. I garibaldini centrarono il primo camion con tiri di mort[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 429

Brano: [...]no i fascisti, presi dal panico, abbandonarono il mezzo e si diedero alla fuga lasciando sul terreno, oltre a un morto, armi e munizioni.

Impadronitisi del camion, i garibaldini si appostarono nuovamente e mezz’ora dopo arrivò sul posto, in avanguardia, una piccola pattuglia di fascisti. Attaccati di sorpresa dai partigiani, non ebbero scampo: tre militi e un centurione furono uccisi. Al calar della notte fu avvistata una colonna di circa 200 brigatisti neri della « Tagliamento » avanzare sulla carrozzabile, verso la posizione tenuta dai partigiani. Questi, di fronte alla schiacciante superiorità del numero, decisero allora di ritirarsi sull'Alpe Sacchi.

Il Comando partigiano della Valsesia, non potendo avviare sufficienti rinforzi al distaccamento di Rastelli (in quanto J'ampiezza e i mezzi della spedizione fascista lasciavano supporre che il nemico mirasse a un obiettivo più importante, cioè all’attacco della base del Coniando di Castagneta), inviò una squadra di 10 uomini al comando del tenente Gianni Daverio, che non potè cambiare il [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 313

Brano: [...] e nel Varzese (combattimenti dell’Aronchio e di Pietra Gavina).

Battaglie e rastrellamenti

A fine agosto 1944 si manifestò la prima reazione nemica in grande stile, tendente a ristabilire le comunicazioni fra la Liguria e la valle del Po in relazione allo sbarco alleato in Provenza, noto come operazione Anvil (v.), e all'arretramento tedesco sulla linea Gotica. Fra il 22 e il 29 agosto oltre 5.000 fra tedeschi, alpini della « Monterosa », brigatisti neri e militi repubblichini, attaccando su più colonne dall’Alessandrino (vai Borbera), dalla Liguria (valli Trebbia e Aveto) e dall’Oltrepò Pavese, attraverso i passi del Penice e del Brallo conversero poi sulla media vai Trebbia fra Bobbio e Gorreto. Nel quadro di questa wasta operazione, che im

pegnò circa 2,000 partigiani, B. fu occupata il 27 agosto, dopo due giorni di combattimenti sostenuti al Penice e al Brallo da 300350 partigiani della Divisione G.L. (Brigate 4a e 6a) e della 111 Divisione « Lombardia » (Brigate Garibaldi 51a « Capettini » e 87a « Crespi »). I partigiani ebbero i[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine brigatisti, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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