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da La repubblica dell'Ossola (settembre-ottobre 1944), p. 7Prefazione/premessa/introduzione ad edizione non originale (Monografia/libro

Brano: [...] «secondo fronte partigiano» che si spiegava dalle valli piemontesi al FriuliVenezia Giulia e sul quale le formazioni del Corpo Volontari della Libertà colsero vittorie clamorose. Vasti territori furono liberati, e l’offensiva partigiana assunse uno sviluppo tale che più tardi, quando gli eventi volsero imprevedibilmente al peggio, si levarono, anche in seno al gruppo dirigente della Resistenza, voci autorevoli e severe a tacciare i partigiani d’avventurismo, d’improvvisazione e di temerarietà, ed a pronunciare sulle loro imprese giudizi che le configuravano sul piano militare come un cumulo d’errori madornali, dovuti a incompetenza e irresponsabilità. Erano accuse che riecheggiavano quelle altrettanto pesanti, subito formulate

— con quanta improntitudine, apparirà chiaro in seguito

— in certi ambienti alleati.



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 526

Brano: [...]mintang, Mao condusse aH’interno del partito una vivace polemica: nel dicembre 1929, al congresso dell’organizzazione comunista del IV Corpo d'armata dell’Esercito rosso cinese, svoltosi nella zona liberata di Kontien, egli pronunciò un importante discorso (noto con il titolo « Come correggere le idee errate nel Partito ») per criticare sia la mentalità puramente militare, sia l’ultrademocraticismo, l’egualitarismo assoluto, il soggettivismo e l’avventurismo, tutte tendenze che esprimevano deviazioni « di sinistra ».

Nel 1931, al I Congresso dei Soviet della Cina, Mao fu eletto presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo.

Nel 1934, di fronte alle ripetute «campagne di annientamento » del Kuomintang nei confronti delle basi rosse, Mao decise di dare inizio alla « lunga marcia » che si sarebbe vittoriosamente conclusa l’anno successivo con la liberazione della provincia di Shensi.

Nel 1935 il Comitato centrale del P.C.C., in una riunione svoltasi a Tsun i, affidò la presidenza del partito stesso a Mao, accettandone pienamente la lin[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 311

Brano: Lenin, N.

cava le forme particolarmente violente di questo tipo di lotta, ma il distacco del terrorismo dalla lotta di classe e dal movimento delle masse lavoratrici. Tornò sullo stesso argomento alcuni mesi dopo nel saggio Avventurismo rivoluzionario, e ancora nell’ottobre 1902 dedicò un breve scritto all’importanza delle dimostrazioni di strada e alla necessità di organizzarle.

Il 12.4.1905, a Londra, al III Congresso del Partito socialdemocratico da lui presieduto, Lenin prese la parola su tutti i punti all’ordine del giorno: insurrezione armata, partecipazione della socialdemocrazia al governo rivoluzionario provvisorio, posizione verso il movimento contadino. I delegati al Congresso esaminarono a fondo il problema dell’insurrezione armata e approvarono la risoluzione proposta da Lenin, nella quale si affermava che un[...]

[...]enin scriverà anni dopo: ■ Prima dell’insurrezione armata del dicembre 1905, in Russia il popolo sembrava incapace di combattere con le armi in pugno contro gli sfruttatori. Ma dopo i fatti di dicembre non era più il popolo di prima. Sembrò come rinnovato. Si era temprato nella lotta insurrezionale. E cominciò a preparare i combattenti che hanno vinto nel 1917 ».

Dopo il fallimento dell’insurrezione i menscevichi accusarono i bolscevichi di « avventurismo » e Plekhanov scrisse che il proletariato « non . avrebbe dovuto prendere le armi », ma Lenin ripose che « la classe operaia avrebbe dovuto combattere in modo più energico e risoluto ».

Nell’articolo intitolato Gli insegnamenti dell’insurrezione di Mosca, Lenin analizzò a fondo le cause della sconfitta e formulò i principi ai quali si sarebbero dovuti ispirare il partito e il proletariato nell’azione armata: in primo luogo bisognava prendere le armi con più energia, spiegando alle masse l’inadeguatezza dello sciopero pacifico e la necessità della lotta armata; in secondo luogo bisognava ba[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 282

Brano: [...]
La Resistenza senese

Lo sviluppo del movimento partigiana in provincia di Siena incontrò gli stessi ostacoli con i quali dovette fare i conti più o meno l’intera Resistenza italiana: dalla manovra della cosiddetta « pacificazione » tentata da gerarchi repubblichini o da vecchi arnesi del fascismo d’accordo con i tedeschi, alle posizioni di attesismo (v.). Coloro che invitavano i giovani e gli antifascisti alla « calma », inveivano contro l’« avventurismo » di quanti volevano invece lottare subito, accusandoli di esporre la popolazione inerme alle feroci rappresaglie del nemico. D’altra parte l’opportunismo poteva contare su certe circostanze favorevoli all’inerzia: l’inverno alle porte raffreddava molti entusiasmi e la Guardia nazionale repubblicana, subito costituita a Siena, seminava il terrore. Ben presto furono effettuati tra le forze della Resistenza senese i primi arresti (Palmerani, Ciavarella, Sorbellini, Mugnaini ecc.) e i repubblichini si abbandonarono a feroci violenze nella tristemente nota « Casermetta », dove gli antifascisti ve[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 64

Brano: [...]le d'ordine, più accentuate, occorre basarsi sulla regola essenziale della tattica politica del leninismo: saper condurre le masse sulle posizioni rivoluzionarie in modo che le masse stesse si convincano per propria esperienza della giustezza della linea seguita dal Partito. L’inosservanza di questa regola conduce fatalmente al distacco dalle masse, al putschismo e alla degenerazione ideologica del comuniSmo in un dottrinarismo di sinistra, " un avventurismo ’’ rivoluzionario ” piccolo borghese ”. Non vi è minor pericolo a non saper profittare del punto culminante della situazione rivoluzionaria che esige dal partito del proletariato un attacco decisivo e di estremo ardimento contro il nemico; lasciare passare questo momento e non scatenare l’insurrezione significa abbandonare l’iniziativa all’avversario e votare la rivoluzione alla disfatta ». (Programma dell'Internazionale Comunista, Capitolo VI).

Teoria e pratica

Una cosa è saper definire teoricamente le condizioni indispensabili davanti alle quali è possibile scatenare con successo l’in[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 534

Brano: Germania

Hitler, Hindenburg e Goering assistono a una manifestazione commemorativa della battaglia di Tannenberg (2630.8. 1914), nella quale Hindenburg aveva battuto l’esercito russo (Tannenberg, oggi Stebark in Polonia, 28.8.1933)

daH’avventurismo bellicista del regime nazista: furono questi certamente tra i fattori che spiegano i limiti dell'opposizione nel Terzo Reich, il suo carattere spesso soltanto di rivolta morale, la sua incapacità, infine, a differenza di quanto avvenne in quasi tutto il resto dell’Europa occupata dalla Wehrmacht, di trasformarsi in aperta ribellione e insurrezione armata.

Va detto anche che il processo di maturazione di una opposizione interna era indissociabile dall’elaborazione autocritica, cui soprattutto

i socialdemocratici e i comunisti erano stati costretti dinanzi all’avvento al potere del nazion[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 730

Brano: [...]è stata scatenata proprio dalla classe borghese che tanto la depreca, a parole ».

Non sarebbe però giusto, nella ricerca delle componenti culturali del fascismo delle origini, chiamare in causa solo il decadentismo dannunziano e l’avanguardismo futurista. In tal modo, oltre tutto, non si potrebbero capire le ragioni dell’ulteriore sviluppo. In realtà, decadentismo, attivismo, irrazionalismo non erano tanto isolate manifestazioni di eccentrico avventurismo nella letteratura del tempo, quanto l’estremo esito di un lungo travaglio culturale che si era presentato all’inizio del secolo con l’ansia e le promesse di un profondo rinnovamento,, come reazione contro il piatto positivismo e l’esangue riformismo. Inevitabile come espressione della crisi della società italiana, la crisi della cultura non aveva però trovato uno sbocco che la collegasse con forze reali capaci di arrestare il processo di dissoluzione della società nazionale e di rigenerare la sua fibra. Il segno deH’idealismo sotto il quale si era sviluppata la reazione antipositivista inizia[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 773

Brano: [...]ambagi la necessità che la D.C. e il governo De Gasperi riconoscessero in loro la vera for

za in grado di concorrere a quell'alternativa « nazionale » in cui doveva trovare sbocco la spinta clericale, liberandosi di alleati quali i socialdemocratici e i liberali. In questa manovra, caldeggiata dalla Azione Cattolica di Luigi Gedda e da circoli assai prossimi al pontefice Pio XII, la frenesia anticomunista riportava a galla tutte le scorie deH'avventurismo affaristico e politico.

Il « laurismo »

Nel P.N.M., accanto a Covelli, salì da quel momento ai fasti della leadership politica l’armatore napoletano Achille Lauro (v.), già espropriato della sua flotta mercantile per collaborazionismo e illeciti profitti di guerra, ma tornato in men che non si dica al vertice della scala armatoriale e di quella del mondo finanziario grazie a complicati e oscuri maneggi. Con Lauro, il Partito monarchico resuscitava le forme del « lazzaronismo » borbonico, buttando sulla bilancia della lotta e del costume politico strumenti di corruzione di massa che face[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 803

Brano: [...]telungo, Battaglia di

Questi contatti, sostanziati dai 40 giorni di amministrazione democratica, dalla creazione dell’ospedale di Fontanaluccia, dalla gestione democratica della giustizia attraverso il Tribunale partigiano (che fra l’altro aveva giudicato i responsabili dell’efferato eccidio di Monchio), dal controllo dell’intero movimento partigiano (dal quale erano state eliminate alcune frange, immancabili nei primi tempi, confinanti con l’avventurismo), portarono Hncera popolazione della « repubblica » a far propria la causa antifascista e democratica.

Il Comando generale delle Divisioni della montagna modenese rimase sempre nella zona di Montefiorino, anche quando la minoranza democristiana tentò di ridimensionare il movimento partigiano. La linea politica del P.C.I. aveva portato alla scelta della lotta antifascista come azione politica e militare di massa. Allorché, nelle fasi successive della guerriglia, dopo diversi duri combattimenti la Divisione comandata da Armando si trovò schierata a fianco delle Armate alleate sul fronte da P[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 741

Brano: [...]o sbocco sarebbe dipeso dalla forza del proletariato e dall’unità delle diverse forze della sinistra.

In teoria di livello nazionale, ma con una base di massa praticamente solo in Catalogna, il P.O.U.M. era alquanto composito, essendovi confluiti numerosi piccoli borghesi

Lo striscione del P.O.U.M. durante un corteo a Barcellona (1936)

radicali (aderenti al B.O.C.) insieme a operai rivoluzionari. La sua politica oscillò tra attendismo e avventurismo. Quando, il 15.1.1936, il Partito socialista spagnolo e quello comunista strinsero con i repubblicani socialisti di M. Azana e altri gruppi democratici il patto di Fronte Popolare, anche il P.O. U.M. vi aderì, pur nutrendo riserve sul carattere progressista del Fronte, ma dopo le elezioni del febbraio riprese la propria autonomia, criticando da sinistra il Fronte popolare.

Lotta antifranchista

Dopo i grandi scioperi esplosi in Spagna come risposta popolare alla rivolta franchista (luglio 1936), i dirigenti poumisti pensarono di essere ormai entrati nella fase rivoluzionaria e previdero [...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine avventurismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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